Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/02/2015

La polizia non chiude ma rimangono i fortini nel deserto

La presenza sul territorio è uno dei cardini fondamentali dello Stato e tra le sue massime espressioni vi rientrano certamente le forze dell’ordine.
Concetto quello del presidio territoriale ben compreso dall’Arma dei Carabinieri che sin dai suoi albori ha individuato nelle stazioni quel concetto di vicinanza alla popolazione che oggi definiremmo prossimità.
Per salvare questa prossimità  si è detto e proclamato di tutto, entità locali, politici, singoli cittadini hanno condotto campagne di ogni tipo per salvare le caserme sul territorio e forse, almeno così pare, in parte hanno vinto.
Le sigle sindacali di categoria hanno proclamato le cessate ostilità, alcuni  degli oltre 200 presidi di polizia minacciati di chiusura sono stati salvati, molti rimarranno al loro posto…ma molti quali? ( http://www.estense.com/?p=436603 )
No perché diciamolo pure, tra quei presidi quanti riescono a essere operativi sull’arco del territorio nelle 24 ore su tutti i quadranti?
Chiediamolo al Commissariato di Treviglio o alla stradale di Pontremoli o a una delle decine di Stazioni dell’Arma dei Carabinieri, tanto per fare degli esempi,  posti che oltre a offrire un “front office”, un primo contatto con l’istituzione, quanto garantiscono effettiva sicurezza con personale di pattuglia su strada?
Quale sicurezza si vuole avere per i nostri luoghi, magari quelli più sperduti che proprio per la loro caratteristica di essere lontani dai centri del potere spesso sono preda di fatti reato violenti e spesso impuniti?
Chi e cosa abbiamo salvato dalla chiusura, che situazioni, che persone, che tipo di professionalità, quanta incisività e risposta al cittadino riusciremo a elargire da questo dietrofront da parte del governo?
Dopo le stragi di Parigi, dove un gruppo di impavidi terroristi ha fatto ben comprendere quanto sia impalpabile il reale pericolo che ci cresce in seno all’Europa, forse qualcuno ha capito che si è scoperto troppo?
Che dopo anni di disinvestimenti, destrutturazioni e finestre aperte per far fuggire tante professionalità delle nostre polizie dobbiamo invertire la tendenza?
E come? Con quali soldi? Con quale reale professionalità?
Quella dei giubbotti antiproiettile che mancano o delle divise che non ci sono per tutti?
O di quelle macchine sempre in officina e che non sono mai sufficienti a coprire il territorio?
O di tutti coloro che ancora dopo aver donato gli anni migliori della propria vita, a oltre 50 anni, sono costretti a giocare ancora a guardie e ladri perché la polizia è sempre più vecchia e non ci sono assunzioni e turn over?
Chi e cosa abbiamo salvato dalla chiusura?
Qualcuno che conosce bene l’ambiente, le questioni, le situazioni si chieda se ancora e per l’ennesima volta non si siano solo e semplicemente preservate posizioni di carattere politico che nulla attengono a quella polizia che dovrebbe essere professionale, forte e capace di contrastare quel rinnovato senso di insicurezza a seguito del sangue versato qualche tempo fa a Parigi.
Cambiare davvero si può il problema è se si vuole sul serio perché i presidi è giusto rimangano aperti e al loro posto ma con un congruo e efficiente numero di persone al fine di non farli apparire dei fortini nel deserto.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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