Pubblicato da: paroleingiaccablu | 13/09/2015

La colpa è sempre della divisa!


E’ sempre più difficile essere obbiettivi, guardare in faccia questa giustizia, farsi delle domande e non comprendere quali a questo punto siano le giuste risposte.
Dopo due gradi di giudizio ritorna alla ribalta la vicenda di Stefano Cucchi, quel ragazzo che a prescindere da come sia finito in una così drammatica vicenda è diventato per tutti il “Geometra Romano”.
Un’inchiesta bis a quanto pare sconfessa o mette in seria discussione la veridicità di alcune testimonianze puntando il dito su alcuni carabinieri che, da quel che sembra dalle nuove risultanze, hanno taciuto una situazione di fatto legata alle circostanze dell’arresto del povero Stefano. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/12/stefano-cucchi-le-nuove-testimonianze-degli-agenti-massacrato-volevano-scaricarlo-come-una-valigetta/2029211/ )
Un nuovo filone investigativo che sembra incunearsi tra i veleni di una delle tante Stazioni Carabinieri della capitale e che preoccupa proprio perché il tutto emerge a distanza di così tanto tempo, dopo una campagna mediatica che vuole a tutti i costi colpire le divise e che non accetta le sentenze sino ad ora scritte che, di fatto, ai custodi in uniforme non associa alcuna responsabilità.
Una schizofrenia che non aiuta la serenità di chi, operatori delle forze dell’ordine, ogni giorno ha a che fare con persone dalla vita disgraziata come quella condotta dal “Geometra Romano”, un individuo che diventa vittima a tutto tondo senza se e senza ma.
La precarietà della difficile situazione in cui il povero Stefano versava intimorisce tanti operatori di polizia in una sorta di remissività nell’azione quotidiana, nella paura a dover usare la forza durante un arresto problematico proprio perché nemmeno le perizie, le autopsie e le super consulenze nulla possono contro la volontà di trovare una divisa da distruggere.
Ed è con questa preoccupazione, in questo clima da caccia alle streghe, come sembra essere, nella percezione di alcuni la storia di Stefano Cucchi, uno dei mille problemi che colpiscono la psiche degli agenti della forza pubblica ormai alla mercé di chi riesce ad avere ragione solo con la forza del sistema di informazione.
Ben vengano certamente le indagini bis, la volontà di fare piena luce sulla vicenda visto che sempre più spesso è difficile regalare alla collettività una verità giudiziaria perfettamente aderente alla realtà dei fatti accaduti ma a questo punto chiediamoci cosa davvero non funzioni se dopo due gradi di giudizio arrivano dei “super testimoni” a sconfessare mesi di serrate indagini passate sotto la lente di ingrandimento dei mass media.
Perché non è giusto generare in chi per mestiere si occupa di ordine e sicurezza pubblica a tutela di tutta la collettività quella paura di sbagliare sempre o di finire nei guai se, per qualche ragione, quella persona dovesse diventare icona di quella decantata violenza insita nelle forze dell’ordine.
Scendere in strada con la paura di poter costantemente essere messi in discussione sta distruggendo le capacità umane e tecniche operative delle nostre forze di polizia e, credetemi, il problema sarà sempre e solo di chi vuole e pretende dalle forze dell’ordine un reale ed efficace servizio sul territorio.
Se non si difendono in maniera equilibrata i difensori della legge gli unici a pagare davvero non saranno solo i poliziotti distrutti, come si vuole per il caso Cucchi,  ma quei cittadini che vorrebbero vivere in pace all’interno delle loro piccole e grandi comunità.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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