Pubblicato da: paroleingiaccablu | 19/08/2017

Li chiameremo “Carabinieri di Campagna”

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Riformare, ricollocare, unire le forze, riposizionare i corpi per evitare contrapposizioni, il Ministro degli Interni Minniti si dice voglia dare attuazione al progetto dei “Carabinieri di Campagna”, in un futuro infatti potremo vedere solo nei piccoli centri urbani le diramazioni territoriali dell’arma benemerita.
Un progetto ambizioso, dai tratti quasi sovversivi, eliminare dai centri cittadini la presenza dei Carabinieri è una eventualità che porterebbe con se enormi problematiche non solo di carattere organizzativo ma sopratutto di carattere politico.
Una riforma, quella che circola in questi giorni, che deve essere ben pensata dai vertici del nostro paese perché il rischio di commettere errori irreversibili è elevatissimo e difficile sarebbe tornare indietro.
Le sovrapposizioni delle forze è un problema vecchio tanto quanto l’Italia, certo sono finiti i tempi dove vi era una vera e propria gara tra Polizia e Carabinieri per accaparrarsi l’intervento “buono”, quello che ti faceva fare bella figura o ti faceva finire su tutti i giornali, sono però rimaste le condivisioni territoriali, stazioni carabinieri, centrali operative, commissariati che occupano lo stesso territorio e per quanto cerchino di non sprecare risorse è inevitabile che ciò accada.
Dividere quindi completamente gli ambiti territoriali potrebbe certamente essere una soluzione che si scontra però con i parametri, chi va via da dove?? Come determineremo la presenza o meno di una Compagnia Carabinieri o di un Commissariato di Polizia? Numero degli abitanti? Magari interpolato dalla incidenza dei reati su quel dato territorio?
E il personale già presente e che deve traslocare?? Lo trasferiremo d’ufficio? A che prezzo, a che costi? Con che tutele e ipotetici risarcimenti?
Peraltro, nonostante alcune ricerche, non sono riuscito a trovare dichiarazioni del sig. Ministri Minniti che ci dice di voler effettivamente dare attuazione a questo progetto.
Personalmente ritengo che percorrere la strada del “Carabiniere di Campagna” sia davvero difficile, più difficile, forse, di una ipotetica quanto improbabile unificazione delle forze di polizia anche perché, e non capisco il motivo, nessuno prende in considerazione le articolazioni delle Polizie Locali che in qualche territorio funzionano davvero molto bene e che potrebbero, giustamente inquadrate, andare a sopperire e/o affiancare a tutto tondo l’opera dei già presenti Carabinieri.
Per evitare le sovrapposizioni a mio modesto avviso bisogna andare a ragionare ben oltre una semplicistica quanto impossibile divisione tra città e provincia ma riformare tutto l’apparato a partire da centrali operative uniche per davvero a finire, per modo di dire, a una struttura di raccordo che insegni a tutti gli attori della pubblica sicurezza ad essere ugualmente impiegabili, e con la stessa formazione, operatori di polizia, tutti allo stesso modo. Per me mentalità e formazione operativa sono fondamentali per dare a tutti i cittadini lo stesso sistema di sicurezza.
Se per ragioni propagandistiche metteremo mano all’organizzazione così come la conosciamo oggi, per far vedere che tutto cambia affinché non cambi nulla, piuttosto, lasciamo tutto così com’è, del resto lo stiamo vedendo con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’arma dei Carabinieri che il TAR ha messo in discussione chiedendo alla consulta un parere di legittimità costituzionale….le riforme o le si fa per bene o non si fanno.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/08/2017

Barcellona…dove i Poliziotti sono tutti uguali!!

