VIOLENZA NERA…. “BLACK SCORPION”

I poliziotti arrestati a Memphis per la morte di Tyre Nichols

Memphis, oltre 600.000 abitanti, quasi un terzo di origine afro americana, una città dura, difficile, evidentemente violenta che da qualche giorno è diventata simbolo, 5 poliziotti dalla pelle nera hanno pestato a morte Tyre Nichols per non chiare e precisate ragioni.

Tyre, anche lui, afro americano, uno dei tanti cittadini di Memphis ha incrociato quattro “Black Cops” appartenenti all’operazione “SCORPION” acronimo americano che suona più o meno “Operazione Speciale per il recupero della pace e della  sicurezza del vicinato”.

I 5 black scorpion dopo aver incrociato Tyre, lo fermano, lo tirano giù dalla sua macchina… ma dalle immagini non si comprende il perché di tanta gratuita violenza passata tra taser, spray urticante e manganello telescopico di ferro…. Una azione cruda, terribile, esageratamente violenta che porterà il ragazzo a morire dopo due giorni per emorragia interna.

“Black lives matter” ma stavolta è “Black to   Black”, 5 polizotti neri uccidono un altro nero, un vero e proprio corto circuito, un fuori schema che rischia di costringere l’opinione pubblica americana a guardare la questione a più ampio spettro.

Onestamente non ho mai creduto troppo nella narrativa dei neri oggetto di premeditato razzismo da parte delle forze di polizia americane, se pur non esperto conoscitore della cultura americana che ha di certo dei gravi contrasti insoluti ho sempre creduto che nelle forze dell’ordine il problema si dovesse ricercare nella loro formazione.

Non parlo certo di quella umanistica, o solo di quella, che chiaramente risente del contesto sociale generale, credo però ci sia della impreparazione, della superficialità, tantissima paura di affrontare scenari violenti e spesso armati, del resto non c’è migliore difesa dell’attacco e la pelle, nera o bianca che sia, la vogliono portare a casa tutti…. Ma il problema è profondo, molto più complesso e si rischia di banalizzarlo.

Operare negli Stati Uniti non può essere giudicato con i parametri Italiani ma credo sia oggettivo credere che ci sono contesti dove la violenza è un problema culturale che prima deve essere curato nella società e poi, di conseguenza, nelle forze dell’ordine che del resto sono figli del contesto umano in cui lavorano e dal quale vengono scelti.

Speriamo che questo corto circuito, questo “Black Out” nel vero senso della parola, possa finalmente portare la società americana a ritenere la violenza delle forze dell’ordine un problema che nasce prima di tutto nella società stessa e non un male chiuso all’interno dei dipartimenti di polizia, del resto continuare anche in Italia a ritenere i poliziotti extraterrestri non aiuterà certo a guardare in faccia determinati problemi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

URBANA LATITANZA…

Matteo Messina Denaro, per chi come me inizia la sua avventura in Giacca Blu a cavallo del secolo scorso non può che sentire un brivido lungo la schiena che si trasforma in gioia nel momento in cui capisce che finalmente la latitanza di una delle più grandi bestie di mafia è finita.

Una gioia durata poche ore, tra improbabili interviste alla “Giletti” e l’Italico pensiero che tutto è finto…. e per questo tutto è vero.

Mentre scrivo la notizia che più passa non è quella della cattura, non sono i racconti di quei carabinieri che hanno passato gli ultimi anni della loro professione a cercarlo, tra palpitazioni, intercettazioni, verifiche e rischiose coperture da sostenere, la notizia è quella della dietrologia, quella del complotto, quella che, in fondo, si saranno certamente messi d’accordo.

E ho provato a leggerle le interviste che sostengono la tesi del facile complotto, quelle dove la trattativa Stato/Mafia non si è mai conclusa e a parte argomentate opinioni nulla ho trovato di reale, di concreto ma solo facili congetture tanto banali quanto scontate e che probabilmente si possono applicare a qualsiasi situazione che coinvolge personaggi così importanti.

Perché quindi riusciamo a prendere solo oggi Matteo Messina Denaro? Vogliamo veramente riuscire a sostenere un alto livello politico? Le possiamo escludere? Perché dovrebbe avere o non avere alte coperture istituzionali?

