Pubblicato da: paroleingiaccablu | 23/05/2017

Tutela&Trasparenza….

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Tutela&Trasparenza, forse non dovrei parlarne, forse dovrei semplicemente godere di questa giornata dove viene ripristinato un sacrosanto principio giuridico: le controversie legali le dipanano i giudici e solo loro!
Tutela&Trasparenza è una associazione di Poliziotti (la maggioranza con  la P maiuscola) nata il giorno dopo il risultato del concorso interno per Vice Ispettori della Polizia di Stato (il famoso 1400) il cui scopo era quello di smascherare una procedura concorsuale che, a dire dei promotori, era piena zeppa di ombre, sotterfugi, regalie….o, per essere gentili, sviste.
Tutela&Trasparenza non ha esitato, insieme ad alcune sigle sindacali, a portare lo scontro sul piano mediatico con un linguaggio e metodologie ormai ampiamente abusate e collaudate dai media.
Non importava infatti quali fossero davvero i fatti (dimostrabili di fronte a un giudice) l’importante era urlare, urlare, far fare brutta figura al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, imbarazzare e ancora urlare.
Sono state impegnate trasmissioni approfondimento (Come Report sui canali Rai e “L’aria che tira su La7), testate locali, siti sindacali, tutti a berciare che quel concorso era una farsa.
Tale circostanza ha prodotto, giustamente, uno sforzo da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza il quale ha istituito una commissione di verifica pur di capire cosa ci fosse di sbagliato in questo concorso che, ricordiamolo, ha sviluppato le sue fasi più importanti a cavallo di due reggenze (Pansa – Gabrielli) in un momento storico certamente di svolta positiva ma pur sempre caotica all’interno dello stesso Dipartimento .
Nonostante le sentenze dei vari TAR continuassero a sfornare giudizi che confermavano la genuinità del lavoro svolto dalla commissione presieduta da Prefetto Luciano Rosini, si aggiungeva il Consiglio di Stato a ribadire ulteriormente che, nonostante le proteste, quel concorso, quella commissione, quelle prove svolte avevano subito un vaglio e una valutazione che non era diversa, ne contestabile, da tante altre vicende concorsuali che questo paese svolge da decenni. (Si possono cambiare i metodi di selezione ma questo  di certo non compete ai giudici!)
Non dimentichiamo che, in mezzo a tutto questo, si è innescata la triste vicenda dei “geni”, di quei ragazzi che all’ultimo concorso per diventare Agente della Polizia di Stato, hanno stranamente preso un voto altissimo senza avere a disposizione la banca dati e, guarda caso, tutti provenivano dalla stessa area geografica, una situazione questa che mediaticamente è stata più volte accostata al concorso interno da vice ispettore….perché se c’era del marcio da una parte, necessariamente, tutto doveva essere marcio.
Purtroppo il piano dialettico che ha caratterizzato questa controversia ha indubbiamente generato frizioni tra colleghi, cogliendo ed evidenziando un problema importante che non può essere sottovalutato: ancora e per l’ennesima volta, in questo paese, conta più lo scandalo che si pone sui canali mediatici (tra mille speculazioni) che le sentenze che snocciolano, in punta di diritto, i nostri giudici.
Ora, l’errore umano è un principio connaturato nella natura di ciascun individuo, la ricerca della verità un principio che ogni poliziotto deve portare intimamente nel proprio DNA ma un conto è cercare l’oggettività delle questioni un conto è cercare la strada per far saltare il banco pur di dimostrare una propria verità, un po’ come quando un investigatore si innamora della propria tesi investigativa e fa di tutto per dimostrarla escludendo il resto  pur sapendo che, forse, sarebbe meglio cercare altrove. (Questioni di cuore e di orgoglio che forse sarebbe meglio mettere da parte!).
In mezzo a tutto questo la sorte di 1875 persone (gli idonei, quelli che hanno vinto) che hanno subito un mare di insulti e derisioni, nonostante le sentenze, nonostante il basso profilo, nonostante uno scontro che forse verso la fine si è anche cercato ma che è stato,a mio avviso sbagliando, il risultato di quel principio umano e materiale “morte tua, vita mia” con l’intima paura che tutti, nonostante la giustizia amministrativa, non volessero riconoscere il valore, lo sforzo, di chi ha messo tutto se stesso per perseguire questo obbiettivo.
Di Tutela&Trasparenza, oggi, rimane certamente l’alto valore di ideali nel voler cambiare davvero le cose anche se, evidentemente, prima di poterlo davvero fare dobbiamo partire da noi, da tutti noi, IDONEI e NON IDONEI, dalla ricerca di un’ etica e di una morale che forse ha ceduto il passo a uno dei principi attribuiti a Macchiavelli: “il fine giustifica i mezzi” senza contare che troppi erano gli speculatori e gli interessi (sindacali e non) che gravitavano su una vicenda così drammaticamente sofferta.
Alla fine di questa vicenda è necessario ricominciare da noi, dall’essere prima di tutto colleghi, cercando di ritrovare quel senso di appartenenza e di missione che ci deve essere proprio ma sopratutto cercando di capire che non si può, pur di ottenere ciò che tanto si desiderava, gettare fango senza controllo alcuno, verso persone che voglio di sicuro Tutela&Trasparenza (da poliziotti dobbiamo volerlo tutti!)  senza essere per questo danneggiati.
Buona fortuna a tutti i colleghi esclusi da questa sofferta e mai davvero compresa selezione sperando di poter collaborare a una nuova polizia e a un nuovo modo di sentirsi tutti con la stessa giubba addosso.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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