…. GENERALE, È QUESTO IL NOSTRO ABITO MIGLIORE!

Indosso il mio vestito migliore, lo indosso tutti i giorni, con orgoglio, con rispetto, con fiducia e forse anche con un po’ di amore incondizionato, per rappresentare non me stesso, o non solo, ma tutti i cittadini italiani.

I social si stanno inondando di divise a sostegno del Generlae Figliuolo, commissario straordinario nell’emergenza covid, attaccato da Michela Murgia, per la quale la veste militare è ritenuta pericolosa, perché le divise si vedono nelle dittature o quando si arresta un pericoloso criminale.

Michela Murgia, scrittrice, ritiene sbagliato questo messaggio bellico, come se in fondo la lotta al virus non sia di fatto un conflitto da vincere a tutti i costi.

https://www.la7.it/dimartedi/video/michela-murgia-su-figliuolo-a-me-spaventa-avere-un-commissario-che-gira-con-la-divisa-06-04-2021-373878

Così che questo attacco, alla divisa, necessita di un sostegno da chi la indossa tutti i giorni come me, come noi, non per fare la guerra ma per portare la pace in patria, per rappresentare la parte buona dello stato, perché una divisa, “commissario straordinario” , un militare, non può che, a maggior ragione, assolvere al suo dovere con gli occhi e con il cuore rivolto alla bandiera, nel ricordo e nel rispetto di chi è caduto per l’Italia, in battaglia, in ogni conflitto, anche contro il covid.

Perché solo da un militare ci si può aspettare lealtà, fedeltà, abnegazione, spirito di sacrificio e quella divisa, il suo, il nostro abito migliore, rappresenta tutto questo e tutti noi uomini in uniforme.

Chi ha paura delle divise non ha rispetto del suo paese, non conosce il valore di un giuramento, non comprende il matrimonio indissolubile tra il drappo, l’uomo e la bandiera di fronte a cui si è giurato….

…. E in questo mondo pieno di trame, traditori e interessi inenarrabili solo un militare, nel suo abito migliore, può fare una guerra giusta, l’unica davvero che conta ora, la guerra al COVID-19.

…. per questo, sugli attenti….

!COMANDI SIGNOR GENERALE!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

40 ANNI DI POLIZIOTTI…. Liberi di esserlo….

40 anni, da tutto questo tempo abbiamo la Polizia di Stato, istituzione che dal 1852 è stata militare, civile, militare e poi civile, una storia convulsa come convulsa è stata la storia italiana ma con essa continua ad andare avanti.

Volevo fare il Carabiniere ma oggi sono un poliziotto, orgoglioso di esserlo, felice di testimoniarlo, nonostante tutto, nonostante nulla sia perfetto o come lo immaginavo.

Il primo aprile del 1981 inizia la storia di questa polizia, moderna, nuova, che forse oggi non lo è più, certamente stanca, che a tratti arranca ma che tra le sue fila annovera eccellenze che danno anima e corpo affinché, anche grazie a quella riforma, continui nella sua quotidiana missione al servizio del cittadino.

Una legge quella del 1981 che ci rendeva civili, ad ordinamento speciale, lasciando un filo legato al mondo militare ma che ci consentiva di essere sindacalizzati e quindi anche molto più liberi di esprimerci.

Volevo fare il Carabiniere, dicevo, ma se lo fossi diventato, anche se lo sono stato, non esisterebbe questo blog, non avrei visto i miei scritti condivisi anche da importanti testate giornalistiche, non avrei potuto coltivare la mia voglia di comunicare il bello, il brutto, l’orgoglio di indossare la giacca blu.

I nostri primi 40 anni, tanti, forse troppi per una legge moderna ma oggettivamente troppo ancorata a schemi ormai desueti, una legge che deve cambiare ma non nel suo spirito innovatore, non in quel meccanismo dove possiamo essere poliziotti e, come recitava uno slogan a me caro qualche anno fa, liberi di esserlo.

