Pubblicato da: paroleingiaccablu | 22/11/2014

Protocolli di Polizia Si e NO

Protocolli e regole d’ingaggio, da qualche tempo si fa un gran parlare di queste nuove consapevolezze che finalmente sembrano affacciarsi nella cultura degli appartenenti alle forze dell’ordine.
A poche ore dalla  notizia che a Milano una donna dichiara di aver abortito a seguito di una carica della polizia ancor più rilievo assumono quelle procedure pratiche concepite per non mettere l’agente di pubblica sicurezza nella condizione di essere danneggiato da quello stesso sistema che alle volte, al costo della vita, difende.
Regole che però non soddisfano le sigle sindacali di categoria, come il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia)  che senza mezzi termini rileva come le stesse non tutelino l’operatore in servizio operativo, anzi, lo pongano nella condizione di essere ancor più esposto alla mannaia di quella giustizia che spesso non ha alternative nell’essere inflessibile contro le forze dell’ordine. ( http://www.sostenitori.info/cosi-finiamo-al-macello-le-nuove-regole-dingaggio-legano-le-mani-alla-polizia/ )
Chi sostiene che queste nuove regole espongano il personale di polizia a una maggior pericolosità in termini di responsabilità penale e personale, ha probabilmente ragione, bisognerebbe però affrontare la questione a più ampio respiro senza condannare a priori un lavoro importante e fondamentale per i servizi di polizia del futuro.
La concezione di protocolli operativi sono essenziali, linee guida e procedure da attuare sono presenti in ogni tipo di lavoro, dal semplice operaio in catena di montaggio, al luminare della medicina che nella pratica quotidiana si deve attenere alle procedure tecniche riconosciute a livello internazionale.
In un lavoro come quello affidato alle forze dell’ordine è chiaro che l’impresa è comunque ardua, ogni manifestazione di piazza, lite in famiglia, rapina, scippo sono una storia a se stante, le variabili sono innumerevoli ed è impossibile prevederle tutte.
Accusare il Ministero degli Interni  di aver concepito procedure tali da rendere l’agente della forza pubblica più esposto a ripercussioni legali è senz’altro vero ma non è certo una colpa, il problema è a monte non certo di chi, e ne sono certo, vuole in qualche modo, e nel miglior modo possibile, cambiare le cose.
Il problema è più che altro di carattere politico economico ma anche culturale, che tipo di polizia vuole questo paese?
Quella capace ed efficiente o quella che manda qualcuno perché qualcuno deve mandare a fare quello sporco lavoro che, sempre lo stesso qualcuno, dovrà pur fare?
Se le procedure si vogliono conoscere, non ci sono alternative, per avere professionisti ci vuole addestramento, per dare maggiore responsabilità l’unico mezzo che questa nostra società riconosce è il maggior compenso, la migliore formazione e un costante allenamento periodico.
Formazione, addestramento, corsi di specializzazione, equipaggiamento hanno un costo economico, più alti sono i rischi per il singolo più il sistema deve essere in grado di investire risorse finanziarie.
E’ chiaro che se vengono prodotti protocolli, che ovviamente responsabilizzano il singolo operatore e allo stesso non fornisci un adeguato compenso e addestramento per le responsabilità che quelle procedure fanno assumere,  è lampante che il sindacato di polizia SAP ha ragione a contrastare in maniera così forte l’adozione di questi nuovi protocolli.
Peraltro oggi non è tanto diverso, anche senza procedure standardizzate la cronaca è piena di episodi dove il singolo agente di polizia si assume la responsabilità anche quelle in capo al sistema.
La soluzione quindi è tanto semplice quanto attualmente impraticabile, il “Sistema” vuole istituire maggiore professionalità tra le forze dell’ordine attraverso l’adozione di nuove procedure codificate e standardizzate?
Bisogna rendere le forze dell’ordine veri professionisti certificati e per questo tutelati perché pronti e preparati ad affrontare con gli adeguati mezzi umani, formativi ed economici la realtà sempre più difficile delle nostre città.
Se continueremo a leggere notizie dove mancano i mezzi per uscire in pattuglia, le cartucce per andare al poligono ad addestrarsi, le divise per essere efficaci sul territorio e gli stipendi più bassi dell’Unione Europea è chiaro, ed ha ragione il Sap di Gianni Tonelli, che queste procedure serviranno solo a mettere in ulteriore scacco chi ogni giorno scende  in strada per 1300 euro al mese a tutela del cittadino e delle istituzioni democratiche.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. ma il comunicato congiunto di tutte le sigle sindacali (a parte il sap) non l’hai letto?

    • si l’ho letto, ho preso come riferimento l’articolo di stampa che mi è capitato per ultimo sottomano. E’ grave?


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