Pubblicato da: paroleingiaccablu | 20/04/2017

Trieste, 20 aprile 1999…

Li guardavo con rispetto e ammirazione, avevano il volto dell’esperienza, di coloro i quali ne avevano viste tante e che avrebbero potuto insegnarti tutto; non erano però tutti uguali, anzi, molti avevano anche il volto stanco di chi, nemmeno a 40 anni avevano già detto basta.
Quei tre baffi rossi da “Assistete Capo” erano il simbolo dell’esperienza lontana che, ingenuamente, credevi fosse troppo distante per pensare di poterci arrivare anche tu…ma oggi, dopo 18 anni esatti ti guardi allo specchio e invece ci sei, ciò che credevi, con innocente arroganza, non ti sarebbe mai riguardato invece tocca anche te.
…sono qui, eccoli, sono 18, sei diventato maggiorenne , diciotto anni in Giacca Blu con tre baffi rossi…. (caxxo quanto erano vecchi quei panzuti colleghi!!)
Avevo solo 22 anni, tanti sogni, tante speranze, tante giovani e puerili illusioni che ringrazio comunque di aver avuto, senza di esse non sarei mai arrivato sino a qui.
Perché 18 anni di sevizio non sono poi così pochi ma nemmeno tanti, diciamo che siamo a metà strada prima di appendere il cinturone al chiodo.
Io, che volevo fare il Carabiniere e che per “gioco”,  per uno scherzo del destino, mi ritrovo in polizia non posso che dire grazie a una istituzione che mi ha fatto fare tante cose e che, in fondo,vorrei me ne facesse fare altrettante…..
Certo non ho piu la la freschezza di quei fantastici anni della giovinezza che non ti renderai mai conto di quanto erano unici e meravigliosi fino a quando non li vedi, non li leggi negli occhi di coloro i quali oggi erano te, in un misto di rimpianto e consapevolezza che la vita passa ed è bello così… perché ti mette di fronte a nuove e diverse sfide che senza esperienza non potresti mai affrontare.
Sono 18 anni di delusioni, di soddisfazioni, di incontri e scontri, di nemici, amici, invidie, problemi e soluzioni, 18 anni con indosso una divisa di cui spesso pesa il valore e il giudizio che suscita, con la speranza che tu, che la indossi, possa sempre essere dalla parte giusta….perché il solo fatto di indossarla non basta!
…ed era il 20 aprile 1999, era a Trieste, caserma San Giovanni, era il mio primo giorno nella Polizia di Stato,  il primo giorno in Giacca Blu….era e continua ad essere, perché in fondo quella divisa, questo lavoro è per sempre.
Buon diciottesimo a tutti noi, agli allievi del  “148° Allievi Agenti della Polizia di Stato”

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 14/04/2017

La tradizione non rinuncia alla pericolosa bandoliera!

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Non esiste modernità laddove nulla si vuole cambiare, nel paese dove “si è sempre fatto così” e “tutto si cambia affinché nulla cambi”, dove le gerontocrazie hanno l`arroganza di prenderci in giro sul “nuovo che avanza”, ci sono cose a cui non si può rinunciare perché la tradizione è più importante, evidentemente, della sicurezza.
Nei giorni in cui la cronaca ci mette quotidianamente di fronte al sacrificio di centinaia di Carabinieri che nelle campagne bolognesi cercano “Igor il russo” assistiamo a una rivoluzione, finalmente anche i “cugini” Carabinieri potranno avere il cinturone.
Una notizia che nel settore si aspettava da tempo, da anni infatti le sempre maggiori dotazioni ed esigenze operative mostravano i nostri amatissimi Carabinieri agghindati come vecchi gendarmi, con fondine che potevano essere considerate operative a tempo del “Terzo Reich”.
Uno scatto in avanti importantissimo per una istituzione dalle dinamiche desuete e borboniche e che arranca nel considerare il proprio personale come una risorsa da rendere davvero moderna sotto ogni punto di vista.
Una “innovazione”, quella del cinturone che non si sgancia però dalla desueta e pericolosissima bandoliera.
Un accessorio risalente alla fondazione del corpo (A.D 1814) nella quale si potevano custodire le munizioni della carabina….oggi, per non renderla del tutto inutile e pericolosa, si spazia da contenitore di telefonino e sigarette.
Un accessorio forse comodo da questo punto di vista se non fosse un valido appiglio per i malintenzionati che più facilmente possono buttare al suolo, in fase di colluttazione, custodi della sicurezza quali sono i nostri Carabinieri.
Provate a chiedere a esperti di arti marziali, e non solo,  quanti e quali fantastici giochi “pirotecnici” si possono far fare  a individui con una fascia di cuoio che lo attraversa da spalla a fianco.
La Polizia di Stato, da oltre 10 anni, su spinta dei sindacati,  ha bandito un simile accessorio chiamato spallaccio per aumentare il proprio standard di sicurezza; perché i signori generali dei Carabinieri ancora si ostinano a far rischiare così i propri uomini?
Più morti, più feriti, più onore?
Siamo nel 2017….non è forse ora di guardare meno alla tradizione e più alla sicurezza?

