….2021, SI VEDRA’…..!

E’ un susseguirsi di istantanee, di immagini, di tragiche notizie, finisce il 2020 l’anno della pandemia, del Covid, delle mascherine, dei sorrisi nascosti, delle terapie intensive, delle colonne militari cariche di bare, l’anno di una vera e propria guerra biologica mai vista con gli occhi dell’uomo tecnologico.

E’ trascorso come un fiume questo 2020, impietoso, tragico, distruttivo, in pochi si metteranno su un divano a guardare l’album dei ricordi alla ricerca di qualcosa di buono.

Chi fa il nostro mestiere è abituato a vedere il mondo con gli occhi disincantati, a stretto contatto con le storture della società, immerso in un pragmatismo necessario che si intreccia con l’istinto di sopravvivenza e non vedere le cose per quelle che sono rischia di renderci dei professionisti a metà.

L’anno che verrà dunque speriamo tutti sia meglio di quello passato, libero dal virus, del resto i segnali ci sono e ci sono tutti sperando che la medicina, la scienza, le capacità dell’uomo tecnologico possano davvero concludere questo ciclo pandemico nella maniera migliore possibile.

…ma l’anno che verrà sarà quello della resa dei conti, dei morti dell’economia, di chi non potrà più godere della serenità economica e se apparentemente potremo rivedere una certa serenità per la nostra salute di certo non basterà tra ansie,preoccupazioni e la necessità di reinventarsi in un mondo del lavoro sempre più a trazione robotica.

Un anno il 2021 dove le tensioni sociali sembrano essere destinate ad acuirsi, ad aumentare il divario tra ricchi e poveri, in un crescendo di disperazione il cui equilibrio è ancora molto lontano dal raggiungersi.

Nel 2020 nel nostro servizio quotidiano abbiamo cercato la difesa della vostra/nostra salute, in particolar modo di chi, anche questa notte, sarà di turno in una terapia intensiva, in un pronto soccorso, su una ambulanza vestito come un astronauta perché il virus è ancora tra di noi nonostante il vaccino ….

Del 2020 ho il ricordo di un paese congelato, di una natura selvatica che si avventura verso spazi inconsueti, complice quel surreale silenzio da lockdown, in quel qualcosa di tragicamente meraviglioso abbiamo incontrato daini, cervi, lepri, cinghiali in quei posti dove di solito parcheggiavamo la macchina, il motorino o andavamo a fare la spesa.

Nel 2020 abbiamo visto la natura come non mai, quel silenzio, quel tutto fermo e tutto chiuso a molti è piaciuto, anche al nostro malato pianeta, la stessa Venezia, con le sue acque limpide, è stata un tragico e impagabile spettacolo che, se non stiamo attenti, farà morire l’economia di una città unica al mondo.

Ed eccoci quindi pronti a festeggiare, con speranza, ma non troppa, l’arrivo del 2021, pronti a seguire le dirette di Capodanno sui canali televisivi, con il solito countdown e la voglia di abbracciarsi per augurarsi il meglio….perché comunque lo faremo, con prudenza, con distacco, con la mascherina …ma lo faremo…..

Ci leggiamo quindi nel 2021, con un anno in più, con la voglia di ripartire, di ricominciare, di sconfiggere la paura con la speranza che questo moderno medioevo passi velocemente, con lo sguardo su Marte, sulla Luna, sui successi della scienza e della tecnologia, per vedere finalmente arrivare un “Nuovo Rinascimento Tecnologico” che possa dare una speranza ai nostri figli e alle generazioni a venire.

E noi, uomini dello Stato, ancora e per sempre, il compito di vigilare affinché questi passaggi epocali abbiano a compiersi con il minor numero possibile di tragedie….perché ogni rivoluzione, ogni transizione ha sempre un elevato prezzo da pagare.

Buon anno cari amici, Buon 2021 a tutti voi.

