Pubblicato da: paroleingiaccablu | 28/11/2017

VITTIMA E’ CARNEFICE…

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Si chiama “Questo non è amore” ed è l’efficace campagna che la Polizia di Stato ha intrapreso per sensibilizzare la pubblica opinione sul grave e mai troppo discusso problema della violenza di genere.
Una questione che persone come il sottoscritto vivono spesso nel servizio quotidiano, la violenza domestica, la lite in famiglia, il maltrattamento di donne e/o bambini sono questioni che il poliziotto del 113 vive quasi quotidianamente toccando con mano la triste realtà.
Quando si parla di violenza, in generale, noi tutti dovremmo fare quadrato, ciò che è identificabile come violenza deve essere respinta senza esitazione alcuna, che questa possa essere fisica o psichica la società civile deve trovare gli anticorpi per combatterla…per sconfiggerla, purtroppo, credo sarà necessario un altro livello evolutivo dell’uomo stesso.
Oggi ho partecipato a un pubblico dibattito organizzato dalla Polizia di Stato presso la Scuola Allievi Agenti di Piacenza dove sono intervenuti diverse persone che a vario titolo si occupano di queste tematiche, tra gli interventi più toccanti non si può non sottolineare la presenza di una ragazza violentata da un branco nel 2009 nei pressi di Milano la quale, con estrema lucidità, ha voluto condividere con noi la sua esperienza.
Parole le sue capaci di identificare i limiti di un sistema, forse troppo sbilanciato al maschile in questi casi, che ci deve invitare a riflettere su quanto sia semplice, per diverse ragioni, non trovare la giusta empatia con le vittime che in quei terribili attimi hanno visto letteralmente morire la loro vita precedente.
Così come è evidentemente facile banalizzare, e alle volte forse fare troppe chiacchiere e poca reale prevenzione, quando, dalla platea, un ragazzo, classe 1999, ci fa notare, a noi poveri bacchettoni, che certo bisogna prevenire, non avere paura di denunciare ma cosa facciamo per evitare che un bambino prima, un ragazzo poi, alla fine un uomo, a causa della sua fragilità, diventi violento, incapace di sopportare un rifiuto o la conclusione di una relazione sentimentale.
Ed è così che questo studente, nella semplicità della sua giovanissima età ci ricorda che noi possiamo fare tutti i convegni che vogliamo ma se non scendiamo nel concreto, se non adottiamo misure serie di prevenzione, di riabilitazione, di reale censura del violento, ci ritroveremo semplicemente ogni anno a snocciolare inutili statistiche.
Così che, mi scuseranno le migliaia di donne violentate nel corpo e nella mente, di questi uomini violenti che ci dobbiamo fare?
Li abbandoniamo a loro stessi? Li releghiamo, che so, a vivere sotto i ponti, magari cerchiamo di metterli in una condizione di depressione tale da portarli al suicidio?
Non si tratta di prendere le parti del carnefice ma di sicuro è necessario capire che cosa è davvero la prevenzione e cosa è invece metterci semplicemente una pezza.
Perché istituti come l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, operato sempre nei confronti del violento (solitamente un individuo di sesso maschile) non ci dicono dove dobbiamo mettere quell’uomo! Insieme ai clochard della stazione ? In un loculo sotto un ponte ? Dobbiamo forse scaricarlo senza arte ne parte a quella società che vive nell’emarginazione?
Mentre per una donna che denuncia esistono decine di strutture di accoglienza capaci di farsi carico anche dei figli di queste donne non esistono, o sono pochissime, le strutture dedicate agli uomini capaci di recuperarli alla società, aiutarli, accoglierli, proporre loro un percorso di recupero.
Perché, scusate la franchezza, credete che un livido sul corpo faccia più male di una madre che nega i figli a un padre separato e che magari non ha denunciato le botte della moglie – e ci sono – provocando rabbia e frustrazione in questi uomini che, disperati, possono anche scegliere di sviluppare violenza se non verso la ex moglie verso se stessi?
Non crediate sia il mio l’elogio del carnefice ma solo la volontà di ricordare che violenza è qualunque cosa venga imposta a un individuo in maniera tale che questi non abbia la forza o il potere di poterla adeguatamente contrastare quando non voluta, sia essa fisica o psichica.
Ed è così che “Questo non è amore” non solo quando coinvolge donne malmenate o violentate nel corpo e nella mente ma anche uomini che devono rivendicare il diritto di essere anche loro vittime, anche di se stessi, a noi il dovere di non credere negli schieramenti ma più semplicemente in quella cultura dove nessuno deve subire alcun tipo di violenza.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 20/11/2017

