Pubblicato da: paroleingiaccablu | 20/09/2017

…UNA ROSA BIANCA…

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Per te, Nicoletta, c’era una rosa bianca, simbolo di purezza e amore che in tanti, in quel giorno ti hanno voluto dedicare.
Così come puro, è evidente, era l’amore per un lavoro, in un misto tra passione e ribellione, tra odio e orgoglio, in un turbine, forse, che solo tu potevi comprendere.
Essere su quella pattuglia, non più ragazzina, di notte, in un ruolo che in molti alla tua età rifuggono, perché considerato troppo oneroso sotto ogni punto di vista, conferma quanto in fondo credessi ancora, nonostante tutto, nel valore di quell’uniforme.
In tanti mi hanno descritto la tua figura, in un misto tra il sacro e il profano, dove l’esempio del vulcano che esplode era solo uno dei tanti che potevano dipingere al meglio i tuoi distinguibili tratti.
Una persona che andava diretta al sodo, anche troppo, ma che non si tirava mai indietro quando bisognava dimostrare che era necessario #essercisempre, con il cuore e con la divisa.
Te ne sei andata così, nella praticità del tuo mestiere, nella voglia di continuare quella missione che avresti potuto e voluto insegnare a Pietro, così giovane, forse anche inesperto, probabilmente con ancora addosso l’argento vivo di chi questo mestiere lo vive con l’entusiasmo tipico e poco cosciente degli inizi, che con slancio vi portava verso uno “stupido” intervento per lite.
Ma anche quello di Pietro, evidentemente, era un pensiero e una passione pura, per un lavoro che tanto ha da dare ma tanto ha da prendersi sino alla nostra stessa vita…che per Pietro è stata tolta davvero molto presto.
Ed è forse, così, che a te e a Pietro io debba chiedere scusa, per non aver esitato ad arrabbiarmi con quel destino e con quel malcostume che spesso e in tanti affligge gli operatori di polizia (tutti), quello di non indossare la cintura di sicurezza.
Qualcuno mi ha accusato di non aver avuto rispetto di voi e se anche voi lo avete pensato, bé vi chiedo scusa, certe questioni credo debbano essere trattate nel momento in cui tutti siamo più sensibili e ricettivi…ho pensato ai vivi, a quelli che verranno, non a voi che con onore e sacrificio ogni giorno ci ricordate quanto sia terribilmente pericoloso fare, ma sopratutto essere, un poliziotto.
Onori a Voi caduti nell’adempimento del dovere, Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/09/2017

…NON SIAMO MICA GLI AMERICANI!

Adrian Garcia, Christopher Ballerini

Ho scritto in un linguaggio volgare l’ultima volta e alcuni forse si sono anche scandalizzati! Ho scelto una comunicazione senza fronzoli, senza paroloni, senza artifizi linguistici per spiegare quanto è importante la cintura di sicurezza nell’espletamento del servizio di pattuglia anche se, come sostenuto da alcuni, il codice autorizza gli agenti, durante l’espletamento dei servizi urgenti di istituto, a non utilizzarla.
Moltissimi sono stati i commenti al mio ultimo testo, alcuni feroci, altri piccati, quelli espressione del “si è sempre fatto così” o “io sono uno sbirro vero e non ho paura, la cintura non la porto”  come se la divisa conferisse una indistruttibile corazza….
Lo ribadisco, la principale causa di decesso per gli esponenti delle forze dell’ordine è il sinistro stradale (QUI le statistiche), gli equipaggi delle volanti girano nelle nostre città alle più disparate andature con di fronte un vetro blindato che, in caso di impatto, come avete visto nelle ultime sequenze di morte, non si frantuma come tutti gli altri, rimane li a ricordarci che sono fatti per resistere alle pallottole….non ai corpi degli agenti proiettati verso l’esterno.
Laddove la legge ti consente “stupidamente” un certo comportamento è la cultura operativa che deve cambiare, per definizione il servizio urgente di istituto è quello dove generalmente si corre di più, per quale assurda follia dovremo continuare a non indossare la cintura di sicurezza in base a una norma scritta nel codice della strada molto tempo prima dell’adozione delle vetture blindate per il servizio di volante ? Una norma evidentemente da riscrivere rapportandola al moderno contesto.
Nicoletta e Pietro forse non avevano la cintura, o forse l’avevano ma in queste occasioni non possiamo non ricordarci di quanto sia importante prevenire queste morti utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza che le vetture moderne mettono a disposizione.
Le case costruttrici di tutti i veicoli raggiungono la massima sicurezza passiva dei propri prodotti solo attraverso l’utilizzo dei sistemi di ritenuta, per quale motivo dovremmo continuare a non utilizzarle?
Perché si scende spesso? Perché normalmente in città si va piano? Lo sapete quanti sono 15 mt al secondo ? (fate il calcolo!) O  perché “io sono io e voi non siete un cazzo!” ?
….ciascuno è libero di fare come crede ma non possiamo rimanere aggrappati a quelle che ormai sono solo inutili e arroganti credenze.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/09/2017

