Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/10/2017

IGOR E’ SFUGGITO: INDAGHIAMO I CARABINIERI!

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E’ stato l’incubo delle campagne bolognesi nei primi mesi del 2017, uno spiegamento di forze mai visto, una caccia all’uomo in grande stile che, di fatto, non ha portato a nulla.
Stiamo parlando di Igor Vaklavich che dopo aver seminato una scia di sangue che l’Emilia non ricorda forse dai tempi della tragica “Uno Bianca”, si è dileguato facendo perdere le proprie tracce.
Una vicenda che oltre la polemica molto deve insegnare, far comprendere e valutare a tutto il sistema,sia in termini di gestione di emergenze di questo tipo sia, forse, anche in termini di comunicazione mediatica.
Durante gli oltre due mesi di ricerca spasmodica nelle campagne tra Ferrara e Bologna alti ufficiali dei Carabinieri più volte hanno cercato di salvare l’immagine di una operazione di ricerca che evidentemente ha palesato immediatamente fortissimi limiti.
Nella serata in cui il nostro supposto militare super esperto di cui si raccontano inimmaginabili gesta alla “Rambo” ha ucciso la Guardia Venatoria Verri una pattuglia dei Carabinieri, in borghese, pare l’avesse intercettato e per poco non è stato acciuffato.
Di quella mancata operazione di cattura, di cui nei giorni a seguire abbiamo anche letto gli stralci della relazione di servizio dei militari, in molti ci siamo chiesti come sia stato possibile, ma mentre chi indossa un’uniforme e fa lo stesso mestiere di quei militari forse certe dinamiche le può comprendere mi meraviglio di come e in che modo anche la procura militare  voglia fare chiarezza sul perché quella sera Igor non fu catturato. ( http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/igor-fuga-1.3470640 )
Questa azione giudiziaria, che sia ben chiaro appare del tutto legittima in termini strettamente giuridici, assume però dei tratti dai risvolti umani molto pericolosi per tutta una serie di ragioni.
Operare in quei contesti, dove la sovraesposizione mediatica e la pressione gerarchica era a livelli elevatissimi, ha incentivato indubbiamente i militari a commettere errori da “ansia da prestazione”, perché un conto è prenderlo, un conto è prenderlo vivo, in sicurezza, senza donare alla bandiera altri eroi di concerto, peraltro,  con le direttive ricevute.
Non solo, nel Far West si poteva sparare a vista a un fuggitivo, nell’Italia di oggi puoi essere anche un serial killer come Igor ma non posso spararti gratuitamente alle spalle mentre stai fuggendo nei campi per evitare che, girandoti, tu mi possa colpire per primo.
Se nella valutazione dello scenario operativo i militari hanno ritenuto (sbagliando?) di attendere ordini e rinforzi per quale motivo un procuratore del tribunale militare di Verona vuole fare luce?
Davvero un giudice può entrare nel merito della sicurezza di scenario e di decisioni tecnico tattiche che sono totalmente riservate alla stretta valutazione degli operatori?
Dobbiamo forse ritenere i nostri militari colpevoli di una violata consegna per non essersi gettati in un mortale corpo a corpo o in una pericolosa sparatoria con un individuo pluriomicida?
Possiamo davvero ritenere, per assurdo, che i militari abbiano voluto far allontanare il soggetto di loro spontanea volontà, anzi, magari favorendolo pure ?
Sono curioso di conoscere gli esiti dell’istruttoria ma sarei ancora più curioso di comprenderne i presupposti perché è importante, per chi lavora rischiosamente in mezzo alla strada, capire cosa può passare nella testa di un giudice che, per sua fortuna, difficilmente si ritroverà a pensare di non poter tornare a casa dalla sua famiglia ucciso da “un Igor”.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/10/2017

TUTTI CORROTTI ?

