Pubblicato da: paroleingiaccablu | 04/02/2015

Volante fermata dai poliziotti svizzeri, trattati come “delinquenti” Italiani

Disarmati, sottoposti ad alcol test e trattati come persone che stavano fondamentalmente contravvenendo alle regole, questo è accaduto qualche giorno fa alla frontiera di Como a seguito di un inseguimento di una volante della locale questura protrattosi al di là del confine elvetico.
Un ubriaco, successivamente fermato dalla polizia svizzera, è stato fermato ma anche la volante italiana che dall’Italia inseguiva l’impavido guidatore.
I nostri agenti, condotti successivamente a Lugano, sono stati dapprima disarmati e interrogati per almeno tre ore presso il comando di Polizia del capoluogo ticinese  e solo molto dopo riaccompagnati e riarmati una volta giunti sulla linea di confine. ( http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/poliziotti_svizzeri_bloccano_poliziotti_italiani_inseguimento_autostrada/notizie/1159969.shtml )
Ciò che dispiace è l’immagine che tale situazione fornisce delle nostre istituzioni, di quel lavoro che anche la confederazione elvetica mette in discussione, come se non bastasse quella pubblica opinione italiana e non solo che processa le nostre forze dell’ordine ancor prima di conoscere i fatti.
La cosa che appare strana è che nonostante avessero avuto l’autorizzazione da parte della sala operativa del Centro collaborazione doganale di Chiasso i nostri poliziotti sono stati trattati come se avessero travalicato nei modi e nelle regole senza avere nemmeno quell’umano riconoscimento, quella reciprocità che sono ovvie tra chi in tutto il mondo svolge lo stesso lavoro.
Se accadesse la stessa cosa in Italia contro poliziotti svizzeri, francesi o austriaci avrei la stessa e identica opinione, sono cose che non devono succedere perché minano quel senso di appartenenza e collaborazione che in luogo di frontiera in tutti i sensi deve necessariamente esservi.
Le autorità svizzere minimizzano, per loro la questione è chiusa, dopo essere stati offesi e messi in discussione come autorità a cui si deve rispetto in virtù di accordi e preventive autorizzazioni questa storia, secondo loro,  deve finire qui. (http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-caso-per-noi-chiuso-3702808.html )
Certo non è che da domani le frontiere diventeranno un terreno di gara il cui scopo sarà cogliere il piede del poliziotto che sconfina ma non poter nemmeno pretendere scuse pubbliche per quanto accaduto perché, come può capitare, ci  si è trovati di fronte a due agenti elvetici troppo ligi al dovere,  lascia l’amaro in bocca e la sensazione che ormai tutti, nessuno escluso, può insultare la nostra divisa come meglio crede.
Nessuno certo vuole sanzioni penali o disciplinari per gli agenti della polizia elvetica che hanno operato in quella maniera ma nemmeno una liquidazione della vicenda in maniera così morbida da parte della autorità che, è evidente, non vedono il problema ma che un problema crea tra quelle persone che devono gestire un servizio delicato come quello lungo le nostre frontiere.
Mi auguro, ma non accadrà, che le autorità Italiane si attivino per capire cosa davvero è accaduto e chi e cosa è stato sbagliato perché non è accettabile insultare in questo modo  persone che certo non sono delinquenti ma agenti di polizia che fanno lo stesso lavoro per un altro governo e con una divisa dalla forma diversa.
Perché ormai di essere offesi, noi con la Giacca Blu, siamo onestamente un po’ stufi.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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Responses

  1. MI dispiace di questo clima barbarico, mi mette molta tristezza, ma penso che dovremmo chiederci di piu delle cause e non esaltare il dolore, perchè cosi non si fa altro che aumentare ulteriore dolore, senso di abbandono istituzionale, senso di non appartenenza nell’interesse delle mafie. Cerchiamo di creare un clima di solidarietà, che ci tenga uniti nei secrifici e nel dolore, solo uniti possiamo continuare ad essere forti verso i prepotenti.


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