Buon Compleanno

❤️ POLIZIA DI STATO ❤️

PREVENIRE SIGNIFICA ADDESTRARE!

Tragedia eterna, solo così può essere definita la morte di Sheena Lossetto, a soli 14 anni, vittima di una pattuglia che a Roma impatta e coinvolge una famiglia durante un inseguimento di una macchina di ladri in fuga.

Non ci sono parole per esprimere lo sgomento, lo sconforto, il dolore e il dramma, lo sappiamo che il nostro lavoro è pericoloso e forse di più dobbiamo fermarci a pensare che può esserlo anche per chi, per caso, incrociamo per le strade.

Portiamo al fianco armi, sappiamo quanto sia pericoloso usarle, dai primi giorni con la divisa indosso veniamo addestrati più a non fare del male, con quei pezzi di ferro che ad utilizzarle per il loro scopo primario ossia annichilire le persone, del resto la giusta filosofia è che la polizia protegge, non uccide!

Un costante e continuo mantra che ci accompagnerà per tutta la nostra vita professionale, se spari e uccidi non ti salverà nessuno da un brutto processo, che sarà tale anche a ragione, uccidere è un estremo che nessuno dovrebbe mai provare…un pensiero, riflessioni che ci accompagneranno per sempre!

Un processo, brutto, che spetta anche a chi, con quella volante, ha interrotto una giovane vita innocente….

In questo momento decine di vetture in servizio di polizia solcano le strade italiane, ogni anno vengono percorsi miliardi di chilometri nei pattugliamenti e quello stesso mantra, quello stesso e continuo addestramento non tocca a chi ogni giorno si mette alla guida di una pattuglia.

Si dà per scontato come si guida una macchina, chi decide non sa che guidare una pattuglia in servizio di polizia necessità di addestramento, mentalità, riflessione, esperienza che solo con un adeguato percorso formativo, costante e ripetuto, può essere raggiunto.

L’incidente stradale del resto è la prima causa di infortunio sul lavoro per le divise nonché la prima causa di morte degli operatori, situazione che può coinvolgere civili inermi.. Anche in maniera tragica come in questo caso.

Guidare un veicolo in servizio urgente di istituto, un veicolo in servizio permanente di polizia non può oggettivamente avere le stesse dinamiche di chi va a fare la spesa o accompagna la famiglia in una gita fuori porta, anche la macchina è un’ arma specie se condotta in contesti estremi come quelli legati a un inseguimento.

Sappiamo bene come l’unico strumento di prevenzione delle tragedie sia la formazione, ripetuta, puntuale, precisa e periodica, così come si va al poligono per fare centro e maneggiare le pistole in sicurezza perché non ci addestriamo in maniera più costante all’uso dello sterzo? Allo spostamento dei carichi? Al controllo del sovrasterzo? O a farci riflettere su quanti metri siano al secondo i banali 50 km/h….

Non si tratta di annullare il rischio, gli incidenti stradali dei veicoli in servizio di polizia esisteranno sempre ma per ridurlo abbiamo bisogno di formazione, quella stessa che, con le armi, negli anni, ha quasi azzerato il numero di incidenti con le pistole per l’imperizia degli operatori….

Basta fare un giro sul sito dei caduti della polizia di stato per accorgersi che alla fine degli anni ’70 innumerevoli sono stati i morti per l’imperizia di maneggio delle armi cosa che oggi, grazie al l’addestramento si è quasi completamente risolto….

La bellissima Sheena aveva solo 14 anni…. e non si può non ricordare che l’unico modo per prevenire le tragedie si chiama addestramento… anche alla guida.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

…. APPESI SIAMO TUTTI UGUALI!

Liberi di odiare, di appenderci e farci insultare, liberi come chiede e dice la costituzione, liberi di sfogare e forse di proporre modelli, non importa di che tipo, ma liberi! https://m.ilgiornale.it/news/cronache/poliziotto-morto-appeso-testa-gi-bufera-sul-video-choc-1925473.html?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1613837163

Ubriachi di libertà, in quell’uno che vale uno dove uno sbirro appeso vale come qualsiasi ergastolano o rapinatore.