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Il terrore è passato da Barcellona!
Sangue e morti, urla e disperazione squarciano ancora i cieli d’Europa con mezzi e metodi tanto banali quanto imprevedibili e pericolosi, in un crescendo di consapevolezza e rassegnazione: se vogliono possono farlo ovunque!!
In quella penisola l’obbiettivo è stato Barcellona e la sua Ramblas, un viale dalla assoluta vocazione turistica, un luogo che chiunque abbia visitato la capitale catalana, come il sottoscritto, non può non aver visitato.
Un luogo “banale”, un viale alberato pieno di negozi, attività commerciali ma anche di degrado, spacciatori, persone dalla dubbia moralità che “aggrediscono” il turista che si vuole divertire.
Un luogo per tutti e per questo presidiato notte e giorno dalla Polizia Regionale della Catalunya, in particolare i Mossos d’Esquadra insieme alla Guardia Urbana, questi ultimi paragonabili, in Italia, ai Vigili Urbani (che sono però cosa molto diversa rispetto ai nostri Ghisa).
Sono loro oggi i nostri eroi, quelli che, come recita uno slogan diffuso da un sindacato di polizia iberico, hanno corso nel senso contrario di quella folla che scappava e cercava di salvarsi.
In quelle immagini, armi in pugno, abbiamo visto tutto il coraggio ma anche tutta la professionalità di una polizia regionale che ama profondamente il proprio territorio e che in fondo lotta anch’essa per ottenere quell’indipendenza che il governo di Madrid non vuole assolutamente dare alla “Generalità Catalana”.
Per questo essere professionali e professionisti serve anche a fare in modo di dimostrare di meritarsi quella indipendenza che da sempre si auspicano.
Quello che in termini operativi di polizia abbiamo visto è il frutto di un modello, quello catalano, che sarebbe bellissimo esportare in Italia, i Mossos d’Esquadra e la Guardia Urbana sono, fondamentalmente, la stessa cosa, la loro formazione è garantita dalla medesima scuola di polizia, le procedure operative e la mentalità sono uguali così da parlare la stessa lingua e avendo ricevuto lo stesso addestramento non hanno problemi ad intervenire in uno scenario complicato come quello della Ramblas insieme, senza “pestarsi i piedi”.
Bonificare una strada, effettuare una battuta alla ricerca di un attentatore in fuga nei vicoli di una città come può essere Barcellona non è una cosa banale ne una cosa che si può improvvisare, uscire tutti dalla stessa scuola di polizia, avere tutti lo stesso addestramento, avere una centrale operativa unica – intesa come stesso luogo, stessa stanza – ha garantito una performance sul territorio rapida, efficace e assolutamente professionale.
In questi giorni abbiamo letto tante polemiche sul 112 NUE e vorrei riflettere apertamente sulla questione, siamo sicuri che possiamo ancora permetterci un sistema come quello attualmente vigente in Italia dove la Polizia di Stato ragiona in un modo, i Carabinieri in un altro, peraltro con logiche strettamente militari, la Polizia Locale agganciata a una dimensione tanto professionale quanto caotica e assolutamente non uniforme sul territorio….se vedessimo in Italia un disastro come quello di Barcellona ma anche di Nizza o Berlino siamo sicuri che, tra mille teste, mille catene di comando, mille mentalità riusciremmo a essere così efficaci, fluidi e rapidi come abbiamo visto a Barcellona?
…non un polemica la mia, sia chiaro, ma una riflessione perché dobbiamo fare tesoro delle esperienze altrui per crescere come popolo, nazione e perché no, come organizzazione delle forze di polizia.
Un pensiero alle vittime di questa ennesima e assurda strage.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 16/08/2017

…erano solo “Vigliacchi”?

 

