Pubblicato da: paroleingiaccablu | 16/09/2017

SIAMO TUTTI “ANTITERRORISMO”

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Bombe, coltelli, auto ariete, furgoni che spariscono e preoccupano, ordigni artigianali che esplodono e seminano il panico, a Londra oggi è stata ancora paura, tanti feriti, nessun morto….almeno questa volta.
Continuiamo a misurarci con il terrore, con questa guerra nel cuore dell’Europa di cui ancora possiamo fregiarci di essere rimasti immuni, ai margini, nonostante le immagini di esercitazioni “Antiterrorismo” che hanno visto protagoniste alcune tra le principali città italiane tra cui  Bologna e Genova.
Immagini che certamente inquietano ma rassicurano, che palesano uno sforzo importante da parte del sistema sicurezza che non potrà mai essere abbastanza se tutti  i cittadini non entrano nella consapevolezza che tutti possiamo e dobbiamo contribuire all’antiterrorismo
Agire, intervenire, annientare una minaccia armata non è la vera sfida, per quanto basilare e importante, il vero lavoro è quello di arrivare prima della violenza, prima del gesto, di morti ed esplosioni, prima che la follia assassina inizi a far suonare gli strumenti di guerra che, come abbiamo visto, possono essere davvero i più disparati.
L’antiterrorismo non è un concetto da lasciare solo alla bravura e alla competenza delle forze di polizia, dei servizi di intelligence, ai reparti speciali, il vero successo sta nella giusta segnalazione, nel far caso alle facce, agli individui, ai furgoni parcheggiati in maniera strana segnalandoli per tempo a chi ha gli strumenti per intervenire.
Ordigni rudimentali come quelli visti oggi a Londra, furgoni come quelli lanciati a tutta velocità a Barcellona, folli che si armano di coltelli e cominciano a seminare morte, possono essere evitati anche grazie all’attenzione di tutti.
Non saremo mai davvero in salvo, in caso di attacco, probabilmente, perderemo certamente qualche preziosa vita, un padre, uno zio, un nipote, un figlio ma per salvarne quante più possibili è importante che tutti siano gli occhi e le orecchie del nostro apparato di sicurezza….sperando di riuscire, come successo sino ad oggi, ad arrivare sempre quell’attimo prima della tragedia.
Non dimenticatevi mai che è sempre meglio una segnalazione risultata poi infondata che una segnalazione mai fatta….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…l’assenso di una donna ubriaca non è consenso!

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A spada tratta non si difende mai nessuno, non esistono divise difendibili a prescindere, esiste però la speranza che nessuno tradisca i sani principi che costituiscono la base dell’essere militari.
Non credevamo di dover affrontare la vergogna, non può esserci coscienza e volontà in chi barcolla in preda ai fumi di alcol e non è accettabile che un appartenente alle forze dell’ordine si approfitti di questo stato di cose.
Un danno di immagine assoluto, un piacere mediatico fatto a tutti coloro i quali vogliono credere che le forze dell’ordine siano un covo di squallidi porci e violenti, dare queste equazioni al mondo della pubblica opinione è un vero e proprio suicidio.
Bene ha fatto a presentarsi spontaneamente di fronte al PM un dei carabinieri accusati dello stupro delle due giovani studentesse americane, difficile rimane accettare il fatto che abbia dovuto e potuto ammettere che, si il rapporto c’è stato, ma era consenziente.
Non è quindi solo una questione di poca professionalità, di leggerezza deontologica, si tratta di un uomo che di fronte a una donna ubriaca non ha esitato, durante l’orario di servizio, a soddisfare il più atavico tra i bisogni che l’animale umano può avere, senza rispetto delle persone, della funzione e dell’istituzione che rappresentava….già perché adesso entrambi i carabinieri sono stati sospesi con, allo stato dei fatti, pochissimo margine, anzi nullo,  per riavere tra qualche tempo lo stesso posto di lavoro.
Profonda tristezza, davvero tanto sconcerto….non ci rimane solo che aspettare che passi questa ennesima bufera dimostrando con i fatti e con il duro lavoro, come ogni giorno del resto, che l’errore di pochi non può oggettivamente distruggere l’impegno di tutti.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/09/2017