EHI TU, METTITI LA CINTURA…!

Ehi, parlo con te, non lo hai ancora capito? A te che “io la cintura non me la metto perché è scomoda” ma anche a te che “se mi sparano perdo tempo” sei ancora sicuro di quello che dici? Guarda quella macchina, a Ravenna stavano andando a sedare una lite,una cazzo di stupida lite tra ubriachi, di quelle che fai a decine ogni anno e che spesso quando arrivi è già finito tutto.
Con l`asfalto viscido e un vetro blindato costantemente di fronte a te la cintura non può che essere la tua prima speranza di vita, non credi?
Quei due colleghi per recarsi sul posto sono morti, tutti e due, il più giovane aveva solo 27 anni, hai capito?  27 anni …se avevano le cinture non lo sappiamo, ma lo speriamo, ma troppi ne ho sentiti di inutili discorsi per non dire che le scuse per non mettersi le cinture sono tutte cazzate. 
Non li vogliamo più morti così, lo hai capito che l`incidente stradale costituisce il 90% dei decessi in polizia, vuoi ancora ignorare la tua vita è legata a quella fottuta cintura? 
….fai come cazzo ti pare ma domani non vogliamo piangere anche te! 

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/09/2017

L’ARMA CHIEDE SCUSA….MA PER COSA?

Nessuno cresce se non si mette in discussione, rimanere blindati all’interno del proprio credo e del proprio mondo isola da qualunque possibilità di arricchimento e cambiamento.
Vedere quindi un colonnello dei Carabinieri che di fronte alle telecamere snocciola una sequenza di frasi per chiedere scusa alle due studentesse americane, forse stuprate dalla condotta poco limpida e professionalmente condannabile dei due Carabinieri di Firenze, è un passo avanti per una istituzione spesso considerata antiquata e poco incline ai cambiamenti.
Quello di chiedere scusa è un gesto iniziato, almeno per le forze di polizia, dal fu Prefetto Antonio Manganelli, Capo della Polizia che per alcuni tristi fatti di cronaca che ha visto coinvolta la Polizia di Stato non ha esitato a fare pubbliche scuse attirandosi fortissime critiche da parte di moltissime persone.
Chiedere scusa è impostante, lo è nella vita privata dei singoli cittadini, lo è a maggior ragione nella vita pubblica delle istituzioni dello stato, chiedere scusa però non può e non deve essere l’escamotage per lavarsi la coscienza senza di fatto sforzarsi di cambiare davvero qualcosa, chi chiede scusa deve lavorare sull’errore proprio perché lo ha riconosciuto.
Ma che errore hanno commesso i due “focosi” carabinieri del Radiomobile di Firenze? Di sicuro non quello dello stupro, visto che si tratta di reato dovrà essere un giudice a dirci in che modi e in che termini hanno abusato delle due donne, per questo, certamente, le scuse dell’alto ufficiale del Comando Generale dell’Arma benemerita appaiono troppo premature e per certi versi offensive, quei due Carabinieri, almeno per l’arma, sono evidentemente già condannati come violentatori.
Di sicuro le scuse, prima che alle studentesse americane, forse, avremmo dovute farle ai cittadini Italiani che vedono nella vicenda di quei due il tradimento di una naturale fiducia che ogni persona vuole riporre nel  quotidiano lavoro delle forze dell’ordine, che due carabinieri si concedano a certe passioni durante l’orario di servizio è davvero vergognoso….ma da qui a considerarli violentatori ce ne passa!
Nella pubblica ammenda il “Signor Colonnello” non si capisce perché aggiunge, e tiene a precisarlo,  una maggiore vicinanza al mondo femminile, con una indiretta maggior sensibilità verso le donne, che solo di recente hanno portato proprio nell’arma una maggiore consapevolezza verso il personale femminile anche contro un certo maschilismo….che cosa vuole dire ? Cosa centra ? Vuole forse mettere le mani avanti su aspetti inconfessabili legati alla difficoltà di un mondo militare che è stato per secoli declinato al maschile e che con enorme difficoltà spesso accetta la marcia in più, o la maggior bravura, delle donne con le stellette che possono mettere in ombra gli uomini ? ( http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/17_settembre_16/firenze-carabinieri-accusati-stupro-l-arma-si-scusa-le-ragazze-7da7ea44-9ad2-11e7-9d94-cad83410ed7d.shtml)
Con questa precisazione, ampiamente evitabile,  non può che risultare goffo il tentativo di recuperare spazio e immagine agli occhi dei cittadini che ancora vogliono molto bene alla Benemerita Arma dei Carabinieri  e continueranno a volergliene  ma, probabilmente,  si sarebbero aspettati ben altre parole di composta vicinanza verso coloro i quali da quei due “latin lover” sono stati traditi.
….ma chiedere scusa per degli “stupratori” era meglio aspettare!

