Pubblicato da: paroleingiaccablu | 29/05/2014

Le telecamere sulla divisa e la sindrome di San Tommaso

Ci sono alcuni eventi della recente storia delle forze dell’ordine italiane che hanno inevitabilmente cambiato il corso della storia.
Se nel panorama dell’ordine pubblico il principale è senza ombra di dubbio il famigerato G8 di Genova del 2001, nel complesso dell’attività quotidiana di pronto intervento la vicenda del povero Federico Aldrovandi sicuramente rappresenta un fortissimo e evidente punto di rottura.
Entrambe sono vicende gravi che hanno gettato grave discredito sull’operato delle divise, speculazioni sono piovute da ogni dove, la politica non è stata certamente a guardare, anzi, ha di certo contribuito, involontariamente(??), a fare uscire drammi umani dalle fredde mura di un’ aula di tribunale.
Se per l’ordine pubblico da quel 2001 la Polizia di Stato ha indubbiamente fatto tanto in termini di addestramento dei suoi uomini, sul fronte del pronto intervento, su quel servizio che i cittadini come Federico Aldrovandi possono richiedere al 113,  certamente è necessario fare di più.
Nella totale sfiducia che sempre di più i cittadini hanno nei confronti di chi veste una divisa certamente oggi assistiamo alla “sindrome di san Tommaso”, di quel “se non vedo non credo”, che tanti danni ha provocato grazie all’uso smodato della delazione attraverso “youtube” dove sono custoditi, spesso montati ad arte,  i migliori disastri della Polizia italiana e non solo.
Filmati che peraltro denunciano spesso il fatto, magari violento e spropositato, ma mai l’antefatto che certamente è necessario per capire il reale valore di una certa sequenza video.
Ci stiamo provando a correre ai ripari, infatti è recentissima la notizia che presto comincerà la sperimentazione delle telecamere sulle divise.
Inizieranno i Reparti Mobili, ossia quelli impegnati principalmente nelle manifestazioni di piazza, siamo fiduciosi sulla bontà dell’iniziativa ma il pregiudizio, al di la delle evidenze, quanto ci metterà ad essere combattuto ?
Gli altri settori operativi probabilmente aspetteranno, certo è che se nei più recenti casi di “Malapolizia”, dalla vicenda Cucchi a Uva, da Ferulli a Magherini e tanti altri che potrei citare, qualcosa in più su cui discutere davanti a un giudice effettivamente si sarebbe potuto avere se ogni agente avesse avuto la sua telecamera personale.
Non si può però credere, e sarebbe forviante, che le telecamere risolveranno tutti i problemi, le azioni di polizia necessitano di personale formato nella mente e nelle procedure, persone capaci di mantenere nella stragrande maggioranza delle situazioni rigoroso self control e padronanza delle tecniche, non fosse altro per il fatto che se non adeguatamente addestrati l’errore umano aumenta sensibilmente… solo l’esperienza non basta!
Purtroppo, è che sia chiaro, l’addestramento costa, costa fatica umana e economica, senza formazione le telecamere potrebbero diventare l’ennesima scusa per crocifiggere quelle divise che, per poca formazione, e quindi “incapaci”, scendono in strada e pregano di poter tornare a casa senza dover pensare a un avviso di garanzia; quell’atto dovuto che spesso distrugge la vita e intere famiglie ancor prima di essere dichiarati colpevoli.
E gli Italiani ?
Accetteranno il fatto che la violenza legittima nell’azione di polizia esiste o preferiranno sempre crocifiggere la divisa a priori anche quando sarà evidente l’inevitabilità di un’azione cruenta ?

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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