NOI SIAMO WILLY, I FASCISTI LASCIAMOLI STARE!

Si cercano i fascisti, si cerca la cultura violenta del dopo guerra, come se i comunisti fossero stati tutti delle innocenti anime pie, nella morte del povero Willy, un massacro la cui matrice culturale se proprio dobbiamo cercarla, la si cerchi all’oggi, nei mali e nella società moderna e non in quella post bellica del 1945.

Ancora una volta, e con certi discorsi, abbiamo confermato una volta in più che siamo un paese vecchio e fermo, che non vuole guardare al passato per crescere nel futuro.

La violenza è violenza ed è trasversale, come l’ignoranza, riportare questi concetti a un singolo colore politico non solo è stupido, e lo è sempre stato, ma ci distoglie dal guardare i giovani di oggi con gli occhi di chi prima di tutto deve capire cosa sta succedendo.

Uno dei maggiori assist ci è stato fornito da Chiara Ferragni con il suo utile e illuminante post sulla cultura fascista di cui quei ragazzi “sbagliati” sarebbero figli, peccato che nella loro cultura il modello di riferimento è proprio gente come Fedez e sua moglie, influencer social dalle vuote e plastiche pose.

Ed è da quel vuoto culturale, o che forse andrebbe riempito con altri contenuti, che si erge a faro per i giovani di oggi, che dobbiamo partire per capire.

Con questo non si vuole dire che Fedez e la Ferragni siano esempi di cultura violenta ma certamente rabbia e frustrazione può essere determinata dal fatto che è difficile essere davvero come loro e un qualche modo per arrivarci bisognerà pure trovarlo!

Non demonizziamo gli Influencer, è un mestiere nuovo in una nuova società vissuta da ancora troppi vecchi come me che non la capiscono, anche se può apparire assurdo vedersi vecchi a poco più di 40 anni.

Perché per uno come me non è facile capire un influencer ma in tanti li comprendono ed è da loro che dobbiamo partire, la Ferragni, massacrata in questi giorni per le sue considerazioni, ci ha lanciato un assist che non dobbiamo trascurare.

La cultura dell’abuso va discussa, affrontata, capita, contrastata, perché oggi è tutto un abuso dall’alcol, alle droghe dove la violenza è un mezzo come un altro, sempre esistito, per imporsi…

Non è una questione di fascismo ma di modelli che laddove non sono assenti comunque sono deboli, deboli come lo sono quelli che rappresenta il povero Willy che ha difeso un amico ritenendosi dalla parte giusta….ma se la parte giusta è debole?

Perché è più facile picchiare, esprimere violenza che chiedere per favore, l’insulto in fondo è una linea di demarcazione, i muscoli tatuati sono usati come segno di potere, di controtendenza, di malato narcisismo (quando è patologico)

…. Perché è meglio non avere a che fare con certa gente, in fondo chi ti tutela davvero?

Le leggi, i giudici, le divise?

Riprendiamo in mano questi modelli, partiamo da come crescono i nostri figli, lasciamo stare i blocchi del ‘900, leggiamola la storia ma studiamo questa società la cui assenza degli adulti, di chi si prende le sue responsabilità, genitori compresi, sta generando sempre più danni incontrollabili.

Quelle botte evidentemente erano finte, come le loro foto, le loro stories, la loro falsa ricchezza.

Noi siamo Willy e il male non deve vincere…!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

TENETELI IN CARCERE!

Scorrono le foto, le immagini, le sensazioni della morte assurda di Colleferro, il sorriso di Willy e lo sguardo vacuo e impunito di chi lo ha ucciso, dove non so se siano i tatuaggi o i muscoli a renderli ancor più finti di quello che in realtà sono.Scorro le sensazioni dei loro occhi, leggo delle loro gesta, immagino una figlia che si presenta a casa con uno di questi modelli di “sana” vigliaccheria umana, capaci di essere solo per quello che sembrano e non per quello che in realtà sono…. E già mi prende l’orticaria a pensare di doverci condividere l’amore più grande della vita di un padre.Nella loro finta immagine di duri sarei curioso di vederli ora, nel carcere, con quei muscoli e quelle scritte vergate sulla pelle, per darsi un tono, come si stanno comportando, quanto stanno facendo i duri con i delinquenti veri, come riescono in quella gabbia a curare la loro finta persona.E penso che, di contro, stenderei lunghi tappeti rossi se mia figlia mi portasse in casa un “Willy”, il volto garbato dell’educazione, dell’integrazione, del senso di amicizia, di chi non ha pensato a chi aveva di fronte ma solo a difendere un amico.Così che prima o poi dovremo deciderci a far ritornare di moda modelli diversi, magari tatuati, magari muscolosi ma espressione di quel garbo, di quella educazione, di quella compostezza che non piace più a nessuno ma che tanto potrebbe dare a una società sempre più vuota, smarrita, imbarbarita che aspetta e che dovrebbe cominciare a sperare che siano gli Willy a vincere e non quel branco di soggetti, così miseri, che per sentirsi uomini sanno solo essere prepotenti e violenti.Non siamo più in grado di proteggere quelli come Willy e certa gente vince, vince sempre….. Questa volta però fateli diventare perdenti, teneteli dentro, teneteli in carcere, fatelo per i padri preoccupati e per le persone per bene di questo paese!In Giacca Blu – Michele Rinelli

