LA VIOLENZA DEL “SIGNOR SÌ”

Si chiude nell’ufficio del comandante e lo picchia ferocemente, non solo, platealmente si affaccia dalla finestra e lancia la chiave della porta d’ingresso dei locali….

E poi tenta il suicidio.

http://infodifesa.it/maresciallo-ai-domiciliari-non-accetta-il-trasferimento-e-picchia-il-capitano/

https://infodifesa.it/ha-tentato-il-suicidio-il-maresciallo-che-ha-aggredito-il-capitano/

Siamo in Calabria, una terra difficile, un luogo dove fare il Carabiniere è una sfida quotidiana dove la criminalità organizzata è un problena vero, per tutti.

Ed è in quella terra di confine che si innesta la nostra storia di violenza in divisa non, come al solito, verso un arrestato ma tra un Capitano e un Maresciallo che pare non aver accettato di buon grado, come ogni militare dovrebbe fare, un trasferimento d’ufficio.

Spostato, sembra, a circa 150 km, forse, per colpa di una scomoda indagine verso quel maresciallo denunciato dal sindaco della città di cui era comandante di stazione.

Una vicenda ordinaria, purtroppo sono decine infatti i militari dell’Arma indagati e trasferiti ogni anno per ragioni di servizio o, per meglio dire, di opportunità in quanto non più compatibili con il territorio di cui dovrebbero essere attori super partes.

Ciò che non è ordinario, ma che raccoglie on line il favore della massa, è la reazione scomposta e criminale di quel Maresciallo che non solo si ribella a un sistema, le cui motivazioni spesso sono effettivamente pretestuose, e al pari criminali, ma che pone il superiore che subisce la violenza come colpevole a prescindere di angherie inferte precedentemente a quel maresciallo tipiche della categoria che l’ufficiale rappresenta.

Ora, non so se i vertici della Benemerita Arma vorranno fermarsi un attimo a capire ma pur non sapendo nulla di questo Maresciallo, della sua moralità effettiva, del suo carattere, del suo reale modo di comportarsi, a prescindere raccoglie i favori contro chi, da ufficiale, rappresenta un mondo e un sistema capace di generare solo angherie, disparità e potenziali suicidi.

È chiaro che chi scrive condanna la violenza in ogni sua forma anche verso coloro i quali in forza del loro grado militare possono ancora permettersi qualsiasi tipo di atteggiamento o impunità amministrativa ma è giunta l’ora di togliere quell’aurea di onnipotenza associata agli ufficiali del mondo militare perché dobbiamo e vogliamo credere in quei sistemi capaci di trattare civili e militari per quello che le norme prevedono e non per i capricci di chi spesso si nasconde dietro le gerarchie per non affrontare con umanità e intelligenza le difficoltà che ogni dipendente, civile o militare che sia, può dover affrontare. Comandare non è meglio di “fottere” e gli inferiori in grado sono commilitoni con cui collaborare e non marionette di cui disporre e che con umanità devono essere trattati.

La violenza non è mai la soluzione nemmeno quella nascosta dietro un “signor sì signore” ….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

A Voi alle volte Silenziosi ma sempre Vicini…. Grazie! BUON CAPODANNO! (da Poliziotti.it Anno 2008)

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Chi di noi non ha mai lavorato in corrispondenza delle feste è stato, probabilmente, molto fortunato; nella vita lavorativa di un Poliziotto è piuttosto facile vivere in una sorta di ghetto in cui non esistono i colori rossi del calendario ma solo i turni e le esigenze di servizio; tour de force che raggiungono anche le 24 ore continuative in costante sfida con il proprio fisico e l’esigenza di portare a termine un operazione di servizio, un arresto, una procedura importante che non può essere rimandata. 

Una vita diversa la nostra fatta anche di eccessi lavorativi, di percezioni di tempo e situazioni che le persone comuni che ti stanno di fianco, amici, fidanzate, mogli, mariti, figli non riescono mai a capire sino in fondo perché solo chi questa vita la vive dal di dentro può capire cosa si prova in quel contesto in cui tutto assume i tratti di una missione, di una sfida e alle volte anche di una guerra che toglie letteralmente il sonno….e i tuoi affetti.