In Giacca Blu Michele Rinelli

BUON NATALE IN BUONA SALUTE

Natale in quarantena, o in zona rossa ma pur sempre Natale.
Un Natale di guerra al virus, in difesa di quella salute che la maggior parte delle persone sane difficilmente ha mai messo in discussione.
Nella fragilità dell’esistere, con quanta arroganza ci diciamo “a me non può succedere”…
… ma non stavolta.
Questa volta può toccare davveri tutti, in un vortice inarrestabile, una roulette contrastabile solo con mascherine, igiene e distanziamento sociale.
Buon Natale, vorrei dirvi, e lo dirò, lo diremo, dobbiamo dircelo:
Buon Natale a chi lotta nelle terapie intensive dentro i caschi, con i tubi in gola o vestiti come degli astronauti, a medici e infermieri che mettono a rischio la loro salute.
Buon Natale a chi vedrà un posto vuoto, o forse più di uno, a tavola, per colpa di questa malattia subdola e contagiosa.
Buon Natale alle RSA, ai loro angeli e a chi fa di tutto per preservare i nostri nonni, la nostra memoria.
Buon Natale a chi domani indosserà una divisa, qualsiasi, dai soccorritori delle ambulanze alle nostre forze armate e di polizia la cui umanità dovrà sempre più guidare l’operato quotidiano, una umanita che non può non andare oltre i DPCM.
Buon Natale a chi non potrà ricongiungersi, a chi nelle pieghe di questa pandemia non vede l’ora di scorgere la fine di questo incubo.
Buon Natale ai nostri scienziati, a chi a tempo di record ci sta fornendo la strada per un rinnovato senso di salute….
…. Ma soprattutto Buon Natale a tutti quei bambini che domani correranno verso l’albero con la speranza di trovare il tanto desiderato regalo.
E a noi, genitori, la forza e la capacità di affrontare e spiegare loro nel migliore dei modi che, in fondo, oggi è Natale e il regalo migliore di sempre sarà per sempre la salute.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

DIFENDIAMOLI!

Li vedi muovere rapidi, lungo un corridoi o su un’ ambulanza, vestiti di bianco, con quelle tute che sembrano astronauti, visiera, mascherina e tanto coraggio.
Non sono più eroi ma gente da braccare, persone che recitano una parte, dei terroristi, che si spostano con le ambulanze vuote per incutere paura, prede da stanare per certificare un complotto che non esiste.
Come a Torino dove una coppia ha fermato un’ ambulanza, interrompendo operazioni di soccorso, per filmare e dimostrare che la lettiga era vuota e l’emergenza virus inesistente.
Un buon lavoro per la procura piemontese che dovrà procedere per interruzione di pubblico servizio, una follia, al tempo del covid e delle scarpe della Lidl.
In questi giorni la mia giacca blu è a stretto contatto con i camici bianchi, con il loro sguardo, i loro racconti, le loro paure, di chi teme di portare a casa il virus, di chi, forse, lo ha già portato con tutto il suo carico di dolore, morte compresa, nell’assurdo destino dove il sanitario sopravvive e muore di covid chi con lui vive.
Queste storie, queste situazioni, sono le prime eredità di quest pandemia, drammi senza fine a carico di chi paga un prezzo enorme e si vede pure chiamare terrorista.
A marzo chiesi di non scusarsi con noi, forze dell’ordine, ma con loro, con chi molto più facilmente potrebbe tornare a casa con il virus, loro sono quelli che raccolgono i cocci anche di chi crede sia tutto un complotto….
Ma le lapidi di chi ogni giorno muore per questo virus sono sempre di più e quei marmi sempre più duri da sostenere.
Come se non bastasse l’annuncio dell’arrivo del vaccino non è stato accolto con tripudio, con gioia, nessuna festa, nessuna liberazione, anzi, il 30% della popolazione forse nemmeno lo farà e alcuni esponenti della comunità scientifica si dimostrano scettici in relazione alla sicurezza del farmaco, un dramma e un toccasana per chi ancora nega l’esistenza del virus.
Ed ecco quindi che invito tutte le giubbe a non esitare nelle denunce, a stanare, loro sì, terroristi del web e delle strade (non pazzi), a denunciare queste persone, laddove possibile, per interruzione di pubblico servizio, resistenza a incaricato di pubblico servizio, istigazione a delinquere e tutto ciò che il nostro codice mette a disposizione perché gli occhi di chi ogni giorno mette a disposizione la propria vita per salvare quante più persone dal Covid-19 questo ci chiede, e questo, per quanto possibile, dobbiamo fare.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

DECRETO CAOS

Ero fermo lì, ad aspettarlo, pronto a vederlo quel momento dove le piazze si sarebbero riempite del caos organizzato.