Una società quindi che nel fallimento totale non distingue i fallimenti, anzi li propina all’interno di una assurda normalità, dove la proposta non importa sia positiva o negativa, rimane esattamente dentro quell’uno che vale uno senza discrimine.

In fondo viviamo nell’epoca dei virologi laureati sui social che diventano fini strateghi o perfetti politici….

Ed ecco quindi che dovremmo cominciare a interrogarci quanto sia giusto ritenere ogni pensiero degno di esternazione, senza nessun pudore o velo di vergogna.

I puristi del libero pensiero inorridiscono al concetto di qualsiasi tipo di censura, censure di cui i nostri figli hanno visto e vissuto molto poco, nel pensiero, nelle mode, negli atteggiamenti ma esclusi gli argini siamo sicuri che sia giusto arrivare alla libertà di odiare liberamente senza vergogna?

Lo ha fatto Hitler con la Shoah, perché non dovrebbe farlo “pistolino99” sul web?

In un mondo così veloce, rapido, dicotomico, distopico, probabilmente arriveremo alla libertà di odiare i padri e le madri, i nonni, le radici….. Magari con la scusa che ci hanno rubato il futuro, con i loro bizantinismi, le prebende, nell’uno che vale uno, se serve…. Perché i vecchi non servono e probabilmente si potrà odiarli più facilmente.

Forse in molti non capiranno questo ultimo passaggio ma senza argini, senza morale, senza vergogna alcuna troppo più facile diventa sostenere la cultura dello scarto.

…. E in quell’uno che vale uno chi scartiamo? I poliziotti, simbolo di uno stato incapace o dei delinquenti esordienti che nel loro sproloquio rappresentano un nuovo che avanza?

Im Giacca Blu – Michele Rinelli

BULLISMO E DIVISE…..

Era il 4 febbraio 2020, solo 12 mesi fa, un tempo breve ed enorme nell’anno della pandemia e del covid.

Quel giorno Gian Marco Lorito, agente della Polizia Locale di Palazzolo sull’Oglio si toglieva la vita!

Motivo? Il bullismo, bullismo social, culturale, disumano, un bullismo declinato solo per le giovani generazioni ma che mai come nel caso di Gian Marco invece è stato perpetrato in tutta la sua violenza nonostante fosse più che adulto e con una divisa addosso.

Ucciso dalla vergogna di aver parcheggiato la vettura di servizio su uno stallo disabili e a nulla sono valse le scuse, le multe autoinflitte, solo odio e livore non solo dai comuni cittadini ma anche da esponenti appartenenti alla vita pubblica residenti nel comune in cui lavorava, i cui attacchi social sono stati i chiodi per la sua bara.

La vergogna è stata troppa, nulla nella sua testa sarebbe tornato come prima e per chi nella vergogna rintraccia un peso e un valore annientare se stessi può essere una soluzione.

Un bullismo a cui si è voluto reagire, prendendo le distanze, dopo, in ritardo, il 4 febbraio scorso è stata fatta una cerimonia per ricordare e scoprire una lapide per Gian Marco.

Ipocrisia, pentimento, certamente tanto dolore, per chi c’era e per chi è rimasto e gli voleva bene.

Un anno fa titolavo “il valore della vergogna” ( https://paroleingiaccablu.wordpress.com/2020/02/06/il-valore-della-vergogna/) , perché la vergogna ha un valore che però non può essere riscattata a costo della vita di una persona perbene quale era Gian Marco.

A distanza di un anno chi gli ha voluto bene e amato profondamente mi ha ricordato con una email che di bullismo si può morire a tutte le età, in ogni ambito sociale, anche con una divisa indosso così come mi ha ricordato le decine di colleghi che ogni anno per bullismo delle gerarchie e per incapacità di intercettare il disagio, ci lasciano.