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La settimana appena trascorsa è stata davvero complicata, si sono susseguite tante notizie scandalose che  hanno coinvolto a vario titolo le divise, dall’ispettore che in un commissariato di polizia ha abusato di una donna, passando per due carabinieri che rubavano i soldi dai portafogli delle persone che controllavano, allo 007 dell’Arma Benemerita colluso con la criminalità organizzata.
Un periodo difficile per le organizzazioni deputate alla sicurezza dei cittadini e in molti, nelle pagine che frequento, si chiedono cosa stia effettivamente succedendo, considerato anche quanto abbia ferito e colpito la pubblica opinione l’episodio del presunto stupro ad opera di due carabinieri del radiomobile di Firenze.
Congiunzione astrale negativa, casualità o ci sono delle cause effetto da dover prendere in considerazione?
Certamente è difficile dare una risposta assolutamente pertinente, sono tante le variabili in campo, quello che colpisce è, a tratti, che la maggioranza di queste notizie colpiscono una istituzione tra le più amate dagli italiani: i Carabinieri.
Come se non bastasse la procura di Massa sta indagando su presunti abusi a carico di 37 militari, praticamente una buona fetta  dei carabinieri in servizio operativo in tutta la Lunigiana.
Su tutto questo clamore mediatico è bene esortare chiunque legga a essere prudente, a non  giungere a facili conclusioni, il mestiere dell’agente della forza pubblica è un mestiere pericoloso, dove si rimesta nella melma della società, dove alle volte basta finire sulla bocca del delinquente sbagliato, che trova il giudice “giusto”, per iniziare un meccanismo che estrinseca il suo massimo clamore nelle prime indagini ma che alla prova dell’aula, spesso, finisce per rivelarsi una clamorosa cantonata – per questo esistono i processi, fortunatamente.
E’ chiaro che alcuni fatti di cronaca, per la loro pochezza, non lasciano spazio a grosse interpretazioni, altri fortunatamente devono, prima di tutto,  passare il vaglio dei tre gradi di giudizio.
L’errore, se di errore vogliamo parlare, non è quindi nella giustizia ma nella voglia di scandalo e gogna che questa società avida di mostri (che necessariamente devono essere gli altri, meglio se in divisa) chiede al mondo dell’informazione che fa di tutto per fornire, a noi che leggiamo, quello che più ci piace: lo sbirro cattivo!
Il giornalismo quindi non al servizio della verità ma, come spesso accade, prodotto di consumo…che deve piacere…a voi, che leggete, l’onere però di andare oltre la notizia….la cosa più difficile!!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/10/2017

INUTILE “TUTELA&…”

Non esistono sistemi perfetti perché la perfezione non è degli uomini ma dal non essere perfetti al diventare inutili evidentemente il passo è breve.
Continua l`opera, a questo punto di inutile e dannosa denigrazione, dell’associazione “Tutela&Trasparenza”, nata a seguito dei sedicenti disastrosi risultati della prova scritta del concorso interno a 1400 vice ispettori della Polizia di Stato.
Da quel giorno sono passati quasi due anni, una prova orale con alti profili di selezione nel mezzo, decine di ricorsi giurisdizionali persi e un corso di formazione già iniziato lo scorso 12 settembre.
Dispiace che ancora non si sia trovata la serenità per affrontare questa situazione ma soprattutto ancora non si capisce, ad oggi, cosa vuole davvero esprimere questa associazione di poliziotti oltre lo scandalo.
A parte ricorrere sempre allo stesso canovaccio dialettico, agli stessi esempi, alle stesse ripetute storture, ancora non fornisce l`esatto numero, giudicato da loro, dei temi scandalosi, continuando a gettare frasi e fango in maniera del tutto decontestualizzata il cui unico risultato è la gratuità denigrazione dell’istituzione che ci paga uno stipendio.
Denigrazione semplicemente di un sistema, il loro,  ma soprattutto delle persone, anche di chi scrive, e che si sente di aver gareggiato in maniera assolutamente corretta.
A distanza di due anni ci si aspetterebbe un livello superiore rispetto alla rabbia, allo scandalo, al fare ammuina; personalmente da persone estromesse, e con una certificata cultura, che scandaloso è stato escludere (secondo loro),  mi aspetterei proposte concrete per abbassare i livelli di ipotetica corruzione e di errore umano così da rendere positiva l`esperienza negativa di tanti validi poliziotti.
Da “tutela&trasprarenza” non una critica al riordino delle carriere, ad esempio, che vedrà moltissimi delusi di quella stessa associazione diventate ispettori, praticamente, per il solo fatto di essere anziani di servizio.
Non una proposta che sia una di valorizzazione del merito, non una discussione su quanto sia valido un sistema di selezione a “banche dati pubbliche” che aiutano coloro i quali hanno tanto tempo per fare a ripetizione dei quiz di fronte a un computer e non coloro i quali hanno acquisito cultura attraverso lo studio serio e sudato.
In ogni categoria esistono, ed esisteranno sempre, i raccomandati, gli ignoranti, i fortunati e gli sfortunati ma un conto è battersi per diminuire l`incidenza delle storture, un conto è cavalcare la facile e ignorante indignazione, non per cambiare le cose, evidentemente, ma per lasciarle esattamente così per come sono.

Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 20/09/2017

…UNA ROSA BIANCA…

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Per te, Nicoletta, c’era una rosa bianca, simbolo di purezza e amore che in tanti, in quel giorno ti hanno voluto dedicare.
Così come puro, è evidente, era l’amore per un lavoro, in un misto tra passione e ribellione, tra odio e orgoglio, in un turbine, forse, che solo tu potevi comprendere.
Essere su quella pattuglia, non più ragazzina, di notte, in un ruolo che in molti alla tua età rifuggono, perché considerato troppo oneroso sotto ogni punto di vista, conferma quanto in fondo credessi ancora, nonostante tutto, nel valore di quell’uniforme.
In tanti mi hanno descritto la tua figura, in un misto tra il sacro e il profano, dove l’esempio del vulcano che esplode era solo uno dei tanti che potevano dipingere al meglio i tuoi distinguibili tratti.
Una persona che andava diretta al sodo, anche troppo, ma che non si tirava mai indietro quando bisognava dimostrare che era necessario #essercisempre, con il cuore e con la divisa.
Te ne sei andata così, nella praticità del tuo mestiere, nella voglia di continuare quella missione che avresti potuto e voluto insegnare a Pietro, così giovane, forse anche inesperto, probabilmente con ancora addosso l’argento vivo di chi questo mestiere lo vive con l’entusiasmo tipico e poco cosciente degli inizi, che con slancio vi portava verso uno “stupido” intervento per lite.
Ma anche quello di Pietro, evidentemente, era un pensiero e una passione pura, per un lavoro che tanto ha da dare ma tanto ha da prendersi sino alla nostra stessa vita…che per Pietro è stata tolta davvero molto presto.
Ed è forse, così, che a te e a Pietro io debba chiedere scusa, per non aver esitato ad arrabbiarmi con quel destino e con quel malcostume che spesso e in tanti affligge gli operatori di polizia (tutti), quello di non indossare la cintura di sicurezza.
Qualcuno mi ha accusato di non aver avuto rispetto di voi e se anche voi lo avete pensato, bé vi chiedo scusa, certe questioni credo debbano essere trattate nel momento in cui tutti siamo più sensibili e ricettivi…ho pensato ai vivi, a quelli che verranno, non a voi che con onore e sacrificio ogni giorno ci ricordate quanto sia terribilmente pericoloso fare, ma sopratutto essere, un poliziotto.
Onori a Voi caduti nell’adempimento del dovere, Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/09/2017

…NON SIAMO MICA GLI AMERICANI!