Partiamo da un principio, la malattia è un tempo sospeso nella vita di un uomo, è un momento di debolezza capace di fiaccare il più feroce degli animali, figuriamoci un uomo che, come tutti gli uomini, ha la necessità di curare se stesso.

Ecco quindi il primo punto, la necessità di curarsi, non vi può essere complotto dietro questa esigenza, un animale malato è un animale esposto e, prima o poi, qualcuno ti troverà.

Altro aspetto, Matteo Messina Denaro viveva e si muoveva a Palermo, troppo facili i parallelismi con Totò Riina, entrambi rimasti evidentemente nella normalità dell’agglomerato urbano…. Ma scusate dove sarebbero dovuti rimanere? In qualche caverna della Sila? In qualche bunker antiaereo della seconda guerra mondiale? In una buca in mezzo alle campagne? Luoghi da cui prima o poi devi uscire e se esci proprio da lì qualcuno prima o poi ti nota, luoghi questi che forse hanno anche provato in attesa di diventare vecchi, diversi, “normali” uomini perbene come tanti altri potreste incontrare nella vostra vita.

Ed è nella loro normalità la possibilità di essere “nascosti” tra la gente, con un buon documento contraffatto, forti del loro poter tranquillamente diventare, dopo tanti anni, persone “normali”, perché nascondersi in luoghi isolati quando tra la gente ci si nasconde meglio?

La cosa triste e banale è che il “buon” Messina Denaro avrebbe potuto tranquillamente eludere qualsiasi tipo di controllo di polizia, si permetteva vacanze, viaggi, spostamenti… perché? Avreste mai messo in discussione l’identità di un ultra sessantenne dalla faccia pulita, ben vestito, evidentemente benestante e che si fa identificare con un documento vero di una persona vera, “pulita” di cui non interessa a nessuno?

Su un controllo stradale, per esempio, avreste mai messo in discussione l’identità di un “vecchio”, magari malato, che magari stava andando a fare la chemioterapia?

Messina Denaro quindi è sempre stato protetto dalla politica? Dal livello della politica legato a doppio filo con la mafia? O è stato protetto anche è sopratutto dalle omologazioni? Dai preconcetti? Dal modello sociale di riferimento a cui crediamo debbano appartenere certi uomini di potere criminale?

Credo ci voglia più rispetto verso chi ha speso la propria vita per arrestare persone di questo calibro ma soprattutto si dovrebbero vietare certe elugubrazioni, certe supposizioni perché è vero che il potere è marcio ma non può esserlo sempre, per tutto e in ogni situazione…. Fino a prova contraria, si portino le prove e solo dopo si scriva la storia vera!

Grazie quindi al ROS dei Carabinieri per quanto fatto e rischiato in questi mesi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

POLIZIA 2030….BUON ANNO!

Ed eccoci qui, volge al termine anche il 2022, un anno che per molti forse non è stato poi così diverso dal 2021, speriamo però meglio di quel 2020 le cui tragiche immagini ci accompagneranno per sempre.

In questi ultimi periodi faccio molta fatica a parlare del mio mondo, forse perché ho davvero poco da dire a chi mi segue, forse perché far arrivare messaggi positivi o costruttivi in un momento dove il mondo sta completamente deviando verso scenari sconosciuti e difficili forse è inutile o forse perché nessuno ha più voglia di leggere ma solo di vedere senza guardare…. Del resto criticare senza polemiche non va più di moda.

La cronaca di questo ultimo anno non è stata così diversa da quella degli anni passati, di certo stanno cambiando le generazioni, le percezioni, i mezzi di esprimersi, sempre più audiovisivi, sempre più portati a un eccesso di stupire e per alcuni forse di stupidire….

Devo però dire che vedo con favore, giovani colleghi come Revman, il rapper in divisa, che si esprimono in maniera giovane per i giovani, vedo però anche che i vecchi, come me, con la divisa addosso, troppo spesso credono di poter continuare a pensare al mondo come a quello conosciuto 20 o 30 anni fa, chiedendo e pretendendo dai giovani colleghi espressioni e aspetti che forse erano giovani nel 1999.