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/04/2017

CACCIA A IGOR: COLPO IN CANNA E G.A.P ADDOSSO!

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Ti ho incrociato con il volto tirato di chi è conscio che stavolta è più pericolosa di altre, chiedi al tuo autista se non manca nulla, mitraglietta, giubbotto antiproiettile (gap), sfollagente e “paletta”, il tuo saluto non è il solito ma è quello di chi deve andare a fare i conti con la paura.
Perchè la caccia al pericolo pubblico numero uno, Igor Vaclavic, non è la storia di super uomini, di “Rambo”, ma di persone che poche ore prima hanno lasciato fidanzate, mogli, figli, genitori e che devono andare a stanare chi, probabilmente, non esiterà ad abbattere qualunque divisa si trovi di fronte.
Perché lo “Sbirro” ha paura, ha paura di non tornare a casa specie in situazioni come queste e di non rivedere più i suoi affetti o di dover rinunciare alla vita così come conosciuta prima; un sacrificio che a molti potrà sembrare banale, scontato, in fondo chi come me indossa la divisa lo ha scelto ma non per questo può essere sminuito nel suo valore di essere umano.
Le immagini che scorrono di tutti quei colleghi in divisa a bordo di mezzi fuoristrada, che a ogni veicolo che si avvicina brandiscono le armi in dotazione, sono solo l’esteriorità professionale di tante anime e di tante vite che troppo spesso ci scorrono di fianco e che in molti, specie tra una parte di cittadinanza, decidono di non considerare tali, come se la cattura di un pericoloso soggetto come Vaclavic non gli riguardasse o, più semplicemente, considerando le divise “carne da cannone”, “gente” comunque da poter sacrificare.
Un sacrificio che tutti noi mettiamo in conto ma che nessuno dovrebbe mai ritenere normale.
A margine di questa ennesima notte di caccia dove tutte le forze sono dispiegate, per aria e per terra, alla ricerca di questo vile assassino, vada a tutti i colleghi impegnati in questa pericolosissima battuta il mio personale invito a tenere sempre alta l’attenzione, il colpo in canna e il GAP sempre indossato, sempre!!! ….
Buon servizio e  buona caccia a tutti voi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/04/2017

…è ora del TASER!

