Pubblicato da: paroleingiaccablu | 04/11/2015

L’etica della notizia, la voglia di giustizia… ma in fondo era solo un furgone!

Ho aspettato qualche giorno prima di buttare giù qualche riflessione sulla vicenda della povera Yara Gambirasio e sulla polemica che il colonnello dei Ris dei Carabinieri ha suscitato con le sue dichiarazioni.
La vicenda è nota, la difesa del muratore di Mapello, Massimo Bossetti, ha chiesto lumi su alcune sequenze video diffuse dai mass media che, a quanto pare, non sono di fatto presenti all’interno del fascicolo dell’accusa.
Il video è quello dove in particolare il furgone del presunto assassino si aggira, come un predatore in caccia, attorno alla palestra che per l’ultima volta ha visto la povera Yara.
L’assenza di tale montaggio che, a dire del colonnello dei Ris dei Carabinieri, era concordato con la procura semplicemente a uso e consumo dei media a fronte di forti pressioni ricevute dalla stampa in merito a quella circostanza.
Nella diffusione della notizia non sappiamo, o almeno non sono riuscito a capirlo,  se il montaggio sia assente perché presenti nel fascicolo del Pm ci sono i singoli spezzoni o se  alcuni di essi siano proprio assenti perché ritenuti non utilizzabili ai fini del procedimento; di certo si presenta il problema del diritto di informazione contrapposto alle esigenze investigative, probatorie e di giusto processo.
Perché quanto è giusto che la stampa utilizzi a proprio piacimento, anche scandalistico, certe risultanze investigative e quanto invece gli inquirenti possono e debbano, anche per ragioni operative, utilizzare i media a fin di bene?
Un popolo maturo, a seguito di una vicenda che ritengo strumentale e che di fatto diventa un regalo alla difesa dell’imputato che di tutto ovviamente cerca al fine di screditare la bontà delle indagini,  dovrebbe interrogarsi profondamente sul valore etico della notizia, sull’etica legate alle indagini e dove deve finire il diritto di informazione e iniziare il dovere di garantire indagini serene anche nei confronti di chi come Bossetti forse si è macchiato di un odioso e ignobile reato.
La voglia di mostro, di purificare la pubblica opinione travalica troppe volte nel denegato diritto di poter avere processi lontani dalle piazze, in un crescendo continuo di un popolo che sempre di più vuole esprimersi come nell’evangelico episodio tra  Gesù e Barabba.
A distanza di qualche giorno abbiamo già liquidato la polemica, nessuno ci ha effettivamente e tecnicamente ben puntualizzato cosa vi sia all’interno del fascicolo dell’accusa lasciando tutti noi con quella voglia di colpo di scena, bellissima per un “Legal Movie” ma devastante e assolutamente irrispettosa delle vittime tra cui la famiglia Gambirasio e la famiglia Bossetti.
Purtroppo è difficile pretendere che il sistema interroghi se stesso, troppo pesante ammettere che alcuni giochi sfuggono di mano e prendono tangenti deleterie che non garantiscono il naturale principio di giusto processo, forse è meglio speculare e trattare tutto come un grande gioco fatto di ascolti, divisioni, grandi fratelli e tifi da stadio…peccato che in quelle aule non si giochi ma si discuta della vita VERA delle persone.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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