Così che per la Polizia del 2023, che deve guardare a quella del 2030, insomma per quella che verrà, nella sua agenda vorrei uno slancio ancora più marcato verso la modernità, dove poter vedere il coraggio di risolvere i problemi in maniera attiva, dove chi gestisce, chi “comanda” non deve avere paura di farlo, anzi deve essere incentivato al cambiamento, alla risoluzione e per questo premiato, perché in questo mondo se un problema non si vede non esiste….e va tutto bene…. Perpetuando il drama del “si è sempre fatto così!”

Nell’agenda Polizia 2030 mi piacerebbe poter vedere una vera comprensione del fenomeno suicidi, per esempio o una vera rivalutazione sul territorio con una presenza più vera, più capillare, più preparata alle sfide di una società che solo nella parola Solidarietà, sostegno e umanità potrà trovare conforto e salvezza.

Una polizia umana quindi, non che oggi non lo sia, ma che il messaggio social diventi sempre più reale, sempre più concreto, una polizia che abbia la possibilità di risolvere i problemi, non di spostarli, non di accantonarli, una polizia che investe sull’ umanità del suo personale, sul suo ruolo sociale di cui alle volte sembra essere orfana, non solo e non certamente per esclusiva sua colpa.

La polizia del 2023 deve quindi guardare al futuro prossimo venturo, ai suoi uomini, alla società che dovrà gestire, una società sempre più povera e chiusa anche sui social, bisognosa di supporto, di umanità che ogni giorno di più viene compressa in una pagina Facebook, in un tweet o in una foto su Instagram.

Dobbiamo però crederci di più, dobbiamo restituire ai giovani colleghi i valori della missione sociale fatta di sacrificio vero, di rinunce vere, di valori umani veri di cui spesso i giovani sembrano essere a loro volta orfani, forse perché espresso in maniera troppo finta su un social network e questo, certo, non solo per colpa loro.

Quindi buon anno, buon 2023 con la speranza che ogni desiderio, ogni positivo proposito possa diventare realtà.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

LAMPI BLU DI BUON NATALE

La notte di natale, una notte di distanze, di soste, di auguri, una notte dove la tua casa diventa una vettura colorata di blu “lampeggiante”, la tua famiglia il collega sul sedile di fianco o una sala operativa addobbata a festa.

La notte di Natale è una notte di rinunce, di corse e sirene, di panettoni e spumanti sui cofani, di albe che non vogliono arrivare, di bambini che aspettano, il loro papà o la loro mamma, che magari faranno in tempo a smontare dalla pattuglia per scartare insieme i regali.

La notte di Natale è sotto un albero addobbato, in una piazza, in un condominio, dentro quelle case dove anche la notte di natale saremo lì a portare il nostro lavoro, la nostra professione, la possibilità di cercare di non rovinare anche il Natale di qualcuno che ha bisogno.

La notte di Natale di una Giacca Blu è una notte speciale, vicina e lontana, ricca e vuota, giusta e sbagliata, è la notte che un anno sarà a casa dai suoi affetti e l’anno dopo all’ombra di un lampo blu per gestire, anche a Natale, le storture di società che sempre più continua ad avere bisogno della nostra missione.

…. Perché a Natale siamo tutti più buoni specie se a vegliare su questa certezza potrete ancora incrociare il lampo blu di una volante che corre…. A loro e per voi quindi, BUON NATALE….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

LE ROSE BIANCHE NON SPARANO!

Avrei voluto semplicemente scrivere un banale messaggio di vicinanza, uno di quei scritti piatti, uno dei tanti….

Avrei voluto non cadere nella banalità, c’è sempre questo rischio e in questo periodo scrivo poco forse perché o ho poco da dire o sarei banale…

Avrei voluto lasciare la mia collega al suo dolore, alla sua voglia di rinascita, a quella resilienza che la nostra professione spesso impone, insieme a suo marito, ai suoi figli o semplicemente ai suoi affetti, a quel tempo che tutto lenisce ma che non può dimenticare.

Avrei voluto ma non lo farò, non lo farò perché non si possono leggere valutazioni giornalistiche così becere, così vuote, prive di senso…. Perché? Perché a Napoli, quella notte, la collega era armata e, da quel che si legge, ha avuto la freddezza di non uccidere il suo carnefice…(?)

