Dalmine: il ricordo di quei caduti, espressione di una vergogna tutta italiana!

Che paese è quello senza memoria e rispetto per i suoi eroi?
La risposta è facile e ci viene da Dalmine in provincia di Bergamo, specchio di questa Italia arida e smemorata.
Il consiglio comunale della piccola cittadina lombarda ha respinto la proposta di dedicare un luogo alla memoria di Luigi D’Andrea e Renato Barborini due poliziotti della Polizia Stradale che nel febbraio del 1977 sono stati uccisi al casello di Dalmine dalla banda Vallanzasca durante un controllo.
Ed è ripugnante tale decisione, inaccettabile e del tutto immotivata ed evidenzia ancora e per l’ennesima volta la disattenzione delle istituzioni del nord Italia nei confronti di quei servitori dello Stato che hanno dato la vita per questo ingrato paese.
Non importa se le ragioni siano squisitamente politiche o di dinamiche legate a ostruzionismi di parte, la decisione è semplicemente vergognosa e basta!
Mentre al sud, di cui tanto si parla male, si assiste spesso all’intitolazione di vie e piazze, il nord Italia è quanto mai avaro nei confronti delle nostre divise.
Sarà per caso che l’arroganza del benessere porta le amministrazioni comunali a snobbare i nostri uomini in divisa e di conseguenza la loro memoria quando cadono vittime di quella criminalità che anche al nord con un volto diverso esiste e prolifica?
Sarà che il sud, che ancora fornisce tanti figli alla nostra bandiera, ritiene ancora il sacrificio delle nostre divise un elemento importante per la cultura dei luoghi e delle persone?
Ed è per questo, per questa insensibilità, questo modo superficiale di leggere la storia e il sacrificio delle persone che la decisione assurda del comune di Dalmine deve essere annoverata tra le vergogne d’Italia.
Un paese il nostro che certo ha tanti problemi ma un paese che svuota se stesso e la sua cultura dai suoi eroi è un paese che non può avere speranza di rinascere e ritornare a crescere.
I poliziotti sono figli di questo paese al pari dei terroristi, anzi di più, ma i familiari dei nostri caduti  non vengono invitati nelle università, nelle scuole, nei salotti che contano, cosa che purtroppo accade con chi ha ucciso e messo bombe in nome di una rivoluzione di fatto mai esistita.
In passato si pretendeva di chiudere la bocca delle famiglie dei caduti con risarcimenti, pensioni, indennizzi e forse era giusto così, lo Stato non lasciava mai sole le famiglie dei suoi figli più illustri come Renato e Luigi.
Oggi invece se qualcuno di noi si fa male è molto facile che siano più di conforto le collette degli stessi colleghi dell’infortunato o deceduto e nulla di più, del resto  si è tagliato su tutto e si è aggiunta anche l’indifferenza, quella che a Dalmine ha forse raggiunto la sua massima espressione!!
Nella pochezza della decisione presa nella bergamasca  c’è tutta l’essenza di un paese e di una società che non riconosce più alcun sacrificio, nemmeno quello di chi ha cercato sino allo stremo di consegnare alla giustizia un pericoloso criminale quale fu, e forse lo è ancora visto i recenti fatti di cronaca,  Renato Vallanzasca.

(NDR. Con la doverosa precisazione che non tutto il consiglio comunale ha votato contro. A sostegno di tale mozione hanno votato, in modo deciso e senza distinzioni di colore politico: Valerio Cortese, Fabio Tiraboschi, Manuel Steffenoni, Gianluca Iodice, Fabio Facchinetti e Claudia Maria Terzi a cui va il mio più profondo ringraziamento )

Michele Rinelli – In Giacca Blu

Meglio un brutto processo ma lo sbirro eroe è solo quello morto!