Adrian Garcia, Christopher Ballerini

Ho scritto in un linguaggio volgare l’ultima volta e alcuni forse si sono anche scandalizzati! Ho scelto una comunicazione senza fronzoli, senza paroloni, senza artifizi linguistici per spiegare quanto è importante la cintura di sicurezza nell’espletamento del servizio di pattuglia anche se, come sostenuto da alcuni, il codice autorizza gli agenti, durante l’espletamento dei servizi urgenti di istituto, a non utilizzarla.
Moltissimi sono stati i commenti al mio ultimo testo, alcuni feroci, altri piccati, quelli espressione del “si è sempre fatto così” o “io sono uno sbirro vero e non ho paura, la cintura non la porto”  come se la divisa conferisse una indistruttibile corazza….
Lo ribadisco, la principale causa di decesso per gli esponenti delle forze dell’ordine è il sinistro stradale (QUI le statistiche), gli equipaggi delle volanti girano nelle nostre città alle più disparate andature con di fronte un vetro blindato che, in caso di impatto, come avete visto nelle ultime sequenze di morte, non si frantuma come tutti gli altri, rimane li a ricordarci che sono fatti per resistere alle pallottole….non ai corpi degli agenti proiettati verso l’esterno.
Laddove la legge ti consente “stupidamente” un certo comportamento è la cultura operativa che deve cambiare, per definizione il servizio urgente di istituto è quello dove generalmente si corre di più, per quale assurda follia dovremo continuare a non indossare la cintura di sicurezza in base a una norma scritta nel codice della strada molto tempo prima dell’adozione delle vetture blindate per il servizio di volante ? Una norma evidentemente da riscrivere rapportandola al moderno contesto.
Nicoletta e Pietro forse non avevano la cintura, o forse l’avevano ma in queste occasioni non possiamo non ricordarci di quanto sia importante prevenire queste morti utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza che le vetture moderne mettono a disposizione.
Le case costruttrici di tutti i veicoli raggiungono la massima sicurezza passiva dei propri prodotti solo attraverso l’utilizzo dei sistemi di ritenuta, per quale motivo dovremmo continuare a non utilizzarle?
Perché si scende spesso? Perché normalmente in città si va piano? Lo sapete quanti sono 15 mt al secondo ? (fate il calcolo!) O  perché “io sono io e voi non siete un cazzo!” ?
….ciascuno è libero di fare come crede ma non possiamo rimanere aggrappati a quelle che ormai sono solo inutili e arroganti credenze.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/09/2017

EHI TU, METTITI LA CINTURA…!

Ehi, parlo con te, non lo hai ancora capito? A te che “io la cintura non me la metto perché è scomoda” ma anche a te che “se mi sparano perdo tempo” sei ancora sicuro di quello che dici? Guarda quella macchina, a Ravenna stavano andando a sedare una lite,una cazzo di stupida lite tra ubriachi, di quelle che fai a decine ogni anno e che spesso quando arrivi è già finito tutto.
Con l`asfalto viscido e un vetro blindato costantemente di fronte a te la cintura non può che essere la tua prima speranza di vita, non credi?
Quei due colleghi per recarsi sul posto sono morti, tutti e due, il più giovane aveva solo 27 anni, hai capito?  27 anni …se avevano le cinture non lo sappiamo, ma lo speriamo, ma troppi ne ho sentiti di inutili discorsi per non dire che le scuse per non mettersi le cinture sono tutte cazzate. 
Non li vogliamo più morti così, lo hai capito che l`incidente stradale costituisce il 90% dei decessi in polizia, vuoi ancora ignorare la tua vita è legata a quella fottuta cintura? 
….fai come cazzo ti pare ma domani non vogliamo piangere anche te! 

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/09/2017

L’ARMA CHIEDE SCUSA….MA PER COSA?