Nell’approssimarsi di questo Capodanno, lavorativo per molti, anche per chi in questo momento fa scorrere le dita su una tastiera per esternare un pensiero, la mente si rivolge verso chi dei nostri parenti più prossimi, amici, fidanzate, genitori, mogli, mariti, figli vorrebbe vivere una notte di San Silvestro scambiandosi pienamente un messaggio di Auguri con il proprio “Poliziotto”, con un calice in mano e uno sguardo di sincero affetto che, alle volte, per colpa di questa “Missione”, durante l’anno, viene spesso meno. Fortunato, quindi, chi probabilmente non deve negare a una fidanzata, a una moglie a un figlio, questa mancanza, in fondo chi fa questo mestiere per scelta e dedizione lo sa dal primo giorno a cosa dovrà rinunciare anche se alle volte è dura doverlo fare accettare a chi ha scelto di vivere una vita al nostro fianco.

In queste poche righe di fine 2008 il mio ringraziamento ideale và a tutte quelle mogli, a quelle fidanzate, a quei figli a quei mariti che in questo San Silvestro dovranno celebrare brindando con tutti gli affetti più cari tranne che con quello del “Poliziotto di famiglia” perché impegnato su una strada, in una sala operativa, in una piazza, per garantire a tutti il sereno svolgimento di una delle più belle manifestazioni di gaudio collettivo di tutto l’anno.

Un ringraziamento questo che vuole idealmente perpetuarsi per tutto il corso dell’anno, perché decine sono le situazioni di vita importante che questa “Missione” ci nega, non ci lascia vivere, dando alla persona che ci sta di fianco la sensazione di essere stata in qualche modo abbandonata, di venire sempre dopo questo “Sporco” lavoro, di non essere lei la prima su tutto e sopra tutto….sensazioni legittime che alle volte non riescono ad essere estinte proprio perché solo chi fa questo mestiere può capire….per portare poi a dolorosissime separazioni non sempre facili da sopportare.

Un grazie quindi a quelle fidanzate, fidanzati, mogli, mariti, figli che riescono con amore, dedizione, forza e coraggio a continuare a stare di fianco ai loro “Poliziotti” sostenendoli sempre e comunque nella loro “Missione” che indirettamente, anche loro malgrado, sono state costrette di riflesso ad abbracciare.

Da questo sito che pare essere davvero molto seguito da chi ci è vicino a qualunque titolo voglio augurare un Buon 2009 di cuore a quelle persone che nonostante tutto ci sostengono e continuano con il cuore e con amore a vivere insieme a noi questa, alle volte difficile, vita…..

a Voi Tutti Grazie !!

Michele Rinelli – Poliziotto –

 

… NON SOLO DI LEGGI MA DI BUON SENSO!


Feroce è la polemica per questa foto, siamo ad Opera in provincia di Milano e la Polizia Locale (ancora a qualcuno piace chiamarli vigili urbani) fermano un cittadino per accertamenti, la vulgata giornalistica parla di un molestatore seriale la cui posizione è al vaglio degli organi di polizia. La soddisfazione deve essere stata tanta per questo fermo dato che le nostre divise non si fermano alle foto di rito previste dai codici atte all’identificazione del fermato ma, in posa vicino alle sbarre, mostrano con soddisfazione il pericoloso criminale finalmente al sicuro nelle patrie galere. Tralasciamo gli aspetti giuridici, le norme vigenti in materia, che puntualizzano che non possono essere diffuse immagini degradanti delle persone sottoposte a fermo di polizia, non a caso taluni criminali vengono ritratti in fase di traduzione con i polsi coperti per non far scorgere le manette….. Ma tralasciamo questo aspetto e chiediamoci perché non siamo ancora riusciti a instillare nella cultura degli operatori delle forze dell’ordine quale sia un buon uso dei social a ormai molti anni dalla loro nascita?