MILANO NON È VICENZA, IL COLLO ERA QUELLO GIUSTO!

Sono immagini forti e incalzanti quelle diffuse dal duomo di Milano dove un egiziano, per ragioni ancora da chiarire, ha preso in ostaggio una guardia giurata in servizio presso la basilica minacciandola con un coltello.

Il video completo, di quasi 15 minuti ci restituisce le vere difficoltà vissute dagli operatori il cui unico obiettivo, nonostante le pistole spianate, appariva chiaro: nessuno doveva farsi male.

Da quello che si apprende così è stato, la lunga trattativa, criticata dagli esperti social che non trattano con certe persone, ma sparano, ha portato i suoi frutti anche se durante la ricerca di empatia da parte degli operatori, il riferimento all’essere madre di quella collega intervenuta fa scorrere lungo la schiena un brivido che certo, speriamo, renderà orgogliosi quei bimbi lasciati a casa per andare a fare un “normale” 13/19 di volante “Duomo”.

Così che quando arriviamo all’epilogo si ferma quasi il cuore nel vedere che quella lama stavolta, evidentemente, finisce sul collo “giusto”! Per un soffio non è stata una tragedia.

Nessuno infatti ha reso virale quel fermo immagine, quel rischio enorme, assurdo, forse evitabile, attraverso più idonei strumenti di coazione o forse se avessimo una politica, delle leggi o una pubblica opinione capace di restituirci il giusto ordine delle cose. Una trattativa così potete vederla solo in pochi posti al mondo, tra cui l’Italia….

Sono stati molti i rischi corsi da quei ragazzi in divisa, rischi che altrove, con altre regole, altre sensibilità, con altre teste sopra un collo giusto, non avrebbero mai affrontato.

Anche questa volta la ricerca del Floyd italiano non è andata a buon fine e per questo non possiamo che ringraziare chi, a rischio della propria vita ha esposto un altro collo…. Stavolta quello “giusto”.

…. Perché in Italia è lo sbirro che si deve fare male e per alcuni, se muore, è anche meglio….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

CERCASI SBIRRO RAZZISTA E ASSASSINO!

Si sta cercando il Floyd italiano e, alla fine, probabilmente, lo avranno.

Sono emblematiche le immagini che ci giungono da Vicenza e che grazie alla rete sono diventate virali, durante un controllo di Polizia una pattuglia in uniforme inteviene presso un gruppo di ragazzini a cui viene chiesto di esibire i documenti.

Non si capisce benissimo il motivo del contendere, del perché si arrivi, fino alla fine, ad avere un operatore che, per evitare la fuga di un soggetto che tenta di sottrarsi al controllo, decide di cingere al collo il giovane per bloccarlo.

Una scena molto brutta sul piano mediatico, specie se a commento del video, utilizzato più come arma che come strumento di documentazione dei fatti, si inseriscono concetti come il razzismo per il solo fatto che la pelle del giovane intemperate era più scura di quella degli agenti.

Per quanto la tecnica di presa al collo oggettivamente fosse stata eseguita all’interno di canoni tecnici precisi nella esecuzione, tanto che agli occhi più esperti è apparsa da subito una manovra bene eseguita, il contesto, le modalità tattiche, le scelte strategiche in cui è stata inserita appaiono discutibili e a tratti pericolose.

In mezzo a tanta folla, a tante persone amiche dell’individuo immobilizzato, con urla che avrebbero potuto far accorrere altri problemi da gestire, fortunatamente, nessuno si è fatto davvero male e le tante grida, alla fine, sono risultate utili solo all’indignazione social.