Nessuno cresce se non si mette in discussione, rimanere blindati all’interno del proprio credo e del proprio mondo isola da qualunque possibilità di arricchimento e cambiamento.
Vedere quindi un colonnello dei Carabinieri che di fronte alle telecamere snocciola una sequenza di frasi per chiedere scusa alle due studentesse americane, forse stuprate dalla condotta poco limpida e professionalmente condannabile dei due Carabinieri di Firenze, è un passo avanti per una istituzione spesso considerata antiquata e poco incline ai cambiamenti.
Quello di chiedere scusa è un gesto iniziato, almeno per le forze di polizia, dal fu Prefetto Antonio Manganelli, Capo della Polizia che per alcuni tristi fatti di cronaca che ha visto coinvolta la Polizia di Stato non ha esitato a fare pubbliche scuse attirandosi fortissime critiche da parte di moltissime persone.
Chiedere scusa è impostante, lo è nella vita privata dei singoli cittadini, lo è a maggior ragione nella vita pubblica delle istituzioni dello stato, chiedere scusa però non può e non deve essere l’escamotage per lavarsi la coscienza senza di fatto sforzarsi di cambiare davvero qualcosa, chi chiede scusa deve lavorare sull’errore proprio perché lo ha riconosciuto.
Ma che errore hanno commesso i due “focosi” carabinieri del Radiomobile di Firenze? Di sicuro non quello dello stupro, visto che si tratta di reato dovrà essere un giudice a dirci in che modi e in che termini hanno abusato delle due donne, per questo, certamente, le scuse dell’alto ufficiale del Comando Generale dell’Arma benemerita appaiono troppo premature e per certi versi offensive, quei due Carabinieri, almeno per l’arma, sono evidentemente già condannati come violentatori.
Di sicuro le scuse, prima che alle studentesse americane, forse, avremmo dovute farle ai cittadini Italiani che vedono nella vicenda di quei due il tradimento di una naturale fiducia che ogni persona vuole riporre nel  quotidiano lavoro delle forze dell’ordine, che due carabinieri si concedano a certe passioni durante l’orario di servizio è davvero vergognoso….ma da qui a considerarli violentatori ce ne passa!
Nella pubblica ammenda il “Signor Colonnello” non si capisce perché aggiunge, e tiene a precisarlo,  una maggiore vicinanza al mondo femminile, con una indiretta maggior sensibilità verso le donne, che solo di recente hanno portato proprio nell’arma una maggiore consapevolezza verso il personale femminile anche contro un certo maschilismo….che cosa vuole dire ? Cosa centra ? Vuole forse mettere le mani avanti su aspetti inconfessabili legati alla difficoltà di un mondo militare che è stato per secoli declinato al maschile e che con enorme difficoltà spesso accetta la marcia in più, o la maggior bravura, delle donne con le stellette che possono mettere in ombra gli uomini ? ( http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/17_settembre_16/firenze-carabinieri-accusati-stupro-l-arma-si-scusa-le-ragazze-7da7ea44-9ad2-11e7-9d94-cad83410ed7d.shtml)
Con questa precisazione, ampiamente evitabile,  non può che risultare goffo il tentativo di recuperare spazio e immagine agli occhi dei cittadini che ancora vogliono molto bene alla Benemerita Arma dei Carabinieri  e continueranno a volergliene  ma, probabilmente,  si sarebbero aspettati ben altre parole di composta vicinanza verso coloro i quali da quei due “latin lover” sono stati traditi.
….ma chiedere scusa per degli “stupratori” era meglio aspettare!

 

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 16/09/2017

SIAMO TUTTI “ANTITERRORISMO”

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Bombe, coltelli, auto ariete, furgoni che spariscono e preoccupano, ordigni artigianali che esplodono e seminano il panico, a Londra oggi è stata ancora paura, tanti feriti, nessun morto….almeno questa volta.
Continuiamo a misurarci con il terrore, con questa guerra nel cuore dell’Europa di cui ancora possiamo fregiarci di essere rimasti immuni, ai margini, nonostante le immagini di esercitazioni “Antiterrorismo” che hanno visto protagoniste alcune tra le principali città italiane tra cui  Bologna e Genova.
Immagini che certamente inquietano ma rassicurano, che palesano uno sforzo importante da parte del sistema sicurezza che non potrà mai essere abbastanza se tutti  i cittadini non entrano nella consapevolezza che tutti possiamo e dobbiamo contribuire all’antiterrorismo
Agire, intervenire, annientare una minaccia armata non è la vera sfida, per quanto basilare e importante, il vero lavoro è quello di arrivare prima della violenza, prima del gesto, di morti ed esplosioni, prima che la follia assassina inizi a far suonare gli strumenti di guerra che, come abbiamo visto, possono essere davvero i più disparati.
L’antiterrorismo non è un concetto da lasciare solo alla bravura e alla competenza delle forze di polizia, dei servizi di intelligence, ai reparti speciali, il vero successo sta nella giusta segnalazione, nel far caso alle facce, agli individui, ai furgoni parcheggiati in maniera strana segnalandoli per tempo a chi ha gli strumenti per intervenire.
Ordigni rudimentali come quelli visti oggi a Londra, furgoni come quelli lanciati a tutta velocità a Barcellona, folli che si armano di coltelli e cominciano a seminare morte, possono essere evitati anche grazie all’attenzione di tutti.
Non saremo mai davvero in salvo, in caso di attacco, probabilmente, perderemo certamente qualche preziosa vita, un padre, uno zio, un nipote, un figlio ma per salvarne quante più possibili è importante che tutti siano gli occhi e le orecchie del nostro apparato di sicurezza….sperando di riuscire, come successo sino ad oggi, ad arrivare sempre quell’attimo prima della tragedia.
Non dimenticatevi mai che è sempre meglio una segnalazione risultata poi infondata che una segnalazione mai fatta….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…l’assenso di una donna ubriaca non è consenso!