Perché se possiamo non scandalizzarci riguardo alla posizione politica del sindaco che cerca di difendere gli agenti facendosi vanto di quella istantanea, divisiva e fuori luogo, dobbiamo però chiederci come mai operatori di Polizia Locale si prestino, con orgoglio, a siffatte speculazioni che alla fine assumono semplicemente la forma della bagarre politica?

Possiamo anche giustificare la pochezza di chi politicamente sfrutta quella immagine ma non possiamo non considerate la scarsa professionalità di chi si mette più o meno coscientemente a disposizione di quella pochezza contravvenendo quindi non solo a norme di legge ma vanificando gli sforzi di chi ogni giorno lavora sulle strade, onestamente, al servizi del cittadino rispettoso delle regole…. A maggior ragione nelle fila di quella Polizia Locale tanto invisa agli occhi di tanti.

Perché parlare di questa storia, a tratti vergognosa? Semplicemente perché ancora non sono bastate le bende di Roma per farci capire che gli arrestati non sono dei trofei da far impagliare per il salotto.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

“GENERAZIONE INSTAGRAM”

REVMAN

Sono belli, giovani, pieni di vita, con la voglia di scoprire il mondo, scelgono la divisa, spesso lontani da casa, sono neo colleghi che potremo tranquillamente definire la “Generazione Instagram”.
Quando avevo la loro età, 20-25 anni circa, cominciavo timidamente la mia avventura divulgativa nel web, prima su poliziotti.it poi su questo blog personale, un’avventura che va avanti, nonostante tutto ma che col tempo, oggettivamente, si è offuscata, non essendo più una novità poiché certamente non al passo con i tempi, dato che oggi, la “Generazione Instagram”, sicuramente, prova una certa avversione a crescere con le parole scritte lo fa, piuttosto, per immagini.
Quelle stesse immagini che utilizzano non solo i “Good Guys” in divisa, per mutuare il termine di una associazione a cui sono legato, ma anche i “Bad Guys” che si divertono, per esempio, a saltare e a sputare sulle macchine di servizio parcheggiate nei pressi di una caserma.

rapper

Così, tra i fenomeni culturali sempre più in auge, ricordiamo per esempio la App “Tik Tok”, la cui prossima generazione di uomini e donne in divisa sarà irrimediabilmente legata. Quello che sembra  emergere però è la “morte” del pensiero complesso, della parola, scritta, capace di comunicare il significato di un pensiero articolato, magari anche un po’ filosofico,  lasciando tutto a movenze, belle presenze, musiche.
Ed in questo contesto che con piacere accolgo l’impegno di un cantante che si esibisce in divisa, “Revman” al secolo Sebastiano Vitale, che fortunatamente con la sua arte, per musica ed immagini, occupa quello spazio lasciato vuoto da quelle “Parole in Giacca Blu” che non legge più nessuno.
( REVMAN – SAN MICHELE POLIZIOTTO )
Con le parole di un rapper, nelle immagini di una giovane divisa, o tra le musiche da “Tik Tok” dei colleghi che verranno bisogna però seriamente lavorare, per trovare una sintesi di crescita culturale di questa società anche per queste giovani divise, per scongiurare il pericolo che nella svuotamento della comunicazione complessa, fatta di parole e sentimenti scritti, si vada a rallentare l’evoluzione umana non solo di chi porta un’ uniforme ma anche di una società che sembra voglia a maggior ragione fermarsi alle apparenze.
Ed è dalla “Generazione Instagram” prima, e dalla generazione “Tik Toc” poi che quelli come me, legati al pensiero per iscritto, devono trovare il modo di far crescere persone come Sebastiano “Revman” per non perdere quella necessaria evoluzione che ogni umana cultura  deve poter proseguire.
Sistemi di comunicazione quelli moderni peraltro potentissimi ma pieni di rischi che noi, ormai più che quarantenni, dobbiamo poter comprendere per indirizzare questi ragazzi a utilizzarli nella maniera più sana e produttiva possibile mettendoli indirettamente al riparo da scandali e speculazioni.
Nemmeno io comprendo per intero questa “Generazione Instagram” ma sono sicuro che da essi dobbiamo passare, affiancandoli e consigliandoli, per diventare una società migliore…. migliore della nostra.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

IL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE NON È UNA QUESTIONE POLITICA!