 

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 16/09/2017

SIAMO TUTTI “ANTITERRORISMO”

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Bombe, coltelli, auto ariete, furgoni che spariscono e preoccupano, ordigni artigianali che esplodono e seminano il panico, a Londra oggi è stata ancora paura, tanti feriti, nessun morto….almeno questa volta.
Continuiamo a misurarci con il terrore, con questa guerra nel cuore dell’Europa di cui ancora possiamo fregiarci di essere rimasti immuni, ai margini, nonostante le immagini di esercitazioni “Antiterrorismo” che hanno visto protagoniste alcune tra le principali città italiane tra cui  Bologna e Genova.
Immagini che certamente inquietano ma rassicurano, che palesano uno sforzo importante da parte del sistema sicurezza che non potrà mai essere abbastanza se tutti  i cittadini non entrano nella consapevolezza che tutti possiamo e dobbiamo contribuire all’antiterrorismo
Agire, intervenire, annientare una minaccia armata non è la vera sfida, per quanto basilare e importante, il vero lavoro è quello di arrivare prima della violenza, prima del gesto, di morti ed esplosioni, prima che la follia assassina inizi a far suonare gli strumenti di guerra che, come abbiamo visto, possono essere davvero i più disparati.
L’antiterrorismo non è un concetto da lasciare solo alla bravura e alla competenza delle forze di polizia, dei servizi di intelligence, ai reparti speciali, il vero successo sta nella giusta segnalazione, nel far caso alle facce, agli individui, ai furgoni parcheggiati in maniera strana segnalandoli per tempo a chi ha gli strumenti per intervenire.
Ordigni rudimentali come quelli visti oggi a Londra, furgoni come quelli lanciati a tutta velocità a Barcellona, folli che si armano di coltelli e cominciano a seminare morte, possono essere evitati anche grazie all’attenzione di tutti.
Non saremo mai davvero in salvo, in caso di attacco, probabilmente, perderemo certamente qualche preziosa vita, un padre, uno zio, un nipote, un figlio ma per salvarne quante più possibili è importante che tutti siano gli occhi e le orecchie del nostro apparato di sicurezza….sperando di riuscire, come successo sino ad oggi, ad arrivare sempre quell’attimo prima della tragedia.
Non dimenticatevi mai che è sempre meglio una segnalazione risultata poi infondata che una segnalazione mai fatta….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…l’assenso di una donna ubriaca non è consenso!