A Gian Marco vada quindi il più profondo cordoglio di tutta quella società civile che riconosce alle divise il diritto di essere uomini come tutti gli altri, il cui disagio deve poter essere intercettato e curato senza che nessuno possa mai, in nessun settore, bullizare chi, per paura, timore, momentanea inadeguatezza, non ha gli strumenti umani e giuridici per potersi difendere davvero.

Scusaci Gian Marco, con la speranza che il tuo umano cedimento non sia invano.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

….2021, SI VEDRA’…..!

E’ un susseguirsi di istantanee, di immagini, di tragiche notizie, finisce il 2020 l’anno della pandemia, del Covid, delle mascherine, dei sorrisi nascosti, delle terapie intensive, delle colonne militari cariche di bare, l’anno di una vera e propria guerra biologica mai vista con gli occhi dell’uomo tecnologico.

E’ trascorso come un fiume questo 2020, impietoso, tragico, distruttivo, in pochi si metteranno su un divano a guardare l’album dei ricordi alla ricerca di qualcosa di buono.

Chi fa il nostro mestiere è abituato a vedere il mondo con gli occhi disincantati, a stretto contatto con le storture della società, immerso in un pragmatismo necessario che si intreccia con l’istinto di sopravvivenza e non vedere le cose per quelle che sono rischia di renderci dei professionisti a metà.

L’anno che verrà dunque speriamo tutti sia meglio di quello passato, libero dal virus, del resto i segnali ci sono e ci sono tutti sperando che la medicina, la scienza, le capacità dell’uomo tecnologico possano davvero concludere questo ciclo pandemico nella maniera migliore possibile.

…ma l’anno che verrà sarà quello della resa dei conti, dei morti dell’economia, di chi non potrà più godere della serenità economica e se apparentemente potremo rivedere una certa serenità per la nostra salute di certo non basterà tra ansie,preoccupazioni e la necessità di reinventarsi in un mondo del lavoro sempre più a trazione robotica.

Un anno il 2021 dove le tensioni sociali sembrano essere destinate ad acuirsi, ad aumentare il divario tra ricchi e poveri, in un crescendo di disperazione il cui equilibrio è ancora molto lontano dal raggiungersi.

Nel 2020 nel nostro servizio quotidiano abbiamo cercato la difesa della vostra/nostra salute, in particolar modo di chi, anche questa notte, sarà di turno in una terapia intensiva, in un pronto soccorso, su una ambulanza vestito come un astronauta perché il virus è ancora tra di noi nonostante il vaccino ….

Del 2020 ho il ricordo di un paese congelato, di una natura selvatica che si avventura verso spazi inconsueti, complice quel surreale silenzio da lockdown, in quel qualcosa di tragicamente meraviglioso abbiamo incontrato daini, cervi, lepri, cinghiali in quei posti dove di solito parcheggiavamo la macchina, il motorino o andavamo a fare la spesa.

Nel 2020 abbiamo visto la natura come non mai, quel silenzio, quel tutto fermo e tutto chiuso a molti è piaciuto, anche al nostro malato pianeta, la stessa Venezia, con le sue acque limpide, è stata un tragico e impagabile spettacolo che, se non stiamo attenti, farà morire l’economia di una città unica al mondo.

Ed eccoci quindi pronti a festeggiare, con speranza, ma non troppa, l’arrivo del 2021, pronti a seguire le dirette di Capodanno sui canali televisivi, con il solito countdown e la voglia di abbracciarsi per augurarsi il meglio….perché comunque lo faremo, con prudenza, con distacco, con la mascherina …ma lo faremo…..

Ci leggiamo quindi nel 2021, con un anno in più, con la voglia di ripartire, di ricominciare, di sconfiggere la paura con la speranza che questo moderno medioevo passi velocemente, con lo sguardo su Marte, sulla Luna, sui successi della scienza e della tecnologia, per vedere finalmente arrivare un “Nuovo Rinascimento Tecnologico” che possa dare una speranza ai nostri figli e alle generazioni a venire.

