Pubblicato da: paroleingiaccablu | 02/01/2015

A Roma Capitale si “Marca Visita”

Si dice “Marcare Visita” ed è una locuzione nata ai tempi dell’esercito piemontese dove il militare di truppa dichiarava di essere ammalato  e di volere un consulto medico.
Questi soldati venivano quindi “Marcati” (segnati) su di un registro e da questa procedura nacque quindi questo modo di dire.
Nell’ambito delle divise il “Marcare Visita” ha negli anni assunto una connotazione spesso dispregiativa nei confronti di chi segnala il proprio stato di malattia poiché diffuso è il malcostume di approfittarsi delle tutele previdenziali.
Così che a Roma tra il 31 dicembre e il 1 Gennaio scorso gli Agenti di Polizia Municipale di Roma Capitale hanno “Marcato Visita” per l’impressionante cifra dell’85% della forza messa a disposizione per gli impegnativi eventi del capodanno.
Non si sono certo fatte attendere le reazioni politiche, sin’anche il premier Matteo Renzi ha condannato l’episodio ribadendo quanto già ampiamente discusso nelle settimane passate.
I dipendenti pubblici perché dovrebbero essere così tutelati e non pagare per azioni come queste che, come vociferato da alcuni sindacalisti, attengono anche a contrasti, una sorta di sciopero, tra comune di Roma e corpo di polizia municipale?
Se credete però che la situazione possa essere gestita con un “Tweet” vi sbagliate di grosso.
I dipendenti in divisa, tra cui gli Agenti di Polizia Municipale, per quanto purtroppo ancora risentano di un inquadramento giuridico al limite tra gli impiegati dell’anagrafe e un corpo di polizia a tutto tondo, di certo meritano attenzione da parte della politica a meno che non si voglia ritenere tutte le divise detentrici di diritti maggiormente compressi rispetto a tutte le altre categorie di lavoratori.
Di certo il meccanismo di “Marcare Visita” come risoluzione delle vertenze o mezzo di protesta nei confronti di chi detiene il potere non è la soluzione, anzi, come ben leggiamo in queste ore è facile strumentalizzare la questione a uso e consumo di chi sostiene che gli statali sono tutti fannulloni, panzoni e parassiti del sistema. (Non rispettano quel lavoro che almeno loro hanno!!)
E’ facile tra le divise sostenere in uno sfogo davanti a una tazzina di caffè “domani marco visita” quando per le più svariate ragioni il dipendente non riesce ad ottenere un diritto o non trova nell’amministrazione la capacità di rispondere alle sue esigenze ma negli anni questo atteggiamento ha portato taluni a ritenere i giorni di malattia un semplice prolungamento dei giorni di ferie.
La scusa?
Varie, dalla protesta come i Vigili di Roma al fatto di avere la famiglia a 500 km dal posto di lavoro e l’attesa del trasferimento a casa diventa più lieve se nel frattempo ci aggiungi lunghi periodi di malattia pienamente pagati.
Atteggiamenti che se pur comprensibili sul piano umano diventano assolutamente deprecabili visto e considerato che in un momento come questo dove mezzi, uomini e risorse sono carenti porteranno alla compressione di quei diritti nati per chi davvero dalla vita poteva avere delle sfortune a livello fisico e di salute perché, ricordiamolo, le divise che si ammalano anche gravemente ci sono e a loro  quei giorni servono davvero.
Approfittarsi dei diritti e delle concessioni come sembra apparire dall’atteggiamento dei Vigili di Roma e non solo dequalifica e accomuna tutte le uniformi al solito malcostume italiano ma accelera quel processo di privazione dei diritti che sempre di più si affaccia nella pubblica amministrazione.
Mandare a casa  una divisa per malattia non è possibile perché è assai difficile discernere  tra i certificati medici ideologicamente falsi da quelli materialmente veri così come, specie per gli operatori su strada, discernere tra chi davvero produce e chi no, altro e sacrosanto motivo per licenziare.
Dovremo forse per un pattugliante valutarlo per il numero degli arresti o multe  fatte in un anno o per i chilometri percorsi con la macchina di servizio?
Più arresti, più chilometri o più multe  per un lavoro come quello di un appartenente alle forze dell’ordine può davvero essere il metro di valutazione assoluto per decretarne il licenziamento ?
E laddove esiste una popolazione virtuosa come faremmo?
E se in un ambito militare finissimo nelle antipatie di un ufficiale che con una sola relazione può decretare il licenziamento quanto sarebbe giusto?
Certo l’immunità per gli statali non è accettabile, sono d’accordo, così come i privati devono necessariamente avere la libertà di licenziare chi non produce dovremmo trovare un modo anche per i pubblici dipendenti.
Ma una cosa è certa, noi uomini in divisa dobbiamo dare e pretendere rispetto dalle istituzioni ma certi meccanismi ci porteranno a perdere quei diritti che servono davvero a chi la vita gli ha voltato le spalle.

In Giacca Blu – Michele Rinelli

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