Tramite la fredda carta è tutto così semplice, non c’è tensione, non c’è timore, non c’è nulla di vero ma solo descrizione che, per quanto ben raccontata, non sarà mai come averla vissuta.
Ed è in questa ottica che tutti noi, curiosi spettatori della cronaca violenta, dovremmo affrontare la disputa prima di parlare, prima di accusare, prima di addensare ombre, funzionali forse alla sterile polemica.
Quella a cui  in queste ore assistiamo per la morte di Federico Leonelli, colui che ha decapitato una donna ucraina e si è avventato sugli agenti con una mannaia ancora insanguinata all’ EUR di Roma, è di fatto una controversia che tiene conto solo di chi non riesce a fare a meno di mettere in discussione l’operato della polizia.
Ma è stata davvero difesa legittima ?
Sarà stato davvero attuale il pericolo sul bene giuridico “Vita” degli operatori al momento dello sparo ?
Abbiamo probabilmente la Polizia più garantista dell’Unione Europea, quella che viene messa sempre in discussione di fronte a situazioni di estrema violenza, dove un individuo è stato annichilito con l’unico mezzo risolutivo che i poliziotti dispongono e che forse tutti, in tutto il mondo, in quelle circostanze, di fronte a tanta mattanza, avrebbero utilizzato.
Vogliamo davvero credere che quei poliziotti abbiano agito nel totale disprezzo della vita umana o abbiano semplicemente pensato che la sera avrebbero voluto riabbracciare i propri affetti ?
Per quale motivo dover sempre instillare il pubblico dubbio specie quando il dramma umano diventa l’unico vero motivo per capire davvero cosa è successo ?
Crediamo davvero di essere capaci di sapere come fosse l’odore di quel sangue sparso per casa, l’adrenalina nel corpo di chi ha dovuto reagire, o di cosa è passato per davvero davanti agli occhi di chi ha ucciso a colpi di pistola ?
Se fossero morti anche gli agenti avremo per caso riequilibrato qualche strano equilibrio mediatico giudiziario o avremmo ulteriormente aggravato la già difficile situazione di chi opera con una divisa indosso ?
Avete mai provato a leggere il codice penale ?
Avete mai provato a trasportare nella realtà azioni codificate con anni di giurisprudenza ed esperienze ma che comunque si consumano in una frazione di secondo e che comunque vadano ti cambieranno la vita ?
Noi poliziotti non vogliamo impunità, non vogliamo essere dei moderni giustizieri, vogliamo solo sentire maggiore comprensione sociale specie quando, in azioni come queste, a soccombere è chi per primo ha utilizzato immane violenza anche contro le divise!
Quanto può servire tanta polemica alla motivazione di continuare questa ingrata missione a chi come me si sarebbe potuto trovare in una così drammatica circostanza ?
Quanto nella mente di chi opera, con una divisa indosso, incide la paura di finire massacrato dal tribunale mediatico e di conseguenza da quello dei tribunali togati che, è inutile negarlo, non vivono certo in una campana di vetro e come tutti i giornali li leggono ?
E’ ora di dire basta alla caccia allo sbirro, alla voglia di demolire gli unici che cercano di mantenere in equilibrio, per quanto precario, questo paese.
Del resto il sistema non ha di certo bisogno delle polemiche dei giornali per punire chi opera con la divisa indosso, la legge è tanto chiara quanto balorda nel mettere di per se in discussione qualsiasi cosa colpisca la vita umana specie se soppressa dagli uomini in divisa.
Vogliamo solo serenità noi, quelli che indossano la Giacca Blu, un mondo che ci giudica per quello che facciamo, senza pregiudizio, senza dover sacrificare qualcuna delle nostre vite per nascondere, tante volte, le incapacità del sistema.
“Meglio un brutto processo che un bel funerale” recita un vecchio adagio ma chiedetelo meglio ai familiari di Daniele Macciantelli che, per aver indugiato a estrarre l’arma, ha sacrificato la sua vita per quella dell’esagitato di turno a Genova il 25 settembre del 2008 ( http://www.cadutipolizia.it/fonti/Polizia1981/2008macciantelli.htm ).
Può davvero mai essere che lo sbirro eroe sia solo quello morto ?

Michele Rinelli – In Giacca Blu

Quei ladri d’appartamento che brindano alla nostra salute….