Ma tu, giornalista che riporti valutazioni di questo tipo, credi davvero di esaltare una sottospecie di qualche umanità? Credi davvero che nell’anima di chi sta subendo l’annientamento del corpo e della dignità umana quella donna avrebbe avuto l’istinto, il guizzo, la possibilità di pensare a estrarre l’arma e uccidere?

Ma tu, che puoi esibire senza problema alcuno un legittimo punto di vista, credi che quel tesserino di giornalista ti dia la possibilità anche solo di credere che una donna bestialmente assalita e stuprata possa trovare la forza di sparare solo perché ha in tasca un tesserino da agente di polizia e la sua pistola d’ordinanza?

Ma cosa credete, voi della carta stampata, che una pistola al fianco conferisca chissà quali doti da persone tutte d’un pezzo? Per caso è conclamato che le poliziotte sono addestrate a sparare ad ogni assalto sessuale che ricevono?…. Peraltro il primo e così drammatico ai danni di un esponente le forze dell’ordine.

Perché oltre alla bestialità dell’essere umano dobbiamo sopportare l’inutile banalità di chi vuole a tutti i costi spargere offensivo buonismo nei confronti di una donna che per molto tempo dovrà convivere con il peso di questa drammatica esperienza?

… Ma cosa credete? Che i Poliziotti siano addestrati a uccidere?

…. Che poi, ucciderlo? Perchè? Noi vogliamo giustizia, quella che tiene in carcere questa gente (le bestie), che cura davvero queste persone, che ci mette, a noi che portiamo una divisa, nelle condizioni di essere definitivamente utili alla società, al cittadino, nel rispetto delle regole ma senza inutili buonismi, offensivi, idioti e senza senso.

… E adesso poche parole per te, che ci hai scosso nel profondo, che ci chiediamo come sia potuto succedere, che non abbiamo potuto difenderti e che ora dovrai guadagnare ogni giorno un piccolo pezzo di serenità negata…. A te il pensiero di tutti i colleghi d’italia, di tutta la Polizia di Stato che chiedono, senza urlare, senza manifestare che chi ti ha violato nella tua umana integrità possa essere messo nelle condizioni di non nuocere più a nessuno.

Per te, cara collega, quella rosa bianca che tutto il web in queste ore ti sta dedicando.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

… SE SI UCCIDE ANCHE UN NOCS…

Li vediamo sicuri sfondare porte, calarsi da altezza inimmaginabili, scendere rapidamente da un elicottero appesi a una corda, sono il sogno di molti bambini, l’esempio che in tanti vorrebbero rappresentare, la certezza che quando arrivano loro andrà tutto bene…. “Silenziosi come la notte”.

Ivano Belmonte era uno di loro, silenzioso come la notte ha preso la sua pistola e si è ucciso, insieme lui, anche qualche nostra puerile e stolta convinzione sull’esistenza a dei superuomini…. https://www.facebook.com/239599662863315/posts/2381570138666246/

Ivano, volto pulito, atletico, risoluto, genuino e solare ci lascia nello sconforto, nel dolore più totale che solo i familiari possono capire, ci lascia così, come nel nostro immaginario potremo mai concepire… anche un NOCS si è abbandonato al male oscuro.

Uno come lui, che lo stress lo guarda in faccia tutti i giorni, lo studia per lavoro, lo anticipa per evitarlo, costretto a guardarlo con il piglio del professionista vero, per noi, che guardiamo quei colleghi sotto quella luce di romantico rispetto, rimaniamo attoniti nel pensiero “Se si suicida anche un NOCS….” che cosa sta succedendo?

Rimarremo tutti con questa domanda, i suoi amici, i suoi familiari, la sua squadra, se anche un NOCS decide di rivolgere il grilletto verso se stesso cosa sta accadendo a questa società e a queste divise che di questa società fanno parte e che nella sola Polizia di Stato contano il tragico record di 19 suicidi nel 2022 ?

Domande a cui bisogna dare risposte prima della decisione di farla finita….

Ivano, che tutti ricordano come persona esemplare, un professionista vero, lascia una moglie e due figli piccoli, chi volesse contribuire è in atto una raccolta fondi per una famiglia monoreddito rimasta sola nel dolore dei perché….