AMICIZIA E RISPETTO MA SENZA PICCHETTO!

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Voleva essere un gesto carino nei confronti di una nota e bella conduttrice televisiva, si è di fatto trasformato nell’ennesimo errore di comunicazione da parte della Polizia di Stato.
Stiamo ovviamente parlando dell’improvvisato e impropriamente definito “picchetto” allestito su due piedi per accogliere Barbara D’Urso durante una visita di piacere presso la Questura di Milano.
I sindacati di categoria si definiscono indignati, il Questore Cardona si impegna a punire i responsabili, la morale, forse, è che dovremmo crescere, tutti, sul punto della comunicazione e della strumentalizzazione possibile.
Sono molti i contenuti che finiscono in rete con protagonisti i poliziotti, ricordiamo tutti quello girato in autostrada dove un operatore della polizia stradale apostrofa in maniera discutibile uno straniero in bicicletta che circola su una autostrada.
Le parole e le immagini di quel video non hanno messo al riparo la polizia da aspre polemiche, critiche pesanti e offese tanto che l’estensore del filmato è stato sospeso dal servizio e, ad oggi, subisce ancora le conseguenze di quelle sequenze.
A Milano non credo assisteremo a tanto, non ci sono offese a nessuno, l’estensore del video è lo stesso vip, se di offese vogliamo parlare, forse, le possiamo ricondurre alla sensibilità dei singoli poliziotti.
Non abbiamo neanche “truppa” da sacrificare, in fondo pare sia stato un dirigente della Questura a organizzare una accoglienza decisamente non dovuta, forse non troveremo vasi di argilla da frantumare…e forse è giusto così.
Alla fine il problema si deve spostare necessariamente su un altro fronte, quanto moralmente sia giusto accogliere una soubrette televisiva in quella maniera solo per esaltare l’ego della stessa o di chi, avendo disponibilità di personale, ha inteso probabilmente elevare anche il suo stesso ego. (perché io può!!!)
Perché la questione è, per esempio, che non si accolgono così nemmeno le vedove dei nostri caduti (e a Milano ne abbiamo a centinaia), persone che davvero avrebbero di che essere omaggiate.
E’ comprensibile il fatto che per avere buoni rapporti con i media, probabilmente, è giusto trattare con i guanti bianchi personaggi televisivi come Barbara D’Urso la questione però è quanto, in maniera più o meno consapevole, questi atteggiamenti possono danneggiare l’immagine di persone che ogni giorno scendono in strada, spesso con mezzi così esigui, che è facile far pensare al popolo “Avete visto?? Guardate come la trattano solo perché si chiama Barbara D’Urso!”….visto che la signora è donna bellissima, per carità, ma non è certo il Presidente della Repubblica.
Così che alla fine la domanda vera è: serve una punizione, un provvedimento disciplinare o al contrario incentivare e stimolare tutto il personale, dirigenti compresi,  a una coscienza 2.0 capace di valutare l’opportunità di compiere o non compiere determinati gesti?