IMG_20140823_123749

Con questo lavoro impari a vedere la tua città con occhi diversi, meno puliti, assai disincantati, ogni giorno tocchi con mano la sporcizia della società, oltre i luoghi comuni, forse più vicino alla oggettività di alcuni fenomeni.
Non è certo un mondo reale quello dei poliziotti ma una sorta di ghetto dove sei costretto  a maneggiare, capire, filtrare tutto ciò che un cittadino medio potrà vedere occasionalmente nella sua vita. Non è certo un privilegio, credetemi! 
Dalla violenza all’insulto, dal furto alla rapina, dallo scippo allo stalking, dagli anziani ai bambini le casistiche e le tematiche che ogni giorno si riversano tutte insieme sulla psiche degli uomini in divisa  è un mare di melma da cui spesso è difficile liberarsi.
Rientrare in casa e lasciarsi tutto alle spalle non è sempre facile, la vecchietta trascinata per 500 metri per 20 euro nella borsetta o truffata dal finto amico del figlio suscita spesso rabbia al pensiero che quell’anziana donna poteva essere tua madre.
Non di meno sono gli occhi di quei cittadini che ti guardano frustrati, che ti chiamano prima con fiducia ma al sentirsi rispondere “faccia una denuncia” avrebbero voglia di ucciderti non perché sei tu il loro problema ma rappresenti quelli che i problemi non li risolvono mai!!!
Non mi posso dimenticare di quell’autotrasportatore a cui rubarono dal furgone, durante una consegna, il portafogli con 800  euro in contanti che gli sarebbero serviti per pagare l’affitto.
Non è stato facile contenere la sua rabbia, la sua violenza, la sua disperazione, lui un precario con due mogli e figli a carico e tanti debiti da pagare che avrebbe voluto distruggere chi come me in quel momento non era stato capace di tutelare la sua precaria condizione.
Al pari non si dimenticano gli sguardi sbigottiti e disperati di quei tanti stranieri che vengono nel nostro paese a fare la dura vita delle badanti o degli operai notturni e che tornati a casa scoprono la triste visita dei soliti ignoti.
Povera gente con quattro soldi dietro a un mattone, davvero gli ultimi di questa malata società  che chiedono solo un po’ di dignità.
Loro gli IGNOTI, quelli dal facile grimaldello, che con le chiavi bulgare aprono ciò che vogliono o gli altri, la banda del piede di porco, che distruggono e arraffano tutto nel totale disprezzo della vita delle persone.
Non di rado la conseguenza di quella violenza alla propria dimora e ai  propri affetti si trasforma in ansie e timori, strane fobie che non sempre si riescono a risolvere lavando tutti gli indumenti toccati da coloro che hanno svuotato gli armadi e gli oggetti ricordo di una vita intera.
L’insolenza di questi individui non conosce però pudore, di nessun genere, arrogandosi persino  il diritto non solo di devastare la tua casa depredandola di ogni cosa ma anche di utilizzarla come un normale e pubblico ristoro.
Ed è questa la scena che oggi ho assistito durante l’ennesimo sopralluogo di furto, due bicchieri, un po’ di amaro e limoncello,  alla salute di chi ha lasciato qualche giorno la sua casa incustodita.
Uno sfregio nei confronti di tutti noi, loro i soliti ignoti seduti al tavolino della “nostra” cucina, che sorseggiano alla salute del sistema italiano. Festeggiano così l’incapacità di tutelare noi tutti da balordi predoni come loro la cui assenza di vergogna ha ormai assunto proporzioni inaccettabili.
…ed è questa qui sopra  l’immagine che porto con me oggi oltre la divisa, di una casa a soqquadro, del suo essere stata oggetto di saccheggio e di  quei due bicchieri con i quali hanno brindato alla nostra “salute”, nel totale disprezzo di chi onestamente si guadagna da vivere!

Michele Rinelli  – In Giacca Blu  

Prego, mi sputi!

