Pubblicato da: paroleingiaccablu | 29/06/2015

Il terrorismo è solo una questione di “Intelligence”

C’è da guardare in faccia alla realtà, la cronaca in pieno e totale isterismo, colpisce e demolisce qualsiasi cosa tratti di immigrazione favorendo quella pancia del paese che non resiste più e che vuole solo esplodere.
Esplosione che peraltro, ed è bene dirlo, colpisce anche le fasce mediamente più acculturate di questo paese in preda a una sorta di oscurantismo ideologico, umano e sociale che sembrano più i tratti di un nuovo medioevo e non di una società in crescita culturale.
Una pancia che nessuno cerca di smorzare anche se è difficile effettivamente farlo, dallo stato di benessere in cui siamo stati abituati dalla metà degli anni ’80 fino alla fine dei ’90 del secolo scorso chiedere a questo popolo di fare tre o quattro passi indietro in termini di benessere è quasi una bestemmia….e con qualcuno bisognerà pur prendersela!
Così fino a quando c’era pane e speculazione per tutti le cose andavano bene, oggi che è rimasta solo la speculazione e la voglia di cavalcare il disagio e la paura assistiamo alle peggiori mostruosità che sino a qualche tempo addietro nemmeno potevamo concepire.
Così il terrorismo, quello islamico, quello dell’Isis e della recente strage Tunisina e francese diventano l’humus per le peggiori valutazioni da “Bar dello Sport” dove tutto diventa funzionale a incrementare quel senso di insicurezza che da tempo i cittadini sempre di più percepiscono.
Sono poche le valutazioni davvero pertinenti, quelle che fanno il punto serio sulla situazione, più che altro vediamo l’ennesima scusa per prendersela con i migranti, i profughi, quelli che vengono nel vecchio continente per cercare qualcosa di meglio.
La verità è che se volessimo guardare in faccia il terrorismo e cosa sia davvero e come contrastarlo ci accorgeremmo che al di là dei flussi che sporcano e portano miseria in un paese come il nostro che come tanti altri soffre di questa devastante crisi economica l’unica speranza a cui possiamo e dobbiamo aggrapparci sono i nostri servizi di intelligence, quelli che nessuno vuole mai esaltare, quelli che non sono figli di nessuno e che anzi spesso si preferisce processare perché per alcuni, in fondo, sono solo dei delinquenti.
Possiamo militarizzare le strade, mettere una divisa ad ogni angolo, blindare in ogni dove ma paesi come Israele o fino a qualche tempo fa l’Irlanda non mi pare siano mai riusciti a contrastare efficacemente con il controllo del territorio in uniforme, anzi, forse quelle uniformi diventavano obbiettivo, motivo di attacco, come abbiamo visto anche qui in Italia negli anni di piombo dove si uccidevano le divise in quanto simbolo dello stato democratico e oppressore.
In questo paese però abbiamo sempre creduto che i “Servizi” dovessero essere sempre criminalizzati quanto riformati, ultimamente anche processati, come nel caso di Abu Omar, che forse proprio un santo non era.
E se non era santo allora dovevano pensarci i giudici ma le toghe non possono fare quello che devono fare i servizi di sicurezza, il loro è un altro mestiere.
Per questo al di là delle facili criminalizzazioni o delle speculazioni da talk show del prime time non facciamoci prendere in giro da chi vuole militari ovunque, poliziotti anche dentro i gabinetti, che si chieda piuttosto più incisività migliori capacità operative, strumenti idonei al contrasto di fenomeni criminali gravi come sono gli attacchi terroristici senza scadere nel populismo che parla e stimola solo la pancia dell’italica ignoranza.
Ma soprattutto la si smetta di criminalizzare i servizi segreti, di lasciarli fare senza pensare che siano solo dei mezzi delinquenti perché il lavoro sporco esiste specie laddove bisogna tutelare un potere, uno Stato e una nazione sovrana.
Del resto il terrorismo punta alla disarticolazione dello Stato e della sua sovranità, i morti sono solo il mezzo non certo il fine.
Del resto non esiste nazione al mondo che non abbia un lato oscuro da dover nascondere e persone che quella melma siano capaci e costrette a gestirla.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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