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 03/11/2017

ALLA RICERCA DI IGOR, COME FOSSERO “SEPARATI IN CASA”… 

​(…) nell’imminenza dei fatti i carabinieri non hanno informato chi doveva tutelare l’incolumità pubblica (ai sensi della legge 121 del 1981), probabilmente al fine di tagliare fuori la polizia da un’inchiesta che prometteva molta visibilità. Mesi dopo, di fronte alle critiche, si difendono contraddicendosi l’un l’altro. E dimostrando come, sul campo, il grande vantaggio di Igor fu la disorganizzazione di chi doveva braccarlo.(…)
Si conclude così l’articolo di Repubblica, l’ultimo, dedicato alla vicenda di “Igor il Russo” sfuggito all’apparato delle forze dell’ordine italiane o, come appare dal testo, alla disorganizzazione provocata dall’Arma dei Carabinieri. (il testo completo qui http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/11/03/news/i_silenzi_dei_carabinieri_sapevano_chi_era_igor_nel_fax_non_lo_scrissero_-180125580/)
Personalmente non voglio credere alla vicenda così come dipinta da Repubblica ma non posso sostenere che sia impossibile, anzi, il narcisismo dell’essere umano è capace di azioni ben più gravi, perché, diciamolo, se davvero ci sono state mancate comunicazioni è solo perché qualcuno voleva ammamtarsi di gloria.
E non è colpa dei Carabinieri, intesi come quei poveretti che sono stati notte e giorno a cercare un criminale molto pericoloso,  ma di  chi tra greche e stellette sulla spallina voleva essere ricordato per quello che aveva catturato Igor.
Questo atteggiamento è forse capitato questa volta a esponenti della benemerita Arma ma non si creda non possa coinvolgere appartenenti a altre forze di polizia perché il problema sono le singole persone e solo loro. 
Certo,  poi ci  sono le leggi, quelle che si  devono rispettare, come la legge 121/81 citata nell’articolo, una legge rimasta gran parte lettera morta,  che parla anche di centrali operative fisicamente uniche ma che dal 1981 non sono mai esistite.
Da tempo è ora di cambiare il sistema e per farlo davvero bisogna rinunciare ai narcisismi, alle nicchie di  potere, alle poltrone intese come incarichi che gratifichino semplicemente il “dirigente” e non come responsabilità nei confronti di chi vuole un servizio efficiente….  e che Igor DOVEVA prenderlo! 
Sono tante le strade per avere vera efficienza, dalle centrali uniche per davvero a protocolli di gestione emergenze davvero condivise.
Se non mettiamo però le persone tutte insieme per davvero, non in narcisistica competizione,  se il risultato verrà visto solo come la gloria del singolo e non a favore del bene collettivo Igor è, e sarà, uno dei tanti casi di inefficienza che esistono, ci sono già stati, e ci saranno sempre.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 31/10/2017

SIAMO GIA’ COME IN ISRAELE?

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Il termine è stato coniato da tempo “Terrorismo Veicolare” ossia quella particolare modalità di attentato, non certo nuova in medio oriente, dove un veicolo di qualsivoglia dimensione piomba su inerti passanti buttandoli giù come fossero birilli al bowling.
Questo terrorismo torna oggi a New York, a Manhattan, morti e feriti continuano a testimoniare come l’occidente debba sempre più cambiare mentalità, in una continua allerta a cui non eravamo abituati.
Qualche tempo fa ci scandalizzavamo al solo pensiero di poter vivere come in Israele dove ogni cittadino vive quotidianamente sempre in allerta rossa, ogni luogo, occasione, situazione è buona per attacchi terroristici di qualsiasi tipo dove quello veicolare è solo uno dei tanti.
Ed è inutile chiedere maggiore sicurezza, o si sacrificano luoghi, sistemi, modi di vivere o con questa tipologia di attacchi possiamo solo proteggere parzialmente alcuni posti senza mai davvero avere la possibilità di risolvere il problema.
Sono innumerevoli infatti le piste ciclabili, le aree pedonali, o anche solo i marciapiedi affollati che possono essere teatro di possibile attacco e non possiamo oggettivamente credere che dissuasori, fioriere, barriere in cemento possano davvero risolvere i nostri problemi.
Del resto dove non entrano camion entrano furgoni, dove non entrano furgoni entrano automobili, dove non entrano automobili ecco apparire improvvisati accoltellatori in un inseguimento continuo di possibili rimedi che con queste metodologie non ci saranno mai.
E da qui, certo, ci sono le scelte politiche, quelle di integrazione, quelle di prevenzione, quelle di protezione sociale, di maggiore fiducia nelle forze dell’ordine che da tempo chiedono, ad esempio,  di poter avere armamenti più idonei per essere portati anche fuori servizio, richieste queste sempre ignorate forse anche per una sorta di sfiducia della classe politica nei confronti degli uomini in divisa.
A tutti noi quindi, uomini in uniforme ma anche comuni cittadini, il compito di essere sempre in allerta, di pensare che certi eventi possiamo prevenirli solo mantenendo alta l’attenzione, evitando magari di guardare troppo il cellulare, a testa china, in un luogo affollato, o di tenere sempre in mente quali e quante possono essere le eventuali vie di fuga dal posto in cui ci troviamo o come improvvisare una difesa da coltello utilizzando  armi improprie quali possono essere le sedie di un tavolino di un bar.
….è molto brutto?? Non è più Europa? Non è più occidente? Forse…..ma se avete altre alternative….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/10/2017

