Pubblicato da: paroleingiaccablu | 11/03/2016

L’intelligente idiozia: “L’Ispettore Coliandro”

coliandro

E’ lo sbirro più pasticcione mai concepito da una penna letteraria, le sue gesta sono agli antipodi dell’eroismo, il suo modo di fare lo pone all’estremo di ciò che forse nessuno vorrebbe mai incarnare ma è così assurdo dall’essere tra i più veri e umani del piccolo schermo.
Il suo nome è semplicemente “Coliando, l’ispettore Coliandro”, non ha un nome, forse lo chiama così anche sua madre, se ancora esiste, una povera donna che sappiamo di certo ha sopportato suo padre, anche lui poliziotto, che di tutto ha fatto per fargli avere l’agognato posto fisso.
Coliandro è figo, è bello, parla per stereotipi, è politicamente scorretto (volgarmente si potrebbe dire “non gliene frega un caxxo”) ed è questo forse che lo ha fatto diventare tra i più amati poliziotti della Tv italiana.
E’ da poco finita l’ultima stagione, la quinta, dopo diversi anni di stop dell’Ispettore più idiota che la fiction abbia mai concepito ma è proprio nella sua idiozia che Giampaolo Morelli incarna le esasperazioni di chi, pur con mille difetti e stereotipi, crede comunque in quello che fa.
Perché se è vero che Coliandro non riceve il plauso di chi dalla fiction vuole solo vedere eroi senza macchia, Coliandro denuncia il bello della subnormalità, rende più vero il mestiere dello sbirro che da sempre si nutre di facili eroi che, pur esistendo, non sono quelli che facilmente incontrerai varcando la porta di una qualsiasi Questura.
Così che Coliandro, nella sua ultima stagione, ha spopolato, è stato così vero, così umano, così diverso dal solito che la programmazione Rai è riuscita addirittura a riproporre le vecchie puntate delle scorse stagioni e per la “povertà” di questa produzione è un grandissimo risultato.
Per essere veri e piacere al pubblico c’è bisogno della bravura, dei giusti personaggi, la rappresentazione, magari esasperata ma estremamente realista, di uno sbirro mediocre che comunque nel suo lavoro ci crede e, proprio per questo, alla fine porta il risultato.
Ed è in fondo quello che succede ogni giorno, tra le pieghe delle umane improvvisazioni di chi veste la divisa quotidianamente, tra presunte e certificate professionalità è spesso grazie al senso del dovere, più o meno malinteso, che si tiene fede al  giuramento a questo paese che sempre di più fatica a riconoscere alle divise un ruolo insostituibile.
Così che la penna di Carlo Lucarelli e il volto di Giampaolo Morelli hanno regalato a noi che quella divisa la vestiamo tutti i giorni di sentirci persone più normali, ci hanno dato l’occasione di non essere per forza degli eroi ma dei mediocri che tra i mediocri (perché in fondo Coliandro non è altre che l’uomo medio in divisa) raggiungono onestamente il loro scopo lavorativo.
Ed è per questo che invito tutti, anche coloro i quali per cui Coliandro rappresenta solo uno stupido che prende in giro la divisa, ad andare oltre le  apparenze cercando di carpire quanta ilare normalità vi sia nell’essere “Un Coliandro” perché in fondo, che vesta o no la divisa, Coliandro rappresenta la mediocrità insita in ognuno di noi.
In attesa delle nuove puntate e di una serie che ci regali nuove e maggiori caratterizzazioni di un personaggio televisivo praticamente unico vi invito a riguardare sul sito Rai tutte le vecchie serie che sono certo riusciranno a strapparvi un sarcastico sorriso.
Grazie Carlo Lucarelli, Grazie Giampaolo Morelli e speriamo di rivedervi sul piccolo schermo quanto prima.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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