Pubblicato da: paroleingiaccablu | 05/09/2014

Napoli, muore per un colpo accidentale, è difficile però salvarsi senza adeguati equipaggiamenti!

Nessuno merita di morire per una assicurazione scaduta o una revisione non effettuata e in questa ottica e in questi termini commentiamo la notizia che arriva da Napoli dove è morto un giovane colpito dalla pistola di un Carabiniere.
Si parla di un colpo accidentale, quello che giornalisticamente è forse una licenza linguistica.
Con le armi che le forze di polizia hanno in dotazione il colpo accidentale è forse più opportuno definirlo errore nella gestione dello strumento di lavoro qual è di fatto l’arma da fuoco.
Un grilletto è stato purtroppo premuto, meglio sapere e capire il perché ciò è accaduto e magari studiarlo affinché altri non ripetano lo stesso errore.
La cronaca racconta che tre giovani non si sono fermati all’alt dei Carabinieri, scatta l’inseguimento, il motorino su cui stavano scappando finisce per terra, inizia una corsa a piedi, uno dei fuggitivi viene raggiunto da un militare componente la pattuglia e qui, solo ora, dalle prime ricostruzioni, lo sparo mortale.
Cos’è accaduto davvero durante quel tragico inseguimento non lo sapremo forse mai, ci sarà un inchiesta a far luce sulla vicenda ma quello che davvero è passato nella testa di quel Carabiniere e perché il suo dito sia finito sul grilletto senza voler effettivamente sparare forse non lo riuscirà a spiegare nemmeno lui.
Paura, impreparazione, non certo la voglia di compiere un’esecuzione, questo è sicuro!
Decidere di estrarre l’arma, tenerla in pugno durante una corsa a piedi pronta all’uso, non riuscire a gestirla quando effettivamente non serve non é semplice. E’ davvero colpa dell’improvvido militare o dovremo andare oltre ?
A Napoli di armi ne girano tantissime, vere e finte tant’è che nei pressi del luogo della tragedia ne è stata rinvenuta una del tutto simile a quelle che sparano sul serio, era infatti un’arma di scena, forse abbandonata da uno dei fuggitivi scappati a piedi.
Gestire una pistola pronta al fuoco per un operatore delle forze dell’ordine  è un onere a cui bisogna essere pronti sia mentalmente che operativamente. In sintesi bisogna essere  addestrati a farlo specie in quei contesti come Napoli dove decidere di estrarla solo quando vedi qualcun altro che te la punta addosso può significare far piangere la famiglia del militare al posto di quella del fermato.
Dovremo forse decidere di tollerare una sofferenza familiare rispetto ad un’altra ?
Azioni e tragedie di questo tipo si possono prevenire in tanti modi a partire dagli equipaggiamenti spesso non adeguati alle reali esigenze operative.
Tanto per fare un esempio, avete mai visto le fondine d’ordinanza (guardate attentamente la foto in alto presa a caso da internet)  in uso alla maggioranza dei carabinieri ? (gli altri se non in rari casi se le comprano di migliori a spese loro!!!)
Queste sembrano uscite da un film della seconda guerra mondiale dove l’ufficiale tedesco doveva sganciare prima il laccetto di chiusura della fondina e solo dopo sopprimere il traditore.
Come si possono dare in contesti come quello di Napoli fondine di quel genere dove i secondi fanno la differenza ?
Un operatore per questo decide di estrarla prima ma correre, saltare fossi, inseguire con una pistola in pugno senza adeguato addestramento e equipaggiamento non è affatto facile.
La spending review è notorio aver tagliato moltissimo in termini di corsi e aggiornamento per i nostri militari.
Graduare l’azione operativa dove intervengono la paura e il timore di non essere il primo a sparare se qualcuno ti mette una bocca di fuoco davanti alla faccia non è facile,  sono sentimenti che non possono essere sottaciuti ma che posso essere al contrario gestiti solo con l’adeguato addestramento.
Aspettiamo le risultanze autoptiche, le indagini della magistratura, le dichiarazioni del Carabiniere e dei numerosi testimoni (quando spara una divisa sono sempre tantissimi guarda caso!)  di fronte ai magistrati ma prima di gettare la croce addosso a un uomo che di notte inseguiva tre soggetti sospetti di cui un pregiudicato e uno agli arresti domiciliari (solo la vittima era incensurata) chiediamoci anche altri perché di tale tragedia.
Si vada oltre le apparenze e alle legittime responsabilità perché oggi per essere considerati degli assassini con la divisa  basta aver fatto solo e semplicemente il proprio dovere con gli scarsi mezzi che purtroppo abbiamo a disposizione.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Sono un cittadino qualunque, di 70 anni che non ha nemmeno fatto il servizio militare (all’epoca era obbligatorio). La mia semplice osservazione nasce dal fatto che l’intimazione dell’alt ed il successivo inseguimento non sono serviti a fermare quei ragazzi, dei quali solo il morto aveva la fedina immacolata. Sfido anche il più alto magistrato a dimostrare che chi non si ferma ad un posto di blocco sia un cittadino senza qual cosa da nascondere. Questo qualcosa può essere di tutto: dalla patente scaduta alla grande quantità di droga, al kalasnikov ecc, ecc. Né il magistrato potrà mai dire a priori se il fuggitivo fosse armato o no. Esistono quindi tutti i presupposti per legittimare l’estrazione preventiva dell’arma da parte del carabiniere. Che poi sia partito incidentalmente uno sparo fa parte della logica degli eventi. Quindi io sono dell’opinione che magistrati, giornalisti, opinionisti di varia ispirazioni e cittadini tutti debbono smetterla di criminalizzare le forze dell’ordine, è ora di finirla una volta per tutte. Occorre valutare serenamente le forze in campo ed i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine, e allora risulterà evidente che tutti gli appartenenti alle cinque forze di polizia sono i nostri angeli custodi che quotidianamente vigilano su noi tutti, anche a costo di finire in un bel vestito di legno pregiato, avvolto nella bandiera, con tante personalità che blaterano le solite banali parole, dimenticandosi bellamente di chi ha lasciato a piangere in casa moglie o marito e figli!!!

