ECCOLO: IL CONTRATTO CHE RIFORMA LA 121

Lo chiamano contratto, forse impropriamente, ricalcando probabilmente le gesta di un precedente presidente del consiglio che lo firmò in prima serata davanti a milioni di italiani insieme a Bruno Vespa.
Se non è un contratto di sicuro è un accordo, una “Road Map”, tanto per utilizzare una definizione moderna, che ci dà l’idea di cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi.
È bello leggerlo, si scorgono tante e fantastiche innovazioni, più difficile sarà sicuramente realizzarle nel concreto, la politica non è una lavagna che cancelli e i sistemi non si cambiano a colpi di spugna.
A leggere il “contratto” per le forze dell’ordine viene confermata la sensazione che ho da tempo, la legge 121 del 1981 che regola il sistema della pubblica sicurezza ha i mesi contati.
Un pericolo se la politica non avrà cura di analizzare bene le criticità e le peculiarità del comparto.
Tra le righe del contratto si legge la volontà di impiegare l’esercito per contrastare fenomeni di mafia e microcriminalità, che cozza con la volontà di assumere massicciamente tra le fila di polizia e carabinieri: se assumi massicciamente non hai bisogno dei militari per contrastare determinati fenomeni.
Quello dei militari per le strade è un vecchio slogan che si scontra semplicemente con l’efficienza dell’apparato.
Sono necessarie assunzioni per portare l’età media delle forze di polizia, almeno, a 40 anni ma deve anche essere resa più efficiente la gestione delle risorse umane ma anche quelle logistiche e funzionali degli apparati.
Apparati e leggi che devono rendere degna l’azione delle forze sul territorio, si possono avere meno poliziotti, meno militari se riesci a contrastare adeguatamente i reati, come?
Di sicuro avendo delle leggi che rendano rapida, certa e congrua la pena rendendola davvero un deterrente, investendo sì sulle carceri ma facendo diventare i carcerati una positiva risorsa per la società.
Non quindi solo luoghi di detenzione ma posti che incidano sul PIL del paese.
Una volta resa efficiente l’azione di polizia di sicuro è necessario capire chi fa cosa e dove.
Abbiamo timidamente unito carabinieri e forestale, con vantaggi organizzativi ed economici che stiamo ancora cercando ma troppe ancora sono le sovrapposizioni e troppe sono le forze di polizia che non vogliono rinunciare a determinati ambiti.
Lampante è ad esempio la pretesa di fare le indagini nel mondo di internet da parte di tutte le polizie generaliste quando sarebbe la sola Polizia delle Comunicazioni l’unica deputata a farlo.
Cruciale è il nodo delle Polizie Locali, quelle che ancora in molti chiamano vigili e che spesso effettivamente ancora quello sono, specie nei comuni più piccoli e dimenticati.
Loro e soprattutto loro devono essere riformati o messi nella Condizione di essere considerati polizia, come?
Innanzitutto riformando il sistema di addestramento e di reclutamento con parametri nazionali e selezioni fatte con gli stessi criteri da Aosta a Palermo aggiungendo anche una sorta di abilitazione da prendere presso un istituto governativo che certifica la possibilità di fare il POLIZIOTTO a Milano come a Ravenna o Matera con la certezza che tutti abbiano ricevuto così lo stesso addestramento e la stessa formazione.
Nel panorama dei cambiamenti è facile che la Polizia di Stato possa perdere pezzi, mantenendo di sicuro la prerogativa sull’ordine pubblico rinunciando però, come già vediamo, a presidi importanti e rinunciando, forse, anche a quella polizia giudiziaria di basso cabotaggio rimanendo, forse, competente per i reati più gravi lasciando gli altri a polizie locali e carabinieri.
In ogni caso mettere mano alla legge 121 non sarà né facile né privo di pericoli perché la sicurezza e l’ordine pubblico saranno temi cruciali per i prossimi 30 anni.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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