Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/12/2014

“Cops in Action” presto anche in Italia i Poliziotti avranno le telecamere

“Death by officer” – Ucciso dall’agente –  così si intitola il video con cui ho intrattenuto una buona mezz’ora della mia serata attratto dalla possibilità di vedere “Live” il lavoro delle pattuglie della polizia americana.
E’ difficile avere un giudizio su quella compilation di eventi, montati probabilmente in maniera faziosa, dove si denuncia una sorta di malattia tra gli appartenenti alle “Law Enforcement” a stelle e strisce che troppo spesso e con troppa disinvoltura utilizzano le armi da fuoco nei confronti di chi, solo dopo, sarà valutato come un inerme cittadino.
Ed è estremamente interessante, senza entrare nella cultura e nella forse eccessiva giustificazione che oltre oceano hanno le forze dell’ordine, capire cosa c’è alla base di quella che da molti cittadini americani viene definita un’inutile carneficina.
Basta visionare alcune sequenze per capire quanto i poliziotti americani abbiano paura di morire, di quanto quel lavorare da soli, se pur super equipaggiati, sia in realtà la loro rovina, il loro stimolo a ricorrere a quell’istinto primordiale “mors tua vita mea”.
Girano moltissime armi negli Stati Uniti e i loro timori non possono certamente essere biasimati.
Non crediate però stia giustificando sequenze di morte che per la nostra concezione culturale sono inaccettabili e deprecabili ma nei momenti di “Shout out” chiudete gli occhi e provate a sentire, specie nella timbrica degli agenti che lavorano da soli, l’angoscia e l’incapacità di gestire psicologicamente lo stress derivante dall’aver intercettato un sospetto che nel loro schema di sopravvivenza è sempre armato e pericoloso.
Sospetto che peraltro, per la legge più comune negli Stati Uniti, non è necessario lo sia davvero l’importante è che l’agente ne abbia la semplice percezione.
Prendiamo spesso come modello di riferimento gli “American Cops”, sono miti e leggende, sono quelli che insegnano a essere poliziotti in tutto il mondo, sono loro il nostro riferimento ma non sono sicuro abbiano ragione specie quando li vedo li da soli, con la loro arma in mano, che affrontano la loro paura, divenuta per alcuni ormai ingestibile, di non tornare a casa.
Se però quella psicosi, che ritengo in alcuni episodi derivante dalla solitudine, trova giustificazione in quel “corpo a corpo” a colpi di pistola dove uno dei due deve sopravvivere, molto meno posso giustificare coloro che di fronte a una persona sospetta  ritenuta armata, in nettissima superiorità numerica, estraggono l’arma e sparano all’impazzata.
Cosa dovrebbero fare non lo so ma per la nostra cultura certe esecuzioni sono inaccettabili.
Posso essere d’accordo sul fatto che se uno dei due deve tornare a casa quello deve essere il poliziotto ma anche il fatto di considerare il bene vita come un qualcosa da poter mettere facilmente in discussione anche solo per aver avuto l’ipotetica percezione di trovarsi di fronte una persona armata mi fa pensare che in fondo la preparazione tecnico psicologica degli officers americani non sia poi così elevata.
Presto anche in Italia potremo vedere le rocambolesche azioni dei nostri sbirri, molti sono i segnali che ci dicono che a breve anche noi potremo fornire agli organi di informazione spettacolari “Dashboard” e tragiche immagini di “Cops in Action” e non pochi problemi daranno quelle sequenze laddove la preparazione umana, psicologica, tecnica e professionale degli agenti dovesse essere deficitaria.
Sempre più difficile sarà quindi operare sulle strade, di pattuglia, allo stadio ovunque le nostre divise saranno chiamate a intervenire ed è per questo che è ora di prendere coscienza che  l’addestramento dovrà essere sempre migliore perché sempre di più si chiederà alle forze dell’ordine di essere dei veri professionisti.
Professionalità che non si inventa, che si costruisce a partire dagli arruolamenti, dagli investimenti nelle scuole di polizia, dalla cultura che le stesse e il sistema saranno in grado di fornire a ogni singolo agente il quale dovrà anche aver voglia di essere e sentirsi un preparato professionista orgoglioso di esserlo.
E se l’addestramento non dovesse bastare si dovrà ricorrere sempre di più  al buon senso perché ormai l’uomo in divisa vive immerso in un grande fratello da cui è impossibile sottrarsi.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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