L’ultimo decreto, l’ennesimo DPCM, ha gettato il paese nel caos, a fiumi di esercenti giustamente arrabbiati si sono aggiunti i professionisti del disordine, in un crescendo che, mentre vi scrivo, vede Torino, Milano, Napoli e non solo in preda a manifestazioni molte dure e violente.

Mentre la guerriglia urbana alza la posta in gioco e mina le fondamenta del diritto a manifestare il legittimo dissenso, le divise sono lì, a difendere l’ordine pubblico, per il bene di tutti anche per chi, da adesso in avanti, le vedrà come nemiche.

Perché siamo quelli che difendono lo Stato oppressore, dal facile Lockdown, quelli che lo stipendio a fine mese lo percepiscono, quelli che avranno sempre un piatto di pasta da mettere in tavola… Perché lo ripeterò sempre, menare i facinorosi, i fannulloni dei centri sociali, è semplice ma se si mischiano tra quelli chi ha fame davvero, gli onesti lavoratori, il problema morale diventa enorme.

In queste ore convulse, mentre le nostre piazze si tingono di rosso fumogeno, dove il rischio che ci scappi il morto diventa sempre più concreto man mano che passano le ore, il mio pensiero va a tutti coloro i quali hanno il sacrosanto diritto di protestare e a quei colleghi che stanno rischiando la vita per chi, tra i manifestanti, vuole duramente dissentire ma senza delinquere, senza violenza, perchè se sto dalla parte di chi chiude, commercia, e vive di imprenditoria, non ha senso che si spacchino vetrine e si devastino realtà commerciali.

È iniziato il caos…. E le Giacche Blu sono, come sempre, al posto loro, al fianco di chi, pur nella difficoltà, vuole stare nella legalità, nel mezzo della bufera, tra il diritto di manifestare e quello di reprimere i facinorosi, in un momento difficile dove confondere tutte le parti è davvero semplice.

Un pensiero per tutti voi cittadini e concittadini in divisa, siamo solo all’inizio e sarà dura….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

MILANO, AGENTI DELLA LOCALE INFEDELI….QUESTA È GIUSTIZIA SOMMARIA!

