Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/09/2015

“BodyCam” l’oggettività che fa diminuire gli arresti.

Il grande fratello fa paura, anche alla polizia.
L’avvento delle nuove tecnologie applicate alla sicurezza e alla tutela del cittadino sembrano sortire un effetto castrante sull’operatività delle forze dell’ordine almeno questo sembra emergere da uno studio recentemente diffuso negli Stati Uniti che, dopo l’escalation di violenza attribuita ai loro “officers” in molti stati si sono dotati di importanti strumenti di registrazione audio video quali sono le “bodycam”.
Dall’articolo, recentemente apparso sulle pagine del sito policeone.com, il numero degli arresti effettuato dai singoli agenti pare essere diminuito ed è in corso un dibattito oltre oceano sulle reali motivazioni. ( http://www.policeone.com/police-products/body-cameras/articles/9485301-Body-camera-study-Denver-police-see-drop-in-arrests-UOF-complaints )
Appare chiaro che la consapevolezza dell’essere ripresi inibisce tutti i tipi di comportamenti, se da un lato il cittadino intemperante modula con maggiore preoccupazione le sue azioni proprio perché nulla si può inventare di conseguenza anche i comportamenti delle forze dell’ordine trovano un freno, una maggiore insicurezza perché per quanto l’oggettività delle riprese ponga dei fattori certi di confronto dall’altro preoccupa chi, volente o nolente svolge un lavoro sporco.
Guardare con oggettività una sequenza filmata aiuta di sicuro l’occhio di chi deve giudicare ma non ci libera da quel preconcetto che associa l’operatro delle forze dell’ordine a un qualcosa di non ben definito che le fiction romanzano così bene da alterare la percezione anche di chi, tecnicamente, è chiamato a giudicare.
Nei film è tutto assai semplice, nella realtà purtroppo di semplice c’è ben poco.
Così se oltre oceano gli arresti sono diminuiti è necessario porsi delle domande, studiare il fenomeno e fornire maggiori sicurezze procedurali a chi, ribadiamolo, svolge un lavoro sporco a contatto con la feccia della società.
Casi di violenza gratuita, morti senza senso, operatori di polizia che esagerano nell’azione di intervento certamente possono venire meno  meno grazie a questi strumenti ma se aumenta la paura anche di agire nella legalità il sistema deve porsi delle domande e farvi fronte in qualche modo.
Uno dei primi nodi è sicuramente quello dell’addestramento, la paura di agire la curi solo con le capacità professionali di operare, magari anche cercando la standardizzazione delle procedure e dei protocolli.
Addestrarsi anche con idonei mezzi e dotazioni, la reale sfida dei prossimi anni sarà quella di graduare sempre e nel miglior modo possibile l’uso della forza proprio perché “Il Grande Fratello” sarà impietoso nel giudicare chi da subito non sarà stato in grado di arrivare con perizia a una soluzione delle controversie in maniera quanto più bonaria possibile. Le armi non letali potranno essere ignorate ancor per poco tempo anche qui in Italia.
Uno studio quello che ci arriva dagli States che non può non farci riflettere come operatori della pubblica sicurezza e che non deve lasciare indifferenti chi, in questo periodo, sta sperimentando l’utilizzo di questi indispensabili e meravigliosi strumenti di trasparenza anche nel nostro paese che aggiungono responsabilità, in particolar modo ai singoli operatori, ma anche verso chi ha la responsabilità dell’addestramento che sappiamo bene quanto sia difficile da impartire grazie anche ai tagli di bilancio che continuano a coinvolgere le forze di polizia.
Nessuno deve avere paura della oggettività delle immagini, nessun delinquente deve essere più libero per la paura di agire delle nostre divise ma una mentalità evidentemente deve cambiare in un momento di transito culturale che coinvolge polizia e cittadini dove, la sete di trasparenza, impone l’utilizzo delle “Bodycam” che in tanti temono non solo, purtroppo, tra chi non rispetta la legge.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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