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Milano, ore 07.30.
Viale Monza di Sabato mattina raccoglie i cocci del venerdì notte appena trascorso, tra un ubriaco e un tossicodipendente, tra festini e liti di ogni tipo, le volanti intervengono per la segnalazione di un esagitato che, con dei coltelli, aveva cercato di aggredire un passante.
Accorrono in massa le pattuglie meneghine, forse tra le migliori di tutta l’Italia, non è infatti un caso che ogni novità, innovazione, sperimentazione della Polizia di Stato in termini di equipaggiamento passi proprio all’ombra della madonnina.
Arrivano in tanti, si contano almeno 4 pattuglie ma sono certamente qualcuna in più, la segnalazione del resto è di quelle pesanti, uomo armato di coltello, anzi due, che urla frasi sconnesse all’esterno di un esercizio commerciale.
Negli ultimi giorni la tensione è altissima, San Pietroburgo, Londra, Stoccolma sono fatti concreti, attentati veri, i morti di Kabobo sono ancora vividi nell’immaginario dei milanesi e non possiamo permetterci il ripetersi di tale carneficina.
Inizia così una trattativa, dai video disponibili in rete non si comprendono moltissime parole, sopratutto quelle del soggetto che brandisce minacciosamente i coltelli, gli operatori di polizia accerchiano l’esagitato cercando di disarmarlo con l’uso dei sfollagente, azione che purtroppo non riesce.
Immediatamente una nuvola di spray al peperoncino lo investe ma non sembra sortire l’effetto desiderato, anzi, dopo un brevissimo sbandamento il soggetto alza il coltello e si avventa contro uno degli agenti , questi reagisce legittimamente all’aggressione e spara.
Si allontana, forse stordito ma non annichilito dall’effetto del capsicum e rivolge un altro fendente contro un altro agente e gli spari continuano, alla fine se ne conteranno quattro con la conseguente cattura dello straniero e, fortunatamente, solo 15gg di prognosi per chi ha deciso di concludere così tragicamente un estremo venerdì sera.
Sullo sfondo e di contorno i cittadini di viale Monza che dalle finestre incitano la polizia a sparare, nemmeno fossimo in una moderna arena…un sostegno, un tifo che non hanno probabilmente giovato alla difficile psicologia che entra in gioco in situazioni di così alto stress operativo.
Tali sequenze, affidate alla rete internet quasi immediatamente, ripropongono il problema degli equipaggiamenti delle forze dell’ordine che evidentemente deficitano di attrezzature che sarebbero potute tranquillamente essere utilizzate e che avrebbero esposto a rischi di gran lunga inferiori gli operatori di polizia, l’esagitato e la popolazione civile.
Il fallimento dello spray al peperoncino, che diciamolo, è una eventualità possibile, dovrebbe far maturare la consapevolezza che è arrivato il momento di pensare seriamente al TASER, ai proiettili di gomma, a dispositivi sottocamicia antilama da fornire alle pattuglie che avrebbero certamente evitato di esporre chiunque, poliziotti compresi, ai rimbalzi che il 9mm dell’arma corta può avere in ambito urbano.
Mi rendo conto che un Taser potrebbe comportare problemi di natura cardiaca a chi dovesse avere determinate patologie ma siamo sicuri si voglia preferire la salute fisica di soggetti come quello protagonista in viale Monza rispetto alla sicurezza dei cittadini che passano e che non è detto si riescano ad allontanare adeguatamente?
Questo evento deve far maturare la consapevolezza che laddove lo spray non funziona è necessario avere una ulteriore arma per garantire la sopravvivenza di persone che certamente non sono terroristi ma, più probabilmente, individui con patologie psichiatriche che in abuso di sostanze diventano estremamente pericolose.
Queste persone meritano di vivere ed essere curate e considerato che esistono mezzi efficaci per renderle innocue senza rischiare di ucciderle è ora che il sistema si faccia carico di questa problematica e fornisca delle risposte.
…perchè è ora del TASER, è ora di allinearci davvero agli standard delle altre polizie europee!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 04/04/2017

Senza riservatezza “il Russo” è ancora più pericoloso!