A Milano le IENE colpiscono ancora, gli inviati con la giacca nera e il piglio giornalistico, anche se giornalisti non sono, proseguono la loro opera di sputtanamento mediatico quando, invece, dovrebbero pensarci giudici e tribunali.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/milano-vigili-droga-business_893740.shtml
Questa volta nel mirino di Pelazza ci finisce un presunto manipolo di Agenti della Locale infedeli, almeno così sembra, che in operazioni di contrasto alla piaga degli stupefacenti, pare, stipulino “contratti” di interscambio con gli spacciatori per arrestarne altri.
Questa volta la Iena Pelazza tende loro una trappola, ingaggia un finto corriere, mette dei mattoni al posto dei panetti di droga e, tramite il suo gancio, avverte gli agenti del passaggio di questo finto trafficante.
Nelle “intercettazioni” della Iena Pelazza, a telecamere nascoste, il trafficante sarebbe dovuto rimanere libero perché parte del provento di quel carico di droga sarebbe dovuto finire in qualche modo nelle tasche del delatore, cosa che come si evince dallo sviluppo della vicenda ciò non è avvenuto, anzi, tutti addosso per assicurare alla giustizia il presunto balordo.
Ecco quindi che arriva il nostro moderno Sherlock Holmes Pelazza a contestare a tutti le loro malefatte, indagine, istruttoria e condanna già emessa.
Dal video montato dalla redazione della nota trasmissione non ci sono dubbi, quelle divise sono marce, vanno rimosse, peccato che diverse cose non tornino.
La prima, se il trafficante doveva scappare perché è stato preso? L’asserito mercato parallelo composto da spacciatori fedeli a questi operatori della locale, i cui sequestri finivano nelle loro tasche di altri, dove sono?
Perché dare credito a un individuo che avrebbe avuto mille motivi per mettete fuori gioco dei bravi operatori di polizia ?
Ma, soprattutto, perché Pelazza non è andato con le sue immagini prima in procura e, solo dopo una adeguata istruttoria e indagine, magari dopo il rinvio a giudizio, mandare in onda il servizio?
Sulla mia pagina Facebook vengo accusato di difendere degli indifendibili, è tutto chiaro del resto, cosa ci sarebbe ancora da capire?
Le questioni da capire sono tante, la prima, che gli spettatori non conoscono, è quella della gestione dei confidenti, delle notizie, un sottobosco pericoloso per gli operatori che spesso non hanno tutele e devono barcamenarsi tra l’esigenza di sapere e quella di riuscire a ottenere la notizia in un mondo che vende te, poliziotto, alla pari di un delinquente come lui, del resto sei solo un dei tanti mezzi per arrivare a un obbiettivo.
Perché quindi mostrare pericolosamente il lato oscuro del contrasto allo spaccio di droga? Lo sa Pelazza, e lo sa, che lavorare con gli spacciatori è la cosa più difficile che esista? Lo sa Pelazza, e lo sa, eccome se lo sa, che la droga piace tanto ai disperati quanto ai potenti ed è per questo che esiste un lato oscuro le cui regole le sanno e devono essere concordate con i magistrati?
Io non credo a degli Agenti infedeli ma a dei bravi operatori i cui metodi sono probabilmente fuori tempo, fuori contesto…. e che quando va male, come in questo caso, sono difficili da sostenere.
Infatti immediatamente è apparso evidente l’imbarazzo, quasi la paura degli agenti, perché si sono palesemente esposti in un bluff che non sarebbe dovuto diventare né pubblico né essere sputtanato in quella maniera, perché un bluff di quel tipo esposto alla pubblica opinione diventa difficile da gestire.
L’imbarazzo è stato tale che tutti gli Agenti sono di fatto scappati e non hanno pensato che il buon Pelazza e la sua troupe avevano appena consumato una simulazione di reato e per questo i filmati, tutti, sarebbero dovuti finire sotto sequestro…. Azione questa che avrebbe tutelato i partecipanti la vicenda, cittadini, trasmissione televisiva e agenti di polizia forse ingiustamente accusati.
Quale modo migliore per aprire una inchiesta vera e non un dannoso servizio televisivo di una trasmissione la cui serietà è da mettere costantemente in discussione?
Aspettiamo quindi le risultanze dell’inchiesta che farà luce se non della loro infedeltà, ammesso e non concesso siano degli infedeli, di sicuro del loro modo di lavorare e gestire i confidenti che nel mondo della droga, senza un adeguato rispetto delle regole, è la cosa più difficile e pericolosa tra tutte.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

NOI SIAMO WILLY, I FASCISTI LASCIAMOLI STARE!

Si cercano i fascisti, si cerca la cultura violenta del dopo guerra, come se i comunisti fossero stati tutti delle innocenti anime pie, nella morte del povero Willy, un massacro la cui matrice culturale se proprio dobbiamo cercarla, la si cerchi all’oggi, nei mali e nella società moderna e non in quella post bellica del 1945.

Ancora una volta, e con certi discorsi, abbiamo confermato una volta in più che siamo un paese vecchio e fermo, che non vuole guardare al passato per crescere nel futuro.

La violenza è violenza ed è trasversale, come l’ignoranza, riportare questi concetti a un singolo colore politico non solo è stupido, e lo è sempre stato, ma ci distoglie dal guardare i giovani di oggi con gli occhi di chi prima di tutto deve capire cosa sta succedendo.

Uno dei maggiori assist ci è stato fornito da Chiara Ferragni con il suo utile e illuminante post sulla cultura fascista di cui quei ragazzi “sbagliati” sarebbero figli, peccato che nella loro cultura il modello di riferimento è proprio gente come Fedez e sua moglie, influencer social dalle vuote e plastiche pose.

Ed è da quel vuoto culturale, o che forse andrebbe riempito con altri contenuti, che si erge a faro per i giovani di oggi, che dobbiamo partire per capire.