Indignazione che peraltro, a ben vedere, la suscitano solo le testate giornalistiche on line, a leggere i commenti dei cittadini infatti sono pochissimi quelli che danno contro al poliziotto, secondo la maggior parte assolutamente legittimato a farsi rispettare.

Un conto però è farsi rispettare un conto e scegliere lo sfociare di uno scenario rischiosissimo in un momento peraltro dove in molti stanno cercando un morto da sacrificare alla logica del caos nel quale sempre di più ci stanno portando.

Così che mentre diamo il giusto sostegno a tutti quei colleghi abbandonati a un lavoro sempre più difficile e che spesso si ritrovano a dover gestire da soli situazioni dove soli non si può essere l’invito non può che essere quello che la Polizia si deve si far rispettare ma non deve mai creare situazioni più grandi e ingestibili di quelle che in realtà sono, anche al costo di apparire debole.

L’identificazione di una persona è un atto dovuto ma ancora prima deve venire la sicurezza di scenario e degli operatori intervenuti specie in questo momento dove tutti gli smartphone sono puntati alla ricerca del nero da soffocare e del razzista in divisa che c’è anche in quelle centinaia di colleghi in giacca blu la cui pelle, di sicuro, non è caucasica.

Occhi aperti quindi e testa sempre lucida cari amici e colleghi, la strada per uscire da questo periodo è ancora lunga….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

IL PROBLEMA NON STA A PIACENZA, LA SOLUZIONE SONO LE PERSONE!

Pur non essendo un periodo facile, l’altro giorno, un anonimo cittadino, mentre eravamo al bar ci ha chiesto se poteva offrirci la colazione…. semplicemente per quello che la nostra divisa rappresenta.

Un gesto bellissimo, in un momento tragico, l’eco delle vicende piacentine sono un macigno pesante per tutti noi, questione che si somma con il ritrovamento di ben 7kg di cocaina nella macchina di un collega appartenente al Reparto Mobile di Reggio Calabria senza dimenticare un episodio violento a Roma dove due appartenenti alla questura della capitale sono stati accusati di un gratuito pestaggio liberi dal servizio.

In questi giorni ho letto molte opinioni, con particolare riferimento a quella che probabilmente verrà ribattezzata “La Banda Montella” di Piacenza e a parte qualche voce oggettivamente fuori contesto ho trovato moltissime analisi assai pertinenti.

IL FATTORE UMANO

Cosa porta un gruppo di divise ad assumere comportamenti che la cronaca ha ribattezzato “Gomorra”?

Probabilmente non esiste una sola causa ma esistono delle concause tutte valide, tutte considerabili ma nessuna unica ed esclusiva perché il fattore umano, nelle scelte che portano una divisa a compiere gesti di un certo tipo è fondamentale.

Per fattore umano si intende tutto, la soddisfazione nel lavorare, l’indole delle persone, il carattere delle stesse ma anche il brodo culturale pregresso e attuale sono elementi cardine.

Nel fattore umano ci inserirei la soddisfazione, il sentirsi parte di un meccanismo che risolve le questioni, che guarda in faccia i problemi, che trova una strada per risolverli dentro e fuori l’istituzione. Un muratore sa fare un muro dritto e un bel cantiere, concluso, dà sempre soddisfazione, chi indossa una divisa non gode di questi parametri anzi è facile che un muro dritto e solido diventi storto o addirittura crolli.

LA DROGA È IL MALE DEL SECOLO!

La droga è il vero grande male di questa società, tonnellate di stupefacenti vengono smerciate in tutta Italia ogni giorno con politiche antidroga, se non desuete, a tratti assolutamente inutili, con un quadro normativo troppo sbilanciato a favore del dettagliante e del consumatore.

Sono pochi gli interventi di polizia o di soccorso sociale dove la droga non abbia una componente determinante e su questo dobbiamo lavorare.

Colpire duramente uno spacciatore è difficile, trovarlo con indosso o al domicilio, quando reperibile, una quantità tale da farlo stare mesi e mesi in galera è pressoché impossibile mentre il consumatore, di fatto, viene sostanzialmente lasciato libero, più o meno giustamente, se continuare a intossicarsi o fermarsi.

LA SODDISFAZIONE, LA STATISTICA E LA CARRIERA.