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A spada tratta non si difende mai nessuno, non esistono divise difendibili a prescindere, esiste però la speranza che nessuno tradisca i sani principi che costituiscono la base dell’essere militari.
Non credevamo di dover affrontare la vergogna, non può esserci coscienza e volontà in chi barcolla in preda ai fumi di alcol e non è accettabile che un appartenente alle forze dell’ordine si approfitti di questo stato di cose.
Un danno di immagine assoluto, un piacere mediatico fatto a tutti coloro i quali vogliono credere che le forze dell’ordine siano un covo di squallidi porci e violenti, dare queste equazioni al mondo della pubblica opinione è un vero e proprio suicidio.
Bene ha fatto a presentarsi spontaneamente di fronte al PM un dei carabinieri accusati dello stupro delle due giovani studentesse americane, difficile rimane accettare il fatto che abbia dovuto e potuto ammettere che, si il rapporto c’è stato, ma era consenziente.
Non è quindi solo una questione di poca professionalità, di leggerezza deontologica, si tratta di un uomo che di fronte a una donna ubriaca non ha esitato, durante l’orario di servizio, a soddisfare il più atavico tra i bisogni che l’animale umano può avere, senza rispetto delle persone, della funzione e dell’istituzione che rappresentava….già perché adesso entrambi i carabinieri sono stati sospesi con, allo stato dei fatti, pochissimo margine, anzi nullo,  per riavere tra qualche tempo lo stesso posto di lavoro.
Profonda tristezza, davvero tanto sconcerto….non ci rimane solo che aspettare che passi questa ennesima bufera dimostrando con i fatti e con il duro lavoro, come ogni giorno del resto, che l’errore di pochi non può oggettivamente distruggere l’impegno di tutti.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…quel pericoloso piacere: le donne!

carabinieri-americane-stupro-firenzeFoto tratta da next quotidiano

Lo scandalo stupri travolge gli uomini in uniforme, un risveglio triste e amaro per gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri che scopre che tra le sue fila annovera, secondo i risvolti della cronaca, due “PERICOLOSI” stupratori.
Ed ecco subito levarsi i cori indignati, quasi risollevati dal fatto che gli specialisti della violenza sessuale questa volta  non sono i soliti quattro immigrati islamico/clandestini ma due appartenenti all’arma benemerita ai quali, per ora, non è stata ancora data la possibilità di spiegare i contenuti delle loro gesta.
Alcuni punti effettivamente sono emersi, una gazzella che accompagna le studentesse, forse delle tracce biologiche nei luoghi denunciati quale teatro della violenza ma anche una presunta assicurazione “antistupro” nonché l’incapacità di riconoscere i “violentatori” da delle foto perché le ragazze erano talmente alterate dalle “migliori” sostanze reperibili nelle serate di sballo che non sono state in grado di puntare il dito vedendo i loro “aguzzini” in una istantanea.
Per i cori degli indignati non si può solidarizzare con l’arma benemerita, il tribunale del web ha già deciso che sono degli squallidi porci a cui  non dare il benché minimo beneficio del dubbio e che, anzi, anche l’arma, secondo loro, è bene taccia.
Certo, appare difficile difendere due carabinieri che in servizio, forse, si sono appartati con due giovani ragazze in stato di alterazione, certo è complicato giustificare un ipotetico rapporto, fosse stato anche consenziente, durante l’orario di servizio, assolutamente inaccettabile, per come raccontato, si siano approfittati del loro stato di variegata ebbrezza… se così è stato davvero è facile ritenerli dei vigliacchi, non ci si approfitta di persone in grave stato di alterazione psicofisica!!
Se la giustizia penale farà il suo corso cercando di ricostruire una realtà processuale quanto più vicina alla realtà fattuale, a noi esterni che leggiamo la cronaca e che magari facciamo lo stesso mestiere di quei carabinieri, il dovere di capire che il piacere della carne o della conquista non può e non deve essere assolto durante l’orario di servizio perché in un modo o nell’altro esiste un sistema – efficientissimo – che al primo passo falso è in grado di speculare e distruggere anche e sopratutto bravi professionisti.
Perché a posteriori, dopo aver dimostrato di aver lavorato male e con poca professionalità – questo sembra essere conclamato – ,  è più facile credere a due studentesse fatte/ubriache che a due Carabinieri a cui, in base a quanto riportato sino ad ora, si sono abbandonati al più classico del “piacere” dell’essere uomini: le donne!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/09/2017

I SOLITI GUAI: PER DONNE E PER SOLDI!