Con questo non si vuole dire che Fedez e la Ferragni siano esempi di cultura violenta ma certamente rabbia e frustrazione può essere determinata dal fatto che è difficile essere davvero come loro e un qualche modo per arrivarci bisognerà pure trovarlo!

Non demonizziamo gli Influencer, è un mestiere nuovo in una nuova società vissuta da ancora troppi vecchi come me che non la capiscono, anche se può apparire assurdo vedersi vecchi a poco più di 40 anni.

Perché per uno come me non è facile capire un influencer ma in tanti li comprendono ed è da loro che dobbiamo partire, la Ferragni, massacrata in questi giorni per le sue considerazioni, ci ha lanciato un assist che non dobbiamo trascurare.

La cultura dell’abuso va discussa, affrontata, capita, contrastata, perché oggi è tutto un abuso dall’alcol, alle droghe dove la violenza è un mezzo come un altro, sempre esistito, per imporsi…

Non è una questione di fascismo ma di modelli che laddove non sono assenti comunque sono deboli, deboli come lo sono quelli che rappresenta il povero Willy che ha difeso un amico ritenendosi dalla parte giusta….ma se la parte giusta è debole?

Perché è più facile picchiare, esprimere violenza che chiedere per favore, l’insulto in fondo è una linea di demarcazione, i muscoli tatuati sono usati come segno di potere, di controtendenza, di malato narcisismo (quando è patologico)

…. Perché è meglio non avere a che fare con certa gente, in fondo chi ti tutela davvero?

Le leggi, i giudici, le divise?

Riprendiamo in mano questi modelli, partiamo da come crescono i nostri figli, lasciamo stare i blocchi del ‘900, leggiamola la storia ma studiamo questa società la cui assenza degli adulti, di chi si prende le sue responsabilità, genitori compresi, sta generando sempre più danni incontrollabili.

Quelle botte evidentemente erano finte, come le loro foto, le loro stories, la loro falsa ricchezza.

Noi siamo Willy e il male non deve vincere…!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

TENETELI IN CARCERE!

Scorrono le foto, le immagini, le sensazioni della morte assurda di Colleferro, il sorriso di Willy e lo sguardo vacuo e impunito di chi lo ha ucciso, dove non so se siano i tatuaggi o i muscoli a renderli ancor più finti di quello che in realtà sono.Scorro le sensazioni dei loro occhi, leggo delle loro gesta, immagino una figlia che si presenta a casa con uno di questi modelli di “sana” vigliaccheria umana, capaci di essere solo per quello che sembrano e non per quello che in realtà sono…. E già mi prende l’orticaria a pensare di doverci condividere l’amore più grande della vita di un padre.Nella loro finta immagine di duri sarei curioso di vederli ora, nel carcere, con quei muscoli e quelle scritte vergate sulla pelle, per darsi un tono, come si stanno comportando, quanto stanno facendo i duri con i delinquenti veri, come riescono in quella gabbia a curare la loro finta persona.E penso che, di contro, stenderei lunghi tappeti rossi se mia figlia mi portasse in casa un “Willy”, il volto garbato dell’educazione, dell’integrazione, del senso di amicizia, di chi non ha pensato a chi aveva di fronte ma solo a difendere un amico.Così che prima o poi dovremo deciderci a far ritornare di moda modelli diversi, magari tatuati, magari muscolosi ma espressione di quel garbo, di quella educazione, di quella compostezza che non piace più a nessuno ma che tanto potrebbe dare a una società sempre più vuota, smarrita, imbarbarita che aspetta e che dovrebbe cominciare a sperare che siano gli Willy a vincere e non quel branco di soggetti, così miseri, che per sentirsi uomini sanno solo essere prepotenti e violenti.Non siamo più in grado di proteggere quelli come Willy e certa gente vince, vince sempre….. Questa volta però fateli diventare perdenti, teneteli dentro, teneteli in carcere, fatelo per i padri preoccupati e per le persone per bene di questo paese!In Giacca Blu – Michele Rinelli

MILANO NON È VICENZA, IL COLLO ERA QUELLO GIUSTO!