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A spada tratta non si difende mai nessuno, non esistono divise difendibili a prescindere, esiste però la speranza che nessuno tradisca i sani principi che costituiscono la base dell’essere militari.
Non credevamo di dover affrontare la vergogna, non può esserci coscienza e volontà in chi barcolla in preda ai fumi di alcol e non è accettabile che un appartenente alle forze dell’ordine si approfitti di questo stato di cose.
Un danno di immagine assoluto, un piacere mediatico fatto a tutti coloro i quali vogliono credere che le forze dell’ordine siano un covo di squallidi porci e violenti, dare queste equazioni al mondo della pubblica opinione è un vero e proprio suicidio.
Bene ha fatto a presentarsi spontaneamente di fronte al PM un dei carabinieri accusati dello stupro delle due giovani studentesse americane, difficile rimane accettare il fatto che abbia dovuto e potuto ammettere che, si il rapporto c’è stato, ma era consenziente.
Non è quindi solo una questione di poca professionalità, di leggerezza deontologica, si tratta di un uomo che di fronte a una donna ubriaca non ha esitato, durante l’orario di servizio, a soddisfare il più atavico tra i bisogni che l’animale umano può avere, senza rispetto delle persone, della funzione e dell’istituzione che rappresentava….già perché adesso entrambi i carabinieri sono stati sospesi con, allo stato dei fatti, pochissimo margine, anzi nullo,  per riavere tra qualche tempo lo stesso posto di lavoro.
Profonda tristezza, davvero tanto sconcerto….non ci rimane solo che aspettare che passi questa ennesima bufera dimostrando con i fatti e con il duro lavoro, come ogni giorno del resto, che l’errore di pochi non può oggettivamente distruggere l’impegno di tutti.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…quel pericoloso piacere: le donne!

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Lo scandalo stupri travolge gli uomini in uniforme, un risveglio triste e amaro per gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri che scopre che tra le sue fila annovera, secondo i risvolti della cronaca, due “PERICOLOSI” stupratori.
Ed ecco subito levarsi i cori indignati, quasi risollevati dal fatto che gli specialisti della violenza sessuale questa volta  non sono i soliti quattro immigrati islamico/clandestini ma due appartenenti all’arma benemerita ai quali, per ora, non è stata ancora data la possibilità di spiegare i contenuti delle loro gesta.
Alcuni punti effettivamente sono emersi, una gazzella che accompagna le studentesse, forse delle tracce biologiche nei luoghi denunciati quale teatro della violenza ma anche una presunta assicurazione “antistupro” nonché l’incapacità di riconoscere i “violentatori” da delle foto perché le ragazze erano talmente alterate dalle “migliori” sostanze reperibili nelle serate di sballo che non sono state in grado di puntare il dito vedendo i loro “aguzzini” in una istantanea.
Per i cori degli indignati non si può solidarizzare con l’arma benemerita, il tribunale del web ha già deciso che sono degli squallidi porci a cui  non dare il benché minimo beneficio del dubbio e che, anzi, anche l’arma, secondo loro, è bene taccia.
Certo, appare difficile difendere due carabinieri che in servizio, forse, si sono appartati con due giovani ragazze in stato di alterazione, certo è complicato giustificare un ipotetico rapporto, fosse stato anche consenziente, durante l’orario di servizio, assolutamente inaccettabile, per come raccontato, si siano approfittati del loro stato di variegata ebbrezza… se così è stato davvero è facile ritenerli dei vigliacchi, non ci si approfitta di persone in grave stato di alterazione psicofisica!!
Se la giustizia penale farà il suo corso cercando di ricostruire una realtà processuale quanto più vicina alla realtà fattuale, a noi esterni che leggiamo la cronaca e che magari facciamo lo stesso mestiere di quei carabinieri, il dovere di capire che il piacere della carne o della conquista non può e non deve essere assolto durante l’orario di servizio perché in un modo o nell’altro esiste un sistema – efficientissimo – che al primo passo falso è in grado di speculare e distruggere anche e sopratutto bravi professionisti.
Perché a posteriori, dopo aver dimostrato di aver lavorato male e con poca professionalità – questo sembra essere conclamato – ,  è più facile credere a due studentesse fatte/ubriache che a due Carabinieri a cui, in base a quanto riportato sino ad ora, si sono abbandonati al più classico del “piacere” dell’essere uomini: le donne!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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