Pubblicato da: paroleingiaccablu | 03/02/2019

…. “IL SOLITO COMUNISTA”

Il pensiero collettivo sostenibile? “Hanno espresso semplicemente un loro diritto costituzionalmente garantito.” ( https://www.ilmessaggero.it/italia/ascoli_poliziotti_firmano_banchetto_pro_salvini_ultime_notizie-4275443.html )
La vicenda, alla ribalta nelle ultime ore, è quella di due poliziotti, in servizio, che si fermano, in divisa, a sostenere pubblicamente una iniziativa politica, quella della Lega, a difesa del Signor Ministro Matteo Salvini, indagato per il noto caso della Nave Diciotti e del mancato sbarco dei naufraghi salvati nel mediterraneo.
La Questura di Ascoli Piceno, dopo aver visto le immagini dei due poliziotti, che in servizio hanno dato pubblico e “istituzionale” sostegno all’iniziativa politica della Lega, ha aperto un fascicolo amministrativo che, mi auspico, porti solo a un “banale” richiamo sui principi deontologici della figura del poliziotto ma anche del sempre più smarrito senso dell’opportuno.
Perché nulla si può e si deve contestare a questi colleghi che non sia il ribadire loro il valore dell’uniforme, dell’impatto “social” di una certa immagine, di quello che quando indossano quelle vesti devono rappresentare. Potevano aspettare la fine del servizio, non averlo fatto ha un significato, enorme, difficile da spiegare a moltissimi italiani.
Ricevo attacchi feroci sulla mia pagina Facebook rispetto a questo pensiero, così forti da pensare, probabilmente, di essere vecchio, fuori luogo, di essere io quello smarrito e perso nel passato e non chi, come quei colleghi, non ricorda che quelle vesti non devono essere né leghiste né grilline ma semplicemente capaci di infondere sicurezza a tutti i cittadini, anche a coloro i quali che, ideologicamente, sono distanti dal lavoro e dai compiti delle forze dell’ordine.
Spero che questa vicenda faccia semplicemente riflettere tutti coloro i quali indossano un’uniforme… Ma una certa rabbia evidentemente è così tanta che, chi scrive, sarà sempre il “solito comunista”.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 19/01/2019

“I MORTI DI STATO” NON SONO FINITI!

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Veder morire un uomo tra le braccia dello Stato, qualsiasi sia il motivo, non è mai un buon risultato, ritrovarsi a giustificare o, meglio, a spiegare perché è morta una persona con le manette ai polsi è un incubo che nessun Operatore di Polizia vorrebbe mai affrontare.
Nella vicenda di Empoli, dove due poliziotti del locale commissariato hanno visto morire tra le loro braccia un cittadino straniero, durante un intervento, tre sono le notizie, due belle e una brutta.
La notizia bella è che il Pubblico Ministero di Firenze, titolare dell’inchiesta, prudentemente, sta indagando per omicidio colposo a carico di ignoti, segno che, almeno per il momento e nelle dichiarazioni sino ad ora assunte, non ha evidenziato macroscopiche irregolarità nell’operato degli agenti, la notizia brutta è che morti come questa ce ne saranno ancora.
Entrare in contrasto con individui, magari bevuti o strafatti delle più comuni ed economiche sostanze stupefacenti o alcoliche, condite da psicofarmaci o altri elementi che in associazione non aiutano la resistenza del cuore, anche di giovanissima età,  è sempre più facile, contesti dove non hai la bacchetta magica per renderli innocui, per portarli in ufficio ad espletare  le pratiche di identificazione o trasportarli in ospedale perché assolutamente bisognosi di cure, persone che sei costretto a prendere con la forza e con le quali puoi, e devi, solo lottare fisicamente per preservare  l’incolumità pubblica e non solo.
Così che le parole della signora Cucchi e del suo avvocato Anselmo ma anche quella dell’ex Senatore Manconi o della sorella di Uva non solo fanno male, non solo sono piene di livore ideologico ma racchiudono in se un attacco gratuito verso persone che stasera si stanno coricando con il timore di aver involontariamente ecceduto in una azione legittima ma che in quel momento poteva essere presa solo in quel modo.
Chiaramente non possiamo, noi uomini in divisa, credere, chiedere e pretendere il rispetto di tutta la popolazione, nemmeno quella di chi si fregia di essere semplicemente esponente difensore dei diritti civili ma di sicuro ci auguriamo che questi possano essere abbastanza fortunati da non dover loro stessi essere difesi da noi, uomini in divisa, da individui ubriachi, strafatti e psicologicamente ammalati…. abbandonati a loro stessi!
….no non vorrei difendere questi speculatori ma lo farò, se dovesse capitare, così come lo facciamo tutti i giorni…ed è questa la terza buona notizia!