IGOR E’ SFUGGITO: INDAGHIAMO I CARABINIERI!

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E’ stato l’incubo delle campagne bolognesi nei primi mesi del 2017, uno spiegamento di forze mai visto, una caccia all’uomo in grande stile che, di fatto, non ha portato a nulla.
Stiamo parlando di Igor Vaklavich che dopo aver seminato una scia di sangue che l’Emilia non ricorda forse dai tempi della tragica “Uno Bianca”, si è dileguato facendo perdere le proprie tracce.
Una vicenda che oltre la polemica molto deve insegnare, far comprendere e valutare a tutto il sistema,sia in termini di gestione di emergenze di questo tipo sia, forse, anche in termini di comunicazione mediatica.
Durante gli oltre due mesi di ricerca spasmodica nelle campagne tra Ferrara e Bologna alti ufficiali dei Carabinieri più volte hanno cercato di salvare l’immagine di una operazione di ricerca che evidentemente ha palesato immediatamente fortissimi limiti.
Nella serata in cui il nostro supposto militare super esperto di cui si raccontano inimmaginabili gesta alla “Rambo” ha ucciso la Guardia Venatoria Verri una pattuglia dei Carabinieri, in borghese, pare l’avesse intercettato e per poco non è stato acciuffato.
Di quella mancata operazione di cattura, di cui nei giorni a seguire abbiamo anche letto gli stralci della relazione di servizio dei militari, in molti ci siamo chiesti come sia stato possibile, ma mentre chi indossa un’uniforme e fa lo stesso mestiere di quei militari forse certe dinamiche le può comprendere mi meraviglio di come e in che modo anche la procura militare  voglia fare chiarezza sul perché quella sera Igor non fu catturato. ( http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/igor-fuga-1.3470640 )
Questa azione giudiziaria, che sia ben chiaro appare del tutto legittima in termini strettamente giuridici, assume però dei tratti dai risvolti umani molto pericolosi per tutta una serie di ragioni.
Operare in quei contesti, dove la sovraesposizione mediatica e la pressione gerarchica era a livelli elevatissimi, ha incentivato indubbiamente i militari a commettere errori da “ansia da prestazione”, perché un conto è prenderlo, un conto è prenderlo vivo, in sicurezza, senza donare alla bandiera altri eroi di concerto, peraltro,  con le direttive ricevute.
Non solo, nel Far West si poteva sparare a vista a un fuggitivo, nell’Italia di oggi puoi essere anche un serial killer come Igor ma non posso spararti gratuitamente alle spalle mentre stai fuggendo nei campi per evitare che, girandoti, tu mi possa colpire per primo.
Se nella valutazione dello scenario operativo i militari hanno ritenuto (sbagliando?) di attendere ordini e rinforzi per quale motivo un procuratore del tribunale militare di Verona vuole fare luce?
Davvero un giudice può entrare nel merito della sicurezza di scenario e di decisioni tecnico tattiche che sono totalmente riservate alla stretta valutazione degli operatori?
Dobbiamo forse ritenere i nostri militari colpevoli di una violata consegna per non essersi gettati in un mortale corpo a corpo o in una pericolosa sparatoria con un individuo pluriomicida?
Possiamo davvero ritenere, per assurdo, che i militari abbiano voluto far allontanare il soggetto di loro spontanea volontà, anzi, magari favorendolo pure ?
Sono curioso di conoscere gli esiti dell’istruttoria ma sarei ancora più curioso di comprenderne i presupposti perché è importante, per chi lavora rischiosamente in mezzo alla strada, capire cosa può passare nella testa di un giudice che, per sua fortuna, difficilmente si ritroverà a pensare di non poter tornare a casa dalla sua famiglia ucciso da “un Igor”.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/10/2017