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E’ lui il ricercato del momento, per tutti è “Igor il Russo”, al secolo Vaclavic Igor, un ex militare dell’armata rossa che, da come viene dipinto sui giornali, sembra uscito da uno di quei film americaneggianti dal sapore patriotico tipo “Caccia a Ottobre Rosso”….
Vaclavic è diventato un mito giornalistico, certamente pericoloso, forse perché troppi sono i particolari e le notizie diffuse proprio agli organi di stampa che sprecano fiumi e fiumi di inchiostro per dipingere non solo la cronaca ma un vero e proprio personaggio, quasi un mito, che non è frutto della fervida penna di uno scrittore ma della triste realtà in cui da tempo il nostro paese purtroppo è precipitato….non sia mai che tra un po’ ci diventi pure simpatico questo delinquente.
Mi chiedo ancora e per l’ennesima volta dove sia finita la riservatezza, le foto del presunto autore della rapina di Budrio (Bo)  non hanno fatto in tempo a circolare sui canali informativi delle forze dell’ordine (gruppi whatsapp, Telegram & Affini) con la cubitale raccomandazione di non divulgare a organi di stampa le immagini di chi, forse, ancora non c’entra nulla, che in poche ore quelle stesse foto capeggiavano sulle principali testate giornalistiche.
Ora, chi sbaglia?
Il giornalista che apprende la notizia quanto mai preziosa in un sistema che necessita, per sopravvivere, di continue informazioni o di tutti noi uomini in divisa  che queste informazioni veicoliamo e condividiamo quasi compulsivamente apparentemente senza controllo?
Quanta informazione quindi forniamo anche a chi vuole, ad esempio, lasciare il territorio italiano o, parallelamente, armarsi ancora di più e diventare più feroce in caso di individuazione, controllo casuale e/o conseguente cattura?
Quando la finiremo di imbastire canovacci alimentati dagli stessi appartenenti alle forze dell’ordine che danno da mangiare a quelli che “La difesa è sempre legittima!” ?
Qualcuno, poi,  mi spieghi cosa significa questa stupida ed abusata frase, forse che è giusto armarsi? Forse che la soluzione è nello sparare a vista a chiunque provi a violare qualsiasi privata dimora?
Perché non coniare slogan più “performanti”? “Più ladri più carceri” , “Lo Stato mi deve difendere!” …. è facile chiedere ai cittadini di alimentare il  populismo, più difficile è pretendere che gente come il “Il Russo” venga messo in gatta buia e gettata la chiave.
Perché un cittadino dovrebbe sentirsi in diritto di comprare un’arma senza apprendere nemmeno come utilizzarla in maniera adeguata, senza sapere concetti di balistica o di sicurezza sul maneggio delle stesse? Avete idea che danni può fare un proiettile che rimbalza dentro un ambiente chiuso come una casa in condominio?
Concittadini, non fatevi fregare, le fiaccolate non fatele contro la violenza, fatele per pretendere più investimenti, più risorse per chi come me ogni giorno scende in strada a difendere il diritto di poter vivere pacificamente dentro le proprie case ma sopratutto per chiedere che i giudici, sempre troppo criticati in questo periodo storico, siano liberi di carcerare per il giusto tempo, anche per sempre, assassini pericolosissimi come quelli che abbiamo visto in azione in provincia di Bologna.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 13/03/2017