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Degli amici, una vacanza, una serata in discoteca, uno sguardo sbagliato, una lite, l’omicidio!
Questo lo Story Board di quanto accaduto al giovane Niccolò Ciatti, un ragazzo di Scandicci (Fi) che ha trovato la morte in Spagna, in un assurdo copione non certo nuovo, non certo inusuale, di sicuro non l’ultimo che vedremo.
Tra le tante lacrime incredule che sgorgano in questi giorni nella piccola località toscana di sicuro quelle che ci pongono di fronte a questioni importanti  sono certamente quelle del padre di Niccolò, in un misto di rabbia e denuncia perché nessuno ha mosso un dito a difesa di quel povero ragazzo in vacanza.
Ed ecco che si susseguono sui social frasi dure contro quella folla di “vigliacchi”, di individui che se fossero intervenuti, forse, avrebbero evitato il peggio, in un contesto peraltro davvero difficile dove fa da padrone qualsiasi questione che si aggancia con la parola eccesso.
Su quella pista dell’eccesso si affaccia quindi tutto il risultato di quella, ormai assente da tempo, protezione sociale non solo quella di tanti “assennati” giovani cittadini ma anche di uno Stato, in questo caso quello Spagnolo, che offre a Lloret de Mar zone franche e locali “Low Cost”, dove ubriacarsi non costa niente e la sicurezza del divertimento è affidata a una manciata di “Vigilantes” che dovrebbero contenere migliaia di persone stipate all’interno di poche centinaia di metri quadri.
Protezione sociale che assume contorni inquietanti laddove sociologi, con particolare riferimento alle teorie di M. Darley & Bibb Latané ( http://www.firenzetoday.it/cronaca/morto-niccolo-ciatti-guardare.html) che spiegano come la mancanza di reazione della folla non si debba rintracciare nella vigliaccheria ma in quel principio per cui abbiamo perso il senso di ciò che è giusto fare perché sicuri che il sistema, la pubblica opinione, le stesse leggi, punterebbero il dito anche verso coloro i quali sono intervenuti per cercare di evitare la tragedia.
Un meccanismo questo che spesso rinvengo quotidianamente in situazioni molto più banali di questa assurda morte, testimoni di fatti reato, anche di una certa gravita, che rifiutano di rilasciare dichiarazioni o che dicono di non aver visto niente esponendo tra le varie motivazioni che “non voglio finire nei guai in tribunale” ritenendo il solo fatto di sedersi come testimone davanti a un giudice motivo per sentirsi anche loro giudicati o imputati.
Percezione questa al limite del perverso e che mette in difficoltà quella macchina di tutela del singolo e della collettività, ormai evidentemente  convinta che non possa esserci giustizia vera e che è meglio evitare qualsiasi tipo di contrasto alle ingiustizie anche nelle sedi deputate a farlo.
Per non perderci in un caos assoluto dobbiamo quindi tornare a credere nei valori della società, della solidarietà ma anche e sopratutto della giustizia, quella che punisce i colpevoli, quella che ha bisogno dei testimoni per comprendere i fatti e che non deve semplicemente appoggiarsi alla tecnologia audio/video perché non sempre questi mezzi sono nel punto giusto al momento giusto ma sopratutto tutti devono tornare a credere che essere testimoni non è né una rogna né una condanna ma solo un modo anche per evitare morti inutili, stupide e senza senso come quella del nostro Niccolò.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 11/08/2017

…a Firenze “Volano” pistole….

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E’ una calda estate, anzi bollente, sul fronte della protezione sociale e della pubblica sicurezza, si susseguono infatti notizie di una certa gravità che palesano sempre di più ogni giorno che passa il difficile momento sociale che stiamo attraversando.
Tra le tante notizie che scorrono sugli head lines non sfuggono certamente quelle dove immigrati stranieri si lanciano sulle pistole degli agenti di polizia ingaggiando pericolosi corpo a corpo che, almeno per il momento, non hanno comportato esisti infausti.
Dopo aver visto un agente della Polizia Locale di Firenze letteralmente aggrovigliato per cercare di tornare in possesso della sua pistola di ordinanza strappatagli da un immigrato in escandescenze ( http://iltirreno.gelocal.it/regione/2017/07/31/news/ruba-la-pistola-al-vigile-urbano-e-spara-in-aria-1.15678708) sempre a Firenze, stavolta alla stazione centrale, abbiamo assistito al medesimo copione con il protagonista (vittima) un agente della Polizia Ferroviaria ( http://www.firenzetoday.it/cronaca/stazione-pistola-polizia-passeggeri-treno.html ) …..verrebbe quasi da dire che a Firenze “volano pistole”.
Da questi episodi di cronaca spesso scaturiscono feroci critiche in particolar modo dagli stessi operatori del settore che seduti comodamente dietro uno schermo commentano da maestrini quanto accaduto ad altri loro colleghi, con quella saccente verve di chi non avrebbe mai sbagliato.
Un pulpito quello delle divise social estremamente variegato e pittoresco e che vede i commenti più feroci provenire da chi in mezzo alla strada a fare l’operativo vero non c’è mai stato….nulla di strano, del resto gli italiani sono tutti “allenatori”.
Guardare a queste notizie con spirito saggio e critico è un bene, sparare a zero sulle “Guardie” invece è un esercizio fine a se stesso che non aiuta a capire i motivi per cui in una sola settimana, a Firenze, sono “volate” due pistole.
Mentre per l’agente di Polizia Locale pare siano in corso accertamenti per spiegare come sia accaduto (anche perché personalmente ignoro quali siano le dotazioni di sicurezza che la Polizia Locale di Firenze ha a difesa dell’arma da fuoco) per l’agente della Polfer posso sicuramente dire che parte del problema risiede  in quella fondina di pelle ormai assolutamente inadeguata ai mutati scenari operativi.

