Pubblicato da: paroleingiaccablu | 10/01/2016

L’assoluzione di quei muscoli bastardi

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Potete pensare quello che vi pare, potete credere che la gogna sia giusta, che le aule dei tribunali non valgano quanto la mediatica inquisizione ma se volete avere un briciolo di onestà intellettuale il gesto di Ilaria Cucchi nei confronti di quel carabiniere indagato per il pestaggio del fratello Stefano, di cui ha pubblicato la foto, è la morte dell’onesto diritto all’informazione.
La stampa deve descrivere il mondo, le sue storture, le sue schifezze in un turbinio mostruoso dove il cattivo diventa il buono e viceversa… non si pretende certo di cambiare il mondo ma nemmeno di subire inerti una vergognosa situazione.
Nessuno nelle braccia dello stato deve subire atteggiamenti degradanti, essere malmenato gratuitamente, ricevere un comportamento che i romantici della storia recente definirebbero fascista ma non si può nemmeno assistere alla gratuita affermazione del qualunquismo che diventa verbo solo perché qualcuno, da vittima collaterale, ha il potere di ergersi a paladina incontrastata di verità e giustizia.
Non si può avere rispetto di chi in divisa deturpa il ruolo delle forze dell’ordine con azioni abbiette che nulla attengono alla missione che la società affida loro ma non si può nemmeno rispettare chi, dall’alto dell’unica verità possibile, ci arringa dicendo che quel corpo scolpito di quel Carabiniere indagato è di fatto espressione di ciò che Stefano Cucchi ha subito.
Continua l’indignazione, continua il sostegno alla povera famiglia, alla povera sorella, continua il potere di perpetuare un pensiero, un modo di valutare, di percepire il mondo delle divise che non corrisponde alla realtà ma che può essere solo funzionale a quella costante voglia di contrapposizione tra uomini…perchè magari qualcuno se l’è scordato ma le divise sono indossate da uomini.
La storia del povero Stefano è una storia di un uomo come tanti, che vivono in una società devastate, cattiva, intossicata ma non per questo necessariamente vittime e che spesso si impegnano per non recuperarsi alla società.
Stefano merita giustizia ma non merita altre vittime, non deve portare con se altri zombie, dei morti viventi, non sarà certo una scia di cadaveri in divisa a lavare la coscienza a coloro i quali non sono stati in grado di salvare Stefano da quella vita che un po’ aveva scelto un po’ l’aveva travolto.
La giustizia non è una vetrina che puoi cambiare in base a quanto sei in grado di rendere bella e accattivante, la giustizia non è merce di consumo, se si vuole reale giustizia spesso si deve tacere, affidarsi ai giudici, al loro prezioso lavoro, perché nessuno può essere schiacciato per assolvere qualcun’altro sia in un aula di tribunale sia davanti alla platea massmediatica ancor meno nei gangli della vita.

In Giacca Blu
Michele Rinelli

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