Lo ricordo spesso e spesso me lo rammento, durante un duro scontro dialettico su un piano diverso di vedute e opinioni il mio interlocutore mi disse “ bhe si, voi siete pagati anche per prendere gli insulti e le botte quando siete in servizio allo stadio” .
Non mi tenni per me, ovviamente, una durissima risposta a tale affermazione ma spesse volte mi rappresento in testa una così forte opinione per cercare di capire o forse accettare il perché accadano certe situazioni.
Scorro e riguardo le immagini di Torino dove un immigrato, durante un controllo della Polizia Municipale si permette di sputare in faccia a un agente, assolutamente certo che nessuna reazione violenta si sarebbe ripercossa nei suoi confronti. Del resto con tutti quei telefonini a riprendere la scena quale pazzo con la divisa indosso si sarebbe avventurato a rispondere a un affronto che colpisce in primis la persona ?
Chi legge, scruta, giudica, avrebbe mai accettato una reazione scomposta o moderatamente violenta da parte della divisa ?
La risposta è ovviamente no, il problema è che quello straniero, e altri milioni come lui, e non solo stranieri, si sentono in diritto di ledere il lavoro di chi svolge il mestiere dell’agente di polizia perché quell’oltraggio non vedrà alcun tipo di effettiva punizione.
Il tutto solitamente finisce con qualche verbale la cui dicitura a piè di pagina conclude più o meno così “ si rifiuta di firmare ma riceve copia”.
Abbiamo voglia ad indignarci sui giornali, a titolare sempre più spesso che i provvedimenti restrittivi non durano nemmeno il tempo della redazione degli atti se nella sostanza non si pone un effettivo deterrente.
Se chi delinque, insulta, oltraggia, picchia e non ha nulla da temere se non un biasimo del tipo “so ragazzi” come possiamo chiedere a queste divise di continuare a lavorare per il bene di tutti ?
Chi di voi, lavoratore medio per il solo fatto di star svolgendo senza alcun tipo di gratuita violenza, la propria professione sarebbe stato in grado di mantenere la calma in quella maniera ?
Non si tratta di essere superuomini, si tratta di ben altro purtroppo!
Sapete perché nessuna divisa ha reagito ?
Perché le divise hanno paura !!!
Le divise sanno che una reazione scomposta le porta in giudizio di fronte a un giudice che solitamente tendono a non essere molto comprensivi con la categoria degli sbirri che oltretutto si devono anche pagare di tasca propria un avvocato sperando in una assoluzione per essere con calma rimborsati dallo Stato che tante volte non riconosce nemmeno l’intera cifra sborsata.
Non crediate che sia giusto far lavorare con la paura di agire i nostri uomini perché questo ogni giorno di più autorizza chi deturpa le nostre città a considerarle territori franchi dove poter spadroneggiare in ogni modo e maniera.
La nostra indifferenza di cittadini che non si vogliono esporre, quella politica che pur di non prendere dura posizione sta autorizzando questi massacri, sta solo portando questo paese a smarrire se stesso e il concetto di bene e di male in una tempesta dove il disvalore di certe condotte non esiste più in un crescendo dove chi dovrebbe far rispettare le leggi si ritrova semplicemente a dover subire anch’esso la logica del sopruso.
Io purtroppo credo che in molti abbiano goduto di quello sputo verso quel vigile!!!
Non ho idea da uomo delle istituzioni, innamorato del proprio mestiere, come poter dire basta a tutto questo, forse l’unica soluzione è che dopo l’ennesimo “sputo” si decida semplicemente di trovare un posto tranquillo dove il peggio dell’insulto può essere quello di non trovare il caffè nella macchinetta durante la pausa.
In questa condizione che perdura da anni e non accenna a migliorare ma solo a peggiorare ci costringono ad abbandonare la nave….e si salvi chi può da quella logica capace solo di tutelare individui come quelli che si permettono di sputare sulle nostre divise e di distruggerci con la forza degli atti dovuti anche quando la lesione travalica spesse volte solo il nostro essere semplicemente servitori dello Stato.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

I numeri veri, per un buon Ferragosto a tutti

 

Ed è arrivato un altro ferragosto!
Ci stiamo preparando in queste ore alla passerella di personalità istituzionali pronte a pavoneggiarsi dietro quella cortina di ferro fatta di numeri e statistiche la cui veridicità tante volte risiede in freddi artifici contabili.
Così in questa estate dove persino i siti meteo evitano di esprimersi nettamente sulle condizioni del tempo per non far crollare gli introiti dell’industria del turismo con lo stesso meccanismo nelle prossime ore assisteremo alla querelle di chi ce l’ha più duro e più grosso anche se nello spogliatoio a verificare per davvero, solitamente, non ci entra mai nessuno.
Un estate bizzarra, a tratti falsa, così come i numeri dell’immigrazione, che si diffondono ma si sottacciono, così come la psicosi da contagio che sta affliggendo le forze dell’ordine impiegate nella più colossale ed epocale “invasione” dal nord africa verso l’Europa.
Anche lì poca è la chiarezza, tanto il clamore, evidente la speculazione, basterebbe forse raccontare le cose come stanno senza confondere le carte per evitare quell’imbarazzo che solitamente la verità di questi tempi comunque provoca.
Perché, è chiaro, lo smantellamento in atto delle forze dell’ordine, la destrutturazione selvaggia, la sottrazione di capacità sia in termini di mezzi sia in termini politici ha portato gioco forza a sacrificare indirettamente e forse non volontariamente anche la salute dei poliziotti che oramai a troppo stanno rinunciando non solo in termini professionali ma anche  e soprattutto in termini umani.
Al giro di boa di questa falsa estate, così come la sua propaganda a cui assisteremo, l’unico auspicio che possiamo fare che questa situazione cambi davvero, che i nostri agenti possano in qualche modo vedere riconosciuti almeno il diritto alla salute propria e dei propri familiari visto e considerato che se si possono trovare 35 euro al giorno ad immigrato non si capisce per quale motivo non si possano trovare gli adeguati mezzi per preservare un lavoro importante e cardine come quello svolto dalla nostra polizia.
Lasciamo fare i nostri sindacati, gli unici che forse possono fare davvero qualcosa, certo che se anche loro si riappropriassero di un po’ di credibilità non sarebbe tanto male, perché ormai troppe volte accomunati alla pura e cruda politica, quella a cui oggi nessuno crede più.
Dovremmo forse cercare anche sul fronte sindacale qualche rottamatore, uno vero però e non un semplice un abbaglio giunto dalle repubbliche precedenti.
Buon Ferragosto a tutti, sperando che almeno per voi sia il più vero e sereno di sempre.

