Pubblicato da: paroleingiaccablu | 07/04/2016

Legalità è la voglia di non avere bisogno di Mafia!

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Io non l’ho guardata l’intervista al figlio di Totò Riina, in fondo  non mi interessava o, forse, avrei anche potuto vederla ma per protesta ho preferito non guardare.
Magari sbaglio e come me in tanti hanno sbagliato ma la mafia esiste così come esistono i figli della mafia, ammesso e non concesso che certe persone possano e debbano essere definiti figli o forse sono più semplicemente vittime di un sistema che esiste.
Prendersela con il figlio di Totò Riina solo perché figlio è sbagliato, i figli si dice non debbano pagare gli errori dei padri ma è nell’intelligenza di un figlio che ha vissuto per primo la mafia che dovrebbe scattare la voglia di oblio, non certo di rivendicazione, di orgoglio, di condivisione della propria condizione di figlio di mafioso.
Il mio rischia di essere però un discorso arrogante, uno di quelli dove decidi che sei tu dalla parte giusta, che non esistono alternative, che la mafia non esiste e anche se esiste non se ne deve parlare.
Una delle più grandi massime riferite alla figura del male è certamente quella che spiega come la più grande vittoria del diavolo sia aver fatto credere agli uomini che non esiste, vogliamo per caso fare questo regalo a satana?
Come fare quindi? Ignoriamo la mafia? Ce la prendiamo con Bruno Vespa e la sua audacia nel’intervistare chi, volente o nolente rappresenta indirettamente il diavolo in persona?
Conoscere il fenomeno mafioso passa di sicuro dal conoscere i suoi figli, le parole, i modi, i gesti, i perché, il problema più grave è che forse non esiste ancora un contraltare culturale  capace di respingere con vera forza il male che la mafia comporta.
Non esiste ancora una società che mette davanti legalità e onestà, è più “normale” ed ammira chi esercita il potere con metodi mafiosi, non siamo capaci, anche se crediamo e vorremmo esserlo, di contrapporre vero sdegno e disgusto per chi con la mafia è diventato ricco e potente.
In fondo siamo davvero sicuri che un certo modo di prevaricare il prossimo non dia a moltissimi di noi il decantato  gusto di quel “Marchese del Grillo” nella sua mitica frase “Perchè io sono io e voi non siete un cazzo!”
La ricetta però non è scandalizzarsi, non parlarne, aprire le porte di commissioni parlamentari, mettere alla gogna un furbo giornalista, chiediamoci come società di allevare più figli innamorati della legalità, della giustizia.
Chiudersi a riccio e protestare è giusto ma non è la vera risposta, più cultura, più legalità, più volontà di diventare un popolo giusto, questo dovremmo fare….

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Responses

  1. L’impegno e la dedizione a comportarsi in un certo modo, di cui fai richiamo verso la fine dell’articolo, a mio parere troverebbe un valido supporto, anche in una televisione di Stato orientata in un solo senso. Quello della serietà, dell’onestà e dei valori di legaliutà e giustizia che, non dovrebbero mai prescindere da interpretazioni partitiche o di comodo.


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