Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/03/2015

Tortura per chi ?

Si parla di tortura già da qualche tempo, sin dal G8 di Genova del 2001, da Amnesty International alle varie organizzazioni impegnate nei diritti civili da sempre gridano fortemente la necessità di una norma che, come si dice, ci metterebbe al pari dell’Europa.
A leggere il testo di quella legge che presto andrà a ulteriore garanzia di quei cittadini che dovessero finire nelle maglie della polizia è difficile non essere a favore di una prossima introduzione.
Una norma che si voleva fosse specifica per i pubblici ufficiali, un reato proprio come si dice in diritto, di fatto sarà un reato comune, quindi che tutti possono compiere ma se perpetrato da un pubblico ufficiale sarà pesantemente aggravato.
Il testo molto lineare, pulito e semplice, dice testualmente” chiunque con violenza o minaccia, o in violazione dei propri obblighi di protezione, assistenza o cura, cagioni intenzionalmente, ad un individuo a lui affidato o sottoposto alla sua autorità, sofferenze fisiche o psichiche acute con lo scopo di ottenere informazioni (o dichiarazioni), infliggere punizioni, vincere una resistenza o in ragione dell’orientamento sessuale, dell’appartenenza ad una determinata etnia o delle opinioni politiche o religiose”.
(http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17547.asp )
Quel “cagioni intenzionalmente” evidenzia il dolo nel voler umiliare il cittadino, non si può dire strumentalmente che basterà mettere le manette per essere accusati di tortura perché già oggi i mezzi di coercizione fisica come le manette possono essere utilizzati per comprovati motivi di necessità.
Come si può oggettivamente essere contrari a questa norma ? Come si può pensare che un agente della forza pubblica non debba imperativamente rispettare, sempre, una persona sottoposta alla sua responsabilità ?
Quale sarebbe il folle che può ritenere tale dispositivo di legge inutile e superfluo?
Laddove però esiste una norma giusta e sacrosanta esiste un sistema che se da un lato punisce la tortura dall’altra ne genera un’altra.
Sappiamo bene quanto il nostro sistema sia capace di generare dei mostri, che affida il concetto di verità al clamore mediatico scaturito da una semplice e strumentale denuncia, quanto tempo i nostri poliziotti, accusati ingiustamente, dovranno rimanere letteralmente torturati da un sistema che ci mette decenni a stabilire la certezza dei fatti?
Chi sarebbe il torturato dopo ?
Colui arrestato che pur di salvare la faccia e instillare il dubbio produrrebbe accuse di calunnia anche inesistenti o l’agente della forza pubblica la cui unica colpa è essere sottoposto a un sistema che per stabilire la verità dei fatti prima distrugge la sua vita umana e professionale e senza nemmeno chiedere scusa dopo tanti anni mette nero su bianco la sua innocenza?
Non è che la polizia non vuole essere sottoposta alla disciplina di un reato come questo, la polizia e i suoi vertici vorrebbero che i tempi di risoluzione di queste vicende siano ridottissimi per non distruggere la fiducia degli uomini in un uniforme e rimarcare quella sensazione di non essere tutelati da quelle istituzioni che loro per primi difendono al costo della loro stessa vita.
Non può essere come una condanna il solo atto di accusa verso una divisa che leggi di questo genere inevitabilmente provocano perché un delinquente accusato vive nel malaffare e se ne frega di un processo piuttosto che di un altro ma una divisa sotto inchiesta, magari innocente, è una PERSONA irrimediabilmente distrutta specie se per dimostrare la propria estraneità ai fatti impiega 1/3 della propria carriera lavorativa.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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