…quel pericoloso piacere: le donne!

carabinieri-americane-stupro-firenzeFoto tratta da next quotidiano

Lo scandalo stupri travolge gli uomini in uniforme, un risveglio triste e amaro per gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri che scopre che tra le sue fila annovera, secondo i risvolti della cronaca, due “PERICOLOSI” stupratori.
Ed ecco subito levarsi i cori indignati, quasi risollevati dal fatto che gli specialisti della violenza sessuale questa volta  non sono i soliti quattro immigrati islamico/clandestini ma due appartenenti all’arma benemerita ai quali, per ora, non è stata ancora data la possibilità di spiegare i contenuti delle loro gesta.
Alcuni punti effettivamente sono emersi, una gazzella che accompagna le studentesse, forse delle tracce biologiche nei luoghi denunciati quale teatro della violenza ma anche una presunta assicurazione “antistupro” nonché l’incapacità di riconoscere i “violentatori” da delle foto perché le ragazze erano talmente alterate dalle “migliori” sostanze reperibili nelle serate di sballo che non sono state in grado di puntare il dito vedendo i loro “aguzzini” in una istantanea.
Per i cori degli indignati non si può solidarizzare con l’arma benemerita, il tribunale del web ha già deciso che sono degli squallidi porci a cui  non dare il benché minimo beneficio del dubbio e che, anzi, anche l’arma, secondo loro, è bene taccia.
Certo, appare difficile difendere due carabinieri che in servizio, forse, si sono appartati con due giovani ragazze in stato di alterazione, certo è complicato giustificare un ipotetico rapporto, fosse stato anche consenziente, durante l’orario di servizio, assolutamente inaccettabile, per come raccontato, si siano approfittati del loro stato di variegata ebbrezza… se così è stato davvero è facile ritenerli dei vigliacchi, non ci si approfitta di persone in grave stato di alterazione psicofisica!!
Se la giustizia penale farà il suo corso cercando di ricostruire una realtà processuale quanto più vicina alla realtà fattuale, a noi esterni che leggiamo la cronaca e che magari facciamo lo stesso mestiere di quei carabinieri, il dovere di capire che il piacere della carne o della conquista non può e non deve essere assolto durante l’orario di servizio perché in un modo o nell’altro esiste un sistema – efficientissimo – che al primo passo falso è in grado di speculare e distruggere anche e sopratutto bravi professionisti.
Perché a posteriori, dopo aver dimostrato di aver lavorato male e con poca professionalità – questo sembra essere conclamato – ,  è più facile credere a due studentesse fatte/ubriache che a due Carabinieri a cui, in base a quanto riportato sino ad ora, si sono abbandonati al più classico del “piacere” dell’essere uomini: le donne!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/09/2017

I SOLITI GUAI: PER DONNE E PER SOLDI!

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Questa volta lo stupro ha la divisa, questa ondata di violenza contro le donne passa da Firenze e dalla benemerita Arma dei Carabinieri, sono stati infatti iscritti due militari nel registro degli indagati per violenza sessuale, uno dei reati più infamanti per  un appartenente alle forze dell’ordine.
In questi febbrili giorni dove hanno di fatto speculato su quanto accaduto a Rimini e alla cittadina polacca riportando per filo e per segno quanto subito durante gli abusi non è parso vero ricevere la notizia che due militari dell’arma erano finiti sotto la lente della magistratura fiorentina per stupro.
Una notizia così succulenta, così “meravigliosa” e “spendibile” da essere divulgata senza troppi filtri, un lancio tanto generico quanto infamante che per quasi una giornata intera in molti si sono interrogati se fosse vera, effettivamente riscontrata e non fosse, come sussurrato da qualcuno, un modo per abbassare i toni di accusa verso quell’immigrazione così difficile e così disperata.
La doccia fredda è poi arrivata puntuale dopo circa 12 ore dal primo lancio, dove i particolari e i riscontri sul fattaccio venivano finalmente resi pubblici così da renderla tristemente credibile. Un pelo di riservatezza in più sarebbe stata non solo gradita, nelle prime battute, ma anche necessaria visto quante volte fatti reato così gravi, alla fine, vengono successivamente ridimensionati dai primissimi riscontri.
Ed ecco che qualcuno ha esultato, abbiamo due nuovi mostri, italiani e che indossano l’uniforme, a cui piace violentare donne, per giunta in divisa e a bordo di una pattuglia ordinaria che, dopo un intervento per rissa in un locale, ha agganciato queste due giovanissime americane e, dopo averle accompagnate a casa, tra quelle mura, si sarebbe consumata la violenza.
Potrebbe non esserci nulla di male a conoscere due giovani ragazze, scambiarsi un numero di telefono, sperare in una successiva frequentazione, più pericoloso e deontologicamente scorretto è affrettare approcci e avances con ancora indosso l’uniforme utilizzando persino la vettura di servizio per effettuare un servizio taxi non dovuto.
Perché se non conosciamo i dettagli della presunta violenza di certo sappiamo quello che non doveva essere fatto ossia esporsi alle dichiarazioni di due ragazze che con la bassa professionalità messa in campo da quei due carabinieri avrebbero potuto raccontare  a posteriori artefatti di difficile giustificazione per chi in quel momento avrebbe dovuto pensare semplicemente al pattugliamento del territorio e non all’avvenenza del gentil sesso.
Di sicuro spetterà a un giudice stabilire in che modo e in che termini e se davvero c’è stata una violenza, a noi che leggiamo la cronaca, appartenenti alle forze del’ordine,  il compito di capire per l’ennesima volta che gli uomini in uniforme continuano a finire nei guai principalmente per due cose: la FIGA e i SOLDI….

…a buon intenditor poche parole!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/09/2017

STUPRI: … E SE DOMANI…RINUNCIASSIMO ALLE GONNE ?

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“Sono libera di fare, dire e vestirmi come voglio….” già tremo al pensiero di uno scontro tra un uomo maturo, quale sarò, è una ragazzina (mia figlia)  in piena tempesta ormonale, in continua lotta con quel vecchiaccio del padre e un mondo da mordere e conquistare.
Non credo peraltro che le condizioni  culturali e sociali miglioreranno, anzi, sempre più evidente pare essere un arretramento e un imbarbarimento dei nostri tessuti urbani in preda a quella schizofrenia tipica dei periodi di mezzo dove da un lato esiste un “moderno occidente” e dall’altro un popolo più arretrato, ortodosso, culturalmente agganciato a stereotipi tipici di quel centro Africa che sempre più sta colonizzando il vecchio continente.
A margine di questa emergenza stupri (l’ennesima, poiché giornalisticamente è ciclica) mi chiedo quanto sia giusto o culturalmente valido chiedere alle donne di domani – e forse anche a quelle di oggi – di fare un passo indietro curando magari il proprio look per non risultare troppo “ammiccanti” verso quegli uomini che della donna e delle sue giuste e legittime libertà (per noi scontate) non hanno mai sentito parlare.
Perché, certo, ritenere prevenzione preferire un bel pantalone rispetto a una minigonna inguinale può risultare una bestemmia ma siamo sicuri che non sia giusto rivedere in chiave preventiva determinati principi di sobrietà per evitare che certe barbarie diventino ancora più diffuse?
Chiaramente, non è un pantalone che può farci da scudo o ritenere le cosce in bella vista un incentivo alla depravazione ma siamo certi di avere gli strumenti umani, tecnici, culturali e legislativi  per essere sicuri che certe libertà saranno rispettate e accettate dai più, appartenenti a quella mandria umana di uomini (tanti, troppi uomini) che stanno colonizzando dall’Africa la nostra liberale Europa?
Prevenire il concetto di donna oggetto (quindi stuprabile) può passare o deve passare da delle nostre rinunce culturali? Come può essere, ad esempio,  una meravigliosa scollatura o una fantastica minigonna che evidenzia la magnificenza del creato?
Perché dire che lo stupro è un reato devastante, squallido, inaccettabile, è facile, prevenirlo in maniera efficace potrebbe non essere altrettanto semplice visto quante persone, che stanno entrando a pieno titolo nel tessuto sociale di questo paese, in fondo, potrebbero cominciare ad accettare la violenza sulle donne senza troppo scandalo.