Tra le tante valutazioni lette in questi giorni si pone spesso l’accento sull’obbiettivo “aziendale”, sulla produttività legata al numero di persone a cui sono state messe le manette, un dato utilizzato in maniera pericolosa dalle alte gerarchie militari e non per distribuire incarichi, privilegi e prebende.

Non può essere infatti ancora tollerabile che un capitano dei carabinieri adotti o caldeggi politiche manettare a discapito di quello che la legge vorrebbe, dovrebbe essere noto a loro signori infatti che il codice penale e la sua applicazione è di fatto l’ultima spiaggia, l’estremo tentativo di mantenere l’ordine sociale, perché deve essere così importante il numero degli arresti rispetto a, per esempio, il numero di persone identificate o di posti di controllo fatti lungo le strade o il numero di provvedimenti di tipo preventivo, fogli di via obbligatori, ammonimenti, allontanamenti dalla casa familiare per i violenti, insomma tutti quei meccanismi volti alla prevenzione dei reati e non alla repressione? Un po’ come quando ci lamentiamo di quei comuni che utilizzano gli autovelox ogni 500mt per fare cassa, in barba allo scopo del codice della strada che nasce per prevenire i sinistri non per reprimerli!

Con questo non si vuole dire che le forze di polizia debbano diventare degli assistenti sociali, ma una buona prevenzione costa meno sotto ogni punto di vista e offre migliori risultati alla cittadinanza.

LA FRUSTRAZIONE….

Certo, direte voi, che ce ne facciamo di forze dell’ordine che non mettono mai le manette?

Meglio mettere le manette a suon di verbali finti perché i meccanismi sanzionatori sono ritenuti inefficaci o, almeno, con gli arresti, per quanto inutili almeno si costruiscono carriere? Magari mi faccio bello con il superiore o addirittura, in questo caso, adotto meccanismi tali da poter avere anche un guadagmo economico dalle mie conoscenze nel mondo del malaffare?

Non è una giustificazione la frustrazione, nemmeno quella di non credere più al sistema, ogni giorno scegliamo di scendere in strada nel rispetto dei cittadini onesti e delle istituzioni democratiche nonché abbracciando i valori di giustizia e fedeltà ed è per questo che nel pacchetto, nel contratto di lavoro dobbiamo inserire la frustrazione data da stipendi non altissimi e, tante volte, di lavorare per niente… altrimenti, con coerenza e senza infamia mettiamo quattro firme e andiamo a fare i fuori legge!

LA SCELTA….

Così che la “Banda Montella” e chi sarà riconosciuto appartenente a tale meccanismo, al netto di chi, e ci sono, è rimasto invischiato in quella melma, evidentemente un giorno ha scelto di cambiare strada, probabilmente perché non più in grado di accontentarsi di quello che passava il convento, sia in termini economici sia sul piano umano e professionale, mi rifiuto di pensare che un “Montella” non abbia mai avuto i requisiti morali per indossare quella gloriosa e meravigliosa uniforme che tanto ho amato e ancora infinitamente rispetto.

PAROLA D’ORDINE: PREVENZIONE!

Ed ecco quindi che torniamo all’inizio, situazioni come quelle di Piacenza vanno prevenute attraverso meccanismi di protezione di chi denuncia le storture, dove un ufficiale che prende il comando non deve avere paura di risolvere i problemi, non deve temere di essere sconfessato da un sistema che oggettivamente spesso difende troppo anche gli indifendibili, dove una bella carriera è fatta anche da chi ha migliorato le condizioni umane e morali di un ambiente lavorativo, militare a maggior ragione, e non solo da quanti verbali di arresto hai firmato. Il silenzio non può essere un valore, l’omertà è roba per mafiosi….

LA QUESTIONE MORALE….

Perché esiste ormai da tempo in tutte le istituzioni dello stato una questione morale che deve essere discussa ai più alti livelli dove le cariche istituzionali, certo fatte anche da correnti, cordate, amicizie, vedi le questioni sollevate con il caso “Palamara” non può derogare però alle capacità, alle competenze, alla professionalità, preferendo quel modo un po’ nepotista di gestire le cose, perché un problema se esiste va affrontato, un dirigente non può sperare che il suo mandato passi senza rogne lasciando il problema o lo scandalo a chi verrà dopo.