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Questa volta lo stupro ha la divisa, questa ondata di violenza contro le donne passa da Firenze e dalla benemerita Arma dei Carabinieri, sono stati infatti iscritti due militari nel registro degli indagati per violenza sessuale, uno dei reati più infamanti per  un appartenente alle forze dell’ordine.
In questi febbrili giorni dove hanno di fatto speculato su quanto accaduto a Rimini e alla cittadina polacca riportando per filo e per segno quanto subito durante gli abusi non è parso vero ricevere la notizia che due militari dell’arma erano finiti sotto la lente della magistratura fiorentina per stupro.
Una notizia così succulenta, così “meravigliosa” e “spendibile” da essere divulgata senza troppi filtri, un lancio tanto generico quanto infamante che per quasi una giornata intera in molti si sono interrogati se fosse vera, effettivamente riscontrata e non fosse, come sussurrato da qualcuno, un modo per abbassare i toni di accusa verso quell’immigrazione così difficile e così disperata.
La doccia fredda è poi arrivata puntuale dopo circa 12 ore dal primo lancio, dove i particolari e i riscontri sul fattaccio venivano finalmente resi pubblici così da renderla tristemente credibile. Un pelo di riservatezza in più sarebbe stata non solo gradita, nelle prime battute, ma anche necessaria visto quante volte fatti reato così gravi, alla fine, vengono successivamente ridimensionati dai primissimi riscontri.
Ed ecco che qualcuno ha esultato, abbiamo due nuovi mostri, italiani e che indossano l’uniforme, a cui piace violentare donne, per giunta in divisa e a bordo di una pattuglia ordinaria che, dopo un intervento per rissa in un locale, ha agganciato queste due giovanissime americane e, dopo averle accompagnate a casa, tra quelle mura, si sarebbe consumata la violenza.
Potrebbe non esserci nulla di male a conoscere due giovani ragazze, scambiarsi un numero di telefono, sperare in una successiva frequentazione, più pericoloso e deontologicamente scorretto è affrettare approcci e avances con ancora indosso l’uniforme utilizzando persino la vettura di servizio per effettuare un servizio taxi non dovuto.
Perché se non conosciamo i dettagli della presunta violenza di certo sappiamo quello che non doveva essere fatto ossia esporsi alle dichiarazioni di due ragazze che con la bassa professionalità messa in campo da quei due carabinieri avrebbero potuto raccontare  a posteriori artefatti di difficile giustificazione per chi in quel momento avrebbe dovuto pensare semplicemente al pattugliamento del territorio e non all’avvenenza del gentil sesso.
Di sicuro spetterà a un giudice stabilire in che modo e in che termini e se davvero c’è stata una violenza, a noi che leggiamo la cronaca, appartenenti alle forze del’ordine,  il compito di capire per l’ennesima volta che gli uomini in uniforme continuano a finire nei guai principalmente per due cose: la FIGA e i SOLDI….

…a buon intenditor poche parole!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/09/2017

STUPRI: … E SE DOMANI…RINUNCIASSIMO ALLE GONNE ?

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“Sono libera di fare, dire e vestirmi come voglio….” già tremo al pensiero di uno scontro tra un uomo maturo, quale sarò, è una ragazzina (mia figlia)  in piena tempesta ormonale, in continua lotta con quel vecchiaccio del padre e un mondo da mordere e conquistare.
Non credo peraltro che le condizioni  culturali e sociali miglioreranno, anzi, sempre più evidente pare essere un arretramento e un imbarbarimento dei nostri tessuti urbani in preda a quella schizofrenia tipica dei periodi di mezzo dove da un lato esiste un “moderno occidente” e dall’altro un popolo più arretrato, ortodosso, culturalmente agganciato a stereotipi tipici di quel centro Africa che sempre più sta colonizzando il vecchio continente.
A margine di questa emergenza stupri (l’ennesima, poiché giornalisticamente è ciclica) mi chiedo quanto sia giusto o culturalmente valido chiedere alle donne di domani – e forse anche a quelle di oggi – di fare un passo indietro curando magari il proprio look per non risultare troppo “ammiccanti” verso quegli uomini che della donna e delle sue giuste e legittime libertà (per noi scontate) non hanno mai sentito parlare.
Perché, certo, ritenere prevenzione preferire un bel pantalone rispetto a una minigonna inguinale può risultare una bestemmia ma siamo sicuri che non sia giusto rivedere in chiave preventiva determinati principi di sobrietà per evitare che certe barbarie diventino ancora più diffuse?
Chiaramente, non è un pantalone che può farci da scudo o ritenere le cosce in bella vista un incentivo alla depravazione ma siamo certi di avere gli strumenti umani, tecnici, culturali e legislativi  per essere sicuri che certe libertà saranno rispettate e accettate dai più, appartenenti a quella mandria umana di uomini (tanti, troppi uomini) che stanno colonizzando dall’Africa la nostra liberale Europa?
Prevenire il concetto di donna oggetto (quindi stuprabile) può passare o deve passare da delle nostre rinunce culturali? Come può essere, ad esempio,  una meravigliosa scollatura o una fantastica minigonna che evidenzia la magnificenza del creato?
Perché dire che lo stupro è un reato devastante, squallido, inaccettabile, è facile, prevenirlo in maniera efficace potrebbe non essere altrettanto semplice visto quante persone, che stanno entrando a pieno titolo nel tessuto sociale di questo paese, in fondo, potrebbero cominciare ad accettare la violenza sulle donne senza troppo scandalo.

Abbiate pazienza, in fondo mi sto preparando a essere un vecchio genitore preoccupato …e pure un po’ rompicoglioni….non abbiatevene a male…

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 30/08/2017

SIAMO TUTTI “TREVI 01”

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Siamo tutti “TREVI 01”, è questa infatti la sigla radio del funzionario di Polizia sospeso dal servizio e in aria di cambiamento di incarico dopo l’infelice frase proferita durante un servizio di sgombero a Roma, un “Se lanciano qualcosa spaccategli un braccio” che è entrata nell’infernale girone dei social network.
Credo sia di gran lunga esercizio più semplice attaccare quel funzionario che difenderlo, considerato quanto da tempo assistiamo in Italia, di fatto la figura del poliziotto, da sempre sotto attacco, con l’avvento di internet e del cyber spazio  il terreno dello scontro è diventato sempre più aspro perché tutti, davvero tutti, possono far rimbalzare in negativo una qualsiasi frase detta in un momento di altissima tensione come quella vista in piazza indipendenza a Roma.
Esprimersi quindi con un pensiero umano è diventato sempre più complicato e a quanto si intravede la Polizia di Stato non intende fare più sconti di nessun genere, tra chi si esprime in maniera colorita, a cui vengono di fatto rubate le parole, a chi le diffonde in maniera provocatoria da una anonima autostrada, passando per un “LIKE” inopportuno, si moltiplicano purtroppo gli episodi strumentalizzati e puniti severamente dall’amministrazione della pubblica sicurezza.
Una stretta disciplinare che posta nei termini in cui viene espressa in questi ultimi episodi si fa fatica a comprendere se non palesando la volontà di una accelerazione nel far prendere coscienza ai poliziotti  che se ieri avevamo un certo numero di nemici, oggi ,di sicuro ne abbiamo molti milioni di più, che affollando gli schermi del web, non vedono l’ora di speculare sullo sbirro, banchettando con la sua carogna.
E’ facile uccidere professionalmente un valido funzionario di polizia, più difficile è certamente invertire la volontà di quella informazione che vive di scandali confezionati ad arte e che brama nel trovare un appiglio per far affogare nel fango persone che letteralmente affrontano scenari di guerriglia a difesa della collettività e di quel principio di legalità che tutti vogliono ma di cui nessuno, tranne gli addetti ai lavori, vuole prendersi la responsabilità.
Non è semplice essere sempre opportuni, pacati, verbalmente equilibrati specie se sei uno “sbirro da strada”, dove il linguaggio è crudo per definizione perché è la strada stessa che ti rende, per non soccombere, estremamente duro, in un mestiere, quello del “celerino”, che ti costringe a  trovare le risorse umane e materiali per sopravvivere specie quando vedi che in quel momento il mondo ti è davvero tutto contro.
Di sicuro abbiamo bisogno di sempre maggior autocontrollo, di maggior pacatezza, di considerare sempre che ogni nostra parola potrà essere smontata da chiunque e messa sul banco degli imputati ma non possiamo ritenere quel funzionario un violento o punirlo per davvero per il solo fatto di aver utilizzato una frase tipica di chi vive in strada.
Nessun braccio è stato rotto ma quello che si sta rompendo di certo  è la serenità di chi nei prossimi anni dovrà affrontare situazioni di piazza sempre più difficili.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

 

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