🔴 HO BISOGNO DI TE HO BISOGNO DI OGNUNO DI NOI 🔴
L’Associazione di Promozione Sociale Acah – All Cops Are Heroes APS ha organizzato una raccolta fondi per la Famiglia del Poliziotto Ivano Del Monte, deceduto il 4 ottobre 2022.
Ivano lascia la moglie Michelle e 3 figli Tiziano, Timoty e Tommaso.
La Famiglia ha bisogno in quanto il caro fratello deceduto era monoreddito e quindi dobbiamo assolutamente subentrare noi ed aiutate i suoi cari ad affrontare ingenti spese.

Postepay Evolution: IT04Y3608105138275806175808
intestata a sua moglie Corigliano Michelle

In Giacca Blu – Michele Rinelli

ANCHE SE LA DIVISA NON C’È L’ISTITUZIONE NON MANCA!

Il suono sordo della 9mm del maresciallo Presutti risuona ancora tra le mura sconvolte della caserma in cui ha scelto di uccidersi, così come nelle menti e negli sguardi di chi gli era accanto non può non risuonare l’angoscia del non aver intercettato l’attimo prima della scelta.

Alle esequie non si è presentata la Guardia di Finanza, così come scritto dagli organi di informazione, che hanno reso il suo suicidio una denuncia fortissima contro un sistema che, evidentemente, lo ha consumato dalle più profonde viscere del suo animo.  https://amp.perugiatoday.it/cronaca/viterbo-maresciallo-suicida-funerali.html

Non c’era l’istituzione ma c’erano i suoi uomini, non ha voluto divise Beniamino ma sarebbe giusto chiedersi se le istituzioni siano entità a se stanti o se, di fatto, basta togliersi la divisa per dirci che l’istituzione non era presente.

È chiara la risposta ma è altrettanto chiaro che se le istituzioni sono fatte di uomini non basta togliersi la divisa per dire che non c’erano Finanzieri a quei funerali così come non basta appendere la divisa nello spogliatoio per tornare a casa e sentirsi fuori servizio.

Così come accolgo la provocazione di questo scritto, https://linserto.it/suicidio-in-divisa-sconfitta-umana-e-istituzionale/ se è vero, se si muore senza lasciare dubbi sulle cause, sui motivi, perchè non abbiamo notizie di una inchiesta della magistratura, contro ignoti, per istigazione al suicidio?

Un reato, certo, di difficile dimostrazione anche in virtù della vetustà dei nostri regolamenti militari ma che non possiamo scartare a priori solo perché non dimostrabile. Un reato messo in ballo addirittura per un povero ragazzo di 13 anni ma che non trova mai e dico mai possibile applicazione nemmeno in casi come quello del povero Maresciallo Presutti.  https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/09/04/news/ti_devi_ammazzare_ale_suicida_a_13_anni_cinque_bulli_indagati-364108362/

Che poi, a ben vedere, siamo sicuri non serva istruire una indagine penale per istigazione? Nella logica del “male non fare paura non avere” cominciare a guardare dentro queste vicende siamo sicuri non possa avere effetti positivi?

Perché, ed è giusto dirlo, se non si cominciano a colpire i fautori del disagio militare, quelli che provocano l’insoddisfazione, la prevaricazione, l’ingiustizia, quelli del mobbing indimostrabile, continueremo a non diminuire la quota di tutte quelle divise che si uccidono per esclusivi motivi professionali, anche perché, è ovvio, non tutti i suicidi in divisa possono oggettivamente essere colpa delle condizioni umane in cui vivono i militari.

Bisogna guardarci dentro queste morti, bisogna che i vertici abbiano cura del proprio personale, è necessario esistano meccanismi di cui avere timore perché è chiaro che, al contrario, si innescherebbero situazioni dove la volontà di far stare eccessivamente bene le persone renderebbe il sistema ingovernabile e inefficiente, siamo italiani e abbiamo molti difetti in questo senso.

La morte del Maresciallo Presutti deve necessariamente portare a un nuovo corso, a un nuovo concetto di revisione dei rapporti professionali nei corpi militari dello stato, non si può morire di senso del dovere, non si può morire di svuotamento dell’individuo a favore del l’uniforme, qualcosa bisogna fare e bisogna farlo subito.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

…. CARO AMICO MI SUICIDO….