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

La polizia è al servizio del cittadino (..) che ti guarda con disgusto!


Ti ho visto l’altra mattina, hai guardato con faccia sdegnata la macchina blu coi lampeggianti parcheggiata correttamente di fronte al bar. Ho visto il tuo sguardo stizzito e sdegnato di chi pensa “guarda questi pelandroni ruba stipendio, non fanno nulla dalla mattina alla sera e si fermano anche al bar ”.
Hai cercato il cellulare, volevi fotografare, ti ho visto puntarlo timidamente ma poi chissà cos’hai pensato, eri con la tua famiglia e certo non volevi rogne!
Con indubbio gusto mi sono immaginato invece il tuo disgusto, quello che solo la profonda ignoranza del pregiudizio è capace di suscitare, avrei voluto, che so, offrirti il caffè, o anche una colazione,  provare a farti capire cosa si cela dietro la pausa di una o più pattuglie insieme ma ho deciso che non ne valeva la pena.
Avrei provato, che so,  a spiegarti che era domenica, che tu stavi andando al mare, o che è natale e mentre gli altri festeggiano tu provi a mettere una pezza alle storture della società specie in quei giorni di festa dove le fratture delle famiglie aumentano e degenerano…fiato sprecato, dove non c’è scandalo non c’è interesse specie per te cittadino dal rotocalco facile.
Magari sei quella stessa che chiama al 113  arrabbiata, indignata o che manda la foto al giornale, perché tu si che conosci il senso della giustizia e che non ti capaciti nel vedere tre pattuglie ferme di fronte a una tazzina di caffè, perché solo degli indegni pelandroni possono permettersi tali lussi.
Con la criminalità che dilaga che cosa ci fanno qui tutti insieme….un vomito nel tuo sguardo!!!
Non ti fermi certo alla denuncia pubblica, quella che piace tanto a quelle trasmissioni scandalistiche che vanno tanto di moda, ti piace andare oltre e la polemica è il meglio di te!!!
Magari sei anche quella che quando ti ritrovi una pattuglia che ti ferma alle tre di notte sotto casa tua si stizzisce, che pensa e dice “ma come si permette, lo sa ? Io pago il suo stipendio, sono un onesto cittadino che paga le tasse” ….e allora le manderò una richiesta di aumento perché a quest’ora, per stare qui a vigilare sulla sua sicurezza mi pagano molto meno di quel che lei può pensare.
Non parliamo poi di quelli che invece cominciano a chiamare l’amico dell’amico dell’amico perché magari gli stai facendo una giusta sanzione amministrativa e provano a passarti il telefono – “vuole parlare con lei” – per farti desistere dall’insano gesto!!!
Tu, il massimo…perché non sai quanto mi piace vedere nel tuo sguardo gli occhi dell’impotenza, e ora senza amici come fai ????
Semplice, paghi come tutti gli altri!!!!
“Dura Lex Sed Lex”,  quella a cui ti riferisci quando sali anche tu sullo scranno del tribunale mediatico, quello che ormai basta e avanza per giudicare qualsiasi cosa che la cronaca passa!
Il peggio è quando magari sono avvocati, politici o sedicenti superiori… l’Italia dei furbi è solo quella che si ferma a prendere un caffè in divisa mica quella che vuole evitare la sanzione grazie al club degli amici.
Mio caro cittadino il luogo comune è una brutta bestia, la spersonalizzazione delle divise è una operazione pericolosa!!!
Togliere umanità a chi la divisa la indossa nel bene e nel male, anche quando sbaglia, rischia di vanificare qualsiasi buon proposito e disincentiva la voglia di fare per bene il proprio mestiere, quello che oggi continua a dare risultati solo per la strenua abnegazione di singoli Poliziotti e Carabinieri; perché quel sistema che anche col tuo pregiudizio hai contribuito a distruggere non andrebbe da nessuna parte senza chi come loro sacrifica i propri affetti per questa ingrata società.
Non continuerò a raccontare i tuoi peggiori aneddoti, caro cittadino sdegnoso, cercherò magari quelli in cui sei stato un po’ più clemente e ti sei ricordato, con un semplice “Grazie”  che in fondo anche chi indossa una divisa serve a non mandare tutto a rotoli.