Sono immagini forti e incalzanti quelle diffuse dal duomo di Milano dove un egiziano, per ragioni ancora da chiarire, ha preso in ostaggio una guardia giurata in servizio presso la basilica minacciandola con un coltello.

Il video completo, di quasi 15 minuti ci restituisce le vere difficoltà vissute dagli operatori il cui unico obiettivo, nonostante le pistole spianate, appariva chiaro: nessuno doveva farsi male.

Da quello che si apprende così è stato, la lunga trattativa, criticata dagli esperti social che non trattano con certe persone, ma sparano, ha portato i suoi frutti anche se durante la ricerca di empatia da parte degli operatori, il riferimento all’essere madre di quella collega intervenuta fa scorrere lungo la schiena un brivido che certo, speriamo, renderà orgogliosi quei bimbi lasciati a casa per andare a fare un “normale” 13/19 di volante “Duomo”.

Così che quando arriviamo all’epilogo si ferma quasi il cuore nel vedere che quella lama stavolta, evidentemente, finisce sul collo “giusto”! Per un soffio non è stata una tragedia.

Nessuno infatti ha reso virale quel fermo immagine, quel rischio enorme, assurdo, forse evitabile, attraverso più idonei strumenti di coazione o forse se avessimo una politica, delle leggi o una pubblica opinione capace di restituirci il giusto ordine delle cose. Una trattativa così potete vederla solo in pochi posti al mondo, tra cui l’Italia….

Sono stati molti i rischi corsi da quei ragazzi in divisa, rischi che altrove, con altre regole, altre sensibilità, con altre teste sopra un collo giusto, non avrebbero mai affrontato.

Anche questa volta la ricerca del Floyd italiano non è andata a buon fine e per questo non possiamo che ringraziare chi, a rischio della propria vita ha esposto un altro collo…. Stavolta quello “giusto”.

…. Perché in Italia è lo sbirro che si deve fare male e per alcuni, se muore, è anche meglio….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

CERCASI SBIRRO RAZZISTA E ASSASSINO!

Si sta cercando il Floyd italiano e, alla fine, probabilmente, lo avranno.

Sono emblematiche le immagini che ci giungono da Vicenza e che grazie alla rete sono diventate virali, durante un controllo di Polizia una pattuglia in uniforme inteviene presso un gruppo di ragazzini a cui viene chiesto di esibire i documenti.

Non si capisce benissimo il motivo del contendere, del perché si arrivi, fino alla fine, ad avere un operatore che, per evitare la fuga di un soggetto che tenta di sottrarsi al controllo, decide di cingere al collo il giovane per bloccarlo.

Una scena molto brutta sul piano mediatico, specie se a commento del video, utilizzato più come arma che come strumento di documentazione dei fatti, si inseriscono concetti come il razzismo per il solo fatto che la pelle del giovane intemperate era più scura di quella degli agenti.

Per quanto la tecnica di presa al collo oggettivamente fosse stata eseguita all’interno di canoni tecnici precisi nella esecuzione, tanto che agli occhi più esperti è apparsa da subito una manovra bene eseguita, il contesto, le modalità tattiche, le scelte strategiche in cui è stata inserita appaiono discutibili e a tratti pericolose.

In mezzo a tanta folla, a tante persone amiche dell’individuo immobilizzato, con urla che avrebbero potuto far accorrere altri problemi da gestire, fortunatamente, nessuno si è fatto davvero male e le tante grida, alla fine, sono risultate utili solo all’indignazione social.

Indignazione che peraltro, a ben vedere, la suscitano solo le testate giornalistiche on line, a leggere i commenti dei cittadini infatti sono pochissimi quelli che danno contro al poliziotto, secondo la maggior parte assolutamente legittimato a farsi rispettare.

Un conto però è farsi rispettare un conto e scegliere lo sfociare di uno scenario rischiosissimo in un momento peraltro dove in molti stanno cercando un morto da sacrificare alla logica del caos nel quale sempre di più ci stanno portando.

Così che mentre diamo il giusto sostegno a tutti quei colleghi abbandonati a un lavoro sempre più difficile e che spesso si ritrovano a dover gestire da soli situazioni dove soli non si può essere l’invito non può che essere quello che la Polizia si deve si far rispettare ma non deve mai creare situazioni più grandi e ingestibili di quelle che in realtà sono, anche al costo di apparire debole.

