Pubblicato da: paroleingiaccablu | 11/06/2014

…ma la Giustizia sta da qualche parte ?


Clamoroso è lo scandalo che arriva da Varese e dalla sua procura, quei Carabinieri e Poliziotti che si dice avessero ucciso a botte Giuseppe Uva a seguito di un controllo da parte dei militari nel 2008 forse non sono colpevoli.
La richiesta del terzo PM che ha seguito il caso Uva, questa volta  di fronte al GIP, è stata quella del proscioglimento dal capo di imputazione di omicidio preterintenzionale.
Sono tre le toghe infatti che si sono susseguite nelle indagini sulla morte del povero Uva, una vicenda aspra e controversa che oggi sembra segnare un passo importante.
Il PM Dott. Isnardi, l’ultimo in ordine di tempo a sostenere l’accusa in aula,  ha rilevato con serenità di poter condurre in giudizio gli uomini in divisa per il solo reato d’abuso d’ufficio che nulla attiene, in termini giuridici, all’evento morte di Giuseppe Uva.
Una storia sofferta e controversa, una storia quella del 43enne di Varese piena di veleni, di accuse infamanti, anche di una presunta violenza sessuale subita durante l’azione delle divise, rivelatasi poi una emerita sciocchezza che, data in pasto ai media, non ha fatto altro che avvelenare per mesi il clima attorno a quella storia.
Aver prosciolto le divise fa oggi del dott. Isnardi una sorta di “traditore”, colui che ha interrotto una catena di eventi tragici e drammatici dove ogni volta che un esponente delle forze dell’ordine  veniva coinvolto in una storia di pestaggio o presunto tale lo stesso doveva, senza riserve, essere condannato preventivamente e duramente.
Non esiste il principio giuridico, almeno per le divise, della presunzione di innocenza, se indossi un’uniforme e qualcuno si fa seriamente male non ha alcuna giustificazione, sei uno sbirro e quindi sei un violento (PUNTO!).
Questa volta l’azione del giudice è stata dura, impopolare e risoluta, incoraggiato evidentemente  dai pochissimi dati oggettivi a sua disposizione così da preferire, così come sempre deve essere per tutti, la presunzione di innocenza alla distruzione preventiva mediatica dei presunti colpevoli.
I nostri uomini in uniforme sono già provati da bruttissime storie di violenza e infedeltà come nel caso Gugliotta a Roma dove 9 agenti del Reparto Mobile di Roma hanno deliberatamente picchiato, secondo la sentenza, un giovane che per caso passava nei pressi della loro camionetta, ma anche da quei casi dove l’azione operativa dei poliziotti si è incrociata con i mille limiti del destino, della sfortuna o forse dell’incapacità di gestione umana e tecnica di certe situazioni.
Questa volta a Varese non è stato possibile, almeno secondo la pubblica accusa, sostenere che gli agenti avessero percosso così tanto il povero Giuseppe Uva da portarlo alla morte, questa volta quella coscienza collettiva che vuole sempre le divise violente e portatrici di morte ha dovuto rinunciare a uno dei suoi principali mantra.
Certo dobbiamo aspettare la decisione del GIP che potrebbe anche portare comunque in giudizio i Carabinieri e Poliziotti coinvolti ma è un punto importante che è bene venga rilevato e discusso da tutti.
Mi chiedo però se è giusto gestire la giustizia mediatica  verso i poliziotti come fosse un mantra culturale da dover in ogni caso sostenere.
Si possono considerare le nostre divise solo ed esclusivamente uomini di pura violenza ?
Esiste una giustizia che deve stare solo ed esclusivamente da una parte sola per non risultare invisa a quella pubblica opinione che vuole scaricare sulle forze dell’ordine responsabilità culturali proprie ?
Si può chiedere ai giudici di stare sempre e solo da una parte come alcuni recenti commenti alla vicenda sembrano invitare ?
Perché se la giustizia è una barzelletta quando chiede di assolvere degli esponenti dell’forze dell’ordine come possiamo non ritenerla tale anche al contrario ?
La giustizia è giustizia non è un abito che piace o non piace.
…. esiste per caso il concetto che la giustizia stia da qualche parte ? …

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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