Pubblicato da: paroleingiaccablu | 04/09/2016

Libera Giustizia, liberi tutti!

albertone01

Succede spesso che la cronaca ci stupisca con fatti che, nell’immaginario collettivo, continuano ad apparire impossibili, inaccettabili, dove il popolino, ormai indirizzato in una certa direzione, si ostina ad attribuire colpe laddove, probabilmente, colpe non ve ne sono.
L’ultima di queste è la sparizione di Leonardo Lecumberri, quel deejay che a Milano si divertiva a picchiare senza motivo ignari passanti. Il magistrato firmatario dell’ordine di scarcerazione aveva infatti sostituito la misura carceraria con il ricovero presso una struttura sanitaria dove il giovane, affetto da una patologia psichiatrica, avrebbe dovuto curarsi. ( http://gds.it/2016/09/03/fugge-dai-domiciliari-e-va-in-spagna-il-dj-che-picchiava-i-passanti-a-milano_560344/ )
Il problema nasce dal fatto che il giudice non aveva previsto la scorta al ragazzo prescrivendo allo stesso (attraverso la firma su un foglio) di presentarsi autonomamente presso la struttura di cura.
Il giovane deejay ha pensato bene di sparire nel nulla per qualche giorno per riapparire, da quel che si apprende dai giornali, in Spagna dove il padre ha assicurato che il ragazzo si sta curando così come ordinato dal giudice italiano.
In situazione come queste le domande di coloro i quali leggono la notizia si sprecano ed è difficile dare una risposta, così come appare assurdo pensare alla liberazione di quello straniero che a Ragusa, dopo aver rapito una bambina, è stato rilasciato dal magistrato ritenendo non fossero necessarie misure cautelari nei suoi confronti. ( http://www.ilgiornale.it/news/politica/tenta-rapire-bimba-clandestino-arrestato-i-giudici-liberano-1297679.html  )
C’è una fame di sicurezza e giustizia sostanziale che viene spesso urlata dai cittadini e amplificata dagli organi di informazione i quali però sono il più delle volte capaci di strumentalizzare senza informare, senza far capire davvero la dimensione del problema.
Siamo nel periodo dove è colpa dei giudici verso i quali si tende a scaricare o comunque a veicolare il male della nostra giustizia, criticarli diventa tanto facile quanto difficile, le reazioni delle loro rappresentanze spesso si irrigidiscono verso questi attacchi che rimangono tante volte gratuiti e assolutamente non risolutivi dei problemi.
Non è nelle frasi di rito in cui spesso ci si trincera “Abbiamo fiducia nei magistrati” – “Attendiamo sereni le valutazioni dei giudici”, frasi che spesso tendono solo ad abbassare i toni di un problema sicurezza che passa sopratutto sull’efficienza sostanziale dei nostri apparati. Non criticare per ossequiare (come spesso accade)  ci costringe solo a rimanere fermi e a non capire.
Non possiamo negare esistere un problema, alle volte politico, alle volte culturale, alle volte strutturale, le carceri piene, i budget per la sicurezza ridotti, l’esiguità di mezzi e uomini non aiutano i nostri giudici a gestire questioni banali come tenere in carcere un “pedofilo” o un “pazzo psicopatico”, metteteci anche che gli stessi magistrati hanno un ampio spettro discrezionale nell’applicazione delle norme e da ciò si può capire come l’applicazione del diritto, che deve essere uguale per tutti, nella sostanza diventa un mix di emotività, esigenze ed esperienze personali del singolo professionista della giustizia ,ciascuno con la propria storia, la propria umana e personale percezione e, ma non lo si dica mai, anche estrazione politica e religiosa.
Non è con la logica dello scandalo che dobbiamo ragionare, non è con la disumanizzazione dei giudici che risolveremo la questione, puntiamo piuttosto sulla richiesta di una politica diversa, di un iter formativo diverso per i magistrati, su un sistema giudiziario che possa rendere meno discrezionale alcune questioni legate alle decisioni che le toghe stesse possono assumere. Qualsiasi individuo libero di decidere (totalmente libero come lo sono i giudici su tantissime questioni) lo farà con un proprio metro… giusto o sbagliato sarà sempre così!
Questa libertà non può essere però un handicap, forse voleva e doveva essere un valore aggiunto ma oggi, con quanta fame di giustizia abbiamo, la discrezionalità è purtroppo diventata un male da sconfiggere specie se l’informazione prima di tutto polemizza e strumentalizza, senza spiegare, cercando solo lo scandalo.
Quello della magistratura è un potere cardine di un sistema paese che si voglia definire democratico ma è certo che, ad oggi, è necessario rivedere alcuni parametri, attraverso le leggi ( e solo attraverso quelle),  per non rendere ingiuste regole che vorrebbero in realtà essere quanto più eque possibili.

In Giacca Blu  – Michele Rinelli

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Responses

  1. Io sono invece addolorata: molto spesso il lavoro delle forze dell’ordine viene vanificato dai magistrati. Recentemente non solo il caso Lecumberri, ma anche gli sciacalli presi in flagrante nei luoghi terremotati e rimessi in libertà… Mi riesce difficile credere alla frase “Ho fiducia nella magistratura” 😦


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