E noi, uomini dello Stato, ancora e per sempre, il compito di vigilare affinché questi passaggi epocali abbiano a compiersi con il minor numero possibile di tragedie….perché ogni rivoluzione, ogni transizione ha sempre un elevato prezzo da pagare.

Buon anno cari amici, Buon 2021 a tutti voi.

In Giacca Blu Michele Rinelli

BUON NATALE IN BUONA SALUTE

Natale in quarantena, o in zona rossa ma pur sempre Natale.
Un Natale di guerra al virus, in difesa di quella salute che la maggior parte delle persone sane difficilmente ha mai messo in discussione.
Nella fragilità dell’esistere, con quanta arroganza ci diciamo “a me non può succedere”…
… ma non stavolta.
Questa volta può toccare davveri tutti, in un vortice inarrestabile, una roulette contrastabile solo con mascherine, igiene e distanziamento sociale.
Buon Natale, vorrei dirvi, e lo dirò, lo diremo, dobbiamo dircelo:
Buon Natale a chi lotta nelle terapie intensive dentro i caschi, con i tubi in gola o vestiti come degli astronauti, a medici e infermieri che mettono a rischio la loro salute.
Buon Natale a chi vedrà un posto vuoto, o forse più di uno, a tavola, per colpa di questa malattia subdola e contagiosa.
Buon Natale alle RSA, ai loro angeli e a chi fa di tutto per preservare i nostri nonni, la nostra memoria.
Buon Natale a chi domani indosserà una divisa, qualsiasi, dai soccorritori delle ambulanze alle nostre forze armate e di polizia la cui umanità dovrà sempre più guidare l’operato quotidiano, una umanita che non può non andare oltre i DPCM.
Buon Natale a chi non potrà ricongiungersi, a chi nelle pieghe di questa pandemia non vede l’ora di scorgere la fine di questo incubo.
Buon Natale ai nostri scienziati, a chi a tempo di record ci sta fornendo la strada per un rinnovato senso di salute….
…. Ma soprattutto Buon Natale a tutti quei bambini che domani correranno verso l’albero con la speranza di trovare il tanto desiderato regalo.
E a noi, genitori, la forza e la capacità di affrontare e spiegare loro nel migliore dei modi che, in fondo, oggi è Natale e il regalo migliore di sempre sarà per sempre la salute.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

DIFENDIAMOLI!

Li vedi muovere rapidi, lungo un corridoi o su un’ ambulanza, vestiti di bianco, con quelle tute che sembrano astronauti, visiera, mascherina e tanto coraggio.
Non sono più eroi ma gente da braccare, persone che recitano una parte, dei terroristi, che si spostano con le ambulanze vuote per incutere paura, prede da stanare per certificare un complotto che non esiste.
Come a Torino dove una coppia ha fermato un’ ambulanza, interrompendo operazioni di soccorso, per filmare e dimostrare che la lettiga era vuota e l’emergenza virus inesistente.
Un buon lavoro per la procura piemontese che dovrà procedere per interruzione di pubblico servizio, una follia, al tempo del covid e delle scarpe della Lidl.
In questi giorni la mia giacca blu è a stretto contatto con i camici bianchi, con il loro sguardo, i loro racconti, le loro paure, di chi teme di portare a casa il virus, di chi, forse, lo ha già portato con tutto il suo carico di dolore, morte compresa, nell’assurdo destino dove il sanitario sopravvive e muore di covid chi con lui vive.
Queste storie, queste situazioni, sono le prime eredità di quest pandemia, drammi senza fine a carico di chi paga un prezzo enorme e si vede pure chiamare terrorista.
A marzo chiesi di non scusarsi con noi, forze dell’ordine, ma con loro, con chi molto più facilmente potrebbe tornare a casa con il virus, loro sono quelli che raccolgono i cocci anche di chi crede sia tutto un complotto….
Ma le lapidi di chi ogni giorno muore per questo virus sono sempre di più e quei marmi sempre più duri da sostenere.
Come se non bastasse l’annuncio dell’arrivo del vaccino non è stato accolto con tripudio, con gioia, nessuna festa, nessuna liberazione, anzi, il 30% della popolazione forse nemmeno lo farà e alcuni esponenti della comunità scientifica si dimostrano scettici in relazione alla sicurezza del farmaco, un dramma e un toccasana per chi ancora nega l’esistenza del virus.
Ed ecco quindi che invito tutte le giubbe a non esitare nelle denunce, a stanare, loro sì, terroristi del web e delle strade (non pazzi), a denunciare queste persone, laddove possibile, per interruzione di pubblico servizio, resistenza a incaricato di pubblico servizio, istigazione a delinquere e tutto ciò che il nostro codice mette a disposizione perché gli occhi di chi ogni giorno mette a disposizione la propria vita per salvare quante più persone dal Covid-19 questo ci chiede, e questo, per quanto possibile, dobbiamo fare.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