TUTTI CORROTTI ?

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La settimana appena trascorsa è stata davvero complicata, si sono susseguite tante notizie scandalose che  hanno coinvolto a vario titolo le divise, dall’ispettore che in un commissariato di polizia ha abusato di una donna, passando per due carabinieri che rubavano i soldi dai portafogli delle persone che controllavano, allo 007 dell’Arma Benemerita colluso con la criminalità organizzata.
Un periodo difficile per le organizzazioni deputate alla sicurezza dei cittadini e in molti, nelle pagine che frequento, si chiedono cosa stia effettivamente succedendo, considerato anche quanto abbia ferito e colpito la pubblica opinione l’episodio del presunto stupro ad opera di due carabinieri del radiomobile di Firenze.
Congiunzione astrale negativa, casualità o ci sono delle cause effetto da dover prendere in considerazione?
Certamente è difficile dare una risposta assolutamente pertinente, sono tante le variabili in campo, quello che colpisce è, a tratti, che la maggioranza di queste notizie colpiscono una istituzione tra le più amate dagli italiani: i Carabinieri.
Come se non bastasse la procura di Massa sta indagando su presunti abusi a carico di 37 militari, praticamente una buona fetta  dei carabinieri in servizio operativo in tutta la Lunigiana.
Su tutto questo clamore mediatico è bene esortare chiunque legga a essere prudente, a non  giungere a facili conclusioni, il mestiere dell’agente della forza pubblica è un mestiere pericoloso, dove si rimesta nella melma della società, dove alle volte basta finire sulla bocca del delinquente sbagliato, che trova il giudice “giusto”, per iniziare un meccanismo che estrinseca il suo massimo clamore nelle prime indagini ma che alla prova dell’aula, spesso, finisce per rivelarsi una clamorosa cantonata – per questo esistono i processi, fortunatamente.
E’ chiaro che alcuni fatti di cronaca, per la loro pochezza, non lasciano spazio a grosse interpretazioni, altri fortunatamente devono, prima di tutto,  passare il vaglio dei tre gradi di giudizio.
L’errore, se di errore vogliamo parlare, non è quindi nella giustizia ma nella voglia di scandalo e gogna che questa società avida di mostri (che necessariamente devono essere gli altri, meglio se in divisa) chiede al mondo dell’informazione che fa di tutto per fornire, a noi che leggiamo, quello che più ci piace: lo sbirro cattivo!
Il giornalismo quindi non al servizio della verità ma, come spesso accade, prodotto di consumo…che deve piacere…a voi, che leggete, l’onere però di andare oltre la notizia….la cosa più difficile!!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/10/2017

INUTILE “TUTELA&…”