…. NON È FINITA QUI…

Se non metteremo mano al concetto di carriera, di capacità di gestione, al concetto di manager pubblico capace di risolvere le questioni e non di ignorarle o peggio di nascondere eventi come quelli di Piacenza, per fare carriera, ne sentiremo ancora, magari non così gravi ma che saranno indici di un problema o ulteriore conferma che dobbiamo risolvere sempre e solo da lì, a partire dal fattore umano.

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI

GENERALE NISTRI, NON PERDA QUESTA TRAGICA OCCASIONE….

Sono sconcertanti i particolari che emergono dalle oltre 300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha visto l’azzeramento della Stazione Carabinieri Levante di Piacenza, un ciclone senza precedenti per la Benemerita i cui sviluppi, oggettivamente, sono ancora tutti da definire.

Ed è iniziata la corsa della malavita piacentina a raccontare le nefandezze di quei carabinieri la cui posizione, nonostante la voglia di essere garantisti, diventa sempre più complicata da digerire, trans, spacciatori, escort, ogni sorta di persona appartenente al mondo dell’eccesso troverà facile ascolto e forse opportunità di vendetta.

Quella che nessuno deve auspicare per questi uomini in divisa che dovranno pagare duramente e amaramente cio che hanno fatto a discapito di chi, come Mario Cerciello Rega, proprio un anno fa, ha dato la vita per quella uniforme.

L’Arma dei Carabinieri però non deve perdere questa tragica occasione, negli ultini dieci anni la cronaca ci ha riservato eventi drammatici per il corpo, dal caso Cucchi, dove i vertici hanno mostrato enormi incapacità di gestione, alla violenza sessuale a Firenze, passando per il caso di Serena Mollicone, che ci dicono che qualcosa di storto ci deve essere e che non si è ancora superato.

Forse è ora di mettere in discussione il concetto di gerarchia, di ordini, di regolamenti, dove il codice di procedura penale e la costituzione non possono essere sostituiti dal regolamento di disciplina, dove quell’USI OBBEDIR TACENDO diventa la scusa per giustificare qualsiasi cosa.

E non è quindi un discorso di sistema ma di gerarchie, di una evidente mancanza di volontà di risolvere i problemi, forse a causa di una arretrata cultura militare dove nel silenzio e nelle mura delle caserme trova un senso di malata protezione che non può più esistere.

I problemi si risolvono, le carriere si devono sviluppare facendo il bene dell’istituzione non nascondendo il marcio o facendo finta di non vederlo, non può essere un valore l’immobilismo, il non cambiare le cose, non può essere un buon lavoro solo quello dove le persone, i delinquenti, si devono arrestare a tutti i costi.

È ora che l’arma Benemerita decida di cambiare passo, di valorizzare il cambiamento, di diventare moderna, di scardinare logiche di caserma dove determinati ambienti si ammalano perchè il valore del lavoro lo misuri solo dalla quantità degli arresti eseguiti, in un crescendo di invidie, abusi, eccessi tra comandi vicini che sono tutto tranne che una sana competizione.

Generale Nistri, se rimarrà alla guida di questo meraviglioso corpo dello stato non perda questa occasione, i cittadini amano i carabinieri e ne hanno bisogno, oggi più che mai.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

SI DISCUTONO I SISTEMI NON I CARABINIERI

Continua incessante la cronaca della Gomorra Piacentina che, arricchendosi di particolari sempre più duri e rivoltanti, ci dipinge un quadro allucinante la cui prima reazione non può che essere quella del rifiuto. https://www.open.online/2020/07/24/2018-encomio-solenne-caserma-orrori-piacenza-sistema-esisteva/

Festini in caserma (sequestrata), droga party, escort, reimissione della droga sequestrata nel circuito dello spaccio, uno spaccato allucinante, rivoltante e vergognoso.

Nel tritatutto social i commenti contro i Carabinieri si sprecano, senza riserve, senza sconti ma nella notte appena trascorsa, ma anche adesso che state leggendo, almeno un Carabiniere sta mettendo a rischio la sua vita per il bene della collettività.

I Carabinieri non si discutono, si discutono i sistemi, le organizzazioni, le gerarchie, i metodi, non certo l’incessante opera di quelle divise sparse sul territorio.

Dobbiamo discutere del perché a Piacenza si è arrivati a questo, dobbiamo discutete come tutelare gli indagati, minori, come non distruggere la vita di chi ha avuto un ruolo estremamente marginale e che inevitabilmente sarà distrutto come tutti gli altri.