  2. Uno sparo che avviene, accidentalmente o meno, completamente al di fuori di qualsiasi legalità – e si badi bene, parlo di legalità, non moralismi populisti – e si parla di dotazioni che sarebbero obsolete, e di quanto il mestiere del poliziotto sia pericoloso. Grazie per avercelo ricordato, pensavamo che un poliziotto dovesse pettinare bambole; invece no, è un povero individuo che viene – contro la sua volontà, a quanto pare – buttato in un inferno dove si muore a vista. La soluzione è chiaramente quella di legittimare tale poliziotto a far fuoco, preventivamente o secondo il proprio umore giornaliero; tanto questa è napoli, “meglio a te che a me”, e via con i luoghi comuni più disparati. Complimenti davvero.

    • Ringrazio per il commento anche se abbiamo certamente visioni diverse, non credo nel testo si giustifichi l’omicidio ma solo le difficoltà tecnico pratiche che in quella tragedia possono avere avuto un peso determinante

      • In realtà le difficoltaà tecnico-pratiche da lei elencate, come ad esempio la scarsa praticità delle fondine, non si comprende bene in che modo abbiano avuto un peso nella questione specifica. Al contrario, prendendo in esame la stessa fondina, con chiusura a laccio, evidenzia inveceche l’atto di estrarre l’arma sia stato tutt’altro che incidentale. Se poi si vuol fare un discorso generale e generico, allora ben vengano tali osservazioni; nello specifico, invece, risultano, e glielo dico con il massimo rispetto, fuorvianti nei confronti di chi legge, che si focalizza sulla durezza del mestiere di poliziotto e tralascia, invitabilmente, la gravità del’ episodio. Che – è bene chiarire- non risiede tanto nella morte del diciassettenne, bensì nell’ illegittimo, per incuria o abuso di potere, utilizzo dell’ arma da fuoco da parte dell’ agente.

      • Ho il brutto vizio di tenere il sedere su una pattuglia tutti i giorni e di avere esperienze di un certo tipo, mi duole avere una testa per pensare e una tastiera con cui esprimere un punto di vista diverso da quello che solitamente si usa condividere sui social network. Ciò premesso capisco sia difficile immaginare come in una realtà come Napoli sentirsi più sicuri con un’arma in mano sia da immani deficienti ma qui sta la differenza di pensiero tra chi vive un lavoro di un certo tipo e chi lo vede solo nei telefilm.

