Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/07/2016

“Isis” un brand per psicopatici falliti

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Tra i vomiti dei social network guardare queste immagini atterrisce, disturba, squilibra, icone queste che chiedono vendetta, si fanno domande, provocano questioni a cui molti di noi rispondono di pancia così, forse, com’è giusto.
La strage di Nizza è forse tra le più meschine e vigliacche che l’Europa abbia mai subito nel nuovo secolo, non è che abbiano più dignità bombe o attentatori Kamikaze con la classica cintura esplosiva, sia chiaro,  ma un camion utilizzato come uno schiaccia persone di certo provoca in tutti noi un sentimento di forte rabbia, di virulenta vendetta.
Guardare quella creatura avvolta in un telino metallico con di fianco una bambola orfana scava negli occhi e nel cuore  di chi è genitore sentimenti di odio, di forte reazione sanguinaria, quelli che dobbiamo tenere lontani anche se non è semplice.
Ci sono ancora feriti gravissimi senza nome, bambini smarriti nelle loro carrozzine e restituiti ai genitori tramite appelli sui social network, agonie psicologiche senza fine e scenari che al solo immaginarli gridano “Guerra”.
Non deve vincere la paura, non deve vincere la vendetta, non deve vincere la voglia di sangue e di guerra, sarebbe più semplice “sterminarli tutti”…ma sterminare chi?L’attentatore di Nizza non sembra essere un “soldato” Jihadista ma un povero sfigato che una mattina, deresponsabilizzando se stesso, ha letteralmente investito “Allah” delle sue azioni credendo in una sorta di riscatto divino. Un uomo che, in un delirio “mistico violento” ha deciso che se una cosa buona poteva fare nella sua vita quella poteva essere immolarsi nel nome di “Allah”.
Non credo nell’azione politico terroristica di un soggetto dalle caratteristiche dipinte dai media (pluripregiudicato per reati comuni in procinto di separazione dalla moglie e due figli) credo però nella pericolosità del marchio “Isis”, in quello che quel brand ormai suscita e quanti altri danni potrà fare al di fuori dei circuiti terroristici “convenzionali”.
La vera sfida è chiedere all’Islam, quello impropriamente definito moderato, un cambiamento, una sorta di “riforma secolarizzante” facendo nascere un clero, una chiesa musulmana unica e universale che reinterpreti in maniera moderna le sure del profeta al fine di annientare un marchio consumabile da chiunque, anche dall’ultimo degli sfigati e che è capace di attrarre le frustrazioni di tanti musulmani o presunti tali che credono, per cultura, religione, convinzione, che uccidendo noi miscredenti, noi impuri occidentali, possano fare del bene a Dio e alla loro credo.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

 

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