Abbiano assistito a una conferenza stampa durissima, giustamente durissima, quasi inaccettabile, rivoltante, dobbiano capire quanto possiamo ancora permetterci di condurre esternazioni stampa con queste modalità perché la potenza del sistema mediatico, oggi, è una bomba atomica lanciata verso l’ignoto con aspetti irrecuperabili.

Rimarranno per decenni negli archivi dei server nomi, eventi, episodi, li leggeranno figli e nipoti ma mentre le sentenze non le leggerà nessuno le cronache saranno delle lapidi tombali per la vita di molte persone che, per carità, se colpevoli, questo meritano ma se risulteranno innocenti li avremo solo e semplicemente condannati in eterno.

Concludo nel dimostrare non solo solidarietà a tutti gli amici, colleghi e parenti che prestano servizio nell’Arma ma esorto la magistratura a fare presto e bene nello stabilire la verita fattuale di tanto, troppo squallore.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

“PIACENZA CONNECTION”

“La Gomorra Piacentina”, così viene definita la gang di Carabinieri, o presunti tali, che al posto di contrastare lo spaccio del capoluogo Emiliano lo rifornivano dello stupefacente che loro stessi sequestravano, in una escalation di follie e violenza da malavita organizzata.

Il mondo delle divise è sotto shock, le parole del procuratore capo di Piacenza sono state giustamente durissime, il Comandante Generale Nistri in una intervista al TG1 lo abbiamo visto visibilmente scosso dalla vicenda, per un terremoto i cui esiti, comunque andrà a finire, saranno devastanti.

In un mondo come questo dalla notizia che quanto è più rapida e cattiva, meglio è, quel gruppo di divise è già colpevole, senza riserve, senza appello, senza distinguo, in totale dispregio di quel principio democratico di presunzione di innocenza che dovrebbe fare della nostra civiltà giuridica balurado inossidabile di modernità.

Non solo, nel crescere di provvedimenti duri, incalzanti ma evidentemente necessari, non passa inosservato il sequestro della caserma dove lavoravano quei militari, ritenuta dagli inquirenti base operativa dell’organizzazione, un provvedimento questo i cui risvolti sul piano mediatico sono devastanti minano ulteriormente la possibilità, al giorno d’oggi, di garantire fattivamente il principio di innocenza fino al terzo grado di giudizio.

Con questo, ben inteso, non si vuole e non si deve sostenere che la magistratura inquirente sia andata oltre le sue prerogative ma certamente è ora di discutere sulle modalità di diffusione di queste notizie, per tutti, dall’arresto del mafioso di turno a quello di, forse, alcuni carabinieri infedeli.

È chiaro che chi conduce un’indagine vuole poter essere anche orgoglioso con la pubblica opinione del proprio operato, è lampante che ciò che non si vede non si può sapere e che il cittadino deve poter avere la percezione di essere protetto anche dal prezioso lavoro dei giudici ma perché fare conferenze stampa show?

Filmati, slides, audio di intercettazioni, in un crescendo di vuojerismo… utile a chi?

Al G.I.P? Al G.U.P? Al collegio che giudicherà queste persone? Del resto il codice parla di pubblicità dei processi non delle indagini, la pubblica amministrazione deve essere trasparente ma nell’interesse di se stessa non a detrimento delle figure, in questo caso carabinieri, le cui deplorevoli azioni vanno ancora tutte accertate fino alla fine.

Ed ecco che forse è ora di rendere queste manifestazioni, ad uso e consumo della stampa, più sobrie, a tutela di chi viene indagato, chiunque esso sia, magari concependo un meccanismo dove agli inquirenti sono vietate le conferenze stampa ma solo i comunicati, magari revisionati da garanti nominati a livello locale che possano tutelare il principio di presunzione di innocenza degli indagati, dove giudici e magistrati siano professionisti capaci, ma nell’ombra, e non star da palcoscenico a cui è possibile affiabiare mitologiche capacità investigative.

Se tra 3 anni quei carabinieri, o alcuni di essi, dovessero vedere le loro posizioni giudiziarie ampiamente ridimensionate o, per assurdo, assolti, chi pagherà per quella inutile spettacolarizzazione dei loro arresti? Chi restituirà loro l’innocenza che la pubblica opinione gli deve?

Non è certo una novità che moltissime vicende ritenute estreme siano finite a sentenza con reati di gran lunga meno gravi, perché, capirete bene, che nell’errore ingiustificabile è diverso tirare qualche schiaffo di troppo a uno spacciatore ad aver organizzato una banda di pusher imprenditori con la divisa.