Più sicurezza non significa uccidere più ladri

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Vuole giustizia, non vuole vendetta, questo almeno dichiara Victor Ungureanu, il fratello di Petru, quel ragazzo romeno di 28 anni ucciso, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, a Casaletto Lodigiano dal proprietario dell’osteria che lo straniero stava svaligiando.
Parole importanti quelle del signor Victor che lasciano tanto amaro e molta riflessione esponendoci a un concetto che non possiamo in alcun modo ignorare: la vita dei ladri è un diritto superiore rispetto ai beni che vogliono asportare.
L’affollarsi della solidarietà politica, delle persone che giustamente disperate solidarizzano con chi difende il frutto del proprio lavoro, stanno disumanizzando un principio cardine del nostro stato di diritto ossia che l’uso legittimo della forza è in primis delegato alle forze dell’ordine e che può essere derogato solo se la vita di chi subisce il reato risulta inevitabilmente e in quel frangente in pericolo così da non poter attendere l’arrivo delle divise.
Converrete con me che pur essendo condivisibile il principio, nei fatti, l’opinione pubblica, sulla spinta della disperazione in cui i cittadini da tempo sono precipitati, pare cominci a santificare e a far diventare eroi coloro che, in qualche modo, eliminano fisicamente coloro i quali si macchiano di un reato odioso qual’è il furto nelle private dimore.
Chi ha avuto la fortuna di non aver mai subito furti probabilmente non capisce la disperazione di chi percependo miseri stipendi si ritrova la casa depredata di quel poco che la vita consente, per non parlare degli affetti, dei ricordi, di tutto quello che è vita oltre il valore economico e che nella stragrande maggioranza dei casi andrà persa per sempre. Dai gioielli agli album di fotografie, molte cose sembrano sottratte per sfregio più che per reale valore economico!
Ora, non crediate che io parteggi per i delinquenti, che stia scrivendo per compatire o giustificare chi ruba i ricordi, sopratutto quelli, io rifletto solo che non possiamo permettere che i ladri debbano avere paura più delle pistole dei singoli cittadini che disperati si armano che delle leggi di un paese democratico.
I ladri devono temere quelli come me che li vanno ad arrestare, che quando li prendono ci sia un sistema che li neutralizza per un tempo congruo, un sistema che renda il crimine non un vantaggio ma un flagello che non può e non deve pagare mai.
Più ladri morti non significa più sicurezza ma solo più cittadini che aggiungono disperazione a disperazione, perchè se da un lato esiste la disperazione di chi ruba, magari per necessità, dall’altra ci sarà la disperazione di chi, nel proprio letto a fine giornata, dovrà combattere con i mostri di un sistema che comunque farà di tutto per dimostrare se sia stato o no un lucido assassino.
Perchè se andiamo avanti così, se non daremo adeguate risposte a questa collettività insicura troppo facilmente ci ritroveremo a confondere le vittime con i carnefici in un isterismo tale la cui unica vera vittima sarà non solo lo stato di diritto ma la speranza di vivere davvero in pace nelle nostre case.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 04/03/2017

Il riordino? Un gerontocrati`s karma

Ma che cos’è il riordino delle carriere?
Per chi segue il mondo delle divise ma di quel mondo non fa parte è certo strano e particolare far capire di cosa si tratti e per farlo ci possono indubbiamente essere spiegazioni di tipo diverso.
La risposta più giusta riguarda l`efficientamento del sistema ossia riequilibrare ruoli e responsabilità rimodulando le qualifiche in base alle mansioni che realmente necessitano alla struttura.
Vi è però una risposta meno politica, o comunque percepita, specie da chi dal riordino delle carriere non viene coinvolto, che lo definisce semplicemente come un metodo per regalare avanzamenti di grado a pioggia.
…ma è realmente così?
Diciamo che tra i vari effetti collaterali effettivamente c’è anche quello.
Per carità qualcuno l`avanzamento di grado lo merita anche, ci mancherebbe, sono i sistemi che nei riordini li determinano che forse andrebbero almeno messi in discussione.
Per descrivere sommariamente gli effetti reali di questa manovra, avutasi per l`ultima volta nel 1995, immaginate un grande capannone industriale pieno di operai dove a un certo punto si crea un vuoto organizzativo, capi reparto che vanno in pensione, responsabili di area che lasciano in blocco per sopraggiunti limiti di età, vice dirigenti che mollano perché finito il loro percorso lavorativo.
Una normale azienda comincerebbe, probabilmente, a fare una selezione fatta di prove culturali, tecniche, attitudinali rivolta al personale interno ed esterno alla azienda, magari favorendo il personale già della ditta.
Nelle forze di polizia, nelle more del riordino, di fatto non avviene, si raggiunge il ruolo superiore di responsabilità semplicemente facendo una domanda e, in base alla anzianità (come requisito principale), si raggiunge il nuovo ruolo superiore.
Giusto? Sbagliato?
Ciascuno può porsi nei confronti della questione come meglio crede, io, personalmente, ritengo sia profondamente sbagliato.
Un meccanismo di questo tipo strutturato essenzialmente sulla anzianità di servizio fa scattare in avanti persone che non sono state minimamente selezionate, individui perfetti nel ruolo originario ma che se non adeguatamente scelti attraverso sistemi seri di selezione chiedono di andare avanti solo per prendere qualche soldino in più sullo stipendio…che per carità, diamoglielo, è giusto, ma non costringendoli ad assumere incarichi per cui più facilmente potrebbero fallire.
Un metodo questo che diventa così l`apoteosi della gerontocrazia, non del merito, perché non è un merito diventare vecchi, aspettare, come alcune volte accade, che qualcosa caschi dal cielo, perché se una qualifica la raggiungi senza sacrificio, senza passione, senza la voglia di migliorarti ma solo aspettando che prima o poi arrivi squalifichi non solo la persona che la desidera ma anche tutti coloro i quali che in quel ruolo superiore credono e vogliono continuare a crederci.
Per non parlare di chi pur volendosi impegnare a migliorarsi decide di non fare più niente “che tanto prima o poi mi fanno generale!!!”.
Perché una polizia che funziona passa dal merito, dalla cultura, dal sacrificio di giovani e vecchi al netto di meccanismi gerontocratici che tra baroni e regalie varie hanno distrutto il nostro meraviglioso paese