L’identificazione di una persona è un atto dovuto ma ancora prima deve venire la sicurezza di scenario e degli operatori intervenuti specie in questo momento dove tutti gli smartphone sono puntati alla ricerca del nero da soffocare e del razzista in divisa che c’è anche in quelle centinaia di colleghi in giacca blu la cui pelle, di sicuro, non è caucasica.

Occhi aperti quindi e testa sempre lucida cari amici e colleghi, la strada per uscire da questo periodo è ancora lunga….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

IL PROBLEMA NON STA A PIACENZA, LA SOLUZIONE SONO LE PERSONE!

Pur non essendo un periodo facile, l’altro giorno, un anonimo cittadino, mentre eravamo al bar ci ha chiesto se poteva offrirci la colazione…. semplicemente per quello che la nostra divisa rappresenta.

Un gesto bellissimo, in un momento tragico, l’eco delle vicende piacentine sono un macigno pesante per tutti noi, questione che si somma con il ritrovamento di ben 7kg di cocaina nella macchina di un collega appartenente al Reparto Mobile di Reggio Calabria senza dimenticare un episodio violento a Roma dove due appartenenti alla questura della capitale sono stati accusati di un gratuito pestaggio liberi dal servizio.

In questi giorni ho letto molte opinioni, con particolare riferimento a quella che probabilmente verrà ribattezzata “La Banda Montella” di Piacenza e a parte qualche voce oggettivamente fuori contesto ho trovato moltissime analisi assai pertinenti.

IL FATTORE UMANO

Cosa porta un gruppo di divise ad assumere comportamenti che la cronaca ha ribattezzato “Gomorra”?

Probabilmente non esiste una sola causa ma esistono delle concause tutte valide, tutte considerabili ma nessuna unica ed esclusiva perché il fattore umano, nelle scelte che portano una divisa a compiere gesti di un certo tipo è fondamentale.

Per fattore umano si intende tutto, la soddisfazione nel lavorare, l’indole delle persone, il carattere delle stesse ma anche il brodo culturale pregresso e attuale sono elementi cardine.

Nel fattore umano ci inserirei la soddisfazione, il sentirsi parte di un meccanismo che risolve le questioni, che guarda in faccia i problemi, che trova una strada per risolverli dentro e fuori l’istituzione. Un muratore sa fare un muro dritto e un bel cantiere, concluso, dà sempre soddisfazione, chi indossa una divisa non gode di questi parametri anzi è facile che un muro dritto e solido diventi storto o addirittura crolli.

LA DROGA È IL MALE DEL SECOLO!

La droga è il vero grande male di questa società, tonnellate di stupefacenti vengono smerciate in tutta Italia ogni giorno con politiche antidroga, se non desuete, a tratti assolutamente inutili, con un quadro normativo troppo sbilanciato a favore del dettagliante e del consumatore.

Sono pochi gli interventi di polizia o di soccorso sociale dove la droga non abbia una componente determinante e su questo dobbiamo lavorare.

Colpire duramente uno spacciatore è difficile, trovarlo con indosso o al domicilio, quando reperibile, una quantità tale da farlo stare mesi e mesi in galera è pressoché impossibile mentre il consumatore, di fatto, viene sostanzialmente lasciato libero, più o meno giustamente, se continuare a intossicarsi o fermarsi.

LA SODDISFAZIONE, LA STATISTICA E LA CARRIERA.

Tra le tante valutazioni lette in questi giorni si pone spesso l’accento sull’obbiettivo “aziendale”, sulla produttività legata al numero di persone a cui sono state messe le manette, un dato utilizzato in maniera pericolosa dalle alte gerarchie militari e non per distribuire incarichi, privilegi e prebende.