DECRETO CAOS

Ero fermo lì, ad aspettarlo, pronto a vederlo quel momento dove le piazze si sarebbero riempite del caos organizzato.

L’ultimo decreto, l’ennesimo DPCM, ha gettato il paese nel caos, a fiumi di esercenti giustamente arrabbiati si sono aggiunti i professionisti del disordine, in un crescendo che, mentre vi scrivo, vede Torino, Milano, Napoli e non solo in preda a manifestazioni molte dure e violente.

Mentre la guerriglia urbana alza la posta in gioco e mina le fondamenta del diritto a manifestare il legittimo dissenso, le divise sono lì, a difendere l’ordine pubblico, per il bene di tutti anche per chi, da adesso in avanti, le vedrà come nemiche.

Perché siamo quelli che difendono lo Stato oppressore, dal facile Lockdown, quelli che lo stipendio a fine mese lo percepiscono, quelli che avranno sempre un piatto di pasta da mettere in tavola… Perché lo ripeterò sempre, menare i facinorosi, i fannulloni dei centri sociali, è semplice ma se si mischiano tra quelli chi ha fame davvero, gli onesti lavoratori, il problema morale diventa enorme.

In queste ore convulse, mentre le nostre piazze si tingono di rosso fumogeno, dove il rischio che ci scappi il morto diventa sempre più concreto man mano che passano le ore, il mio pensiero va a tutti coloro i quali hanno il sacrosanto diritto di protestare e a quei colleghi che stanno rischiando la vita per chi, tra i manifestanti, vuole duramente dissentire ma senza delinquere, senza violenza, perchè se sto dalla parte di chi chiude, commercia, e vive di imprenditoria, non ha senso che si spacchino vetrine e si devastino realtà commerciali.

È iniziato il caos…. E le Giacche Blu sono, come sempre, al posto loro, al fianco di chi, pur nella difficoltà, vuole stare nella legalità, nel mezzo della bufera, tra il diritto di manifestare e quello di reprimere i facinorosi, in un momento difficile dove confondere tutte le parti è davvero semplice.

Un pensiero per tutti voi cittadini e concittadini in divisa, siamo solo all’inizio e sarà dura….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

MILANO, AGENTI DELLA LOCALE INFEDELI….QUESTA È GIUSTIZIA SOMMARIA!

