Pubblicato da: paroleingiaccablu | 12/10/2013

Poliziotti in manette, lo sfogo di quell’amara sensazione che troppo è ormai cambiato!


Scoraggiamento, frustrazione, delusione, senso di smarrimento, credo siano questi i sentimenti che i poliziotti della Questura di Bologna possono esprimere in questo lungo periodo che vede abbattersi, una dietro l’altra, situazioni spiacevoli che mai dovrebbero colpire uomini in divisa. Se pur nel piccolo le sentenze si criticano, le voci si rincorrono, la delusione si fa strada tra le mura della Questura, credo però che al di là dei logici sentimenti di rabbia e scoramento umanamente tollerabili, visto il fiume di fango che regolarmente viene riversato sugli agenti della polizia bolognese, imperativo sia chiedersi perché e cosa manchi a questi uomini in giacca blu che quotidianamente si mettono in discussione per dare più sicurezza ai cittadini del capoluogo emiliano.

Dalla vicenda di Martina, la ragazza colpita gravemente al volto durante una manifestazione di piazza, all’arresto di quattro agenti delle volanti, accusati di sequestro di persona e rapina nei confronti di alcuni spacciatori, passando per quell’ufficio immigrazione in cui qualcuno si divertiva a corteggiare in maniera disonesta alcune donne immigrate per finire all’arresto del superpoliziotto Giovanni Preziosa che si sperava fosse la fine di un ciclo negativo senza precedenti. Questa mattina però l’ennesima notizia, due agenti delle volanti sono stati condannati a 2 anni e 3 mesi in primo grado per aver, secondo le accuse, esagerato in una perquisizione e a seguito di questa non hanno redatto il relativo verbale. Tutte queste vicende in soli due anni fanno il paio con altre dure questioni che colpiscono ad esempio la questura di Roma dove tre appartenenti alla locale Questura sono stati accusati e arrestati per l’infamante reato di violenza sessuale nei confronti di una detenuta ai domiciliari. Una questura quella di Roma che da tempo sembra subire una pesante ripulita da situazioni sgradevoli.

Sono sempre stato molto autocritico nei confronti di me stesso e nel lavoro cerco di esserlo nella medesima maniera mantenendo sempre un profilo bassissimo con il rischio quasi di non riuscire nemmeno a farmi rispettare da chi viene a contatto con me durante il servizio. Necessità questa che, a leggere la cronaca, sembra oltre che imperativa assolutamente dovuta considerato che è diventato sin troppo facile mettere in discussione l’operato degli agenti della forza pubblica i quali, pur di evitare contrasti dalle imprevedibili conseguenze giudiziarie, progressivamente abbassano la determinazione a far valere non solo la loro funzione ma anche la propria dignità consentendo sempre di più e sempre più spesso insulti gratuiti al loro indirizzo. Si è entrati così all’interno di una spirale dove le offese, ad esempio, si preferisce tollerarle perché in fondo una denuncia in più o in meno per certi soggetti pluripregiudicati non cambierà il corso della loro vita cosa che, per un agente di polizia al contrario, la differenza la può fare eccome!!!

Sono certo essere in atto una sorta di rivoluzione culturale e sociale che ci sta facendo precipitare inesorabilmente tutti verso il basso e che per contrastarla non solo è necessario rimboccarsi le maniche ma ricominciare tutto restituendo ai cittadini e ai poliziotti la possibilità di credere in qualcosa o comunque in quella legge e in quello Stato che dovrebbero essere i primi custodi di certi valori.

L’invito che forse dovremmo farci, noi uomini in divisa, e di non rinunciare a tutto, di continuare a credere che tutto questo ha comunque un senso e che certe sentenze non potremo mai capirle sino in fondo perché la stragrande maggioranza di noi non può disporre di quei documenti capaci di darci una visione di insieme. Necessario però è chiedere a chi può intervenire un sussulto di orgoglio, un moto per riprendere in mano la situazione in generale perché queste continue lingue di fango sviliscono l’ardore umano di chi ogni giorno mette il cuore, l’anima e la propria stessa vita, sacrificandola ai propri affetti, per un lavoro che ancora in tanti percepiamo come una missione, una continua e strenua lotta impari contro i soprusi quotidiani che la cittadinanza subisce ma che diventa un’ amara realtà quando, regolarmente e sempre più spesso, qualcuno di noi viene colto in fallo e sommerso dal fango su questioni che possono colpire anche chi, in fondo, ha sempre cercato di lavorare nel massimo dell’equilibrio e della trasparenza.

In questo personale urlo di dolore che la passione per questo lavoro genera chiedo solo più attenzione affinché determinati inciampi non siano percepiti dalla cittadinanza come la norma di riferimento ma l’eccezione, l’unica e rara eccezione che conferma la regola.

…scusate, in fondo sono solo un uomo!

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. forza ragazzi la verità viene sempre a galla,sono con voi

  2. La verità può anche essere scomoda, può anche esser contro di noi (uomini e donne in giacca blu), ma non si può e non si deve, come purtroppo accade sovente, additare l’intera categoria. L’esempio cerchiamo di darlo, ma fa più notizia un poliziotto corrotto, stupratore ecc. o uno che ogni giorno fa il suo lavoro con rettitudine?!

    • purtroppo poche mele marce rovinano le persone oneste

  3. ……si è mai pensato che per questi poliziotti, cosi detti “pecore nere”, oltre a quello che stanno subendo, non ci sia una volontà di toglierli di mezzo perchè durante il servizio davano troppo fastidio?


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