In Giacca Blu – Michele Rinelli

E siamo qui ancora a parlare di suicidi in divisa, dall’inizio dell`anno, se non ho fatto male i conti,tra polizia e carabinieri sono 6 i colleghi che hanno ceduto il passo al male oscuro.
Il 2017 si preannuncia davvero funesto su questo fronte considerato che siamo solo nel mese di marzo.
L`ultima tragedia in ordine di tempo si è consumata a Siracusa dove una giovane Maresciallo dei Carabinieri ha deciso di togliersi la vita dopo aver ferito il fidanzato, Poliziotto, che ha cercato di salvarla dal gesto estremo.
Sono anni che da queste pagine esorto a prendere di petto la situazione, a trovare soluzioni a quella che non può che essere definita una silenziosa ecatombe.
Sono onestamente troppi i colleghi di tutte le divise che decidono di farla finita… e bisogna capire il perché!!
Il 2017 sul piano della prevenzione della salute dei poliziotti sembra essere l`anno della svolta, il Capo della Polizia Franco Gabrielli sta elaborando, di concerto con i sindacati, un piano sperimentale di osservazione sanitaria per gli agenti con il chiaro scopo di monitorare la salute fisica di un corpo, quello della Polizia di Stato, che purtroppo è vittima di una importante senilizzazione.
Un progetto, quello del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dalle enormi potenzialità ma che non deve essere banalizzato o diventare un modo per aggiungere carte ai fascicoli.
La salute dei poliziotti deve essere considerat a un bene della collettività tutta perché ad essi è affidata la vigilanza di un aspetto tra i più preziosi qual è la sicurezza pubblica… e solo un poliziotto sano nel corpo e nella mente può gestirla al meglio.
Da qui il mio appello a considerare nella salute dei poliziotti anche l`aspetto psichico incrementando, ad esempio, il numero delle sedi in cui può essere presente lo psicologo di corpo come accade in altri paesi non solo europei.
Una figura medica specialistica quindi che possa intervenire per prevenire situazioni critiche che sfociano poi in quei suicidi che da anni affollano le cronache nostrane.
Professionisti che dall’interno della Polizia stessa possano fare terapia, percorsi di sostegno, ascolto,aiuto, senza dover ricorrere a medici psicologici esterni all`amministrazione della ps.
Meraviglioso sarebbe quindi l`istituzione di un servizio di supporto psicologico vero e proprio che eviti,ad esempio, la sospensione dal servizio (con tutto quello che conporta) per motivi di salute mentale che spesso vengono presi d`urgenza e non da medici psicologi proprio perché non esiste adeguata prevenzione del disagio psicologico.
Perché per fare il poliziotto non serve solo buona salute fisica ma anche e soprattutto ottima ed equilibrata salute mentale quella che forse, visti i tanti suicidi che si susseguono, non viene evidentemente adeguatamente supportata.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Pubblicato da: paroleingiaccablu | 28/02/2017