A Milano le IENE colpiscono ancora, gli inviati con la giacca nera e il piglio giornalistico, anche se giornalisti non sono, proseguono la loro opera di sputtanamento mediatico quando, invece, dovrebbero pensarci giudici e tribunali.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/milano-vigili-droga-business_893740.shtml
Questa volta nel mirino di Pelazza ci finisce un presunto manipolo di Agenti della Locale infedeli, almeno così sembra, che in operazioni di contrasto alla piaga degli stupefacenti, pare, stipulino “contratti” di interscambio con gli spacciatori per arrestarne altri.
Questa volta la Iena Pelazza tende loro una trappola, ingaggia un finto corriere, mette dei mattoni al posto dei panetti di droga e, tramite il suo gancio, avverte gli agenti del passaggio di questo finto trafficante.
Nelle “intercettazioni” della Iena Pelazza, a telecamere nascoste, il trafficante sarebbe dovuto rimanere libero perché parte del provento di quel carico di droga sarebbe dovuto finire in qualche modo nelle tasche del delatore, cosa che come si evince dallo sviluppo della vicenda ciò non è avvenuto, anzi, tutti addosso per assicurare alla giustizia il presunto balordo.
Ecco quindi che arriva il nostro moderno Sherlock Holmes Pelazza a contestare a tutti le loro malefatte, indagine, istruttoria e condanna già emessa.
Dal video montato dalla redazione della nota trasmissione non ci sono dubbi, quelle divise sono marce, vanno rimosse, peccato che diverse cose non tornino.
La prima, se il trafficante doveva scappare perché è stato preso? L’asserito mercato parallelo composto da spacciatori fedeli a questi operatori della locale, i cui sequestri finivano nelle loro tasche di altri, dove sono?
Perché dare credito a un individuo che avrebbe avuto mille motivi per mettete fuori gioco dei bravi operatori di polizia ?
Ma, soprattutto, perché Pelazza non è andato con le sue immagini prima in procura e, solo dopo una adeguata istruttoria e indagine, magari dopo il rinvio a giudizio, mandare in onda il servizio?
Sulla mia pagina Facebook vengo accusato di difendere degli indifendibili, è tutto chiaro del resto, cosa ci sarebbe ancora da capire?
Le questioni da capire sono tante, la prima, che gli spettatori non conoscono, è quella della gestione dei confidenti, delle notizie, un sottobosco pericoloso per gli operatori che spesso non hanno tutele e devono barcamenarsi tra l’esigenza di sapere e quella di riuscire a ottenere la notizia in un mondo che vende te, poliziotto, alla pari di un delinquente come lui, del resto sei solo un dei tanti mezzi per arrivare a un obbiettivo.
Perché quindi mostrare pericolosamente il lato oscuro del contrasto allo spaccio di droga? Lo sa Pelazza, e lo sa, che lavorare con gli spacciatori è la cosa più difficile che esista? Lo sa Pelazza, e lo sa, eccome se lo sa, che la droga piace tanto ai disperati quanto ai potenti ed è per questo che esiste un lato oscuro le cui regole le sanno e devono essere concordate con i magistrati?
Io non credo a degli Agenti infedeli ma a dei bravi operatori i cui metodi sono probabilmente fuori tempo, fuori contesto…. e che quando va male, come in questo caso, sono difficili da sostenere.
Infatti immediatamente è apparso evidente l’imbarazzo, quasi la paura degli agenti, perché si sono palesemente esposti in un bluff che non sarebbe dovuto diventare né pubblico né essere sputtanato in quella maniera, perché un bluff di quel tipo esposto alla pubblica opinione diventa difficile da gestire.
L’imbarazzo è stato tale che tutti gli Agenti sono di fatto scappati e non hanno pensato che il buon Pelazza e la sua troupe avevano appena consumato una simulazione di reato e per questo i filmati, tutti, sarebbero dovuti finire sotto sequestro…. Azione questa che avrebbe tutelato i partecipanti la vicenda, cittadini, trasmissione televisiva e agenti di polizia forse ingiustamente accusati.
Quale modo migliore per aprire una inchiesta vera e non un dannoso servizio televisivo di una trasmissione la cui serietà è da mettere costantemente in discussione?
Aspettiamo quindi le risultanze dell’inchiesta che farà luce se non della loro infedeltà, ammesso e non concesso siano degli infedeli, di sicuro del loro modo di lavorare e gestire i confidenti che nel mondo della droga, senza un adeguato rispetto delle regole, è la cosa più difficile e pericolosa tra tutte.

In Giacca Blu – Michele Rinelli