Non può essere infatti ancora tollerabile che un capitano dei carabinieri adotti o caldeggi politiche manettare a discapito di quello che la legge vorrebbe, dovrebbe essere noto a loro signori infatti che il codice penale e la sua applicazione è di fatto l’ultima spiaggia, l’estremo tentativo di mantenere l’ordine sociale, perché deve essere così importante il numero degli arresti rispetto a, per esempio, il numero di persone identificate o di posti di controllo fatti lungo le strade o il numero di provvedimenti di tipo preventivo, fogli di via obbligatori, ammonimenti, allontanamenti dalla casa familiare per i violenti, insomma tutti quei meccanismi volti alla prevenzione dei reati e non alla repressione? Un po’ come quando ci lamentiamo di quei comuni che utilizzano gli autovelox ogni 500mt per fare cassa, in barba allo scopo del codice della strada che nasce per prevenire i sinistri non per reprimerli!

Con questo non si vuole dire che le forze di polizia debbano diventare degli assistenti sociali, ma una buona prevenzione costa meno sotto ogni punto di vista e offre migliori risultati alla cittadinanza.

LA FRUSTRAZIONE….

Certo, direte voi, che ce ne facciamo di forze dell’ordine che non mettono mai le manette?

Meglio mettere le manette a suon di verbali finti perché i meccanismi sanzionatori sono ritenuti inefficaci o, almeno, con gli arresti, per quanto inutili almeno si costruiscono carriere? Magari mi faccio bello con il superiore o addirittura, in questo caso, adotto meccanismi tali da poter avere anche un guadagmo economico dalle mie conoscenze nel mondo del malaffare?

Non è una giustificazione la frustrazione, nemmeno quella di non credere più al sistema, ogni giorno scegliamo di scendere in strada nel rispetto dei cittadini onesti e delle istituzioni democratiche nonché abbracciando i valori di giustizia e fedeltà ed è per questo che nel pacchetto, nel contratto di lavoro dobbiamo inserire la frustrazione data da stipendi non altissimi e, tante volte, di lavorare per niente… altrimenti, con coerenza e senza infamia mettiamo quattro firme e andiamo a fare i fuori legge!

LA SCELTA….

Così che la “Banda Montella” e chi sarà riconosciuto appartenente a tale meccanismo, al netto di chi, e ci sono, è rimasto invischiato in quella melma, evidentemente un giorno ha scelto di cambiare strada, probabilmente perché non più in grado di accontentarsi di quello che passava il convento, sia in termini economici sia sul piano umano e professionale, mi rifiuto di pensare che un “Montella” non abbia mai avuto i requisiti morali per indossare quella gloriosa e meravigliosa uniforme che tanto ho amato e ancora infinitamente rispetto.

PAROLA D’ORDINE: PREVENZIONE!

Ed ecco quindi che torniamo all’inizio, situazioni come quelle di Piacenza vanno prevenute attraverso meccanismi di protezione di chi denuncia le storture, dove un ufficiale che prende il comando non deve avere paura di risolvere i problemi, non deve temere di essere sconfessato da un sistema che oggettivamente spesso difende troppo anche gli indifendibili, dove una bella carriera è fatta anche da chi ha migliorato le condizioni umane e morali di un ambiente lavorativo, militare a maggior ragione, e non solo da quanti verbali di arresto hai firmato. Il silenzio non può essere un valore, l’omertà è roba per mafiosi….

LA QUESTIONE MORALE….

Perché esiste ormai da tempo in tutte le istituzioni dello stato una questione morale che deve essere discussa ai più alti livelli dove le cariche istituzionali, certo fatte anche da correnti, cordate, amicizie, vedi le questioni sollevate con il caso “Palamara” non può derogare però alle capacità, alle competenze, alla professionalità, preferendo quel modo un po’ nepotista di gestire le cose, perché un problema se esiste va affrontato, un dirigente non può sperare che il suo mandato passi senza rogne lasciando il problema o lo scandalo a chi verrà dopo.

…. NON È FINITA QUI…

Se non metteremo mano al concetto di carriera, di capacità di gestione, al concetto di manager pubblico capace di risolvere le questioni e non di ignorarle o peggio di nascondere eventi come quelli di Piacenza, per fare carriera, ne sentiremo ancora, magari non così gravi ma che saranno indici di un problema o ulteriore conferma che dobbiamo risolvere sempre e solo da lì, a partire dal fattore umano.

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI