Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/06/2018

TASER: RESPONSABILITÀ E CAMBIAMENTO!

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Questo paese ha, e vuole continuare ad avere, una capacità assoluta, quella di non scegliere.

Accontentare tutti, rimanere in bilico, cambiare tutto per non cambiare nulla, modelli che se si leggono le cronache degli anni 70 sembrano non essere minimamente cambiati.
Se si continua a non scegliere il rischio è che il paese sprofondi in un caos peggiore di quello in cui finirebbe se davvero cominciassimo a demarcare limiti e questioni, potrà sembrare assurdo ma almeno scegliendo diventerebbe più facile capire da che parte stare.
Chi indossa una divisa ha già scelto quale parte sostenere, con dovuti distinguo, certo, ma di sicuro a priori ha capito cosa vuole.
La cronaca sulle uniformi è sempre più dura in questi giorni, stranamente sbilanciata, prima tutti contro, ora tutti a favore, tranne determinati argomenti, la gente di sicuro vuole divise forti e regole certe…. Ma che si sappia, questo ha un prezzo.
Perché se a vedere le divise deboli il prezzo era quello di un caos generalizzato a vedere le divise forti bisogna accettare azioni più incisive, forti, dove non si devono accettare necessariamente fatti gravi ma bisogna metterli in conto perché di sicuro aumenta il livello dello scontro, è una questione statistica.
Si fa un gran parlare dei fatti di Genova, dell’ ecuadoriano ucciso a colpi di pistola dopo aver tentato di uccidere a coltellate un agente intervenuto per sedare una lite.
Fatti e situazioni che, agli occhi di qualcuno, vedono le divise sempre colpevoli ma anche, forse, non adeguatamente attrezzate.
Il Capo della Polizia, a seguito di questi fatti, pare abbia accelerato la dotazione del taser agli agenti, per dare uno strumento in più agli operatori, per salvare in extremis una vita anche nel momento in cui questa dovesse agire in maniera molto aggressiva e pericolosa contro gli agenti.
Ed ecco la levata di scudi che definiscono il taser uno strumento di tortura, in un misto di pregiudizio verso le divise che con quell’arma si ritroveranno ad avere, secondo alcuni, uno strumento per essere più violente, nemmeno si uscisse di pattuglia con spirito sadico.
Un pregiudizio che non solo offende chi scrive ma dipinge un quadro davvero triste della percezione e della strumentalizzazione ideologica che ancora si vuole fare sulla pelle delle divise.
Uno strumento come il taser, così come lo spray al capsicum, devono essere utilizzati dentro le norme relative all’uso legittimo delle armi e della legittima difesa nonché nelle more dell’adempimento di un dovere, quindi o si sceglie di avere fiducia nelle divise e nei suoi uomini e apparati, nell’alveo della legalità, o sì intraprendano altre strade…. Perché questo paese ha bisogno di scegliere, senza strumentalizzazioni, senza utilizzare le divise, come ha sempre fatto, come strumento di propaganda e contrapposizione.
Quindi, cari concittadini, scegliamo di cambiare, di darci tutti delle responsabilità, compresa quella di fidarsi di chi utilizzerà il taser, o, se volete, continuiamo pure a navigare in un mare di melmosa ipocrisia tenendo fede a vecchi slogan e a vecchi schemi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/06/2018

NESSUNO TOCCHI LE DIVISE….PER ORA!

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Ho quasi 20 anni di servizio, gran parte passati a bordo di veicoli di polizia dedicati al controllo del territorio e in tutti questi anni ho visto da un osservatorio privilegiato vizi e virtù della società contemporanea, i suoi affanni, le sue storture, i suoi malanni portando quanta più umanità e professionalità possibile laddove ve ne fosse bisogno.
In questi anni di servizio ho sempre visto feroci attacchi da parte della pubblica opinione verso coloro i quali svolgono il pronto intervento di polizia, sempre poca comprensione, severe accuse, fotocamere levate a difesa di chi doveva essere accompagnato legittimamente in qualche ufficio di polizia.
Da un paio di anni a questa parte lo scenario è cambiato, un voltafaccia quasi repentino, non sono più le forze dell’ordine a finire sul banco degli imputati ma il sistema in cui sono confinate e ad ogni video che viene pubblicato, che sino a qualche tempo fa avrebbe suscitato critiche ferocissime verso le uniformi, sempre di più si leggono voci a sostegno delle stesse, anche nelle situazioni apparentemente più grottesche e infelici.
Il pugno ricevuto a Pisa da un Carabiniere, costretto a una rapida ritirata, che gli costeranno 30 giorni di prognosi, nonché la fuga roccambolesca vista a Verona dove un immigrato in preda agli eccessi delle sostanze stupefacenti, si fa beffe degli agenti intervenuti, comunque, nonostante le situazioni apparentemente non edificanti, ricevono dai moderni tribunali del popolo un inaspettato sostegno.
Come dicevo il paradigma è cambiato assai velocemente, questa nuova fase istituzionale, peraltro, pare favorire questo moto di comprensione perché, ancora, anche noi uomini appartenenti alle forze dell’ordine ci attendiamo effetti positivi dalle ultime elezioni politiche.
Questo ritrovato appoggio alle delle divise però non deve indurre chi svolge servizi di pronto intervento di polizia ad abbassare la guardia, anzi, la fame di immagini, di persone che puntano il telefonino alla ricerca di “Like”, al posto, laddove possibile, di aiutare le forze dell’ordine a svolgere il proprio lavoro, non potranno che aumentare, inalzando di conseguenza la tensione che una telecamera puntata inevitabilmente genera negli operatori di polizia ripresi durante il loro lavoro.
Dovremmo ormai esserci abituati a lavorare come fossimo sempre davanti a un “Grande Fratello”, il problema è che non sempre quelle immagini saranno giustificate come stiamo assistendo in queste ultime settimane.
Quando questo accadrà l’unica arma che ci proteggerà sarà solo la professionalità evidenziata in quelle sfortunate riprese.
Chi conosce il lavoro dell’operatore di polizia comprende non solo quanto sia difficile ma quanto sia “sporco” perché maneggia tante volte i rifiuti della società in cui vive, dove le leggi, spesso,  sono solo fogli di carta da compilare, perché tante volte le vere armi a disposizione del poliziotto  sono solo buon senso, esperienza e umanità….
Godiamoci quindi questo momento di “Luna di Miele” con i nostri concittadini, con la pubblica opinione, con quei giornali che spesso fanno fatica a riportare le notizie quasi costrette a sostenerci,  ricordandoci però che questa società dopata, proprio per questo, ci rivolterà le spalle molto, molto presto.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/06/2018

RICORDIAMOLO…È SOLO UN UOMO: BUON LAVORO MINISTRO!

Ho sempre creduto e continuo a credere nella terzietà delle forze dell’ordine e questa immagine continua a essere un grande errore.
Da quella istantanea è passato tanto tempo, sono cambiate tante cose, di sicuro una cosa non è mutata, il rispetto che nutro per quella divisa.
Per alcuni sembra impossibile, per altri una barzelletta, per altri ancora un pericolo, non importa, da domani Matteo Salvini si misurerà con la responsabilità del Ministero dell’Interno.
Oggi questa istantanea rappresenta un impegno preciso per le migliaia di Poliziotti, Carabinieri, Agenti di Polizia Locale, un patto con quelle uniformi che da tempo vedono nel leader della Lega un baluardo di rinascita per il paese… e per il loro lavoro.
Sono abbastanza vecchio e navigato del mestiere per sapere che domani non avremo meno immigrati, non avremo mezzi migliori, non avremo caserme migliori, divise per tutti, non risolveremo d’incanto anni e anni di depauperamento degli apparati, Matteo Salvini sarà semplicemente un uomo a capo di un sistema.
Per questo da pragmatico uomo delle istituzioni a cui ho giurato rispetto e fedeltà al nuovo ministro degli interni chiedo solo una cosa: RISPETTO!
Perché chi fa questo lavoro non avrà mai stipendi faraonici, dotazioni sempre al massimo, efficienza assoluta degli apparati ma se una cosa non può e non deve mancare a chi indossa una divisa è la consapevolezza di essere trattato con DIGNITÀ.
Dignità del ruolo, dignità della funzione, il piacere, la soddisfazione di sacrificare un po’ di sé stessi, le proprie famiglie, per il bene, vero, della collettività, non certo per sentirsi degli eroi, semplicemente per sentirsi utili al proprio paese e ai cittadini italiani, dando maggior senso e tutela a un lavoro avaro di soddisfazioni e tutele, per far crescere, anche i figli di chi indossa una divisa, in un paese migliore.

