Pubblicato da: paroleingiaccablu | 13/07/2015

Quando soccorrere… uccide!

Chi vive il soccorso, chi opera nel  settore del pronto intervento in emergenza spesso non pensa alle conseguenze del proprio operato specie dove  le procedure non sono nemmeno codificate a dovere o addirittura inesistenti.
Chi soccorre e vive quella vita non pensa ai rischi, vigili del fuoco,  ambulanzieri, poliziotti e tutti coloro che per vocazione, per forza o ragione si ritrovano a dover soccorrere qualcuno non badano a nulla se non a salvare coloro che in quel momento sono in difficoltà.
Aiutare, essere solidali, sopperire spesse volte alle lentezze dei sistemi e di certi soccorsi, rischia però di diventare sempre più un’ utopia di altri tempi.
Siamo tutti tremendamente scossi dalla vicenda di quel bambino di quattro anni precipitato nella tromba di un ascensore all’interno della metropolitana di Roma, rimaniamo basiti dal beffardo destino che ha visto tre vite distrutte.
Perché insieme a quella creatura sono precipitati i sogni di un padre e di una madre ma anche quelli di un dipendente dell’ATAC il cui unico scopo era quello di sottrarre alla sofferenza dell’ infernale calura una mamma e un figlio rimasti intrappolati in un ascensore.
A posteriori ci diranno che quella manovra di soccorso non doveva essere fatta da quell’improvvisato soccorritore, e come se non bastasse, la giustizia ha dovuto decretare un avviso di garanzia per omicidio colposo nei confronti di chi, in quel momento pensava solo di restituire all’aria un bambino piangente e una madre nel panico.
Soccorrere è forse tra le peggiori professioni che possano esistere, da un lato un sistema sempre più incline a non spendere nulla per la sicurezza vera dei cittadini, dall’altro un meccanismo di contraltare che determina guai giudiziari verso chi si è forse, e ribadisco il forse, maldestramente approcciato a un celere salvataggio.
Perché in quella circostanza era la necessaria celerità il motivo per cui quella donna e quel bambino dovevano essere salvati e riportati all’aria aperta. Chi di voi accetterebbe di rimanere chiusi all’interno di un vano ascensore per oltre un ora, in attesa dei soccorsi(quelli veri), con 40 gradi all’ombra e un bambino di soli quattro anni che strepita dal caldo e dalla paura?
Ed è forse questa la ragione dell’intelligenza di quella mamma che ha deciso, come tante altre dovrebbero fare, che quel salvatore, ora distrutto dal dolore in un ospedale psichiatrico, di giustificare e non criminalizzare quell’uomo la cui unica colpa è stata quella di voler salvare subito, senza aspettare più lenti specialisti,  una mamma e un bambino.
Se poi come sempre vogliamo fare della polemica, vogliamo trovare il solito colpevole, se come al solito decidiamo che nelle tragedie, nelle tragiche fatalità, è sempre colpa di qualcun’ altro facciamolo pure ma è ora di cominciare a scindere tra informazione e speculazione, tra giustizia e giustizialismo, tra soccorso e necessaria improvvisazione perché, onestamente, io vorrei ancora trovare solidarietà e rapido intervento da chiunque possa dare una mano subito quando serve senza che passi il messaggio, sempre più  evidente ormai da tempo, che aiutare uccide se non letteralmente di certo sempre più spesso in un’ aula di tribunale.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: