Pubblicato da: paroleingiaccablu | 15/08/2016

Liberi di pensare, liberi ma senza insultare!

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La libera espressione del pensiero è una delle conquiste della democrazia e che al tempo dei social network ha certamente subito una più forte connotazione, tutti in fondo siamo liberi di espandere all’infinito ciò che pensiamo anche se quel pensiero scandalizza o semplicemente infastidisce qualcuno.
Ai tempi dei social network anche le divise subiscono l’amplificazione del proprio singolo pensiero e non sempre chi indossa l’uniforme comprende questo meccanismo che più o meno consapevolmente ci espone, noi che indossiamo l’uniforme, a facili strumentalizzazioni o scandali dagli esiti imprevedibili.
Ed ha fatto certamente molto scalpore la vicenda della poliziotta di Ravenna ( http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/poliziotta-post-parcheggiatori-abusivi-1.2421568 ) che su Facebook ha commentato in maniera assai dura la gestione del fenomeno dei parcheggiatori abusivi con frasi e valutazioni che in molti, da un esponente delle forze dell’ordine, non si aspetterebbero.
Così arriva la difesa di Franco Maccari del Coisp ( http://infodifesa.it/social-lettera-al-capo-della-polizia-liberta-di-parola-per-i-poliziotti/ ), una difesa a quella libertà di espressione che non è solo un sacrosanto diritto di ogni poliziotto ma è anche un punto cruciale per consentire al corpo di essere moderno e integrato all’interno del tessuto sociale.
Una difesa, quella del segretario generale Maccari, che se pur sul piano ideologico mi sento di condividere sul singolo episodio credo sia necessaria una attenta riflessione.
Sono anni che scrivo liberamente su queste pagine, con nome e cognome, non ho mai elemosinato critiche al sistema, non ho mai scritto elogi e proclami per compiacere il potere, anzi, ma nessuno in tanti anni ha mai contestato le mie parole.
Se, come dice nel suo testo Franco Maccari, si stesse davvero assistendo alla compressione delle libertà costituzionali dei cittadini poliziotti il sottoscritto avrebbe già smesso da anni di scrivere liberamente con queste modalità.
La realtà, purtroppo, è che l’uomo medio con la divisa indosso deve cominciare a capire la potenza di questi mezzi di comunicazione, la facilità con cui si può essere strumentalizzati e per questo impegnarsi a utilizzare un linguaggio consono alla funzione svolta.
Perché, ed è questo forse il più grande tranello in cui ci vogliono far cascare, è che se è pur vero che possiamo e dobbiamo avere libertà di manifestazione del pensiero come tutti gli altri cittadini non possiamo prescindere dall’utilizzo di un linguaggio adeguato alla funzione svolta.
Vogliamo credibilità per strada, ci lamentiamo che l’uniforme è stata svalutata dalle istituzioni, che in fondo siamo stati abbandonati, ma nel marasma di questo abbandono certi colleghi non si risparmiano dall’utilizzare terminologie e epiteti francamente evitabili che degradano le persone che li esprimono e la funzione che rappresentano.
Libertà di pensiero non significa libertà di insulto così come libertà di critica non significa denigrare, se pur con motivazioni, un sistema che certo ha moltissime lacune ma che non può essere distrutto, senza garbo, da chi quel sistema lo vive dall’interno.
Perché le critiche, con coscienza e intelligenza, non disturbano nessuno e se non si è in grado di scriverle in un determinato modo è necessario astenersi per non subire, a mio avviso, giuste ripercussioni.
Internet, i social media, sono strumenti meravigliosi, abusarne senza i dovuti accorgimenti, attraverso adeguata cultura comunicativa, di certo servirà a censurare anche individui come me che, ad ogni scritto, soppesano ogni singolo aggettivo per non insultare nessuno nemmeno chi merita il peggiore degli epiteti.
Si può insultare senza offendere, ve lo giuro!
Per questo pur percependo, è vero, un arretramento sul piano delle libertà dei poliziotti mi chiedo: siamo sicuri che non sia colpa di chi, in divisa, non è in grado di gestire tanta libertà, tanta possibilità comunicativa?
….perchè in fondo non può essere sempre colpa di sinistri individui o di malati sistemi!

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Responses

  1. La cattiva gesione della “nostra” libertà, partì fin dal 1 Aprile 1981 allorquando la riforma portò nuove speranze e valori di democrazia e rispetto, ma finì per lacerare anche ogni senso della gerarchia, del dovere, e dell’etica, provocando dissidi e interminabili polemiche. Penso che, se da un lato è giusto toglierci il bavaglio, dall’altro sarebbe necessario inserire il cervello prima di parlare, non dimenticando mai che siamo parte integrante di quetso sistema, e più che demolirlo, dovremmo aiutarlo a cambiare in meglio.


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