Decidere di morire ma soprattutto decidere di non lasciare dubbi, il Maresciallo Presutti prima della pistola d’ordinanza utilizza una tastiera e via email ci dice che non sopporta più il sistema di cui fa parte e, per questo, decide di farla finita. https://infodifesa.it/pistoia-maresciallo-della-finanza-si-uccide-in-caserma-in-una-email-ad-infodifesa-annuncia-suicidio-ai-miei-funerali-non-voglio-che-ci-sia-la-rappresentanza-della-guardia-di-finanza/

Parole durissime quelle di questo finanziere, parole piene di risentimento, piene di astio, piene di delusione, come un marito tradito, schiacciato dal peso di chi, forse, ha dato tutto a quella divisa e, per questo, ritiene che nulla valga per continuare a vivere.

Sembrano poca cosa le motivazioni alla base di quello sparo, ti uccidi per l’ingiustizia? Per l’incoerenza? Per quei meccanismi dove ancora si sostiene che per essere un buon militare devi anteporre la divisa a qualsiasi cosa…. E magari ci credi così tanto che lo ritieni pure giusto…. Per poi non essere né ripagato, né valorizzato in un crescendo di immeritocrazia dannosa, cronica, evidentemente tossica.

Di immeritocrazia si può morire? Probabilmente si, almeno in questo caso, specie se davvero hai creduto che prima o poi il sistema ti ripaghi davvero dei tuoi sacrifici, dei tuoi doppi o tripli turni, senza riposo, senza reale soddisfazione ma solo perché in quella missione ci credi….

Vogliamo davvero credere che il Maresciallo Presutti abbia premuto il grilletto solo a causa di un trasferimento a un incarico non gradito? O forse quell’ultima risposta del sistema è stata solo l’epilogo di una professione che lo ha consumato e lacerato dentro a causa di meccanismi antichi, squallidi e umanamente pericolosi?

Le sue parole, le ultime, sono un macigno verso chi si ostina in maniera autoreferenziale a dire che va tutto bene, certo, troppo semplice sostenere che in fondo non può essersi ucciso solo per colpa di un presunto demansionamento ma non siamo tutti uguali e se ha deciso di spendere quelle parole così dure verso un corpo che probabilmente ha amato più di se stesso la riflessione non solo è doverosa ma assolutamente necessaria.

Bisogna fare di più, bisogna ascoltarci di più, tra di noi, bisogna che il personale, il militare (che per molti non è sinonimo) sia un valore non una macchina da sfruttare fino all’esaurimento approfittandosi di chi, forse, davvero crede che per essere dei bravi militari la divisa viene prima di tutto.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

INUTILE CARCERE?

Un sistema che si mette in discussione è un sistema sano! Possiamo pensare quello che volete sul caso di Donatella Hodo che a Verona ha deciso di togliersi la vita ma le parole del magistrato che si mette in piazza rinunciando alla tipica arroganza del potere, al meccanismo di normale autoreferenzialità del nostro sistema, pone quella toga al di fuori dell’ordinario, un messaggio potentissimo il suo di cui dobbiamo fare tesoro.

Il dottor Semeraro, giudice di sorveglianza a Verona che da anni seguiva la vita di Donatella usa parole rare, si espone a ragionamenti quasi unici, ci dona la certezza che su quei tavoli qualcuno si ricordi che i fascicoli sono fatti di persone e non di carte.

Il dottor Semeraro, con rara schiettezza, mette in discussione il suo lavoro, si pone il problema di quanto ancora le carceri servano a qualcosa o almeno non servano nei casi come quelli di Donatella, tra reati bagatellari, disagio familiare e consumo di sostanze stupefacenti il carcere diventa, evidentemente, l’ennesimo luogo di solitudine e non di recupero.

Concetti pericolosi, pensieri che forse potranno dare qualche grattacapo al Dottor Semeraro, perché permettersi di mettere in discussione principi come quelli della rieducazione del detenuto dicendo al sistema di essere molto più fallace di quanto si possa ammettere?

