Pubblicato da: paroleingiaccablu | 17/07/2015

L’impossibile meritocrazia!


E’ vero ho un lavoro, anche molto bello, almeno per chi piace e solo per questo dovrei tacere e non lamentarmi di nulla baciando il terreno di chi mi consente una dignitosa vita e tra coloro non possono non annoverare i miei genitori che per me tanti sacrifici hanno fatto.
In un mondo sempre più votato alla professionalità dei ruoli e delle funzioni, in questo sistema che in ogni caso prevede del sacrificio, voglio riflettere apertamente su gli avanzamenti di carriera che nella mia professione sono comunque un legittimo stimolo di miglioramento umano e professionale.
E’ di questi giorni l’uscita di una graduatoria di circa 7500 e rotti sovrintendenti di Polizia, un ruolo che se lo volessimo paragonare alle strutture private possiamo inquadrarlo in una sorta di capo settore, un ruolo intermedio tra il coordinamento e la manovalanza.
Succede ancora che in un paese che da moltissimo tempo parla di meritocrazia questo scatto in avanti non significa aver studiato, aver collezionato meriti professionali riconosciuti, magari anche attraverso lo studio, nulla di tutto questo, il meccanismo semplice e devastante per la stragrande maggioranza in questo caso  è stato semplicemente aspettare che passassero gli anni.
Da domani moltissimi colleghi che hanno fatto poco o nulla si ritroveranno ad avanzare di grado insieme a quelli che, magari, pur avendoci provato più e più volte con esiti infausti, di tutto hanno fatto per migliorarsi.
Tanto per intenderci, tornando alle fabbriche, si è voluto premiare persone che sono rimaste sempre nello stesso ruolo per scelta, perché più comodo, senza mai aspirare a diventare capi reparto o responsabili di settore, l’unico discrimine all’avanzamento, di fatto, l’avvicinamento all’età della pensione, il diventare anziani di servizio.
Un metodo questo che non garantisce reali competenze, tutt’altro, porta avanti chi non ha voluto per forza o per scelta mettersi in discussione.
Un meccanismo che deprime le legittime aspirazioni di chi invece ha passato tanto tempo a studiare e prepararsi nonché l’ennesimo modo per appiattire verso il basso un sistema, quello italiano, a cui non interessano le professionalità, anzi, quelle probabilmente sono un impiccio specie se devono andare avanti gli altri, magari i vecchi, gerontocraticamente appoggiati, peggio i raccomandati.
Ma non è di raccomandati che si sta parlando, si sta parlando di un sistema che sembra non volere professionisti ma persone che aspettano che cali dall’alto qualche regalo sia da apporre sulla spallina che sullo stipendio, un premio alla costanza di essere stati in un corpo armato dello stato senza aver aspirato a qualcosa di più.
Un sistema che imbriglia le organizzazioni al passato e che non guarda davvero al futuro, i giovani motivati sono il motore di un sistema paese non chi, domani, andrà in pensione.
L’ambizione quindi non come motore di miglioramento professionale ma come inutile fardello da sostenere, portatore spesso di delusioni e amarezze.
Tra tutti quelli che andranno avanti il mio augurio va solo a chi in cuor suo sa di aver comunque provato ad avanzare, avendo comunque accettato il rischio di altre strade molto più stimolanti e degne di un paese civile e moderno.
A coloro che hanno speso soldi e ore nello studio, sacrificando la famiglia e i figli, i loro hobby e chissà forse anche il loro lavoro, per migliorare, solo a loro va il mio più caloroso plauso, stima e affetto anche se saliti su questo  carrozzone senza merito.
Agli altri, quelli che hanno aspettato, seduti su una comoda sedia a spingere un bottone, il mio dispiacere, il mio rammarico e forse anche un po’ la mia vergogna per questo sistema…perché in molti di loro da sempre professano “Collè, a me il grado me lo devono regalare e vedrai, vedrai se non arriva….” e come la storia insegna, che spesso si ripete,  perché non è la prima volta che accade, avevano ragione.
L’Italia e la meritocrazia… due mondi ancora troppo distanti.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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