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Sempre più spesso la cronaca denuncia assalti alle fondine ma con troppa lentezza si sta provvedendo alla sostituzione delle stesse, almeno per quanto riguarda la Polizia di Stato.
Da tempo gli equipaggi delle squadre volanti hanno cambiato questo importante presidio per la ritenzione dell’arma, oggi infatti gli operatori del 113 girano con una fondina estremamente più sicura, più lente invece pare siano le distribuzioni per altri reparti come la Polfer e  la Stradale.
Per prevenire eventi di questo genere sono pochi e solidi gli strumenti necessari: addestramento, mentalità ed equipaggiamento perché, come ho letto da qualche parte, il 25% degli operatori di polizia rimane ferito a causa della sua stessa pistola poiché sottratta dal balordo di turno….è necessario abbattere ulteriormente quella percentuale dando immediatamente a tutti gli operatori della Polizia di Stato la fondina a più elevata ritenzione.
…in questo “anno di corsa”, evidentemente, su questa situazione bisogna accelerare.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/08/2017

Parola d’ordine “CONSAPEVOLEZZA”

 

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Tragica è la cronaca, la violenza spopola tra le righe della carta stampata ma sopratutto tra i vari siti di informazione locale….già, perché non so se ve ne siete accorti, ma i canali di informazione “All News” e diversi siti internet a diffusione nazionale ben si guardano di concatenare tutta una serie di notizie di cronaca che darebbero la dimensione di un’estate caldissima non solo dal punto di vista climatico.
Lucifero, l’anticiclone africano che sta interessando in queste ore il nostro paese, è forse la sintesi del “Diavolo” che si sta impossessando del nostro territorio e, molto probabilmente, si è solo all’inizio di un periodo che vedrà, noi uomini in divisa, impegnati in un surplus esagerato di lavoro per mantenere quella “serenità pubblica” che tutti auspichiamo.
L’ultimo fatto grave di cronaca ci arriva da Firenze dove un immigrato, con una bella schiera di precedenti penali a suo carico, ha aggredito un Agente di Polizia Locale del comune di Firenze a cui nella colluttazione lo straniero ha sottratto la pistola. Una situazione questa tra le più pericolose dove più volte il migrante ha cercato di rivolgere la canna dell’arma di ordinanza verso la testa del’agente municipale contrastato dallo stesso, da un appartenente alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) che passava da quelle parti libero dal servizio, e da un altro collega della polizia locale presente sul posto. Nella colluttazione, dove la meglio è stata avuta dagli agenti,  sono stati peraltro esplosi 4 colpi fortunatamente finiti per terra che non hanno provocato feriti (http://iltirreno.gelocal.it/regione/2017/07/31/news/ruba-la-pistola-al-vigile-urbano-e-spara-in-aria-1.15678708 )
Una situazione quella affrontata a Firenze dalla Polizia Municipale che deve dare la dimensione dell’imbarbarimento a cui ci stiamo a veloci passi avviando, notizia confermata dall’aggressione ad un autista di autobus accoltellato a Siena sempre da un migrante, che è stato annichilito a colpi di arma da fuoco da una pattuglia di carabinieri intervenuti (http://www.corriere.it/cronache/17_luglio_29/siena-migrante-accoltella-autista-carabinieri-sparano-bloccarlo-de8e2e12-7472-11e7-9773-4a99982cbf04.shtml ) .
Se cercate queste notizie sui flussi informativi nazionali, così come  tanti altri fatti di cronaca, vi renderete presto conto che non è stato interesse delle testate nazionali dare risalto a fatti di una gravità inaudita ma che è importante conoscere – concatenandoli mentalmente –  non fosse altro per il fatto che è necessario quanto mai essere consapevoli e preparati.
Come concittadini  dobbiamo  essere preparati a osservare, a chiamare le pattuglie delle forze dell’ordine alle prime avvisaglie di azioni violente da parte di chiunque perché se oggi il problema sono gli immigrati (forse e non solo) a breve lo saranno anche tutti quei cittadini che decideranno di fare da soli, esasperati da quanto sta accadendo e che potrebbe ancora accadere.
Logiche queste che non possono essere accettate e che devono essere contrastate dall’opera di chi quotidianamente, e da professionisti, scende in strada a difendere la collettività con gli strumenti (forse scarsi ma quelli abbiamo) che la legge mette a disposizione ma che non può prescindere dall’apporto di tutti i cittadini.
Per questo la parola d’ordine in questo momento è CONSAPEVOLEZZA, consapevoli di essere di fronte a un passaggio sociale epocale verso il quale dobbiamo costringerci a essere preparati, senza panico, senza troppa polemica, in maniera costruttiva e risolutiva, per cercare di capire che solo attraverso la collaborazione di tutti, cittadini e forze dell’ordine, possiamo e dobbiamo superarlo.
Rinnovo quindi l’invito a chiamare sempre il 113 e a non esitare a segnale situazioni strane, violente e difficili così come ho scritto nel mio precedente testo ( https://paroleingiaccablu.wordpress.com/2017/07/29/113-squadra-volante-quelli-che-non-chiudono-mai/ )

