Pubblicato da: paroleingiaccablu | 22/07/2017

Liberi di pensare ma liberi…senza insultare!

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« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. » – COSTITUZIONE, ARTICOLO 21 –

…e voglio partire così, con l’articolo 21 della costituzione perché è solo grazie a quello e a quanto è costato ai nostri padri costituenti se io, Poliziotto della Repubblica Italiana, posso scrivere questo testo.
E da quell’articolo voglio partire per commentare una delle notizie più dibattute dell’estate, quella che riguarda un video, girato da un poliziotto della Polizia Stradale di Susa, che mentre scorta in autostrada un migrante africano lo apostrofa in maniera colorita, a tratti offensiva, riferendosi a quelle risorse di Boldriniana concezione, diventate di fatto solo uno slogan e un marchio su cui polemizzare.
Le opinioni quindi si dividono tra coloro i quali difendono a spada tratta il pensiero espresso dal poliziotto e chi invece lo condanna senza mezzi termini ritenendo l’atteggiamento avuto dall’estensore delle immagini assolutamente inadeguato per una persona che veste una divisa.
Ci sono anche coloro i quali  vorrebbero scomodare psicologi, esperti di comunicazione con il chiaro intento di motivare il perché un uomo in uniforme sceglie certi percorsi comunicativi ed espressivi nonostante sappia che nel proprio lavoro talune manifestazioni se non sono vietate certamente possono essere considerate inopportune.
Ed è forse nell’inopportunità di scegliere un video, girato in un frangente come quello (durante il servizio di pattugliamento), che voglio porre l’attenzione perché tutti abbiamo il diritto di pensare quello che vogliamo ma non tutti possiamo avere il diritto di poterlo esprimere nel chiaro frangente in cui vestiamo l’uniforme….per questo è stato addirittura già sospeso dal servizio.
Sono anni che mi dedico a questo modo di esprimere le idee e in tutti questi anni, almeno per il momento, non ho mai ricevuto alcun appunto da parte di nessuno semplicemente perché nel mio modo di esprimermi non utilizzo sistemi mutuati da quella caciara che anche e sopratutto la politica ci ha abituato. (…e per questo forse che da qualche tempo sempre di meno sono i miei lettori)
Non per questo mi sento vicino, ad esempio, al concetto di risorsa boldriniana, anzi, ne sono totalmente distante e ritengo che a livello socio comunicativo, specie oggi, sostenere ancora determinate posizioni di accoglienza indiscriminata siano dannose per la tenuta democratica del paese….ma non mi vedrete mai urlare dal finestrino della mia pattuglia frasi del tenore che vediamo in quel video.
Oggi pubblicare certe sequenze sulle piattaforme social equivale a urlarle in piazza e se come sfondo ci mettiamo anche il cofano di un’autopattuglia è come averle urlate sporti dal finestrino di quella stessa vettura con il risultato che nella sua grettezza, amplificato dalla divisa indossata, quel video diventa come si suol dire virale.
Ed è indubbio che le divise abbiano e vogliano comunicare un disagio, non può non esservi disagio se ad azioni violente come quelle viste a Milano dove un operatore di polizia è stato accoltellato  segue una riammissione in libertà con obbligo di firma, come ci si può sentire protetti nel proprio lavoro con messaggi di tutela così blandi?
Questo però non ci autorizza a derogare a quel principio di compostezza e correttezza che la funzione di Agente di Polizia ci impone non solo in termini di regolamento ma anche come massima espressione di una deontologia che deve essere assoluta per chi indossa una uniforme.
Sembra essere ancora lunga la strada per un uso consapevole e disciplinato dei social media da parte di chi indossa una uniforme perché se è vero che questi video sono certamente l’espressione di un disagio derivante dalla delegittimazione avuta negli anni dalla classe politica è vero anche che certe sequenze legittimano e certificano invece sacche di ignoranza…persone, colleghi, che certamente ignorano l’uso corretto di questi potenti mezzi di comunicazione.
Speriamo non si arrivi a vietare l’uso dei social media o, come per certi militari, ad avere paura di avere una pubblicabile opinione (evitando di avere profili social, blog, vlog etc etc) ….perchè sarebbe davvero la morte di quell’articolo 21 e di quella riforma che nel 1981 ci volle civili, “liberi” e moderni.

In Giacca Blu – Michele Rinelli –

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Responses

  1. Il senso di quella riforma, è travolto e sotterrato da personalismi e conflitti laceranti. Il tuo post però lo condivido, e ti esterno tutti i miei complimenti.

  2. Gentile Michele Rinelli,in parte le do ragione,ma devo anche dire che questo è un periodo di grande stress per tutti,figuriamoci per i poliziotti che vivono questo disastro in prima persona!
    Come ho già avuto occasione di scriverle,mio figlio e in polizia e io vivo perennemente con la preoccupazione,più per fatti simili che per il reale pericolo di farsi male!
    Con tutto quello che sta succedendo e l’esasperazione che dilaga come un torrente,una parola scappa(io ho sentito dire anche di peggio)e trovo che sospendere un poliziotto che vive sempre sotto pressione non solo per i balordi ma anche per uno stato che fa di tutto tranne che tutelare i suoi “servitori”(odiosa parola),è stata una misura eccessiva e molto poco corretta a mio parere,bastava una lavata di testa!

    • Buongiorno Viviana, la ringrazio per il commento. Nessuno nega il periodo di grande stress ma un conto è aver una condizione dove magari devi contrastare un esagitato con i blandi strumenti legislativi che si hanno a disposizione o, peggio, contenere il cittadino che durante un intervento polemizza sul come lo farebbe lui disturbando le divise, un conto è invece filmare una situazione grottesca, diffondendola, con note polemiche e strumentalizzabii da chiunque….capisce che se suo figlio diffondesse le medesime immagini difficilmente potrei considerarle uno sfogo di stress ma un gesto narcisistico inutile e pericoloso. Difendere il collega, compreso suo figlio è giusto, un conto è lasciarlo libero di polemizzare inutilmente con indosso una divisa. Una caro saluto


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