Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/01/2015

Maresciallo suicida, a Rieti la procura apre un fascicolo per istigazione

Suicidi nelle forze dell’ordine; continua l’inarrestabile stillicidio di uomini in divisa che a un certo punto decidono di compiere l’insano gesto di annientare se stessi.
Dal primo gennaio 2015 sono già 3 gli esponenti delle forze dell’ordine che hanno deciso di togliersi la vita lasciando nello sgomento assoluto amici e familiari.
L’ultimo di questa lunga lista colpito dal male di vivere faceva servizio a Poggio Mirteto in provincia di  Rieti,  si chiamava Camillo Franco Sabelli, un Luogotenente della benemerita conosciutissimo e stimatissimo in quella zona.
Il Luogotenente Sabelli, nemmeno 50 anni, aveva collezionato successi umani e investigativi di tutto rispetto e questa sua scelta, che ha coinvolto tragicamente la moglie e il giovanissimo figlio, non ha alcuna spiegazione plausibile ma qualcuno ha finalmente deciso di ricercarla ufficialmente.
Sabelli infatti pare che poco prima di compiere l’inimmaginabile gesto all’interno della caserma della Compagnia Carabinieri di Poggio Mirteto abbia inviato alcuni SmS ad amici fidati e colleghi dove si potevano intravedere le ragioni che lo hanno spinto a una scelta così apparentemente assurda e senza senso.
Tra questi amici, che loro malgrado hanno ricevuto gli ultimi messaggi del sottufficiale dell’Arma, dei giudici con i quali evidentemente tesseva rapporti di reciproca stima a cui forse ha voluto affidare le sue ultime memorie.
Ed ecco quindi che come denuncia il Messaggero   (http://m.ilmessaggero.it/m/messaggero/articolo/RIETI/1120442 ) sembrano emergere problemi di tipo lavorativo, delle “dequalificazioni” professionali così gravi e profonde che quei magistrati, alla ricerca della verità, hanno deciso di aprire un fascicolo d’inchiesta per istigazione al suicidio, per ora ovviamente a carico di ignoti.
Quando muore suicida un esponente della forza pubblica, un individuo scelto e pagato per essere retto, corretto ed equilibrato verso se stesso e la funzione che svolge, chi perde questa persona non sono solo gli amici, i familiari, i più stretti collaboratori.
Quando muore così un uomo in divisa è la collettività tutta che perde un professionista, una persona su cui il paese ha investito non solo in termini economici ma anche e sopratutto in termini umani e professionali.
Un danno quindi per la collettività che non può essere liquidata con un “poverino, stava male”, quando un uomo in divisa si uccide bisogna sempre cercare di capire il perché.
Già tempo fa chiesi attraverso queste pagine una maggiore attenzione sul tema anche attraverso la magistratura, magari più attenta a questioni come questa, proprio in virtù di quanto quel capitale umano costi alla società civile e non solo.
Ed è per questo che ringrazio i magistrati della procura di Rieti per aver scelto la strada della ricerca della verità perché se davvero si dovessero riscontrare questioni legate fortemente al percorso lavorativo del Maresciallo Sabelli qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità senza correre immediatamente, come spesso accade, ad autoassolversi, a minimizzare, a non affrontare il problema dicendo semplicemente che il problema non esiste.
Tre morti dall’inizio del 2015 nella sola Arma dei Carabinieri siamo sicuri non siano un problema ? Siamo sicuri non sia davvero necessario rendere obbligatoria l’apertura di un fascicolo in procura quando un esponente della forza pubblica si suicida? ( e non parlo certamente solo di Carabinieri)
Non sarà anche l’ora di guardare in faccia alle questioni che affliggono gli uomini in divisa per restituire a queste persone la dignità che meritano? (Quando e se la perdono e per questo si uccidono!)
Non sono forse troppe quelle divise che, nonostante le selezioni psicotecniche e attitudinali, decidono di annientarsi?
Dovremo forse ammettere che qualcosa manca nel meccanismo di selezione e controllo delle stesse visto e considerato che nessuno vuole davvero guardare in faccia la drammaticità della questione ?
Uccidersi è una scelta durissima, farlo con una moglie e un figlio così giovane è davvero contro natura, siamo sicuri che un uomo scelto dallo Stato per salvaguardare la vita altrui debba essere semplicemente abbandonato dentro quella bara.
Un pensiero al Luogotenente Sabelli e ai suoi familiari.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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