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 29/07/2017

113 – SQUADRA VOLANTE – Quelli che non chiudono mai…

“Chiamate il 113, noi non chiudiamo mai!”

È un vecchio slogan che capeggiava qualche anno fa in riferimento alla attività di pronto intervento delle nostre volanti.
Uno slogan che mi sento di rilanciare poiché è facile sentire nella popolazione un diffuso senso di sfiducia verso l`attività di persone che letteralmente mettono a disposizione la loro vita per il bene comune.
Telefonate tardive, noncuranza di situazioni gravi, una richiesta di aiuto urlata e ignorata per troppo tempo perché “dopo gli sbirri mi chiedono come mi chiamo” è un regalo a quella cultura individualista circoscritta tra le nostre quattro mura e quei social network dove, dopo, ci indignamo perché nessuno ci ha assistito e aiutato subito.
Sentire cittadini che chiamano il 113 dopo un ora di urla di aiuto o vedere 80enni che si fermano, e che si fanno picchiare, per aiutare una donna in difficoltà mentre giovani e forti uomini tirano diritto impauriti, senza nemmeno fare una stupida telefonata al 113, rendono la dimensione di questo mondo alla rovescia, che ha bisogno di ritrovare solide basi di protezione sociale.
Protezione che gli uomini del 113 cercano ogni giorno di portare alla popolazione, non sempre riuscendo ad essere risolutivi, avversati spesso non solo da alcune leggi ma anche da quei cittadini che non solo si girano dall’altra parte quando succede qualcosa ma che imbracciano lo smartphone per strumentalizzare i fatti, creando ad arte eventi che hanno delle premesse ma che nessuno, guarda caso, filma mai.
Ed in questa estate di emergenze, dalla siccità agli sbarchi, dal terrorismo alle violenze in genere, in un miscuglio di deflagrazione sociale alle porte, dobbiamo tornare ad avere recirpoca fiducia perché non può esistere collettività degna di tale nome, e che voglia sentirsi sicura, senza che vi sia alla base sentimenti di reciproco supporto tra chi indossa una divisa e i suoi concittadini.

CHIAMATE IL 113 CON FIDUCIA, NOI CI SIAMO SEMPRE!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 24/07/2017

Colletta per il Poliziotto sospeso…difendiamolo, SI, ma non troppo!

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Gli italiani stanno con i poliziotti o, almeno, con la loro libertà di pensiero.
La vicenda che vede infatti protagonista il poliziotto di Susa, che apostrofa in maniera poco elegante un africano che percorre l’autostrada in bicicletta, ha di fatto serrato i ranghi dei nostri concittadini, probabilmente stanchi di certi slogan e troppo preoccupati per l’Italia che sarà… se non metteremo davvero un freno a questa epocale immigrazione.
Un’Italia quindi che sempre di più  risponde con la pancia e che forse è troppo stufa per dar retta ai sentimenti di cristiana accoglienza ma anche a quelli di ideologica opportunità tanto da arrivare a sostenere, persino con una colletta, il poliziotto che a seguito del video virale è stato sospeso dal servizio a metà stipendio.
Un provvedimento disciplinare sicuramente forte, probabilmente troppo forte ma che per come commentato e valutato dalla pancia degli italiani rischia di snaturare principi cardine dell’indossare un’uniforme: equilibrio, senso di opportunità, compostezza, rispetto per se stessi e per il corpo che si rappresenta.
Non è difendendo a spada tratta la legittima libertà di espressione di quel nostro collega che giungeremo a crescere e come popolo e come corpo di polizia della stato, la reazione, a tratti corporativa a cui stiamo assistendo, rischia di farci smarrire il senso dell’opportuno. Nessuno ci sta dicendo purtroppo che quel collega, comunque, ha sbagliato solo, probabilmente, perché cita la Presidente della Camera Boldrini sulla quale, anche con quelle parole presenti nel video, si riesce facilmente a fare speculazione politica così da facilitare una certa difesa anche collettiva.
Con questo non voglio difendere la terza carica dello stato che non mi trova concorde con le sue idee sui migranti, anzi, ritengo però profondamente sbagliato che un errore, un gesto inopportuno come quello di diffondere un video girato in servizio, sia diventato terreno fertile per scontro ideologico e politico con connotati di forte speculazione al solo scopo di attaccare l’attuale governo.
Non può, nessuna divisa, men che meno quella della Polizia di Stato, essere trascinata all’interno di bagarre di questo genere (anche se ormai anche un certo modo di fare sindacato a questo ci ha portato),  non solo perché  la polizia è al servizio di tutti i cittadini a livello trasversale ma perché tutti devono potersi specchiare nella terzietà che degli appartenenti alla Polizia di Stato, durante il servizio, DEVONO avere.
Perché io sono libero di pensare tutto quello che voglio (e da queste parti lo faccio spesso) ma non posso permettermi di filmarmi, durante un servizio di pattugliamento, evidenziando atteggiamenti estremamente schierati e dove nell’estremamente dovete cogliere il problema.
Sono quindi concorde con chi ha avviato un procedimento disciplinare che è a mio avviso troppo duro e per questo mi auguro che il collega rientri presto in servizio a stipendio pieno.
Questa vicenda però, mischiata nella baraonda estiva e nella bagarre politica, rischia di rimanere un singolo episodio (isolato – speriamo – e che presto dimenticheremo) che servirà solo a far parlare la pancia dei cittadini, con le loro ansie e legittime paure senza insegnare a noi con la divisa indosso quale deve essere il modo per essere delle equilibrate e corrette “Giacche Blu Social”.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 22/07/2017

Liberi di pensare ma liberi…senza insultare!

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« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. » – COSTITUZIONE, ARTICOLO 21 –