Non esistono sistemi perfetti perché la perfezione non è degli uomini ma dal non essere perfetti al diventare inutili evidentemente il passo è breve.
Continua l`opera, a questo punto di inutile e dannosa denigrazione, dell’associazione “Tutela&Trasparenza”, nata a seguito dei sedicenti disastrosi risultati della prova scritta del concorso interno a 1400 vice ispettori della Polizia di Stato.
Da quel giorno sono passati quasi due anni, una prova orale con alti profili di selezione nel mezzo, decine di ricorsi giurisdizionali persi e un corso di formazione già iniziato lo scorso 12 settembre.
Dispiace che ancora non si sia trovata la serenità per affrontare questa situazione ma soprattutto ancora non si capisce, ad oggi, cosa vuole davvero esprimere questa associazione di poliziotti oltre lo scandalo.
A parte ricorrere sempre allo stesso canovaccio dialettico, agli stessi esempi, alle stesse ripetute storture, ancora non fornisce l`esatto numero, giudicato da loro, dei temi scandalosi, continuando a gettare frasi e fango in maniera del tutto decontestualizzata il cui unico risultato è la gratuità denigrazione dell’istituzione che ci paga uno stipendio.
Denigrazione semplicemente di un sistema, il loro,  ma soprattutto delle persone, anche di chi scrive, e che si sente di aver gareggiato in maniera assolutamente corretta.
A distanza di due anni ci si aspetterebbe un livello superiore rispetto alla rabbia, allo scandalo, al fare ammuina; personalmente da persone estromesse, e con una certificata cultura, che scandaloso è stato escludere (secondo loro),  mi aspetterei proposte concrete per abbassare i livelli di ipotetica corruzione e di errore umano così da rendere positiva l`esperienza negativa di tanti validi poliziotti.
Da “tutela&trasprarenza” non una critica al riordino delle carriere, ad esempio, che vedrà moltissimi delusi di quella stessa associazione diventate ispettori, praticamente, per il solo fatto di essere anziani di servizio.
Non una proposta che sia una di valorizzazione del merito, non una discussione su quanto sia valido un sistema di selezione a “banche dati pubbliche” che aiutano coloro i quali hanno tanto tempo per fare a ripetizione dei quiz di fronte a un computer e non coloro i quali hanno acquisito cultura attraverso lo studio serio e sudato.
In ogni categoria esistono, ed esisteranno sempre, i raccomandati, gli ignoranti, i fortunati e gli sfortunati ma un conto è battersi per diminuire l`incidenza delle storture, un conto è cavalcare la facile e ignorante indignazione, non per cambiare le cose, evidentemente, ma per lasciarle esattamente così per come sono.

Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 20/09/2017

…UNA ROSA BIANCA…

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Per te, Nicoletta, c’era una rosa bianca, simbolo di purezza e amore che in tanti, in quel giorno ti hanno voluto dedicare.
Così come puro, è evidente, era l’amore per un lavoro, in un misto tra passione e ribellione, tra odio e orgoglio, in un turbine, forse, che solo tu potevi comprendere.
Essere su quella pattuglia, non più ragazzina, di notte, in un ruolo che in molti alla tua età rifuggono, perché considerato troppo oneroso sotto ogni punto di vista, conferma quanto in fondo credessi ancora, nonostante tutto, nel valore di quell’uniforme.
In tanti mi hanno descritto la tua figura, in un misto tra il sacro e il profano, dove l’esempio del vulcano che esplode era solo uno dei tanti che potevano dipingere al meglio i tuoi distinguibili tratti.
Una persona che andava diretta al sodo, anche troppo, ma che non si tirava mai indietro quando bisognava dimostrare che era necessario #essercisempre, con il cuore e con la divisa.
Te ne sei andata così, nella praticità del tuo mestiere, nella voglia di continuare quella missione che avresti potuto e voluto insegnare a Pietro, così giovane, forse anche inesperto, probabilmente con ancora addosso l’argento vivo di chi questo mestiere lo vive con l’entusiasmo tipico e poco cosciente degli inizi, che con slancio vi portava verso uno “stupido” intervento per lite.
Ma anche quello di Pietro, evidentemente, era un pensiero e una passione pura, per un lavoro che tanto ha da dare ma tanto ha da prendersi sino alla nostra stessa vita…che per Pietro è stata tolta davvero molto presto.
Ed è forse, così, che a te e a Pietro io debba chiedere scusa, per non aver esitato ad arrabbiarmi con quel destino e con quel malcostume che spesso e in tanti affligge gli operatori di polizia (tutti), quello di non indossare la cintura di sicurezza.
Qualcuno mi ha accusato di non aver avuto rispetto di voi e se anche voi lo avete pensato, bé vi chiedo scusa, certe questioni credo debbano essere trattate nel momento in cui tutti siamo più sensibili e ricettivi…ho pensato ai vivi, a quelli che verranno, non a voi che con onore e sacrificio ogni giorno ci ricordate quanto sia terribilmente pericoloso fare, ma sopratutto essere, un poliziotto.
Onori a Voi caduti nell’adempimento del dovere, Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/09/2017

…NON SIAMO MICA GLI AMERICANI!