Abbiate pazienza, in fondo mi sto preparando a essere un vecchio genitore preoccupato …e pure un po’ rompicoglioni….non abbiatevene a male…

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 30/08/2017

SIAMO TUTTI “TREVI 01”

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Siamo tutti “TREVI 01”, è questa infatti la sigla radio del funzionario di Polizia sospeso dal servizio e in aria di cambiamento di incarico dopo l’infelice frase proferita durante un servizio di sgombero a Roma, un “Se lanciano qualcosa spaccategli un braccio” che è entrata nell’infernale girone dei social network.
Credo sia di gran lunga esercizio più semplice attaccare quel funzionario che difenderlo, considerato quanto da tempo assistiamo in Italia, di fatto la figura del poliziotto, da sempre sotto attacco, con l’avvento di internet e del cyber spazio  il terreno dello scontro è diventato sempre più aspro perché tutti, davvero tutti, possono far rimbalzare in negativo una qualsiasi frase detta in un momento di altissima tensione come quella vista in piazza indipendenza a Roma.
Esprimersi quindi con un pensiero umano è diventato sempre più complicato e a quanto si intravede la Polizia di Stato non intende fare più sconti di nessun genere, tra chi si esprime in maniera colorita, a cui vengono di fatto rubate le parole, a chi le diffonde in maniera provocatoria da una anonima autostrada, passando per un “LIKE” inopportuno, si moltiplicano purtroppo gli episodi strumentalizzati e puniti severamente dall’amministrazione della pubblica sicurezza.
Una stretta disciplinare che posta nei termini in cui viene espressa in questi ultimi episodi si fa fatica a comprendere se non palesando la volontà di una accelerazione nel far prendere coscienza ai poliziotti  che se ieri avevamo un certo numero di nemici, oggi ,di sicuro ne abbiamo molti milioni di più, che affollando gli schermi del web, non vedono l’ora di speculare sullo sbirro, banchettando con la sua carogna.
E’ facile uccidere professionalmente un valido funzionario di polizia, più difficile è certamente invertire la volontà di quella informazione che vive di scandali confezionati ad arte e che brama nel trovare un appiglio per far affogare nel fango persone che letteralmente affrontano scenari di guerriglia a difesa della collettività e di quel principio di legalità che tutti vogliono ma di cui nessuno, tranne gli addetti ai lavori, vuole prendersi la responsabilità.
Non è semplice essere sempre opportuni, pacati, verbalmente equilibrati specie se sei uno “sbirro da strada”, dove il linguaggio è crudo per definizione perché è la strada stessa che ti rende, per non soccombere, estremamente duro, in un mestiere, quello del “celerino”, che ti costringe a  trovare le risorse umane e materiali per sopravvivere specie quando vedi che in quel momento il mondo ti è davvero tutto contro.
Di sicuro abbiamo bisogno di sempre maggior autocontrollo, di maggior pacatezza, di considerare sempre che ogni nostra parola potrà essere smontata da chiunque e messa sul banco degli imputati ma non possiamo ritenere quel funzionario un violento o punirlo per davvero per il solo fatto di aver utilizzato una frase tipica di chi vive in strada.
Nessun braccio è stato rotto ma quello che si sta rompendo di certo  è la serenità di chi nei prossimi anni dovrà affrontare situazioni di piazza sempre più difficili.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

 

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 27/08/2017

SGOMBERI ANNO ZERO!