  3. Speravo in una risposta che argomentasse un qualsiasi pensiero da discutere, nell’ottica di ampliare la visione sull’accaduto. Evidentemente ció non é possibile, o semplicemente non ne ha voglia, ed é pacifico. Ma, come lei stesso scrive, una testa pensante fa ben altro, oltre a riportare un concetto chiuso in sé stesso che poi non si giustifica nemmeno con argomentazioni concrete. Non si offenda, non ce l’ho affatto con lei né tantomeno con la categoria di cui fa parte; ma, come tutte del resto, puó commettere degli errori, ed é giusto che vengano rilevati quando si presentano.

    • Non è semplice far comprendere a un non addetto ai lavori che vede solo l’esito infausto della vicenda le possibili attenuanti dovute alle condizioni di stress aggravate dall’esiguo se non nullo addestramento. Una morte di questo genere per quanto non voluta poteva essere evitata. Il delitto colposo nella c.d “colpa generica” si manifesta per tre principali motivi, negligenza, imprudenza e imperizia e se pur può apparire singolare a chi legge l’imperizia si è manifestata nel maneggio maldestro dell’arma al momento di quel corpo a corpo con il fuggitivo. Ci sono dei protocolli che ogni corpo di polizia fa propri e insegna e in questo caso l’arma dei carabinieri ha il suo protocollo che evidentemente differisce da quello della polizia che ovviamente io conosco. Non significa che in polizia certe tragedia non accadono, e che la Polizia di Stato sia migliore nella formazione (purtroppo se ne fa poca per questioni di bilancio già da qualche anno) sono ben lungi dal sostenere tale tesi, ma senza una adeguata formazione che fornisce perizia all’operatore l’errore umano si può grandemente diminuire perchè l’errore, per quanto tragico, può accadere a tutti anche ai più bravi.
      Quel grilletto è stato comunque premuto in una condizione in cui l’arma doveva essere velocemente riposta nella fondina e non rimanere in mano al carabiniere, l’ergonomia dell’arma tende a far finire naturalmente il dito sul grilletto, questo il primo problema!!! La fondina in dotazione ai carabinieri necessità di due mani per essere aperta quando l’arma è fuori dal fodero, se devo tenere ferma una persona questo è un grosso problema.
      Secondo problema, l’arma era pronta al fuoco in una situazione di massima insicurezza perchè è stata predisposta a sparare, da quel che si capisce, come se l’operatore fosse dentro a un poligono e non per strada di corsa dietro a un fuggitivo. Errore dell’operatore ? A mio giudizio di sicuro ma a monte c’è un addestramento che mi dicono essere quello per i Carabinieri, così gli insegnano ai corsi e così operano come bravi soldati (nell’accezione positiva del termine). Non vorrei dilungarmi oltre, se ha voglia provi a incuriosirsi sulle buffetterie in uso ai vari corpi di polizia e magari nel vedere qualche sessione di tiro dinamico dove i concorrenti estraggono e ripongono con una sola mano la pistola in fondina e confronti le fondine d’ordinanza con quelle che ha in dotazione sulle volanti la polizia, se lei è completamente asciutto di certe dinamiche, purtroppo, appesantirei la discussione senza riuscirmi a spiegare per bene.

      • La ringrazio davvero per la risposta. L’ argomento resta senza dubbio delicato, vanno considerati tantissimi elementi; proprio per questo, una testimonianza diretta di chi è addentro a tali dinamiche è particolarmente interessante. Il mio non era assolutamente un attacco alla categoria, non ne ho alcun interesse; sono semplicemente interessato all’ applicazione della giustizia, al di là di facili campanilismi che purtroppo infangano sia la memoria del ragazzo, sia la posizione dell’ agente, sia le forze dell’ ordine nel complesso. E questo non è accettabile in uno stato di diritto, dove l’eventuale responsabilità dovrebbe corrispondere ad una pena adeguata.
        La ringrazio ancora, augurandole le auguro buon lavoro.


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