Pubblicato da: paroleingiaccablu | 21/01/2015

Meno terrorismo significa più professionisti con la divisa

Riecheggiano ancora forti le immagini di quella Parigi sotto assedio, ostaggio di terroristi dispensatori di morte che facendosi scudo di una religione che significa pace hanno sporcato di sangue le strade della capitale francese.
E noi, qui in Italia, abbiamo assistito a ciò che non vorremmo mai vedere sul nostro territorio e ci siamo chiesti, vista la vicinanza, quanto in realtà siamo preparati a una situazione come quella vissuta dalle forze speciali d’oltralpe.
A leggere certi proclami sindacali dai tratti anche impietosi e denigratori nei confronti di professionisti quali sono GIS e NOCS (Carabinieri e Polizia) in molti sostengono che l’avviata politica governativa fatta di indiscriminati tagli non può che porci nella condizione di non essere all’altezza di situazioni come quelle vissute sotto la torre Eiffel.
A eventi così drammatici ed eccezionali, è bene dirlo, non si può essere mai abbastanza pronti, sono diversi i fattori che determinano la più o meno presunta impreparazione delle istituzioni democratiche, e il discrimine non può essere certamente solo quello determinato dalla presenza più o meno capillare sul territorio delle forze di polizia.
Azioni di questo tipo, deve essere chiaro, si prevengono in via principale con l’intelligence, con quegli apparati di sicurezza, controllo e spionaggio di cui in Italia per certi versi quasi ci vergogniamo perché, in fondo, in Italia non possono esistere lavori dai tratti sporchi come quello che svolgono i componenti dei servizi segreti.
Senza il loro cappello protettivo fatto di ramificate sentinelle sul territorio, in ogni ambiente, è chiaro che certe cose non si possono prevenire men che meno si può fare prevenzione con la polizia ordinaria, quella di cui faceva parte Ahmed, l’agente della Polizia Nazionale francese diventato suo malgrado simbolo di questo attacco.
Questo però non significa, come giustamente sottolineato dalle nostre  sigle sindacali di categoria, che il territorio debba essere sguarnito, chiusi i presidi, diminuiti gli uomini, derogare alla loro preparazione, formazione e addestramento che oggi più che mai a maggior ragione merita più investimenti e attenzione.
Così che non si può dire che GIS e NOCS si addestrino alla bisogna, quasi a evidenziare una incapacità che di fatto non esiste generando inutile allarme specie tra quella popolazione che in fondo poco o nulla capisce di queste situazioni.
Più professionisti della sicurezza sul territorio significa maggior capacità di rapido intervento e di conseguenza miglior risoluzione delle problematiche emergenziali (tutte) ma non credo che certe speculazioni mediatiche possano incidere in positivo sulla pubblica opinione.
Il problema è forse più strettamente politico, quando chi siede in parlamento si renderà conto che la sicurezza pubblica è un bene su cui si è già disinvestito troppo?
Cosa vogliono davvero accada affinché vi sia una inversione di tendenza?
Quando daremo alle nostre forze dell’ordine strumenti tecnici e normativi per affrontare il sempre più elevato senso di insicurezza che attanaglia le nostre città?
Possiamo cominciare a valutare le questioni in termini preventivi senza doverci ritrovare ad esempio a gestire le questioni importanti sempre dopo,  in emergenza ?
Siamo tutti consapevoli degli elevatissimi costi di un sistema concepito con 5 forze di polizia e le decine di realtà locali ma dobbiamo forse aspettare che ci scappi un morto come il collega Ahmed affinché qualcosa si muova?
Più professionalità, addestramento, cultura anche in termini professionali aiuta a fare prevenzione, a renderci utili alle democratiche istituzioni di questo paese perché se è pur vero che è di fatto l’intelligence che previene atti terroristi come quelli di Parigi un rapido e professionale intervento delle divise sul territorio potrebbe evitarci importanti perdite umane.
Le Forze dell’Ordine d’Italia non aspettano altro che essere valorizzate nella loro professionalità e nella loro voglia di dare un contributo positivo alla difficile condizione di questo nostro sgangherato paese.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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