Mamma Turazza, la mamma di tutti i poliziotti

Sono tante le mamme dei poliziotti che hanno donato i loro figli alla bandiera o, meglio, che la crudeltà umana ha sottratto all’amore dei propri cari.
Tra queste mamme che non vengono mai citate, mai celebrate a cui viene lasciato il posto a mogli e figli rimasti soli ce n’è una però che merita profonda e sconfinata gratitudine.
Non tutti conoscono la storia dei fratelli Massimiliano e Davide Turazza caduti nell’adempimento del dovere a distanza di pochissimi anni con indosso l’uniforme della Polizia di Stato.
Era il 19 ottobre del 1994 quando Davide Turazza all’epoca operatore della squadra volante della Questura di Verona, tornando a casa dal servizio, notò malamente nascosta una sacca piena di armi . Avvicinatosi allo strano fagotto non fece in tempo a capire e a chiamare rinforzi che dei banditi nascosti poco distante aprirono il fuoco contro di lui uccidendolo.
Si scoprì successivamente che gli assalitori  erano un manipolo di “collaboratori di giustizia” che oltre alle sovvenzioni dello stato cercavano conforto economico anche attraverso delle rapine.
Qualche anno dopo il fratello Davide entrò in polizia anch’egli con il chiaro intento di proseguire nella medesima attività di Massimiliano e, assegnato alla Questura di Verona, finì anche lui a bordo di una volante.
Un triste e beffardo destino incrociò però anche la vita di Davide che il 21 febbraio 2005, 11 anni dopo, fu assassinato da un investigatore privato il quale per non chiare ragioni si era appartato, armato di una pistola regolarmente detenuta, in una piazzola insieme a una prostituta.
Non si è mai veramente capito cosa successe quella sera in quel luogo scuro lontano da occhi indiscreti sulla statale 12 ma sotto quelle ogive caddero nell’adempimento del dovere  Davide Turazza e Cimarrusti Giuseppe.
Massimiliano e Davide, due figli, due fratelli accomunati dallo stesso lavoro e dallo stesso destino vennero sottratti non solo all’amore delle proprie mogli ma anche a quello della mamma che suo malgrado ha dato i suoi due unici figli alla Polizia di Stato.
A questa donna, la signora Maria Teresa, che proprio ieri ho avuto il piacere e l’onore di conoscere, non potrà mai essere abbastanza la riconoscenza dell’ istituzione a cui appartengo, nessuna divisa, nessuna parola potrà mai confortarla di quanto ha dato a tutti noi che ogni giorno scendiamo a difendere le strade di questo ingrato paese e che forse anche lei avrebbe dovuto avere un po’ più di riconoscenza, al di là delle leggi al di là delle carte bollate.
Così che ieri al Premio Maresciallo Luigi D’Andrea, svoltosi a Bergamo per volontà della signora Gabriella Vitali che ogni anno si sforza di non  far appassire la memoria del suo Luigi morto a Dalmine il 6 febbraio 1977 a opera della banda Vallanzasca, anche la signora Maria Teresa Turazza è stata insignita di una medaglia d’oro, del prestigioso riconoscimento che l’Associazione Maresciallo Luigi D’Andrea assegna ogni anno alle persone che si sono particolarmente distinte per gesti di altruismo e coraggio. ( http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_febbraio_13/due-figli-uccisi-servizio-medaglia-mamma-di-tutti-poliziotti-b11473aa-b3a5-11e4-8ea5-42a1b52c991f.shtml )
E di sicuro altruismo e di vero coraggio che possiamo parlare nei confronti della signora Maria Teresa, un vuoto così forte, così grande non può che essere affrontato con tanta forza e inimmaginabile determinazione.
Forte l’emozione, fortissima la commozione negli attimi in cui di fronte a tanta dolorosa dignità si è stupita che ancora qualcuno si sia voluto ricordare di lei perché in fondo, lo sappiamo bene, ci si ricorda dei figli, delle mogli ma mai delle mamme come la signora Maria Teresa Turazza.
La memoria dei nostri caduti è un bene a cui non possiamo rinunciare e che grazie anche a queste iniziative dobbiamo preservare senza mai dimenticarci di mamme e donne come che come lei hanno dato a questo nostro paese il bene più prezioso che hanno, i propri figli.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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