…e voglio partire così, con l’articolo 21 della costituzione perché è solo grazie a quello e a quanto è costato ai nostri padri costituenti se io, Poliziotto della Repubblica Italiana, posso scrivere questo testo.
E da quell’articolo voglio partire per commentare una delle notizie più dibattute dell’estate, quella che riguarda un video, girato da un poliziotto della Polizia Stradale di Susa, che mentre scorta in autostrada un migrante africano lo apostrofa in maniera colorita, a tratti offensiva, riferendosi a quelle risorse di Boldriniana concezione, diventate di fatto solo uno slogan e un marchio su cui polemizzare.
Le opinioni quindi si dividono tra coloro i quali difendono a spada tratta il pensiero espresso dal poliziotto e chi invece lo condanna senza mezzi termini ritenendo l’atteggiamento avuto dall’estensore delle immagini assolutamente inadeguato per una persona che veste una divisa.
Ci sono anche coloro i quali  vorrebbero scomodare psicologi, esperti di comunicazione con il chiaro intento di motivare il perché un uomo in uniforme sceglie certi percorsi comunicativi ed espressivi nonostante sappia che nel proprio lavoro talune manifestazioni se non sono vietate certamente possono essere considerate inopportune.
Ed è forse nell’inopportunità di scegliere un video, girato in un frangente come quello (durante il servizio di pattugliamento), che voglio porre l’attenzione perché tutti abbiamo il diritto di pensare quello che vogliamo ma non tutti possiamo avere il diritto di poterlo esprimere nel chiaro frangente in cui vestiamo l’uniforme….per questo è stato addirittura già sospeso dal servizio.
Sono anni che mi dedico a questo modo di esprimere le idee e in tutti questi anni, almeno per il momento, non ho mai ricevuto alcun appunto da parte di nessuno semplicemente perché nel mio modo di esprimermi non utilizzo sistemi mutuati da quella caciara che anche e sopratutto la politica ci ha abituato. (…e per questo forse che da qualche tempo sempre di meno sono i miei lettori)
Non per questo mi sento vicino, ad esempio, al concetto di risorsa boldriniana, anzi, ne sono totalmente distante e ritengo che a livello socio comunicativo, specie oggi, sostenere ancora determinate posizioni di accoglienza indiscriminata siano dannose per la tenuta democratica del paese….ma non mi vedrete mai urlare dal finestrino della mia pattuglia frasi del tenore che vediamo in quel video.
Oggi pubblicare certe sequenze sulle piattaforme social equivale a urlarle in piazza e se come sfondo ci mettiamo anche il cofano di un’autopattuglia è come averle urlate sporti dal finestrino di quella stessa vettura con il risultato che nella sua grettezza, amplificato dalla divisa indossata, quel video diventa come si suol dire virale.
Ed è indubbio che le divise abbiano e vogliano comunicare un disagio, non può non esservi disagio se ad azioni violente come quelle viste a Milano dove un operatore di polizia è stato accoltellato  segue una riammissione in libertà con obbligo di firma, come ci si può sentire protetti nel proprio lavoro con messaggi di tutela così blandi?
Questo però non ci autorizza a derogare a quel principio di compostezza e correttezza che la funzione di Agente di Polizia ci impone non solo in termini di regolamento ma anche come massima espressione di una deontologia che deve essere assoluta per chi indossa una uniforme.
Sembra essere ancora lunga la strada per un uso consapevole e disciplinato dei social media da parte di chi indossa una uniforme perché se è vero che questi video sono certamente l’espressione di un disagio derivante dalla delegittimazione avuta negli anni dalla classe politica è vero anche che certe sequenze legittimano e certificano invece sacche di ignoranza…persone, colleghi, che certamente ignorano l’uso corretto di questi potenti mezzi di comunicazione.
Speriamo non si arrivi a vietare l’uso dei social media o, come per certi militari, ad avere paura di avere una pubblicabile opinione (evitando di avere profili social, blog, vlog etc etc) ….perchè sarebbe davvero la morte di quell’articolo 21 e di quella riforma che nel 1981 ci volle civili, “liberi” e moderni.

In Giacca Blu – Michele Rinelli –

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 19/07/2017

… non ci resta che riderci su…!

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Non ci resta che ridere, a crepa pelle e di gusto perché le lacrime e anche le speranze, forse, sono finite.
E’ infatti già stato scarcerato lo straniero del centro Africa che nei giorni scorsi ha accoltellato, ferendolo a una spalla, un Poliziotto delle Volanti di Milano salvato, secondo le cronache, dal giubbotto antiproiettile che nel momento dell’aggressione la nostra Giacca Blu indossava.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/07/19/news/accoltella_poliziotto_stazione_centrale_milano_scarcerato-171166452/ )
Ci tocca così ridere, protestare, indignarci, gridare allarme, cercare di far comprendere quanto sia sempre più pericoloso il contesto storico che stiamo vivendo, non può servire oggettivamente a niente.
Non è infatti con tono di protesta ciò che in questo momento state leggendo ma semplicemente il punto di un poliziotto, un operatore, un individuo ma sopratutto una persona che vorrebbe sentire il peso dello Stato, vorrebbe poter rappresentare a tutti, Italiani, stranieri, concittadini che accoltellare un Poliziotto è un gesto grave che non può e non deve essere liquidato con un “obbligo di firma” che, ricordiamolo, in base a come ragiona il nostro ordinamento, è sicuramente commisurato alla pericolosità sociale che il soggetto ha espresso in quel frangente criminale….perché forse la vita di un poliziotto, la sua incolumità, i suoi affetti contano, per questo sistema, evidentemente molto poco.
E parlo del sistema, sia chiaro, non parlo del signor Giudice a cui va la mia personale comprensione per le difficoltà applicative delle leggi e dei provvedimenti che può materialmente comminare nelle udienze perché è troppo semplice prendersela con chi le leggi le applica, chiediamo piuttosto alla politica di provvedere a fare in modo che questi situazioni non si verifichino.
Con 3000 sbarchi al giorno e cronache locali che da nord a sud del paese ci regalano ogni giorno espressioni di violenza a carico di immigrati più o meno appena sbarcati far capire loro che in Italia accoltellare “Lo Stato”  vale un obbligo di firma, una pacca sulla spalla, una marachella, è pericolosissimo per la tenuta dell’ordine pubblico dei prossimi mesi (non anni, sia chiaro, mesi se questi sono i numeri che sbarcano e che in Italia rimangono).
Ogni giorno sale sempre di più il tarlo de “chi ce lo fa fare?”, ogni giorno le nostre famiglie aumentano l’asticella della preoccupazione, di quello che un normale turno di volante può nascondere, pur consci del pericolo del lavoro che abbiamo scelto, è difficile accettare la reazione blanda di un sistema che attaccato, perché un Poliziotto e un Carabiniere, un Militare, un Agente di Polizia Locale, non sono Michele, Giovanni, Giacomo o Maria ma rappresentanti di uno Stato che in quel momento viene aggredito, fa quasi spallucce.
Auguri di pronta guarigione al collega ferito a Milano, a noi che su quelle pattuglie scendiamo in strada ogni giorno, l’augurio di poterla sempre raccontare e di avere ogni giorno la forza di riuscire a superare le consapevolezze del tempo che passa….e di quel “chi me lo fa fare?” che quotidianamente diventa sempre più pesante.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 06/07/2017