Il giudice nella sua umanità, cosa di cui mai si parla, abituati come siamo a pensare ai giudici come noiosi e avulsi burocrati i cui sentimenti, tutti, si nascondono tra le polverose pagine dei codici, ci dice che dobbiamo ripensare a tutto, dobbiamo partire dalle persone per recuperarle senza dare per scontato che i sistemi non si debbano mai cambiare.

E se avesse ragione il dottor Semeraro? Se davvero le carceri, la riabilitazione vera del cittadino, sia solo ed esclusivamente è per la stragrande maggioranza dei casi, semplicemente dei problemi sociali? Se le carceri fossero solo dovute e necessarie per i grandi mafiosi, per gli assassini pericolosi, per coloro i quali minano davvero la sicurezza delle società? Può un ladro, in assoluto, essere considerato una minaccia mortale per la società stessa? Per lui è per altri individui incapaci di aderire al patto sociale si può trovare una soluzione diversa che non sia per esempio un cumulo di anni da scontare in carcere dopo il ventesimo furto e l’ennesima pena sospesa ?

Ci sono certamente storie di carcerati ben recuperati ma è troppo facile guardare solo ai successi quando, per esempio, il numero dei suicidi tra i detenuti è davvero molto alto per non parlare delle condizioni dei colleghi della Polizia Penitenziaria le cui vicende umane e professionali, oggettivamente, non interessano a nessuno.

…. Dai, ditelo, “chi è questo sbirro comunista” ? Il problema, vero, non è il pensiero politico più o meno sensibile alle condizioni sociali di una parte o di un’altra, il vero problema è che o le persone le recuperi davvero o tu spendi soldi semplicemente per imbruttirle ulteriormente, spendereste voi i vostri soldi per allargare le crepe di un muro di cinta? Se non cambiamo le cose, se non partiamo subito dal punto vista del dottor Semeraro per capire come chiudere le crepe al posto di allargarle la giustizia continuerà ad essere ingiustamente percepita solo ed esclusivamente come un costo dannoso e questo non può essere tollerato.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

CHI SBAGLIA? SOLO IL RAZZISTA O CHI STRUMENTALIZZA?

https://www.ilmattino.it/AMP/napoli/cinese_placcato_dai_poliziotti_indagine_sul_video_choc_diventato_virale_napoli_frattamaggiore-6857766.html#amp_tf=Da%20%251%24s&aoh=16598780246634&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com

Razzista, la divisa deve essere razzista, questa volta è “Il Cinese” nato e cresciuto in Italia che Italiano ancora non è, che cerca di scuotere le coscienze di noi italiani, benpensanti di provincia.

La provincia questa volta è quella di Napoli, un video, tagliato e cucito con didascalie e spiegazioni di parte, cerca ancora il Floyd Italiano, da Instagram a Facebook, alle testate nazionali lo sbirro fascista e razzista agita gli umori di una campagna elettorale in cerca di identità.

La frase che mi ha colpito di più di questa vicenda è “Un italiano è libero di andare in giro senza documenti”…. mi colpisce perchè è la classica frase buttata lì come lì, su Instagram, è buttato quel video tagliato in più punti, condito con istantanee di lividi e percosse provocate dopo una colluttazione, per quella che, potete vedere come vi pare, ma di resistenza a pubblico ufficiale si tratta.

Sbirri razzisti, con tanto di insulti verso lo straniero che, se provati, saranno certamente oggetto di dura sanzione da parte del sistema ma la domanda è: per quale motivo se sei un onesto lavoratore “italiano” non ti fai accompagnare tranquillamente in questura? Perché sei stato offeso nel tuo diritto di immigrato? Fai una denuncia, dimostralo in altre sedi, perché andare allo scontro?
Chi è in malafede? L’ignorante polizia, che sbagliando può anche esserlo ma non accettarlo, o l’italo cinese troppo cinese e purtroppo non italiano soggetto a diritti e doveri in relazione al suo status?

Abbiamo bisogno di umanità, di avere la percezione che ciascuno ha un proprio ruolo, il polizotto, l’immigrato, il razzista, in un ordine e all’interno di regole dove prima di tutto siamo tutti uomini che pagano per le loro azioni quando sono sbagliate perché un conto è sbagliare, un conto è strumentalizzare….

In Giacca Blu – Michele Rinelli