IN GIACCA BLU – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 06/01/2019

SUICIDI – NEL 2019 COMINCIAMO LA PREVENZIONE!

È arrivato il 2019 ed è arrivato anche il primo suicidio in divisa, la prima vittima è un Assistente Capo Coordinatore della Polizia Penitenziaria di 41 anni in servizio a Milano, di origini sarde, che non ha retto al virus oscuro.
Anche il settimanale Panorama in questi giorni ha dedicato un focus alla problematica che, a livello europeo, appare essere ben più grave.
Dalla Francia infatti giunge la notizia che sono già 2 i poliziotti caduti sulla linea del non ritorno, sul crinale di quel grilletto che non consente ripensamenti.
Il 2019 potrebbe essere peggiore del precedente se, come sembra, il degrado dei valori sociali continuerà a calare vertiginosamente.
Indossare una divisa ha inevitabilmente degli appigli inconsci legati a valori sociali che se non condivisi, almeno nella stragrande maggioranza della popolazione, possono indubbiamente porre delle questioni di identità nell’intimo di chi decide di fare un giuramento alla bandiera…. Che sempre più spesso non si sa cosa e chi rappresenta.
Ed è forse anche questo scudo valoriale, venuto meno, rapidamente nel tempo, ad aver complicato sul piano umano la necessaria percezione da parte di chi indossa la divisa di essere dalla parte del giusto.
Sia chiaro, questo abbandono morale e degrado sociale può essere un elemento accelerante di depressione, di smarrimento ma certamente non il motivo per cui decidere di rendersi liberi da determinati fardelli o problemi ritenuti irrisolvibili.
Le umanità esistenti tra chi indossa un’uniforme sono molteplici così come innumerevoli sono i problemi specifici che possono affliggere in maniera più stringente gli operatori delle nostre forze armate.
Un banale problema di coppia può diventare il sospetto di un maltrattamento in famiglia, uno stalking, che determina sul lavoro il ritiro dell’arma – giustamente – con un peggiore livello retributivo in situazioni dove, molto spesso, anche i soldi sono un problema.
Ma anche chiedere aiuto per un trauma, che non dipende dal servizio ma che problemi al servizio li crea, può determinare una procedura amministrativa di esclusione, o di giusta protezione, che spesso peggiora le summenzionate condizioni economiche…. Tanto da apparire più conveniente la morte per non arrecare ulteriori danni.
Certamente se di prevenzione dei suicidi dobbiamo discutere non possiamo non affrontare, in questo 2019, il problema delle procedure amministrative necessarie alla salvaguardia di chi indossa la divisa ma anche di chi con quella divisa condivide la quotidianità in ufficio ma anche in famiglia.
Perché se il problema della cura è anche la paura di non potersi più sostenere e sostentarsi economicamente, istituiamo dei fondi per dare degli assegni di solidarietà a quei colleghi che devono curare la loro salute mentale.
Se i soldi possono essere un problema per queste persone, istituzioni che nel soccorso alla persona hanno la loro mission non possono abbandonare i propri appartenenti….. per soldi…

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 31/12/2018

….L’ANNO CHE VERRA’….BUON 2019!

…siamo ancora qui, in questo fine 2018, con quelle piazze blindate, allestite a festa, con la certezza, o forse più la speranza, che sia, come sempre, la notte più bella e lunga dell’anno.
Nelle nostre questure, nelle nostre caserme, in uno sfavillio luccicante di divise e colori diversi, si è intenti a capire come gestire la sicurezza di tutti voi, con un pensiero costante alle nostre famiglie lasciate alla compagnia di amici e parenti, in una “normale” assenza che un lavoro come il nostro determina.
Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri, Agenti di Polizia Penitenziaria e Locale tutti insieme, apparecchiati, su un cofano, in una sala operativa, nascosti da occhi indiscreti ad attendere in maniera garbata un capodanno che ogni anno vorresti fosse l’ultimo, festeggiato così ma, che inevitabilmente, sarà l’ennesimo di una lunga serie.
Perché questo lavoro è un po’ così, lo ami e lo odi nello stesso istante, come fossero due binari paralleli che mai si incontrano ma che se non fossero così affiancati negherebbero la loro stessa esistenza.
In questa notte carica di belle speranze per l’anno che verrà il mio augurio e che ciascuno possa agguantare ciò che dalla vita vorrebbe, e di non avere mai bisogno di quelle persone come me che, anche stanotte, correranno dalla parte e dall’altra di questa città in soccorso e in aiuto di chiunque, senza distinzione alcuna!
Perché in questo anno che verrà ciascuno è giusto riceva tutte le novità che dalla vita vorrebbe e, come cantava Lucio Dalla anche “io mi sto preparando, è questa la novità!”.