Quella TORTURA sarà il CAOS!

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Le leggi non si discutono, le leggi si applicano tranne quando possono o devono essere interpretate nel caso concreto e noi che siamo i custodi della legge dobbiamo obbedire ma, fortunatamente, abbiamo ancora il diritto di preoccuparci.
Sembra ormai essere definitivamente passata la legge sulla “TORTURA” che agita e preoccupa l’ambiente delle divise, che in questo scenario geopolitico di biblico esodo, si ritroveranno a dover affrontare l’incontrollata immigrazione, con una legge potenzialmente capace di paralizzare tutti coloro i quali oseranno contrastare con la forza le intemperanze, anche e non solo, di quelle migliaia di immigrati destinati, in Italia, semplicemente a sopravvivere.
In un momento in cui tutte le istituzioni dovrebbero chiamare a raccolta le migliori forze del paese, forze dell’ordine comprese, nel disperato tentativo di gestire da soli – perché di fatto isolati dall’Europa – questa marea di fame e disperazione che ci investe e ci invade dal nord Africa, il nostro parlamento pensa primariamente  a castrare e preoccupare coloro i quali, nel “famoso” caso concreto, si ritroveranno a gestire un arresto violento, magari una situazione di legittimo uso della forza che, visti i precedenti, potrà diventare TORTURA…fino a sentenza definitiva….magari di assoluzione…dopo 10 anni…di vita distrutta (Quella di Poliziotti e Carabinieri ovviamente).
In questo momento storico, come se non bastasse,  dovremo quindi pensare a scrivere una giurisprudenza sul reato di tortura e per scrivere la storia e un orientamento della legge si distruggeranno vite, si provocheranno danni immani a gente normale come  i Poliziotti, che hanno famiglie, mutui, figli…. e se a ogni intervento difficile dovranno mettere in discussione non solo se stessi,  scusate, ma in molti preferiranno agire solo quando saranno assolutamente costretti. Come si potrà avere fiducia in quelle divise che avranno paura di lavorare dovendo mettere in discussione per anni se stessi davanti a giudici e avvocati? (spese legali comprese).
Perché questo muro umano che ci sta invadendo porterà disperazione, fame, reati predatori, occupazioni abusive, risse, violenza in genere tutto a discapito di chi vuole semplicemente vivere onestamente nelle proprie case; ingessare quindi le capacità operative delle divise “perché ce lo chiede l’Europa” (o forse il portafogli di certi avvocati senza scrupoli che animano il parlamento) significa scegliere deliberatamente non uno Stato di Diritto ma più facilmente il CAOS e che vinca semplicemente il più forte e violento (che di sicuro non possono essere i poliziotti).
Con questo non si vogliono zone grigie, non si vogliono sbirri picchiatori (sono già a decine le divise indagate, condannate e destituite per fatti reato gravi e violenti), sembra piuttosto ci si trovi di fronte a un paese, a un Governo e a un Parlamento che non ha fiducia nelle sue divise e, a questo punto, non so nemmeno quanto valga la pena protestare o, come in molti faranno, sarà meglio rassegnarsi alla confusione che deliberatamente, e senza vergogna, qualcuno ha deciso di provocare.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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