Pubblicato da: paroleingiaccablu | 15/11/2014

Piazze violente, la paura dell’uomo poliziotto…

La polizia non ha paura, i poliziotti si!
Non crediate sia un discorso di codardia, tutt’altro, le situazioni e le tensioni sociali che si stanno consumando da nord a sud dell’Italia coinvolgono profondamente il senso di appartenenza a questo paese, alla sua bandiera e al concetto più alto di democrazia.
Fronteggiare operai disperati per aver perso il posto di lavoro o coloro i quali non si sentono più sicuri di uscire di casa perché assaliti dalla delinquenza che un certo tipo di degrado provoca non è come respingere le violenze di chi, in un delirio ideologico dell’età giovanile, scaglia bombe carta e sampietrini con la consapevolezza di essere figli di un bravo avvocato o di un luminare della medicina.
Quello che si evidenzia in questi giorni dalle piazze italiane, da Roma a Milano, da Tor Sapienza a Padova non è semplicemente una guerra tra poveri come si cerca di sminuire, ma l’azione di “guerra” di un paese che sta morendo e che lotta semplicemente per sopravvivere.
Ed è per questo che i poliziotti e gli uomini che vestono le divise hanno paura, perché la questione diventa morale verso coloro i quali desiderano semplicemente ritornare ad avere il proprio diritto a una vita serena, produttiva, sicura nei propri quartieri, con una prospettiva non solo lavorativa  per se stessi e per i propri figli.
Probabilmente si riproporrà la figura del poliziotto barbaro e assassino, del mercenario al soldo del potente, si proverà in tutti i modi di ricanalizzare la rabbia delle folle sui reparti di polizia fatti da uomini che, in cuor loro, sanno benissimo quanta ragione vi sia in moltissime delle espressioni delle piazze italiane.
Piazze che sempre di più si stanno trasformando in polveriere, pronte ad esplodere, con quella politica che a brevissimo cercherà di scaricare sulle divise la totale responsabilità della gestione del conflitto.
Un film già visto, pericoloso e ben più grave, perché se negli anni ’70 le folle lottavano per i diritti, ma il pane non mancava, oggi la gente ha fame, vogliono lavoro, concretezza, futuro per un paese che, al contrario dei nostri padri, non ha nemmeno più il diritto di sognare.
Ed è per questo che l’uomo sotto la giubba blu ha paura, teme quello che potrà accadere, di dover essere suo malgrado l’unico bersaglio al posto di quel  sistema politico che, per ancora troppo tempo, non sarà in grado di dare un futuro ai propri cittadini.
Ed a loro, ai cittadini, che bisogna però far capire che non sono i reparti di polizia gli individui su cui sfogare giuste e legittime proteste, e a noi che indossiamo la divisa la capacità al contrario  di essere professionisti, di non cedere mai alle provocazioni, a non trovarci  per quanto possibile nella condizione di essere i capri espiatori su cui riversare tutto il disagio che il popolo italiano vive in questo momento.
Non sarà facile per quelle divise sul fronte non sfogare i propri istinti, determinati da quel naturale quanto atavico meccanismo “mors tua vita mea”. Perché dietro scudi e caschi, quando su quel fronte è guerra, la paura è tanta e i poliziotti non sono che semplici uomini.
Per quanto possibile, noi che indossiamo la divisa, dovremo evitare che ci scappi il morto, volgendo magari uno sguardo al passato, ricordando a noi stessi cosa significarono caduti come Antonio Annarumma, capaci di aumentare il conflitto sociale e la distanza tra cittadini e polizia.
Non sarà facile mantenersi distanti da chi vorrà strumentalizzare il lavoro delle divise per creare il nemico su cui scaricare il proprio disagio ma la consapevolezza di essere oggetto di questo meccanismo non può che essere l’unica arma di prevenzione per far capire a tutti che le giacche blu non sono altro che cittadini i quali  vogliono un paese migliore ma che di certo non possono accettare che la violenza diventi lo strumento per arrivare al cambiamento.
Siamo tutti figli della stessa bandiera e vittime di un sistema politico che ha bisogno di essere cambiato.

Michele Rinelli – In giacca blu

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Responses

  1. ..come sempre hai ragione Michele Rinelli…gli unici che dovrebbero assumere la responsabilità di quello che sta succedendo sono i politici..ed incominciare “loro”ad avere paura….si preoccupano di chi viene in Italia ….molti per delinquere e mangiare sui sacrifici degli italiani ..prima gli italiani poi tutto il resto…ma nessuno pensa nemmeno lontanamente di abbassare gli stipendi.. rinunciare ai privilegi..le pensioni da capogiro..si ai senatori a vita…ma senza stipendio..per non parlare degli scontrini che si fanno rimborsare..non hanno nessuna intenzione di rinunciare a tutto questo…e chi ne paga le conseguenze sono le FF.OO… ed i poveri… con stima Teresa Capone

  2. Signor Rinelli, quello che ha scritto è vero, secondo me una soluzione ci sarebbe, se tutti gli uomini, e dico TUTTI quelli che indossano una divisa si unissero ai manifestanti e accompagnandoli dove vogliono andare sarebbe un segnale forte in questa ITALIA persa per colpa della mala politica, essendo tutti non ci sarebbero conseguenze per voi, perché non possono denunciarvi perché vorrebbe dire lasciare l’Italia senza protezione delle forze dell’ordine. Gli italiani sono arrivati alla fine della sopportazione e non avendo più nulla da perdere visto che casa, lavoro, dignità, futuro, gli sono state rubate non hanno più paura di nulla. Non c’è più la goccia che fa traboccare il vaso, quel vaso si è rotto e come Pandora si libereranno tutti i mali !!

    • Gentile Silvana, non è la prima volta che sento esortazioni di questo genere e per quanto siano logiche racchiudono in se pericoli ben peggiori del male. Le piazze spesso vengono infiltrate da violenti, chi li contrasterebbe? Chi garantirebbe ai cittadini di mantenere presidi permanenti di protesta o manifestazioni libere dalla violenza? Il paese deve cambiare ma i poliziotti non possono marciare con i manifestanti, nel mezzo ci sono una marea di cose che si possono fare ma difficilmente il paese potrebbe gestire anche solo tecnicamente quello che lei auspica. Un saluto

      • Il mio è solo un suggerimento, conosco il pensiero degli italiani e le posso assicurare che manca poco al punto di non ritorno, voialtri avrete anche ragione, ma il popolo combatte anche per voi che rischiate la vita per un tozzo di pane, avete famiglia come noi, ma voi essendo statali quel poco lo avete, ance se il vostro stipendio è bloccato fino al 2018, ma credetemi quando vi dico che per disperazione noi cittadini viviamo in miseria e senza quel poco che ci assicura di arrivare al 15 del mese. Distinti saluti !!


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