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Occupazioni, sgomberi, bivacchi e stazionamenti di persone senza fissa dimora sarà uno dei temi caldi dei prossimi anni, l’arretramento economico e sociale del paese agganciato alle ondate migratorie che stiamo subendo pongono il problema serio di dove mettere tutte queste persone.
E potete fare tutta la polemica che volete, potete dirci che non dobbiamo assistere a scene come quelle di Piazza Indipendenza a Roma, che è disumano e criminale proferire parole inopportune anche se ti arriva addosso di tutto, dai sampietrini alle bombole di gas, potete benpensare quello che vi pare ma o ci rimbocchiamo tutti le maniche, umanamente, culturalmente e fattivamente per affrontare questa miseria oppure continueremo ad assistere a sterili dibattiti di speculazione politica idonei solo a creare contrasto e a non risolvere nulla.
Le posizioni del Signor Capo della Polizia Franco Gabrielli e quella del Signor Ministro Marco Minniti sono posizioni di chi in questo momento è seduto sulle poltrone più pericolose e difficili di tutto l’arco governativo, dalle decisioni e dagli appoggi che questi uomini dello Stato riceveranno dipenderanno le sorti di tenuta democratica del paese.
Piazze in rivolta, povertà e disperazione galoppante, sommovimenti di persone che con la forza della disperazione possono davvero minare la serenità della collettività tutta, sono aspetti davvero importanti che se affrontate con piglio strettamente ideologico, e solo con quello, difficilmente potranno essere risolte.
Ogni giorno gli operatori della pubblica sicurezza toccano con mano la disperazione e la povertà di questa immigrazione galoppante ma anche di tutti coloro i quali, nel tempo, hanno perso una stabilità economica e l’ideologia, lo scandalo, la speculazione non daranno a queste persone la dignità perduta.
Affrontare la questione sgomberi, sfratti, occupazioni abusive sarà tutto tranne che semplice, in quei luoghi si annida di tutto, dalla famiglia disperata con bimbi piccoli, allo spacciatore incallito, al ladro di professione, o a quello per disperazione, ma anche chi con quella povertà ci guadagna chiedendo l’affitto per un posto letto che non è il suo, innescando un racket dell’subaffitto abusivo pericolosissimo in un ambiente già così provato e degradato.
Queste persone che vagano nelle nostre città, che non sanno dove andare, dove stabilirsi, sono un problema davvero serio che non può essere liquidato con uno sgombero – mandiamoli via! –  perché se è pur vero che il diritto alla proprietà privata deve essere salvaguardato, così come la legalità alloggiativa, è vero anche che gli abusivi non possono essere sgomberati e lasciati senza strumenti di riparo alcuno dove non possono lavarsi, dormire sicuri, avere un minimo di protezione da quella che è la giungla metropolitana delle nostre città. Tutti gli animali hanno una tana, un luogo sicuro dove ripararsi…
E non si tratta di difendere il Ministro Minniti e il Signor Capo della Polizia ma se e quando si decidono gli sgomberi quelle persone devono avere la garanzia che non saranno abbandonate a se stesse e messe in mezzo a una strada perché comunque la società si prenderà carico di questi disperati, volente o nolente. Credete davvero che lasciare degli zombie in giro senza alcun approdo sicuro non significhi prendersene comunque carico?
Non è meglio quindi che ci si organizzi prima?  Che si trovino soluzioni alternative senza lasciarli a vagabondare e bivaccare aumentando così degrado, povertà e disperazione di quelle che sono, non dimentichiamolo mai, persone come tutti noi.
I problemi se non si riescono a risolvere almeno si gestiscono….oppure preferite il caos?

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 26/08/2017

…se questo è giornalismo…!?!?!