Buon 2019 a voi tutti.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 31/12/2018

2018, L’ULTIMO SUICIDIO?

….. e siamo qui, in questa mattina pacata, di un 31 dicembre soleggiato, a organizzare quel poco di festeggiamento che ci potremo permettere nella prossima notte, di lavoro, la più lunga e difficile dell’anno, quando arriva la notizia dell’ennesimo suicidio in divisa.

Da Canicattì, in Sicilia, lascia 4 figli e una moglie e tante domande per tutti.

L’ennesima anima fragile caduta per colpa del male di vivere si chiamava Giuseppe Terrana, militare dell’Arma dei Carabinieri, di cui nulla sappiamo se non che ha ceduto il passo alla sua fragilità, convinto che l’unico modo per guarire fosse morire.

Non esiste cura al male oscuro, a quella voglia di vivere che si sgretola sotto il peso di eventi e convinzioni che spesso rimangono nell’intimo di chi decide di dire basta.

Tra le forze armate il 2018 è stato probabilmente tra gli anni peggiori, ci piacerebbe capire il perché, provare a contrastarlo, cercando un modello sostenibile di prevenzione di questi eventi, certamente figli di tantissimi fattori la cui enunciazione sarebbe solo un inutile sequenza di ipotetici fatti.

Mentre scrivo ho il timore nel sostenere che il Carabiniere Giuseppe Terrana sarà l’ultima divisa suicida del 2018…. Ma voglio sperarlo.

Un pensiero ai suoi cari e una preghiera per la sua tormentata anima.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Probabilmente sarà ricordato come il suicidio di Natale quello di un ispettore di Latina di 58 anni trovato esanime nella questura Laziale il giorno della festa più carica di sentimento di tutto l’anno.
Un suicidio che ne segue un altro, consumatosi sempre a Latina il giorno 3 dicembre scorso, un assistente capo, 10 anni di meno, con lo stesso e identico male di vivere.
Un natale tragico per un anno altrettanto tragico che per la sola Polizia di Stato si sta concludendo con la media di un suicidio al mese.
La tragica conta si ferma infatti al giorno di Natale 2018 a 12 Giacche Blu suicide, morti con quel male nell’animo che nessuno è riuscito a intercettare, anticipare, prevenire, curare.
Un male ostaggio di un sistema che di sicuro non potrà risolverlo ma, certamente, può tendere la mano a persone che spesso e volentieri non possono permettersi né di essere deboli né di mostrarsi fragili, per non finire in una condizione umana più penalizzata di quella che fondamentalmente,evidentemente, già vivono.
Troppo timidi infatti sono i segnali di attenzione da parte del dipartimento, sono timidi per tante ragioni, dal farsi carico di problemi, magari non propri, o al contrario, dover ammettere di avere dei problemi e dover spendere risorse non quantificabili per far fronte seriamente alla risoluzione.
Questo è stato davvero un anno orribile per le divise in generale, qualcosa però credo si possa fare per tamponare azioni più mirate e dispendiose ossia sensibilizzare tutto il personale, dai vertici provinciali a scendere, a essere più sensibili verso chi chiede aiuto o, al contrario, non lo chiede per paura di apparire debole.
Perché ancora ci si obbliga spesso a non chiedere aiuto, per non doversi misurare con un sistema che per difendersi ti affossa con procedure amministrative che al posto di aiutare spesso aggravano situazioni assolutamente recuperabili.
Potrebbe non essere difficile difendere il sistema e aiutare le divise ma quel sistema viene certamente ritenuto costoso e, forse, anche percepito come pericoloso.
Speriamo si possa intraprendere la strada giusta per salvare quante più divise possibile…..ma il percorso è ancora lungo….
Da queste pagine un appello al Signor Ministro Salvini affinché si possa adoperare per garantire una dimensione più sostenibile per quelle Giacche Blu che hanno bisogno di aiuto e non vogliono essere considerate semplicemente uno scarto, un pericolo o persone da mettere a forzato riposo.
Un pensiero alle loro famiglie e una preghiera per le loro tormentate anime.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/12/2018

SPARA CAZZO, SPARA!

….. più o meno queste sono le esortazioni che in molte pagine social si leggono a commento dei noti fatti di Trastevere dove un gruppo di tifosi ha aggredito un Carabiniere, SOLO, inviato in quel luogo per accertarsi dell’incolumità di alcuni cittadini segnalati come aggrediti.

Una scena, quella della “fuga” del Carabiniere, sostenuta ed elogiata dal Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e dal Comandante Generale Nistri, che mettiamolo subito in chiaro, per chi scrive, era l’unica davvero percorribile.

Molte pagine “Tattiche” sostengono la tesi dello “spara cazzo!”, come se lo sparare potesse restituire quella autorevolezza che da tempo manca alle divise di questo paese.

Sparare non era la soluzione, uccidere non lo è mai, era una possibilità che avrebbe aperto scenari giudiziari dalla dubbia utilità sia strettamente politica sia “processuale”, con un Carabiniere che, di fronte a un giudice, avrebbe poi dovuto dimostrare l’assoluta necessità di difendersi esclusivamente in quel modo… Un terreno questo molto mobile, un vero pantano, pericolosissimo per la serenità stessa di quella divisa che si sarebbe dovuta pagare anche un avvocato.

Suscita scandalo, inoltre, il pensiero del generale Nistri che valuta con attenzione il fatto che quel Carabiniere, nella sua scelta, ha tutelato anche l’incolumità degli aggressori.

I carabinieri, militari in servizio permanente di polizia, non sono qui impiegati in contesti bellici e fuori dai teatri di guerra devono pensare a identificare aggressori, ad arrestarli, portarli di fronte ai giudici, se in evidente inferiorità di forze chiamano rinforzi e uccidono solo se davvero costretti, cosa che in questo caso non era evidentemente né dovuto né opportuno. Sparare non è mai la scelta migliore ma solo la scelta estrema.

Per questo è giusto premiarlo, per valorizzare il suo equilibrio ma sarebbe giusto anche riflettere sul perché si ritrovava da SOLO in uno scenario di quel tipo…. Su questo aspetto da nessuno considerato, però, bisogna ragionare…con tanta attenzione.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/12/2018

…. IL PEPERONCINO CHE UCCIDE!

Lo spray che dovrebbe solo irritare sempre più spesso uccide. Un bilancio drammatico arriva da Ancona, in una discoteca, durante un concerto, muoiono 6 giovanissimi a causa del panico e della folla incontrollata che si è scatenata a seguito della irrorazione di un banale spray al peperoncino in mezzo al pubblico.
Scenario già visto qualche tempo fa anche a Torino.
Una folla che investe altri giovani che non solo rimangono schiacciati dalla furia del panico collettivo ma, addirittura, vedono un solaio sbriciolarsi sotto i loro piedi.
Il bilancio non definitivo sembra destinato ad aumentare e le indagini paiono indirizzate verso una minorenne che durante l’esibizione ha spruzzato il contenuto di una legale bomboletta di capsicum in libera vendita.
Assurdo come, in Italia, certi “attentati” siano il frutto della stupidità, una sciocchezza che è già costata 6 giovane vite….
Non è però il caso di attaccare lo strumento, ossia lo spray, ma forse, l’educazione che ricevono i nostri figli ma anche, probabilmente, l’impossibilità di perquisire, nel vero senso della parola, tutte le persone che accedono come pubblico in luoghi affollati come lo sono le discoteche.
Esperienze queste che ci indurranno a dover cedere parte della nostra libertà per renderci tutti più sicuri, responsabilizzando organizzazioni ma anche singoli cittadini, una stretta sempre più necessaria anche in virtù di quella furbizia che in Italia impera.
La sala della strage di Ancona infatti poteva contenere 800 persone circa, i biglietti venduti invece sono stati 1400, così che la stupidità degli anni dell’adolescenza si somma alla speculazione criminale di chi su questi eventi ci specula per fare semplicemente soldi, a discapito della vita dei nostri figli.
In questo paese la sicurezza dei luoghi di pubblico spettacolo non è un problema adeguatamente controllato, evidentemente, e su questo, e su tante altre questioni è necessaria una adeguata attenzione.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 03/12/2018

PRIMA DI TUTTO LA SICUREZZA DEGLI OPERATORI!