Per i delinquenti ci vogliono solo più carceri

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Un colpo di pistola uccide, un Carabiniere salva la propria vita e quella del suo collega, la magistratura, di conseguenza, indaga a tutela di quella vittima che di professione faceva il ladro: Carabiniere sospeso dal servizio, arma d’ordinanza sequestrata.
Questa in estrema e forse anche forzosa sintesi è la vicenda che abbiamo visto consumarsi a Macerata dove un militare della benemerita, dopo aver assistito a un furto e aver cercato di acciuffare i ladri, ha estratto la propria pistola colpendo alla testa chi in quel momento, a dire dei militari, li stava puntando con la vettura utilizzata per il furto.
I cittadini da qualche tempo a seguito di queste vicende si schierano sempre di più dalla parte delle divise, nascono comitati e gruppi pronti a pagare con risorse private il calvario giudiziario a cui, per forza di cose, vanno incontro gli appartenenti alle forze dell’ordine quando si rendono protagonisti di così tragici eventi.( https://www.loccidentale.it/articoli/144709/carabiniere-spara-al-ladro-albanese-il-paese-si-schiera-dalla-sua-parte )
In quasi 20 anni di servizio ho visto ribaltarsi prepotentemente l’asticella della considerazione umana e professionale nei confronti delle divise, dall’attacco feroce e immediatamente pronto a mettere alla gogna persone come quel carabiniere al totale ribaltamento di posizione, tanto da ergere quasi ad eroe quella stessa divisa che oggi sembra contrastare la legge stessa (se fosse un eroe non saremo qui a parlare di indagini e pistole sequestrate).
Su questo aspetto le istituzioni dovrebbero cominciare a riflettere, ci troviamo infatti da tempo di fronte a un cortocircuito.
Per quale ragione i cittadini con le loro forze dovrebbero tutelare gli esponenti della forza pubblica?
Qual’è la follia alla base di un principio che scardina completamente la naturale logica delle questioni?
Chi tutela le forze dell’ordine?
Lo Stato o i cittadini che spesso difendono a spada tratta persone, quali sono i tutori dell’ordine, che potenzialmente potrebbero anche aver sbagliato ?
Ci sono regole ferree per utilizzare legittimamente le armi e solo un giudice può e deve stabile tale circostanza.
Anche personaggi famosi come DJ Francesco (al secolo Francesco Facchinetti ) non si sottraggono a questo cortocircuito, il noto artista dichiara infatti di essere stato vittima di un furto alle 11.30 della mattina e per difendere se stesso e la sua famiglia da azioni di questo genere non esiterà ad acquistare un arsenale ( http://www.corriere.it/cronache/17_febbraio_27/dj-francesco-padre-derubato-se-succede-me-sparo-ladro-91f851c0-fcf6-11e6-8717-6cdb036394a5.shtml ) .
Chi non ha timore evidentemente non rischia nulla e se non rischi nulla tutto diventa lecito, così che diventa accettabile scappare dai carabinieri puntando loro una vettura in fuga, diventa accettabile rubare dentro le case delle persone (famose e non), depredarli, rapinarli, far loro violenza con il rischio però che chi delinque non debba più avere paura delle leggi, dello Stato ma delle reazioni della gente, dei cittadini che si armano fino ai denti…che non sono giudici in un paese dove i processi e le responsabilità si discutono in tribunale.
Intendiamoci, sparare contro una persona, qualsiasi essa sia, deve essere lecito quando autorizzato dalla legge non ammorbidito dalla disperazione della pubblica opinione che può premere affinché una divisa o un libero cittadino armato paghi il meno possibile per azioni che devono essere prima di tutto prevenute e adeguatamente sanzionate quando accertate.
Non possiamo e dobbiamo arrivare al punto di tollerare “più delinquenti morti”!!!
Isterismi pericolosissimi questi che possono portare a una barbara deriva che le istituzioni non possono tollerare perché i delinquenti, i cittadini, le divise devono rispettare la legge di una nazione che ha e deve avere l’interesse ad applicarle a tutela di tutti senza cedere a quel sentimento di facile rivalsa che assomiglia più all’occhio per occhio che allo stato di diritto.