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

 

 

DENUNCE DA SOCIAL – Poliziotti e Carabinieri troppo facili agli insulti

La vera sfida nell’era dei social media è comunicare.
Non è banale esprimere concetti, specie quando si trattano temi che dividono.
Ancor più complicato se si appartiene a una determinata categoria di individui che, per alcuni, appare difficile possa avere una onesta opinione.
E’ evidente da tempo che non vi è maturità nella comunicazione multimediale specie tra alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, non di rado infatti si vedono commenti durissimi nella pagine di settore con l’utilizzo di linguaggi discutibili e riferimenti culturali non certo universalmente condivisi che palesano quanto non sia ne semplice ne banale comunicare in maniera sicura attraverso i social network.
Alla ribalta nei giorni scorsi il “ Fatto Quotidiano” che riporta la notizia che ACAD (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) ha presentato un esposto denuncia alla procura per commenti offensivi rivolti ad alcune vittime delle forze dell’ordine in particolare Riccardo Magherini.  ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/01/magherini-denuncia-per-carabinieri-e-poliziotti-su-facebook-insulti-e-foto-del-duce/1079323/ )
Succede spesso di incappare in commenti durissimi che rasentano l’insulto tra le pagine dei social; non sempre proferiti da individui indossanti una divisa.
Solo contro le divise però ACAD ha inteso proporre querela ritenendo la questione molto più lesiva di quanto un comune cittadino senza uniforme  possa effettivamente perpetrare.
E’ giusta la meritoria azione di ACAD, nessuna vittima deve essere vilipesa, mi chiedo però se questo concentrarsi così fortemente contro i singoli individui appartenenti alle forze dell’ordine possa essere effettivamente positiva alla nobile causa intrapresa da questo sparuto gruppo di cittadini impegnati.
Perché com’è vero che nessuno deve essere offeso, specie se è vittima, ancor più forte deve essere la volontà di creare cultura positiva affinché certe espressioni infelici e/o denigratorie vengano contrastate non con il clamore della possibile repressione ma tramite iniziative volte non solo a non generare più vittime ma anche e soprattutto cultura del rispetto.
Perché certe espressioni sono spesso figlie dell’ignoranza di chi non conosce i fatti, di chi non vive in prima persona i drammi o che ha semplicemente scelto un modello culturale più confacente al suo modo di vedere il mondo, un mondo che può essere cambiato solo proponendo altri modelli, di sicuro non con la forza di un avviso di garanzia o un fascicolo penale.
Su di una cosa il “Fatto Quotidiano” ha ragione, bisogna cambiare le regole, aumentare la professionalità, la cultura umana e comunicativa dei singoli operatori di polizia, educarli anche alla comunicazione, al rispetto delle vittime a prescindere, addestrandoli tecnicamente se necessario  anche alla comunicazione via web.
Cultura genera cultura e ne distrugge altra, solo  così una società cresce…anche perché gli sbirri sono figli a tutti gli effetti di questo costrutto sociale e non di un dio minore.
Troppo semplice reprimere!!! Non è forse quello che si chiede ai reparti inquadrati di polizia durante le manifestazioni di piazza ?
Non si chiede agli uomini con il casco blu di comprendere il disagio senza essere violenti anche se sputati, picchiati, offesi da quelle masse disagiate ?
Non si rischia di speculare sulle contrapposizioni quando invece si vuole semplicemente costruire…?  o almeno così si vorrebbe…?
Perché violentare l’ignoranza degli sbirri con l’ignoranza della legge ? (La Legge diventa Giustizia solo con la forza della cultura, quella di cui anche le forze dell’ordine hanno bisogno!)
Siamo sicuri che la repressione di un’ aula di tribunale o di una indignazione popolare possa far comprendere alle divise l’importanza di quanto si comunica ?
Ci sono argomenti difficili da trattare e impossibili da accettare, la droga e il suo consumo è attualmente uno di questi,  ma non credo che iniziative come quella di ACAD  possano avvicinare e riconciliare…ma semplicemente dividere se non addirittura distruggere.

Michele Rinelli – In Giacca Blu