Adrian Garcia, Christopher Ballerini

Ho scritto in un linguaggio volgare l’ultima volta e alcuni forse si sono anche scandalizzati! Ho scelto una comunicazione senza fronzoli, senza paroloni, senza artifizi linguistici per spiegare quanto è importante la cintura di sicurezza nell’espletamento del servizio di pattuglia anche se, come sostenuto da alcuni, il codice autorizza gli agenti, durante l’espletamento dei servizi urgenti di istituto, a non utilizzarla.
Moltissimi sono stati i commenti al mio ultimo testo, alcuni feroci, altri piccati, quelli espressione del “si è sempre fatto così” o “io sono uno sbirro vero e non ho paura, la cintura non la porto”  come se la divisa conferisse una indistruttibile corazza….
Lo ribadisco, la principale causa di decesso per gli esponenti delle forze dell’ordine è il sinistro stradale (QUI le statistiche), gli equipaggi delle volanti girano nelle nostre città alle più disparate andature con di fronte un vetro blindato che, in caso di impatto, come avete visto nelle ultime sequenze di morte, non si frantuma come tutti gli altri, rimane li a ricordarci che sono fatti per resistere alle pallottole….non ai corpi degli agenti proiettati verso l’esterno.
Laddove la legge ti consente “stupidamente” un certo comportamento è la cultura operativa che deve cambiare, per definizione il servizio urgente di istituto è quello dove generalmente si corre di più, per quale assurda follia dovremo continuare a non indossare la cintura di sicurezza in base a una norma scritta nel codice della strada molto tempo prima dell’adozione delle vetture blindate per il servizio di volante ? Una norma evidentemente da riscrivere rapportandola al moderno contesto.
Nicoletta e Pietro forse non avevano la cintura, o forse l’avevano ma in queste occasioni non possiamo non ricordarci di quanto sia importante prevenire queste morti utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza che le vetture moderne mettono a disposizione.
Le case costruttrici di tutti i veicoli raggiungono la massima sicurezza passiva dei propri prodotti solo attraverso l’utilizzo dei sistemi di ritenuta, per quale motivo dovremmo continuare a non utilizzarle?
Perché si scende spesso? Perché normalmente in città si va piano? Lo sapete quanti sono 15 mt al secondo ? (fate il calcolo!) O  perché “io sono io e voi non siete un cazzo!” ?
….ciascuno è libero di fare come crede ma non possiamo rimanere aggrappati a quelle che ormai sono solo inutili e arroganti credenze.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/09/2017

EHI TU, METTITI LA CINTURA…!

Ehi, parlo con te, non lo hai ancora capito? A te che “io la cintura non me la metto perché è scomoda” ma anche a te che “se mi sparano perdo tempo” sei ancora sicuro di quello che dici? Guarda quella macchina, a Ravenna stavano andando a sedare una lite,una cazzo di stupida lite tra ubriachi, di quelle che fai a decine ogni anno e che spesso quando arrivi è già finito tutto.
Con l`asfalto viscido e un vetro blindato costantemente di fronte a te la cintura non può che essere la tua prima speranza di vita, non credi?
Quei due colleghi per recarsi sul posto sono morti, tutti e due, il più giovane aveva solo 27 anni, hai capito?  27 anni …se avevano le cinture non lo sappiamo, ma lo speriamo, ma troppi ne ho sentiti di inutili discorsi per non dire che le scuse per non mettersi le cinture sono tutte cazzate. 
Non li vogliamo più morti così, lo hai capito che l`incidente stradale costituisce il 90% dei decessi in polizia, vuoi ancora ignorare la tua vita è legata a quella fottuta cintura? 
….fai come cazzo ti pare ma domani non vogliamo piangere anche te! 

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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