Non è di un uso facile delle armi che chi delinque deve avere timore ma solo della giustizia, quella che solo sotto di essa può consentirci di essere tutti liberi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Sembra aprirsi il cielo blu, come le nostre giacche, per il futuro di 1875 poliziotti  aspiranti a ricoprire 1400 posti per Vice Ispettore della Polizia di Stato, un iter concorsuale che probabilmente verrà ricordato come il più duro, animoso, contrastato e complesso di sempre.
Le parole di rassicurazione espresse dal signor Capo della Polizia Franco Gabrielli nell’ultima riunione con i sindacati di categoria dipanano finalmente i dubbi su un annullamento della procedura concorsuale che ha fatto tremare moltissimi colleghi come me che hanno sacrificato gli affetti più cari per inseguire una progressione di carriera, un sogno, un nuovo e migliore incarico.
Nell’attesa di vedere il frutto di tante ore di studio passate tra  biberon e culle, tra genitori malati o mogli incinta, con in braccio un libro da consultare, tra umanità difficili e spesso inimmaginabili, credo sia doveroso ringraziare anche coloro che nel massimo della professionalità possibile hanno cercato di fare di tutto per evitare che tanto sacrificio diventasse vano.
Tra tutti, e ce ne sono tanti che forse nemmeno conosciamo, vorrei personalmente ringraziare i membri della commissione presieduta dal signor Prefetto Luciano Rosini.
Non è il gratuito omaggio o la piaggeria che mi spinge a scrivere queste poche parole ma solo la consapevolezza di quanto fango è stato gettato sui membri di quel gruppo di funzionari e professori che sono stati più volte indirettamente insultati sia  nelle loro capacità che nella loro correttezza.
Scaraventati in una sorta di mischia da stadio dove l’arbitro non era solo “cornuto” ma “corrotto”, “ubriaco” e certamente incapace quindi di giudicare, con metodi comunicativi e di protesta che sino ad oggi non erano mai stati utilizzati per prendere di mira una commissione esaminatrice di un concorso interno alla Polizia di Stato.
Nonostante tutto il fango, nonostante le tante chiacchiere e le parole abusate sappiamo  ad oggi essere ancora intenti a elaborare con certosina professionalità la graduatoria di merito, sottoposti a pressioni tali che in molti avrebbero certamente evitato con sonore quanto comprensibili lettere di dimissioni. (Forse inviate, sottoscritte ma mai accettate!)
Certo io sono dalla parte di chi ha vinto, sono colui che il sistema non ha respinto ma so anche che in una competizione si vince e si perde, il problema è che da oggi in avanti bisognerà lavorare tutti, vincitori e vinti,  affinché “l’arbitro” torni ad essere assolutamente credibile e non messo così facilmente in discussione solo perché finito in quel tritatutto mediatico il cui unico e principale scopo è schizzare fango anche dove nulla vi è di sporco.
Di quella commissione ho visto fugacemente i volti il giorno dell’orale, la preparazione, l’umanità anche e sopratutto del Presidente Rosini che prima come uomo poi come Prefetto passava nel mezzo della platea in attesa della prova,  tra volti tesi di non più giovani “ragazzi”, con l’intento di rassicurare che solo lo studio, per quanto poco ma serio, sarebbe servito a superare il test.
Per quelle poche frasi, per quello sguardo gentile e pacato in molti sono andati di fronte alla commissione più sereni e vogliosi di dimostrare il meglio possibile di se stessi e della loro preparazione, una prova fatta sicuramente di cultura ma anche di tanto carattere, quello che forse contava davvero.
In questi mesi in molti hanno messo in discussione NOI, nella nostra preparazione e LORO, come commissione, nella capacità di selezione, in un turbine di isterismo che ha generato non di rado dichiarazioni scomposte anche da parte di chi non se lo sarebbe dovuto permettere.
Scaldati da quel sole che filtra in questi giorni di rinnovata serenità il mio personale ringraziamento, ma credo anche di tanti altri colleghi, va in primis al Prefetto Luciano Rosini e ai membri della commissione da lui presieduta che sono certo hanno fatto del loro meglio, con tanta fatica e tanta rabbia repressa,  per selezionare i migliori prossimi futuri Vice Ispettori della Polizia di Stato…. a NOI e solo a NOI il compito di esserne davvero all’altezza.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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