Sperando che la questione possa essere accertata per la sua reale gravità auguro buon lavoro a tutti i colleghi di Piacenza che stanno indagando su questa tristissima vicenda.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

EROI DEL GIORNO DOPO….

Eroi del giorno, al massimo di quello dopo, queste sono le nostre divise, tutte, dopo i gravissimi fatti di Palermo dove un alluvione ha distrutto con morti e feriti una parte della città, una gratitudine però che si rinnova, solo, nel breve tempo di una rapida notizia.

È bella questa foto, è un’immagine potente, ne abbiamo viste tante in questi anni, l’emergenza Covid ce ne ha regalate di meravigliose ma, nella mente di tanta gente, da domani ACAB equivarrà sempre e solo a bastardi… del resto anche le aggressioni a medici e infermieri, nonostante il virus, sono tornate ad essere una quotidiana normalità.

Continua così l’ipocrita narrativa dell’eroe, esaltata dai social, dai media, in un mondo che non ti regala nulla chiediamoci come migliorare le cose, senza insultarci, senza rabbia, senza cadere nell’inutile insulto, quello che ogni giorno pervade le nostre vite.

Tra gli eroi di questa vicenda esiste un giovane Palermitano, 23 enne, figlio di immigrati marocchini, che alle invocazioni di aiuto si è gettato a nuoto in quel fiume di melma e automobili salvando una donna e un bambino. ( https://www.today.it/rassegna/nubifragio-palermo-salva-mamma-figlio.html)

Giovanissimo, in una intervista al Tg1 banalizza il suo gesto, con soddisfazione certo, ma alla domanda dell’intervistatrice su cosa vorrebbe ora dopo questa esperienza la risposta non scontata è stata “un lavoro, per vivere dignitosamente”….

Perché oggi, ora, nel prossimo futuro l’essere degni, vivere degnamente, avere un lavoro degno, essere considerati degni del proprio ruolo nella società sarà sempre di più un meraviglioso regalo della vita.

Non abbiamo bisogno di eroi o di sentirci tali ma di essere considerati, con dignità, difensori dei cittadini in ogni situazione, anche in quelle più difficili….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

CAOS E VIOLENZA….

La giustizia fa gioire, infatti quella di giubilo è stata la reazione dei carcerati di Santa Maria Capua Vetere e dei loro familiari dopo le notifiche dai Carabinieri degli avvisi di garanzia proprio nel carcere e proprio di fronte ai familiari dei reclusi.

Una vicenda che ancora una volta denuncia che dalle carceri può iniziare il tentativo di caos estremo che stiamo assistendo negli Stati Uniti, del resto il germe delle confusione è evidente anche alle nostre latitudini e i mesi a venire saranno proprio per questo lunghi e complicati.

In questa voglia di caos, di rivoluzioni, di cambio ormai necessario della società, delle economie di scala, della politica, che il post virus certamente accelererà in maniera importante, continuare a delegittimare le forze dell’ordine, come la Polizia Penitenziaria, non può che far male a questo paese e non è un caso che dopo il teatrino delle notifiche fatte direttamente in carcere a 44 colleghi i reclusi abbiano ricominciato a ribellarsi sicuri che, ormai, sia fin troppo semplice mettere in discussione gli operatori di polizia addetti alla vigilanza. https://www.poliziapenitenziaria.it/ancora-follia-a-s-maria-cv-carcere-in-mano-a-detenuti-e-agenti-feriti/

Nessuno vuole immaginare che quella operazione di polizia dentro il carcere sia stata fatta di proposito per dare qualche segnale a qualcuno ma appare evidente come determinate azioni fatte senza criterio di opportunità siano estremamente pericolose per la tenuta del paese, un paese questo che se continua a fare o a dare in mano il potere a miopi incompetenti rischia di dover superare la fase di caos con più morti di quanto davvero necessario.

Tutto il mondo deve cambiare passo, guardare al futuro distruggendo il passato ma un conto è gestire il passaggio, un conto è lasciare che venga distrutto tutto senza motivo, dalle statue, alle istituzioni alla parte sana della società….

Non toccate troppo le forze dell’ordine, colpire chi sbaglia con la divisa indosso è un dovere necessario, colpire intere istituzioni con metodi discutibili invece è davvero molto pericoloso!

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI