Pubblicato da: paroleingiaccablu | 09/10/2013

L’illegalità di un paese che cola a picco passa da Lampedusa e da quei morti di cui in fondo non interessa a nessuno!

Rincorriamo, ancora scossi, sentimenti di redenzione; quelle bare silenziose, tutte allineate, con quel fiore, simbolo di una pietà tardiva, urlano sdegnate l’ipocrisia che ancora troppo aleggia lungo tutto lo stivale.
Si rincorrono al capezzale della tragedia capi di stato, segretari di partito, esponenti politici, di quella politica distante, capace solo di preservare se stessa, non certo chi si pone su un barcone instabile a rischio della propria vita per raggiungere una terra promessa che, in fondo, non c’è.
E’ sempre più amaro il triste teatrino e ora siamo alla rincorsa pur di slavarci le coscienze per avere per anni considerato i disperati dei delinquenti, persone che per il solo fatto di essere clandestini la legge considera al pari dei galeotti.
In verità il reato di clandestinità non è mai stato davvero preso sul serio, la stragrande maggioranza di questi “criminali” non ha mai visto un sol giorno di carcere, a parte rarissime eccezioni.
Stucchevole è oggi vedere questi politicanti battersi il petto, un mea culpa che serve probabilmente ad alleggerire le innumerevoli colpe di un paese che pur di non gestire seriamente e pragmaticamente un problema serio come l’immigrazione si è inventato leggi che nella sostanza sono sempre state inapplicabili.
Non ci voleva certo questa immane tragedia per sostenere che la legge “Bossi – Fini” è un mostro costoso e inutile dal punto di vista della gestione amministrativa perché inutile è denunciare penalmente un clandestino se questi ritorna, dopo poche ore dal fermo, a ripopolare le strade delle nostre città, producendo così inutile e costosa burocrazia.
Una sostanzialità, quella dell’attuale legge sull’immigrazione, quasi inesistente, almeno sul piano della effettiva sanzione penale, molto meglio, forse, sul piano delle espulsioni effettuabili attraverso i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione Ex CPT)quando e se con i paesi di origine delle persone “ristrette” esistono accordi bilaterali per i rimpatri.
Sarebbe ora, al di là delle facili polemiche, di smetterla di prenderci in giro con numeri finti, arresti, denunce, carcerazioni, espulsioni relative al reato di clandestinità, sono spesso artifizi contabili che nella sostanza non risolvono il problema e che anzi tendono ad aggravarlo proprio perché, in regime di clandestinità, moltissimi stranieri vengono favoriti a vivere nell’illegalità.
Del resto se non sei nulla per il paese che ti ospita ancora meno hai da perdere e non sarà uno scippo, una rapina o un furto in qualche appartamento a peggiorare la tua condizione sociale o umana.
Infatti la criminalizzazione e la volontà di mantenere nell’illegalità queste persone è stimolo fortissimo a delinquere.
Ricordo i tempi in cui i cittadini provenienti dalla Romania invadevano le nostre strade e nottetempo non vi era servizio di pattuglia che non fosse caratterizzato da un inseguimento di autovetture rubate con a bordo cittadini Rumeni che trasportavano refurtiva.
Il giorno dopo l’entrata della Romania tra i paesi Schengen, progressivamente e in maniera esponenziale, rintracciare cittadini Rumeni dediti ai furti a bordo di autovetture rubate diventava sempre più sporadico e sempre più difficile, sintomo che, evidentemente, legalità porta legalità e l’accettazione di un’ etnia all’interno di una comunità, come quella Europea,  con tutte le tutele che essa determina, aveva provocato non solo un senso di appartenenza ma un motivo in più per rispettare le leggi del paese ospitante.
Con questo non voglio dire che il problema immigrazione lo possiamo risolvere con la regolarizzazione di massa di tutti i cittadini irregolari ma se potessimo analizzare certi numeri e certe statistiche forse, attraverso oneste e ragionate politiche di regolarizzazione, si potrebbe aprire uno scenario positivo.
La giustizia non può e non deve passare da sanatorie, indulti o amnistie svuotando di fatto il vero senso della sanzione  penale però, e mi duole dirlo, per ritornare a essere autorevoli e pretendere di più dalla popolazione domiciliata in questo paese, italiani compresi, è necessario ricreare le condizioni affinché tutti abbiano timore e soggezione delle leggi perché è sbagliato risolvere tutto con un foglietto di carta di cui, forse, discuteremo nel merito in qualche aula di tribunale tra 3 o 4 anni.
Basta ipocrisie, basta indulti, sanatorie, buonismo perché quel barcone colato a picco con decine e decine di morti è l’Italia di oggi, quell’Italia che certo, se continua così, non è detto possa trovare una scogliera su cui aggrapparsi ad aspettare un “parbukling”.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Lampedusa è una tragedia annunciata fintanto arrivano in 500 in una barchetta di 20 metri


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