…. Solo questo!

Buon Lavoro Signor Ministro…..

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 30/05/2018

…CHE NON SIA UNA INUTILE STRAGE…..

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Mente l’Italia è travolta dalla più importante crisi politica dal dopoguerra in Belgio si consuma  l’ennesima tragedia in nome di Allah.
Due Agenti di Polizia in servizio a Liegi vengono sgozzate, private delle loro armi di ordinanza e dopo essere state lasciate morenti al suolo il loro aggressore ha ucciso un altro uomo seduto per i fatti suoi in un’auto.
L’uomo, un Belga di origini africane morirà sotto i colpi della Polizia Belga al grido di “Allah Akbar”, non prima di aver tentato di compiere una strage in una vicina scuola.
Sono fatti di sangue questi a cui ormai ci siamo abituati facilmente, forse perché apparentemente ritenuti  in contesti lontani dalla nostra Repubblica.
Siamo fortunati ?  Forse siamo bravi, forse il nostro tessuto sociale è ancora in grado di fare rete e prevenire certe follie, sta di fatto che più andiamo avanti più il rischio che ci si debba confrontare con questi eventi aumenta.
Non saremo mai pronti ad attacchi all’arma bianca, subdoli e imprevedibili, di certo è prioritario da parte di tutti l’impegno a segnalare alle autorità situazioni di pericolo e di disagio affinché il sistema di prevenzione possa agire rapidamente,  perché è anche il cittadino a essere la prima sentinella capace di stroncare sul nascere certe azioni violente.
Il nostro è un lavoro difficile, pieno di incognite, di eventi limite, lo è in Italia, lo è in Belgio, lo è in tutto il mondo e in tutto il mondo il primo baluardo di sicurezza, in questi casi, sono proprio i cittadini, con la loro curiosità, con il loro senso critico, che certo, spesso può essere esagerato…. ma è meglio una chiamata inutile che una strage consumata.
In sordina quindi abbiamo sentito e assistito alla morte delle due Agenti di Polizia Belga, di sicuro non ci meravigliamo per questa poca rilevanza nazionale, sono giornate difficili per il nostro paese che ha diversi problemi da affrontare ma non per questo chi svolge il nostro lavoro, con senso di responsabilità e dedizione, dimentica persone come queste due donne che al servizio del loro paese e delle loro comunità hanno visto il loro sangue scorrere sulle tranquille strade di Liegi.
…si faccia in modo che quel sangue non sia inutile.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/05/2018

ECCOLO: IL CONTRATTO CHE RIFORMA LA 121

Lo chiamano contratto, forse impropriamente, ricalcando probabilmente le gesta di un precedente presidente del consiglio che lo firmò in prima serata davanti a milioni di italiani insieme a Bruno Vespa.
Se non è un contratto di sicuro è un accordo, una “Road Map”, tanto per utilizzare una definizione moderna, che ci dà l’idea di cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi.
È bello leggerlo, si scorgono tante e fantastiche innovazioni, più difficile sarà sicuramente realizzarle nel concreto, la politica non è una lavagna che cancelli e i sistemi non si cambiano a colpi di spugna.
A leggere il “contratto” per le forze dell’ordine viene confermata la sensazione che ho da tempo, la legge 121 del 1981 che regola il sistema della pubblica sicurezza ha i mesi contati.
Un pericolo se la politica non avrà cura di analizzare bene le criticità e le peculiarità del comparto.
Tra le righe del contratto si legge la volontà di impiegare l’esercito per contrastare fenomeni di mafia e microcriminalità, che cozza con la volontà di assumere massicciamente tra le fila di polizia e carabinieri: se assumi massicciamente non hai bisogno dei militari per contrastare determinati fenomeni.
Quello dei militari per le strade è un vecchio slogan che si scontra semplicemente con l’efficienza dell’apparato.
Sono necessarie assunzioni per portare l’età media delle forze di polizia, almeno, a 40 anni ma deve anche essere resa più efficiente la gestione delle risorse umane ma anche quelle logistiche e funzionali degli apparati.
Apparati e leggi che devono rendere degna l’azione delle forze sul territorio, si possono avere meno poliziotti, meno militari se riesci a contrastare adeguatamente i reati, come?
Di sicuro avendo delle leggi che rendano rapida, certa e congrua la pena rendendola davvero un deterrente, investendo sì sulle carceri ma facendo diventare i carcerati una positiva risorsa per la società.
Non quindi solo luoghi di detenzione ma posti che incidano sul PIL del paese.
Una volta resa efficiente l’azione di polizia di sicuro è necessario capire chi fa cosa e dove.
Abbiamo timidamente unito carabinieri e forestale, con vantaggi organizzativi ed economici che stiamo ancora cercando ma troppe ancora sono le sovrapposizioni e troppe sono le forze di polizia che non vogliono rinunciare a determinati ambiti.
Lampante è ad esempio la pretesa di fare le indagini nel mondo di internet da parte di tutte le polizie generaliste quando sarebbe la sola Polizia delle Comunicazioni l’unica deputata a farlo.
Cruciale è il nodo delle Polizie Locali, quelle che ancora in molti chiamano vigili e che spesso effettivamente ancora quello sono, specie nei comuni più piccoli e dimenticati.
Loro e soprattutto loro devono essere riformati o messi nella Condizione di essere considerati polizia, come?
Innanzitutto riformando il sistema di addestramento e di reclutamento con parametri nazionali e selezioni fatte con gli stessi criteri da Aosta a Palermo aggiungendo anche una sorta di abilitazione da prendere presso un istituto governativo che certifica la possibilità di fare il POLIZIOTTO a Milano come a Ravenna o Matera con la certezza che tutti abbiano ricevuto così lo stesso addestramento e la stessa formazione.
Nel panorama dei cambiamenti è facile che la Polizia di Stato possa perdere pezzi, mantenendo di sicuro la prerogativa sull’ordine pubblico rinunciando però, come già vediamo, a presidi importanti e rinunciando, forse, anche a quella polizia giudiziaria di basso cabotaggio rimanendo, forse, competente per i reati più gravi lasciando gli altri a polizie locali e carabinieri.
In ogni caso mettere mano alla legge 121 non sarà né facile né privo di pericoli perché la sicurezza e l’ordine pubblico saranno temi cruciali per i prossimi 30 anni.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 10/05/2018

VIOLENZA&BIGLIETTI

Da tempo si sente parlare di violenza sui treni, la lombardia peraltro sembra essere al primo posto in termini di aggressioni a quella categoria comunemente definita dei controllori.
Potrebbe non essere effettivamente una emergenza ma le tragiche cronache che prendono vita sui convogli delle nostre ferrovie sono sempre più frequenti e sempre più violente.
La genesi di questi atti di ribellione verso ciò che può essere banale, come pagare un biglietto per una tratta ferroviaria ad esempio, ci pone di fronte all’evidenza che troppi individui, uomini, donne, italiani, stranieri, percepiscono come normalità non pagare per usufruire di un servizio.
Peraltro è diventato così normale che il diritto non sembra essere quello di imporre una giusta ammenda a chi contravviene, anzi, il diritto è, o sembra essere, che il sistema debba subire il sopruso di chi non vuole pagare.
È evidente che in termini di deterrente l’ordinario esercizio di controlleria non basta, il problema vero è cosa fare.
Si invoca l’esercito sui treni, come se l’esibizione di muscolarità armata possa bastare semplicemente ad arrestare questa onda violenta, senza la giusta punizione, senza la certezza di una pena effettiva e congrua, delle armi semplicemente esibite, a nulla possono servire. Davvero credete che qualcuno, in Italia, potrebbe usare legittimamente armi durante un semplice controllo biglietti? Dai, su, siamo seri!
Laddove quindi il problema non sia il pazzo scatenato la questione va posta in termini sociali e culturali, perché è pur vero che lo straniero non è figlio della cultura del “si può tutto perché siamo democratici” ma è vero anche che appena capito come non funzionano certe cose troppo facile diventa per lui aderire a ciò che abbiamo creato, un sistema che non riesce a imporre regole!
Perché vanno bene gli eserciti, i militari, la polizia sui treni, anche se mi devono spiegare come, visto che i posti Polfer continuano a chiudere, ma senza un adeguato sistema che sanzioni davvero la violenza verso tutti coloro i quali vogliono imporre regole come, ad esempio, pagare un biglietto ferroviario, non potrà che aumentare.
Ed è così quindi che se non cambia la mentalità sociale in relazione al rispetto delle regole e se non cambia il sistema che le impone il risultato non potrà che essere una banale escalation della violenza che, a ben vedere, nemmeno solo quella viene adeguatamente sanzionata.
…. e siamo solo all’inizio e il problema non saranno certo solo i treni….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 07/05/2018

SENZA REGOLE: IL PROBLEMA SONO I POLIZIOTTI VIOLENTI ?

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Ed è sempre più violenza e sempre di più è quella che viene perpetrata sui nostri treni.

Arriva da Lecco solo l’ultimo episodio ai danni di un poliziotto fuori servizio che per dare man forte a un controllore viene di fatto pestato da un branco di nigeriani per il solo fatto di aver esercitato la sua funzione per il rispetto delle regole. ( https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_maggio_07/lecco-poliziotto-picchiato-un-gruppo-migranti-senza-biglietto-d2e1654e-51b6-11e8-b9b9-f5c6ed5dbf93_amp.html?__twitter_impression=true)
Il branco, in parte rintracciato, verrà processato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, un percorso giudiziario dovuto, su cui è sempre più difficile caricarlo di quel sollievo che dovrebbe avere, viste le sentenze quello che spesso vengono pronunciate nelle aule giudiziarie.
A Prato, per esempio, offese, oltraggio, minacce a un pubblico ufficiale che stava sanzionando un automobilista ubriaco, finiscono con una assoluzione( http://m.iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2018/05/06/news/minacce-al-poliziotto-se-chiami-il-carro-attrezzi-ti-servira-il-carro-funebre-assolto-1.16799532), per non parlare di quella “politica” che vuole insegnare a noi poliziotti la non violenza, in un mondo sempre più violento e che non vuole contrapporre un’altra forza capace di contrastare quella violenza.
Perché dovrebbe bastare la divisa, un tesserino, la funzione esercitata per incutere timore, per avere paura che una ribellione violenta diventi la certezza di non vedere più la libertà per tanto tempo.
La realtà, purtroppo, è esattamente opposta, mi ribello, uso inaudita violenza, utilizzo logiche da branco perché tanto, in Italia, nessuno paga nulla…e se non ho conseguenze da temere perché dovrei pagare un biglietto del treno e se necessario picchiare controllore e poliziotti?
Chi ha paura di un sistema che non fa pagare niente? Un sistema dove più sei “clandestino” più hai il diritto di rimanere impunito?
Chi deve insegnare a chi la non violenza? Lo Stato ai Poliziotti o lo Stato a tutti coloro che decidono di non seguire le regole della buona convivenza civile?
Da che sono in polizia ho visto sempre pagare amaramente i miei colleghi per i propri errori, molto meno amara invece è sempre la punizione per chi nel sopruso ha deciso di vivere.
Bisogna cambiare la prospettiva perché, il problema di questi tempi, è che si è sovvertito l’ordine, umano e morale, delle cose e laddove non vi è ordine ciascuno si sente in diritto di fare quello che vuole.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 27/04/2018

… NON È SOLO UN’ASSICURAZIONE!

“…. Perché se sbaglia uno sbagliano tutti!!! ”

Così tuonava il mio comandante di plotone quando, ormai 20 anni fa, iniziavo la mia avventura in divisa con indosso quella dell’Arma dei Carabinieri.
Un insegnamento che nei 3 mesi di addestramento da Carabiniere Ausiliario ha provocato comportamenti grotteschi anche a causa della giovane età di molti di noi.
Ricordo quando il maresciallo uscì tronfio dalla palazzina comando, spense la sigarette nel cestino della spazzatura, ordinò l’attenti e cominciò uno dei mille cazziatoni che in quei mesi erano necessari alla nostra formazione.
Da quel cestino alle spalle del maresciallo, dopo poco, cominciò a levarsi del fumo.
Con enorme imbarazzo cercavamo di attrarre la sua attenzione, con il dovuto garbo militare, ma preso dalla sua arringa educativa continuò quel tanto che, alla fine, dovette accorgesene da solo visto che i rifiuti avevano preso fuoco.
La paura di sbagliare, di dover pagare costantemente qualcosa per un errore non solo a te ma anche al tuo vicino ci aveva reso timorosi di alzare la voce verso il sottufficiale prima che si levassero le fiamme.
Alla base di questo atteggiamento però c’era un messaggio importante che deve accompagnare le divise per tutta la vita professionale: se sbaglia uno, per i cittadini, sbagliano tutti.
Ciò che abbiamo visto a Napoli dove all’esterno di un commissariato cittadino diversi erano i veicoli parcheggiati, anche di poliziotti, privi di copertura assicurativa, evidenzia quanto il comportamento del singolo, anche nella vita privata, condiziona l’opinione di chi quella divisa non la indossa.
Certo, ci sbracciamo nel sostenere che comunque si tratta di singoli, che sono una piccola parte, ma mi sorge il dubbio che forse erano meglio quei tempi dove il comando, quando sapeva che avevi una macchina, pretendeva libretto e certificato assicurativo per evitare possibili futuri imbarazzi come questo.
Perché oggi non esiste giustamente un pervasivo controllo del personale, se ci fosse probabilmente nemmeno potrei scrivere queste righe, ma a furia di collezionare figuracce prima o poi qualcuno prenderà seri provvedimenti che potrebbero incidere in negativo anche verso persone che nulla c’entrano con questi eccessi.
Sempre di più quindi sono i segnali che ci costringono a imporre a noi stessi comportamenti più idonei, ci sono troppi strumenti con cui chiunque può essere messo in discussione, poliziotti compresi, perché oggi per vedere una banale copertura assicurativa basta una App.
Riflettiamo quindi su questi nuovi mezzi, su quanto sia facile finire alla gogna e sulla responsabilità che ci assumiamo a non avere atteggiamenti quanto più retti e irreprensibili verso lo Stato, verso i cittadini e di conseguenza verso i nostri colleghi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/04/2018

SOTTO IL CASCO LUNGHI CAPELLI DI DONNA…. MA SOLO POLIZIOTTE!

Ed eccole qui le prime donne ufficialmente assegnate ai Reparti Mobili della Polizia di Stato, una svolta epocale che però non rappresenta una vera e propria novità, qualche donna effettivamente già era inserita in qualche reparto mobile di nuova istituzione, probabilmente anche perché quei reparti nascevano dalle ceneri di altre dismesse articolazioni.
Un segnale di modernità che ci mette al pari di altri paesi europei che già da tempo impiegano personale femminile nelle aliquote antisommossa, una modernità che speriamo sia l’inizio di un nuovo modo di concepire l’importante ruolo dei Reparti per l’ordine pubblico.
Perché non bastano i segnali o qualche capello lungo fluente sotto il casco da op, ci vogliono giovani capaci, motivati, in salute, giovani ai quali proprio perché in molti hanno superato i 40 anni, e li consideriamo ancora giovani, vanno chieste prove di efficienza fisica annuali dove dimostrare di avere ancora fiato per correre con il peso di quei materiali che ogni operatore antisommossa è costretto a indossare quotidianamente.
Perché non basta arrivare prima dei Carabinieri, che ancora nel 2018 scrivono a chiare lettere sui bandi di mobilità del personale che le donne non saranno assegnate nei battaglioni per l’ordine pubblico, un limite che probabilmente anche per loro deve essere superato…. con le medesime prerogative che dovrebbero valere per gli operatori della Polizia di Stato.
I fatti di Piacenza credo abbiano ampiamente dimostrato quanto sia importante essere efficienti fisicamente, adeguatamente addestrati e mentalmente preparati a ragionare come squadra e come singolo e che in ordine pubblico non c’è più spazio per l’operatore qualsiasi perché abbiamo bisogno sempre più di persone, uomini e donne, capaci di esprimersi al meglio delle capacità tecnico professionali.
Perché per essere bravi e capaci bisogna certo dimostrare modernità, anche con quote rosa, ma non può e non deve bastare ed è di questo che i sindacati di polizia devono farsi promotori.
Buon lavoro quindi alle colleghe col casco azzurro.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 15/04/2018

UNA IDENTITA’ DA “5 MILIONI” DI EURO….

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Costerà 5 milioni di euro il rifacimento dei distintivi di qualifica dei 4 corpi di polizia e ci si chiede, giustamente, se tale operazione fosse davvero necessaria viste le condizioni in cui versano mezzi e strutture dell’intero comparto.
Certo in termini assoluti 5 milioni di euro di euro forse sono poca cosa, il Capo della Polizia Franco Gabrielli, che dalle pagine del “Il Tempo” risponde alle feroci critiche mosse al riguardo, specifica che al netto delle tasse il costo per ogni singolo agente sarà di circa 25 euro, per un provvedimento che sarebbe dovuto essere stato fatto nel 1981, all’atto della riforma della famosa legge 121, dove i gradi militari dovevano essere già all’epoca sostituiti, sopratutto per la Polizia di Stato, che aveva appunto dismesso le stellette ed è diventata corpo civile dello Stato.
Di questi giorni, peraltro, è la notizia di una nuova ulteriore modifica stilistica dello stemma araldico della Polizia di Stato, notizia anche questa che personalmente mi fa pensare che tutte queste innovazioni non siano solo un caso né una spesa sostenuta per semplice capriccio stilistico.
E’ infatti da tempo che nei palazzi ministeriali si ragiona moltissimo in termini di comunicazione e immagine, di mezzi e metodi per essere presenti e unicamente individuabili presso la pubblica opinione, lo stesso logo della Polizia Scientifica è stato modificato per essere più aderente ai tempi e di più immediato impatto sull’immaginario collettivo spesso surclassato da quei “RIS” dei Carabinieri che in Italia hanno inventato il marchio ma non la Polizia Scientifica.
In un’ottica di cambiamenti, di razionalizzazione delle risorse, di riposizionamento della Polizia di Stato in un nuovo scenario, dove la legge di riforma del 1981, è evidente, ha vita breve, creare una nuova identità interna ed esterna non può non avere la sua valenza in quella che sarà la Polizia che vedremo quasi certamente dal 2020/2025 in avanti e che deve essere preparata a sbarcare in questo nuovo mondo che si può ipotizzare e che nessuno vuole in alcun modo spiegare anche agli addetti ai lavori.
Un cambiamento che sarà estremamente rapido, come del resto lo è la società moderna, se non lo fosse, anche questa volta, avremmo perso l’occasione di rimanere attori protagonisti all’interno del comparto che, è bene sottolinearlo, ci vede corpo civile in mezzo a quasi tutti militari, ulteriormente aumentati dopo la “Carabinierizzazione” del Corpo Forestale dello Stato.
“Carabinierizzazione” che potrebbe investire anche la Polizia Penitenziaria e che darebbe il colpo di grazia al progetto avviato nel 1981 di una polizia civile detentrice del potere di gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico in Italia; velleità questa che in qualche segreta stanza del potere da tempo evidentemente viene accarezzata da quelle menti che per questo paese vogliono un controllo molto più incisivo, sotto ogni punto di vista, delle forze dell’ordine al grido “Usi Obbedir Tacendo e Tacendo Morir”.
Se questa operazione di rinnovata identità civile del corpo della Polizia di Stato è il tentativo di sottrarci a un futuro fatto di stellette sul bavero, è bene dire, che non può oggettivamente bastare, ci vuole qualcosa in più che dica a certi individui che manovrano i bottoni in determinate stanze che l’identità della Polizia di Stato non è un disvalore o uno svantaggio, anzi, ma per questo deve essere l’organizzazione tutta, compreso il mondo dei sindacati di Polizia a sostenere e favorire questa tesi.
Arroccarsi su posizioni sempre lontane da chi tira le fila, ergersi a paladini del lavoratore in divisa con linguaggio aggressivo capace di avvicinare il potere verso chi non ha il diritto di parlare liberalmente, come i militari, potrebbe favorire questo processo di militarizzazione delle forze dell’ordine ad ordinamento civile che da una operazione del genere ne uscirebbero letteralmente a pezzi perché chiaramente schiacciate da un apparato che già oggi è per oltre il 70% composto da militari.
Ed è questa forse la vera sfida che ci aspetta per il prossimo decennio, quello di salvare la Giacca Blu da un pericoloso “deja vù”, da un mondo fatto di arretratezze, dinamiche, modi di vedere le cose capaci di togliere a una organizzazione come la Polizia di Stato quel valore aggiunto in più dato anche da chi, come me in questo momento, nulla ha da temere a scrivere quello che pensa.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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