Non è un momento facile per la percezione della giustizia sostanziale erogata dal nostro sistema, ed è facile, in questa bagarre, distinguere tra una posizione ideologica e una posizione tecnica.

È indubbiamente facile schierarsi contro i “cattivi”, o presunti tali, perché in Italia già il solo fatto di essere sotto indagine equivale a essere colpevoli, così che, ad esempio, la scarcerazione del sindaco di Bibbiano o il proscioglimento di 22 indagati per i tragici fatti di Rigopiano rappresentano, per molti, il sintomo di una malagiustizia imperante.

Non è certo di una giustizia forcaiola che abbiamo bisogno ma, più che altro, che ci dia la sensazione di proteggerci dal marcio che questa società ci mette di fronte ogni giorno.

Ed è qui che si scende sul politico, non sarà certo l’abolizione, di fatto, della prescrizione, che ci salverà dal male, dai reati, e da tutto ciò che questa umanità ogni giorno ci mette di fronte.

La prescrizione “abolita” non fa certo paura ai colpevoli, anzi, sono proprio gli innocenti a doverla temere, ad ipotizzare lunghissimi periodi per essere scagionati, riabilitati o condannati, a una persona che entra ed esce dal carcere cosa potrà mai interessare una condanna in più o in meno dopo tanti anni?

Tra le brave persone, potenziali, come spesso accade, ci metto le divise che, anche per fatti “banali” legati a normali “ritorsioni” subiti in servizio, possono metterci fino a un terzo della carriera per essere riabilitati, e torniamo a bomba, una divisa “delinquente” sarebbe addirittura agevolata dalla prescrizione “inesistente” perché fino alla definizione del processo potrebbe rimanere tranquillamente nei ranghi per lungo, lunghissimo tempo.

Credetemi, non è una questione politica ma di rispetto del lavoro di tutti, giudici, magistrati, avvocati, operatori delle forze dell’ordine, operatori della giustizia questi che non devono pensare di stare sempre dalla parte giusta ma di poter anche sedere dall’altra parte della barricata…. da innocenti.

… Ed è per questo che, tecnicamente, si fa fatica ad essere dalla parte della “prescrizione mai”, che peraltro esiste già per i fatti più gravi, a meno che non si definisca per legge, in maniera tassativa, il periodo massimo per celebrare tutti i gradi del processo penale….che significherebbe un altro modo, più giusto, di vedere la questione.

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI

HA VISTO LA FINE… MA, FORSE, HA SCELTO LUI!

Non sono solito parlare di ciò che non conosco nonostante il mondo delle Guardie Giurate si incontri spesso nella vita di una Giacca Blu.
Questa mattina però è successa una tragedia immane, a Milano, in una delle tante notti di lavoro di queste divise, al confine tra i guardiani e gli agenti di sicurezza pubblica.
Flavio, 26 anni si è tolto la vita immediatamente dopo aver travolto un motociclista su un incrocio che, da quel che si dice, per lui segnalava luce rossa, un omicidio stradale, probabilmente senza scusanti.
Sceso dalla vettura, dopo aver visto esanime il povero motociclista, non sappiamo cosa sia scattata nella sua testa, ha estratto la sua pistola dal fianco e ha annientato se stesso, così, senza possibilità di poter solo provare a salvarlo.
Il mondo della Guardie Giurate è un mondo difficile, fatto di turni massacranti, spesso di notte, con giorni di riposo centellinati, senza straordinari pagati, con poche indennità, sbattuti come palline da flipper da una parte all’altra della città con l’unico obbiettivo di prevenire furti ma anche dimostrare di essere passati a vigilare.
Servizi e controlli che si svolgono in macroaree da coprire velocemente e che spesso non basta una notte intera per disimpegnarli tutti.
Forse sono davvero schiavi di un sistema che li tiene congelati in un limbo normativo, che se ne approfitta e li paga poco, senza tutele, senza formazione, senza prospettive…. Gira, gira, gira, lascia il biglietto del passaggio e se incontri il cattivo…. sei solo!
Non sappiamo quale fosse il percorso formativo, umano e professionale del nostro Flavio, sappiamo però che come Flavio sono a decine, anche in questo momento, in servizio per le nostre città e che non lesinano mai una mano quando chi come noi, in Giacca Blu, ha bisogno del loro aiuto.
Non sono poliziotti ma sono persone che dei poliziotti hanno l’animo di chi vuole contribuire al bene della collettività anche se sono pagati da un istituto privato che, tante volte, si approfitta proprio di quell’animo.
Un pensiero per Flavio, e per il centauro vittima di quella tragedia, che ha visto materializzarsi dopo l’incidente che lo ha coinvolto, che quel sinistro, evidentemente, sarebbe stato semplicemente l’inizio della fine…. E allora ha scelto, forse, che era più giusto finirla subito.
Un abbraccio Flavio, dacci un occhio da lassù….

