Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/03/2015

Omicidio colposo, il Carabiniere non sa usare la pistola ?

Ed è finita con la più ovvie delle accuse la vicenda di Davide Bifulco morto il 5 settembre 2014 da un colpo partito dalla Beretta d’ordinanza  di un Carabiniere che lo stava inseguendo a piedi.
La dinamica ricostruita dalla procura di Napoli  è chiara, il militare impugnando la pistola nelle fasi concitate dell’inseguimento è venuto meno ai doveri di padronanza dello strumento, la pistola appunto, utilizzata dal militare senza perizia. (http://donnemanagerdinapoli.com/2015/03/05/napoli-per-la-morte-del-16enne-davide-bifolco-lappuntato-dei-carabinieri-che-ha-sparato-e-accusato-di-omicidio-colposo/ )
L’imperizia è quindi alla base di questa incriminazione e di imperizia dobbiamo parlare perché non possiamo ritenere quel Carabiniere un incapace ma evidentemente una persona che necessitava di maggiore e forse anche migliore addestramento.
Essere imperiti non nasce sempre e  semplicemente dalla propria incapacità ma forse è più spesso il frutto delle così poche risorse e così poco tempo che viene dedicato all’addestramento al tiro, al maneggio delle armi, alle tecniche operative di polizia anche nel glorioso corpo dei Carabinieri.
Un lavoro quello degli operatori della forza pubblica dove quando si è preparati agli eventi lo si è sempre troppo poco considerato il ventaglio di situazioni in cui un agente può ritrovarsi.
Vane sono state le speranze di chi credeva di poter concludere questa vicenda con una incriminazione per eccesso colposo di legittima difesa o addirittura una archiviazione, del resto il nostro codice identifica nettamente quando è possibile far uso delle armi e quando no, non ci dice però come inseguire a piedi una persona o immobilizzarla in maniera che nessuno, men che meno il fuggitivo, possa farsi male.
In un sistema e in un paese dove non è possibile fare serenamente il poliziotto o il carabiniere  a meno che non ci si voglia affidare alla buona sorte, alla propria esperienza e alla sempre e mai sufficiente prudenza, ciò che su situazioni di questo tipo può fare la differenza davvero è un rigoroso addestramento.
Rigoroso e di qualità, è bene aggiungere, perché non è solo una questione quantitativa ma anche qualitativa che certo non può essere giudicata nel merito da una toga.
Nella formazione non esiste il meglio in assoluto esistono però delle buone pratiche e degli addestramenti propedeutici capaci di abbassare fortemente la soglia di pericolo ed evitare tragedie come quella accaduta al povero Davide che per quanto di contrario alla legge possa aver fatto nella propria vita  di certo non meritava di morire.
Così come non si può ritenere il Carabiniere un assassino ma forse una persona che con qualche ora di buona pratica a addestrativa in più avrebbe potuto meglio gestire la Beretta in delicate fasi come possono essere quelle  di un inseguimento appiedato con pistola in pugno che, se per qualcuno può sembrare eccessivo per altri non lo è visto quanta delinquenza è presente tra le vie di alcuni rioni napoletani.
Bisogna sperare che la difesa possa far periziare le procedure di intervento, che il giudice magari voglia capire perché esistono certe criticità in un approccio come quello descritto, quali ragioni tecniche e addestrative vi sono davvero in quel “Colpo in Canna” tanto contestato anche dai media. Imperiti lo si può essere anche quando si è preparati ma tante possono essere le procedure codificabili e che spesso non ci sono così da far assurgere l’imperizia a scudo per non mettere in discussione tempi e modalità di addestramento.
Non esiste l’addestramento perfetto esiste però la possibilità di farlo bene e per davvero.
Le nostre forze dell’ordine hanno sete di sapere , di addestrarsi, di avere risorse e queste vicende confermano una volta di più quanto sia imperativo questo aspetto legato alle nostre divise.
Un pensiero di vicinanza a quel Carabiniere a cui ancora probabilmente piaceva moltissimo fare il proprio mestiere.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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