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Il lavoro è nobile, ogni onesto lavoro nobilita l’uomo nella sua essenza e nel suo esistere, ogni lavoro impone regole umane e morali, nessuno escluso.
Ogni giorno con umanità e moralità scendono in strada gli operatori della sicurezza pubblica, sono tanti, non tutti validi professionisti, non tutti mostri di sapienza e perspicacia ma tantissimi operano mettendo in discussione ogni santo giorno se stessi.
Affrontare un esagitato, un rapinatore, un ladro incallito, una folla di migranti arrabbiati o di operai rimasti senza lavoro non è mai banale, non è mai facile ed impone ad ogni operatore professionalità e moralità, quella che evidentemente è mancata al giornalista che in malafede ha riportato le parole del funzionario che ha condotto lo sgombero di piazza dell’indipendenza a Roma.
Di seguito la trascrizione dell’intero discorso fatto dal funzionario finito nella bufera:
– “Dottore questi ci stendono, vede quanti sono? Noi siamo solo in dieci e loro hanno bombole di gas e sampietrini… “
– “Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo li in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa….”
Quel “Spezzategli le braccia….” estratto e distratto dal contesto in cui è stato proferito è la sintesi di una mancata professionalità ma anche di una mancata moralità, perché tra i mestieri dall’alto profilo morale non può non esservi quello del giornalista.
Non esiste servizio al cittadino che non sia retto, corretto, equilibrato e morale, di quanto ancora dovremo alzare l’asticella della speculazione per compiacere quella platea di individui – sempre tanti – che vogliono vedere confermata la disumanità degli appartenenti alle forze di polizia??
Che servizio è quello prestato alla collettività, e che il giornalista svolge,  che non racconta i fatti ma li adultera in base a quello che chiede il “mercato”, un mercato, quello dell’informazione, evidentemente malato se è  in grado di stravolgere i fatti al solo scopo di creare distanze e divisioni tra i cittadini e coloro i quali si impegnano tutti i giorni – certo non senza errori – per difenderli dalle storture della collettività e, diciamolo, da quella stessa e miope politica?
Da Operatore di Polizia, se la sequenza della frase è davvero quella sopra riportata, pretendo le scuse da parte di coloro i quali hanno coscientemente strumentalizzato e modificato la realtà al solo scopo di creare scandalo, perché se ogni giorno la pubblica opinione mi chiede di essere retto, onesto e morale chi imporra ai signori dell’informazione di esserlo altrettanto considerato quanto il loro scrivere e il loro divulgare pesa sul pensiero della pubblica opinione?
Sulla strada dei poliziotti spesso ci si trova  giudici molto severi e attenti anche a quello che i giornalisti scrivono e che impongono anche grazie alla legge e al rispetto delle regole serie riflessioni a tutti gli operatori….ma sulla strada dei giornalisti possiamo trovare qualcuno con le stesse capacità “educative”?
Insomma….chi moralizza i moralizzatori?

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 24/08/2017

“Spezzategli un braccio”….

(Foto ANSA – Angelo Carconi) 

Ci sono immagini che lasciano il segno e frasi che, oggettivamente, non dovrebbero essere pronunciate.
No, la giornata di scontri romani non poteva finire con il lato umano di una spontanea carezza, è il disumano sbirro che deve “vincere”.
Di questa pessima giornata dove evidente appare tutta la difficoltà di gestione di una immigrazione e di una povertà galoppante non poteva rimanere l`umana vicinanza di una divisa ma l`intemperanza di un pensiero umano di chi sa che sarà guerra….”spezzategli un braccio”, questo deve rimanere!
Purtroppo non può esistere il livello umanamente comprensibile di chi vive quella prima linea, deve esistere il livello della polemica e basta, del “dagli allo sbirro, la bestia!”.
Lo sbirro non può essere arrabbiato, avere paura, avere i coglioni pieni di un certo sistema che tutto tutela tranne il suo lavoro (e specifico lavoro perché lo sbirro da sempre si deve tutelare da solo), lo sbirro non può permettersi di essere umano e di avere un pensiero “di paura”.
Ed è così che dopo averlo purgato con ogni sorta di video che racconta il fatto (violento dello sbirro e non l`antefatto che alla violenza ha portato) siamo al livello superiore, ti ho già castrato per quello che fai (o sembra tu faccia) ora ti devo stroncare per quello che dici e pensi.
Alzare ulteriormente il livello di disumanizzazione di chi indossa una divisa è molto pericoloso perché se un appartenente alle forze dell’ordine non riconosce più i suoi simili e un minimo di tutela e supporto alla sua misera opera è naturale che ciò che vede avulso da se stesso e dalla sua realtà provocherà nello sbirro la semplice e naturale voglia di fare quello stretto e minimo necessario per  non finire indagato.
Per un lavoro fatto di tanta umanità e voglia di salvaguardia della collettività e dei propri simili, come quello del poliziotto, garantisco che, visti i tempi, molto difficile sarà chiedere a questi uomini di metterci qualcosa del loro essere per farci  sentire più sicuri.
….anche chi indossa una divisa ha bisogno di una carezza specie quando deve gestire le storture tipiche di una società in difficoltà come la nostra.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 19/08/2017

Li chiameremo “Carabinieri di Campagna”

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Riformare, ricollocare, unire le forze, riposizionare i corpi per evitare contrapposizioni, il Ministro degli Interni Minniti si dice voglia dare attuazione al progetto dei “Carabinieri di Campagna”, in un futuro infatti potremo vedere solo nei piccoli centri urbani le diramazioni territoriali dell’arma benemerita.
Un progetto ambizioso, dai tratti quasi sovversivi, eliminare dai centri cittadini la presenza dei Carabinieri è una eventualità che porterebbe con se enormi problematiche non solo di carattere organizzativo ma sopratutto di carattere politico.
Una riforma, quella che circola in questi giorni, che deve essere ben pensata dai vertici del nostro paese perché il rischio di commettere errori irreversibili è elevatissimo e difficile sarebbe tornare indietro.
Le sovrapposizioni delle forze è un problema vecchio tanto quanto l’Italia, certo sono finiti i tempi dove vi era una vera e propria gara tra Polizia e Carabinieri per accaparrarsi l’intervento “buono”, quello che ti faceva fare bella figura o ti faceva finire su tutti i giornali, sono però rimaste le condivisioni territoriali, stazioni carabinieri, centrali operative, commissariati che occupano lo stesso territorio e per quanto cerchino di non sprecare risorse è inevitabile che ciò accada.
Dividere quindi completamente gli ambiti territoriali potrebbe certamente essere una soluzione che si scontra però con i parametri, chi va via da dove?? Come determineremo la presenza o meno di una Compagnia Carabinieri o di un Commissariato di Polizia? Numero degli abitanti? Magari interpolato dalla incidenza dei reati su quel dato territorio?
E il personale già presente e che deve traslocare?? Lo trasferiremo d’ufficio? A che prezzo, a che costi? Con che tutele e ipotetici risarcimenti?
Peraltro, nonostante alcune ricerche, non sono riuscito a trovare dichiarazioni del sig. Ministri Minniti che ci dice di voler effettivamente dare attuazione a questo progetto.
Personalmente ritengo che percorrere la strada del “Carabiniere di Campagna” sia davvero difficile, più difficile, forse, di una ipotetica quanto improbabile unificazione delle forze di polizia anche perché, e non capisco il motivo, nessuno prende in considerazione le articolazioni delle Polizie Locali che in qualche territorio funzionano davvero molto bene e che potrebbero, giustamente inquadrate, andare a sopperire e/o affiancare a tutto tondo l’opera dei già presenti Carabinieri.
Per evitare le sovrapposizioni a mio modesto avviso bisogna andare a ragionare ben oltre una semplicistica quanto impossibile divisione tra città e provincia ma riformare tutto l’apparato a partire da centrali operative uniche per davvero a finire, per modo di dire, a una struttura di raccordo che insegni a tutti gli attori della pubblica sicurezza ad essere ugualmente impiegabili, e con la stessa formazione, operatori di polizia, tutti allo stesso modo. Per me mentalità e formazione operativa sono fondamentali per dare a tutti i cittadini lo stesso sistema di sicurezza.
Se per ragioni propagandistiche metteremo mano all’organizzazione così come la conosciamo oggi, per far vedere che tutto cambia affinché non cambi nulla, piuttosto, lasciamo tutto così com’è, del resto lo stiamo vedendo con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’arma dei Carabinieri che il TAR ha messo in discussione chiedendo alla consulta un parere di legittimità costituzionale….le riforme o le si fa per bene o non si fanno.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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