Ci sono comportamenti sbagliati che non possono e non devono essere sostenuti.
È di queste ora la notizia che racconta come l’Arma dei Carabinieri ha inviato a tutti i comandi una circolare dove esorta a non utilizzare il cellulare in maniera indiscriminata durante l’espletamento del servizio.
A questa circolare allega una foto di non tanto tempo fa dove un terzetto di carabinieri appare completamente assorto e rapito dallo schermo del loro telefonino. Un comportamento questo da parte dei più alti vertici che esprime un aspetto non banale ossia quello di mettersi in discussione senza ricorrere a stupide difese corporative.
Diversi commenti si rinvengono sulla rete a difesa di un comportamento sbagliato, una censura vista come una mancanza di rispetto verso l’arma e non come un richiamo alla sicurezza degli operatori.
Certo, non si può pretendere che durante le lunghe giornate di lavoro una fugace occhiata al cellulare personale non possa essere data ma le nuove generazioni di operatori di polizia sono spesso “vittime” di un mondo social che lo pervade in qualsiasi istante.
Difendere questi comportamenti è stupido, pericoloso, semplicemente folle, in divisa si è un bersaglio, sempre, in ogni momento, farsi assorbire completamente nella navigazione social è un modo per aumentare il rischio di non tornare a casa sani e salvi.
I comportamenti non devono essere semplicemente ritenuti vietati per essere censurati ma pericolosi o inopportuni a prescindere, come andare sul veicolo di servizio senza cinture di sicurezza o con all’orecchio il telefonino cellulare.
Comportamenti questi ultimi autorizzati dalle norme, giustificati per ragioni di servizio dalle leggi stesse ma che devono essere evitati, perché di comportamenti non sicuri si può morire o rimanere gravemente feriti.

IN GIACCA BLU – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 03/12/2018

IL DECRETO SALVINI NON È RAZZISTA!

PRIMO OBBIETTIVO: SICUREZZA!

Già… è questo che da tempo chiedono i cittadini, nonostante il dato reale dei reati commessi sia in costante calo. Un calo che non corrisponde alla percezione, evidentemente dopata da quei social network che tutto amplificano, in maniera evidentemente eccessiva e incontrollabile.
Inutile sfasciarsi la testa, se la percezione è questa un problema esiste e va affrontato.
Così che tra i primi provvedimenti del governo c’è il DECRETO SICUREZZA, decreto che passerà alla storia con il nome del suo estensore, il Ministro Matteo Salvini, annunciato in maniera roboante e risolutiva, i cui primi effetti, probabilmente, potremo apprezzarli entro i prossimi 6-8 mesi.
Un decreto che, è giusto dirlo, pone interessanti e forse sacrosanti limiti nei rilasci dei permessi di soggiorno e che destina, finalmente, cifre importanti al comparto sicurezza che da tanti anni assiste a un fortissimo depauperamento dei propri apparati e non solo.
Un decreto però che evidentemente punta tutto sulle espulsioni fattive, non sul semplice decreto di carattere amministrativo, un foglio di carta, che di fatto lascia sul territorio migliaia di immigrati fondamentalmente liberi di fare qualsiasi cosa.
Quello che sembra essere stato scardinato è il sistema dell’accoglienza territoriale, quel sistema che è stato ingrassato da quella politica del NON permesso di soggiorno ma che forse, in maniera “mafiosa”, garantiva un supporto a orde di disperati presenti sul territorio nazionale.
Ben inteso, è giusto affamare quelle organizzazioni che di umanitario hanno principalmente l’ingrasso dei portafogli privati ma, di fatto, non riuscire a gestire gli immigrati già presenti sul territorio sarà il vero pericolo insito in questo decreto.
Nel breve periodo infatti il problema non saranno i nuovi sbarchi, letteralmente crollati, ma le problematiche di chi quella disperazione la sta vivendo oggi nei vicoli e nei ghetti delle nostre città, abbandonati da quelle strutture che fino a ieri fornivano, non proprio in maniera trasparente a livello contabile, un supporto ai disperati immigrati presenti in Italia.
Il rischio quindi è che se non dovesse funzionare il meccanismo dei rimpatri, soggetto ad accordi, spesso inesistenti, tra i paesi d’origine dei migranti e l’Italia, le nostre città potrebbero diventare delle pentole a pressione gestite da un sistema incapace di disinnescare le facili e prevedibili tensioni che migliaia di migranti possono generare.
Con una giustizia lenta e difficile, dove la carcerazione spesso non esiste, associata alla presenza di tanti stranieri affamati e di fatto inespellibili, i problemi di ordine pubblico potrebbero essere molto gravi.
Una non gestione quindi del problema immigrazione sul territorio che si vuole trasformare da problema sociale a problema di ordine pubblico, non quindi una scelta razzista, come stupidamente tuona qualcuno, ma una ragionata scelta politica dagli esisti piuttosto prevedibili se non si attueranno vere politiche di reale espulsione dal territorio italiano.

IN GIACCA BLU – Michele Rinelli

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