IN GIACCA BLU – MICHELE RINELLI

LA POTENZA DI UNA IMMAGINE

La potenza di una foto si esprime, oggi, nell’immagine di un anziano Maresciallo dei Carabinieri che omaggia con un baciamano Ilaria Cucchi dopo la lettura della sentenza a 12 anni di carcere di due militari della Benemerita accusati del pestaggio del povero Stefano.

Ciascuno di noi, riguardo a questa vicenda, può giustamente avere la sua idea, nonostante la verità processuale, un procedimento non privo di aspetti contorti la cui verità non potrà che essere solo di carattere processuale.

Ed è forse per questo, con tutto il corollario di vergogna umana legato a questa storia, che quel baciamano assume quasi i tratti di un gesto, non vergognoso, certo, ma evitabile.

Sono tante le divise e le vite distrutte, a torto, in quella storia, sono molti gli aspetti che fanno accapponare la pelle, sono innumerevoli i pensieri legati a quella giustizia che non dovrebbe colpire nessuno, una per tutte, le accuse, poi risultate infondate, che associavano agli Agenti della Penitenziaria le violenze che oggi sono proprie dei militari condannati.

Non solo, anche l’azione di presunto depistaggio posta in essere da alcuni ufficiali conferiscono a questa vicenda un che di vergognoso, per non parlare di chi ha atteso tanto tempo per parlare, e che consiglierebbero di rimanere ciascuno al proprio posto, senza omaggiare nessuno, senza baciare mani, nel rispetto di chi oggi vede quella giustizia comunque ingiusta, stuprata dalla umanità di chi forse è indegno rappresentante dello stato.

Ed è così che quel baciamano sarebbe stato meglio non farlo, perché quella foto può essere vista come la potente resa di un sistema che si inchina a un girone infernale, perché la vicenda del povero Stefano quello è stato, per lui che è morto e per tutte le altre vittime che tali non sono considerate.

Una foto potente perché non tutti stimano e ammirano i metodi utilizzati dalla famiglia Cucchi, accusata da molti di aver abbandonato il povero Stefano e di essersi poi affannati ad utilizzare quella vicenda per incassare tanti soldi.

Così che per alcuni quel bacio è un omaggio a chi ha speculato e non alle sofferenze di una famiglia che, non si discute, paga un prezzo elevatissimo per la ingiusta morte di una giovane vita.

Ed è così che ancora una volta ci troviamo a discutere sulla potenza delle immagini, sul fatto che nel totale smarrimento dei moderni tempi solo il rimanere ciascuno al proprio posto ci potrà salvare da tutto ciò che si può chiamare solo e semplicemente speculazione.

Ancora una volta abbiamo perso una buona occasione per dimostrare che le divise non stanno con nessuno ma solo dalla parte di quelle sane istituzioni democratiche…. sempre più in affanno e sempre più ammalate.

IN GIACCA BLU – RINELLI MICHELE