Pubblicato da: paroleingiaccablu | 21/09/2013

Protocolli operativi, Poliziotti mai più soli!

Non salta agli occhi delle maggiori testate giornalistiche, non viene data enfasi sugli organi di informazione a livello nazionale ma da qualche giorno tra le mura del Viminale un gruppo di alti funzionari si sta organizzando per istituire delle commissioni per la stesura di protocolli operativi per i servizi di polizia.
La domanda che qualcuno legittimamente dovrebbe farsi sarebbe “perché la polizia non ha protocolli operativi ?” .
La situazione in realtà non è così allo sbando ma non è nemmeno rigidamente normata, infatti nella cultura delle forze dell’ordine esiste sicuramente tutto ciò che deriva dal codice penale e dai suoi articoli, esistono delle procedure di formazione attuate dagli istruttori all’interno degli istituti di istruzione ma non esistono protocolli intesi come procedure rigidamente standardizzate che se attuate in sequenza scriminano l’operato di chi agisce in un contesto emergenziale.
Così infatti se un medico opera un paziente nelle more delle procedure standardizzate di intervento lo stesso non verrà ne condannato ne indagato, in caso di decesso, per omicidio colposo.
Un poliziotto, al contrario, non avendo specifiche procedure di intervento ma solo gradualità di azione determinate dall’esperienza, dal contesto, dalla percezione della comunità in cui opera, facilmente potrà subire un azione penale lunga, dispendiosa e assai avvilente per la propria professionalità anche se ha agito tra le pieghe di quelle poche scriminanti che il codice penale mette a disposizione lasciando un amplissimo e pericoloso spiraglio interpretativo a chi dovrà iniziare nei suoi confronti un’ azione penale.
Casi di cronaca molto tristi, se fossero stati confortati da rigidi protocolli, forse nemmeno sarebbero balzati agli onori della cronaca; certe rigide regole di intervento vanno non solo a tutela della cittadinanza ma anche e soprattutto di quei operatori della forza pubblica che troppe volte si ritrovano in empasse di difficile risoluzione perché nessuno ha mai detto loro, al di là delle tecniche operative nude e crude, quali devono essere le procedure standard e gradualmente attuabili per arrivare alla risoluzione di un intervento di routine.
Si aborrisce la gratuita violenza ma il generico “vincere una resistenza”, così come inquadra il codice penale, lascia troppa libera interpretazione a chi un domani andrà a leggere la nuda carta, quella carta che troppo spesso vibra tanto quanto vibra l’impietoso processo sommario della pubblica opinione.
Quella routine non può quindi essere affrontata solo con il buon senso personale anche perché, è evidente nella cronaca, non tutti gli operatori ne sono dotati .
Ringraziamo quindi il neo Capo della Polizia Prefetto Pansa per l’attenzione che tramite i sindacati sta dedicando alla materia.
Ci auspichiamo una vera rivoluzione nel settore sperando che le commissioni non solo lavorino nel massimo della serenità politica possibile, visti gli argomenti delicatissimi sul tavolo, ma che le stesse possano fornire un contributo competente e davvero attuabile nella quotidiana vita operativa. Ci auguriamo che quel gruppo di lavoro possa essere composto non solo da quei validi istruttori che tutti gli istituti di istruzione della Polizia di Stato hanno al loro interno ma soprattutto da quei operatori di provata esperienza quotidiana che ben conoscono, nella realtà pratica, le difficoltà che si incontrano nell’affrontare un esagitato, un rapinatore ma anche un minore o una donna abusati.
Ci auspichiamo anche che questi protocolli non diventino lettera morta o una di quelle solite circolari improntate più a scaricare la responsabilità dei vertici che a rendere reale servigi al cittadino perché vi è enorme bisogno di ritornare a essere credibili come poliziotti ma soprattutto come professionisti della sicurezza.
Non dimentichiamoci però la conseguente fornitura di adeguate risorse in termini di addestramento che da anni sono deficitari tutti i corpi del comparto.
La sicurezza non si fa solo stando insieme, così come il noto slogan, ma anche fornendo validi strumenti e equi finanziamenti per la formazione di chi, con passione e professionalità, veglia sulla sicurezza di tutte le famiglie italiane.

 

Per la pagina Facebook – Movimento Poliziotti – Michele Rinelli

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Responses

  1. Io aspetterei di vedere il “lavoro”finito…

  2. Sarebbe una svolta epocale, non attuabile con i politici che abbiamo in questo momento storico, ci vuole molto coraggio…

  3. i poliziotti per fare il loro lavoro devono avere tutti gli strumenti necessari e adatti

  4. Innanzi ad una società in perenne cambiamento, ancora stiamo aspettando una legge seria ed organica sull’istituto della legittima difesa nel suo insieme, se non si parte da questo punto non possono essere redatti ne protocolli ne procedure.
    Infatti a tutt’oggi l’eccesso di legittima difesa incombe su tutte le azioni dei cittadini sottoposti ad un’aggressione, siano essi tutori dell’ordine, che semplici cittadini. Tale situazione risulta deleteria per tutti gli attori dei vari episodi di cronaca ai quali assistiamo quasi quotidianamente, infatti, dubito che qualcuno, anche facinoroso, si sarebbe potuto sorprendere della reazione dell’operatore se i fatti di p.zza Alimonda si fossero svolti anche solo nella civilissima Germania.


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