Pubblicato da: paroleingiaccablu | 07/09/2015

Siamo sicuri di volerli accogliere tutti ?

Accoglierli tutti, questo sembra essere ormai l’inesorabile destino del vecchio continente al dramma umanitario che letteralmente cammina in direzione dell’Europa.
Un esodo dalle proporzioni bibliche che gli stati della fragile Unione Europea sono costretti ad affrontare guardando in faccia le difficoltà che tale operazione comporta.
L’Italia, da buona cenerentola, sembra destinata ad accogliere l’immigrazione della fame, quella vera, non certo quella del ceto medio siriano che “Frau Merkel” è riuscita con encomiabile lungimiranza politica ad accaparrarsi.
Se fame e miseria dobbiamo importare, con coraggio e senza paura anche di apparire razzisti, è necessario però affrontare il problema con intelligenza vera a meno che non si voglia decidere di sacrificare enormi fette di territorio alla legge dell’improvvisazione e della disperazione.
Il pericolo che molte delle nostre città diventino delle polveriere fatte di fame, violenza e degrado anche laddove il benessere è attualmente elevato è assolutamente concreto, del resto chi vuole sopravvivere si stabilisce dove in qualche modo può riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena.
Non sono quindi i territori del sud del paese a dover probabilmente subire i peggiori effetti di questa ondata migratoria ma le grosse metropoli del nord Italia e quelle città dove ancora i livelli di un certo benessere sono palpabili.
Sul fronte della pubblica sicurezza gli scenari che si aprono non sono confortanti, con leggi che spesso non insegnano nulla a nessuno se non che a delinquere ne vale sempre la pena, con organici delle forze di polizia sempre più vecchi e sguarniti, i prossimi anni vedono il paese in grave difficoltà e le proposte, se la politica non cambia, per arginare il fenomeno appaiono sempre più utopiche.
Non è solo nel rinvigorire i ranghi delle divise, non è nell’abbassare l’età media delle stesse ma anche nella vera gestione di queste umanità il problema, con progetti non solo di integrazione ma anche di inclusione nel tessuto lavorativo sfruttando queste masse umane che, ad esempio, potrebbero riscattare la loro permanenza in Italia attraverso prestazioni lavorative a basso costo anche se , i soliti ben pensanti, potrebbero vedere in questi atteggiamenti una sorta di tratta schiavista.
Perché questo paese, probabilmente nel periodo tra i più decadenti della sua storia, ha bisogno di infrastrutture, di  strade, di ponti ma anche di persone che accolgano a loro volta chi dalla disperazione cerca una speranza di rinascita.
Città sporche, muri imbrattati e decadenti, monumenti lasciati allo squallore e al degrado che hanno bisogno di tanta manovalanza per essere recuperati e che potrebbero costare a questi migranti il giusto motivo per diventare cittadini d’Europa.
Certo ci vogliono fondi, ci vogliono organizzazioni, quelle pulite però non come quelle scoperte durante le indagini per “Mafia Capitale”, organizzazioni che con dignità e rispetto del lavoro e delle persone facciano fruttare questa forza lavoro a beneficio di un paese che, a questo punto, deve dalla miseria creare qualcosa che possa farlo ripartire.
E’ chiaro che questo comporterà una riduzione di tutti i salari, un ribasso del costo della manodopera in generale ma, se questo è davvero il nostro destino, dobbiamo rassegnarci a dividere nel modo più onesto possibile quel tozzo di pane che quella massa umana ci chiede.
Se questi migranti verranno abbandonati alla loro disperazione senza dar loro la possibilità di potersi guadagnare un posto, per quanto umile, in questo paese, in questa sgangherata Europa, il rischio concreto sarà solo quello di aumentare le fila dei delinquenti, degli spacciatori, dei ladri e di tutte quelle figure che ogni giorno depredano e sporcano la penisola più bella del mondo.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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