Pubblicato da: paroleingiaccablu | 23/09/2016

Educazione digitale: di Internet non si deve morire!

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Internet non è un gioco, internet non è un luogo franco, la rete è forse il luogo più pericoloso da far affrontare alle nuove generazioni e noi, genitori di oggi e nonni di domani, siamo costretti ad accettare questa sfida.
Le tragedie di internet, o che attraverso di esso spesso si consumano, sono molto più quotidiane di quanto si voglia pensare, il nuovo concetto di gogna, lo scherno, non passano più dalle scanzonate parole dei giovani in un corridoio mentre vai in bagno a scuola, no, oggi passa tutto dalla rete che ti etichetta in senso universale e non solo all’interno della tua piccola comunità.
Così che un errore si trasforma in tragedia ed è inutile parlare solo di vittime con disonesto pudore, la storia di Tiziana Cantone, quella splendida ragazza finita nel tritatutto del web, ci costringe a rivedere modelli educativi che la mia generazione non ha potuto necessariamente avere.
Internet, i social e la loro evoluzione sono andati più veloci di qualsiasi nuovo concetto di società.
In fondo ai mie tempi si pensava ancora all’uomo nero con le caramelle, ai nomadi che ti portavano via dalla mamma (leggenda metropolitana mai confermata, è bene dirlo)  o lo spauracchio del collegio (per farti studiare) di “Giamburraschiana” memoria.
Perché Tiziana Cantone, di cui non voglio entrare nel merito di una più o meno presunta leggerezza nell’aver esibito il suo più intimo vissuto, (o che tale, a questo punto sarebbe stato meglio rimanesse) evidentemente non era stata educata alla potenza della rete (per ovvie ragioni), alla  capacità di internet di essere al di sopra della legge, dello spazio e del tempo.
Già perché la rete è più veloce della giustizia, e lo sarà per sempre, perché un decreto di sequestro di un video duplicato N-volte non potrà mai fermare ciò che la stessa ha risucchiato.
Perché la rete è al di sopra dello spazio, in pochissimi minuti ti possono vedere da Milano a New York, da Mosca a Parigi, da Roma a Sidney, dalla Campania a “Youporn” senza che nessuno materialmente e fattivamente possa mettervi un freno.
Ed è sempre la rete ad essere al di sopra del tempo, al netto di universali cataclismi, quello che entra in rete, specie se immagini o video, se ne avrà traccia per sempre almeno sino a quando non verranno cancellate contemporaneamente tutte le memorie di massa che alla rete hanno avuto accesso.
Ed è con queste consapevolezze, senza essere ipocriti, senza chiedere alla giustizia provvedimenti fattivamente inattuabili, che nostro primario compito è far comprendere ai nuovi giovani l’importanza del privato, della riservatezza, della propria individualità come patrimonio da condividere strettamente, senza doverlo necessariamente esibire con slanci narcisistici e spesso pericolosi.
Non certo un invito all’oscurantismo, a indossare una sorta di “Burkini Virtuale” ma solo comprendere che le tragedie come quella di Tiziana o gli hackeraggi vissuti dalla bellissima giornalista Diletta Leotta che ha visto il suo “Cloud” violato da sconosciuti e che hanno diffuso immagini del suo intimo quotidiano, sono il frutto di una impreparazione della società ai cambiamenti della comunicazione digitale diventata sin troppo potente sopratutto per chi, tutta quella potenza, non è in grado di gestirla.
Non cerchiamo quindi solo delle colpe dalla parte delle vittime (anche se forse ve ne sono), perché alla fine di “super ego” o di troppa esibizione si può anche “morire” ( è sempre stato così ma con altre dinamiche) ma si trovi il modo di diventare più consapevoli di quanto questa società abbia amplificato le capacità di espressione ma allontanato i pensieri dalle persone perché una foto, un video, anche solo una frase una volta che la consegni alla rete questa, purtroppo, non è più tua…così come questo scritto…anche se a me, nel mare magno delle strumentalizzazioni possibili, ricondurra per sempre.

In Giacca Blu – Michele Rinelli
 

 

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