Pubblicato da: paroleingiaccablu | 08/08/2013

Dall’ “Abuso di Polizia” all’ “Abuso Mediatico”…nel mezzo la morte della giustizia!


Ci sono eventi la cui reale portata non è un semplice fatto di cronaca ma una vera e propria tragedia, fatti per cui non dovrebbero esservi alcun tipo di speculazioni ma solo gesti volti a garantire che certe situazioni non abbiano più a ripetersi.

Tra questi la cronaca include drammaticità che ormai fanno parte a pieno titolo della cronaca nera del nostro paese, tragedie come quella di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva non sono solo eventi luttuosi ma drammi di cui la cronaca giornalistica ci ha fatto dimenticare la reale portata umana. Le loro vicende hanno di fatto contribuito a far nascere in Italia quel filone giudiziario chiamato “Abuso di Polizia” dimenticandoci , oltre a tutto l’odio che certe speculazioni mediatiche generano, che quei carnefici e le loro famiglie hanno anche loro una storia di sofferenza determinata da quelli che saranno gli errori e/o abusi successivamente riconosciuti e che sconteranno anche se ritenuti innocenti.

Purtroppo la lista degli abusi o presunti tali rischia di allungarsi enormemente e i giornali di ingrossare le fila di quei più o meno noti commentatori che non vedono l’ora di confutare anche da queste notizie le più assurde tesi su  quella cultura criminale che permea in ogni ramo delle forze di polizia.

L’ultima in ordine di tempo ci arriva dalla Liguria, dalla Stazione Carabinieri di Riva Ligure, tre militari dell’Arma a seguito di un arresto, secondo l’accusa, hanno maldestramente immobilizzato uno spacciatore  Tunisino tanto da provocargli la morte per asfissia.

Un presunto abuso che richiama fortemente la fine di Federico Aldrovandi per cui recentemente i Poliziotti di Ferrara accusati di quell’omicidio colposo hanno finito di scontare la pena, una tragedia quella del povero Federico che rappresenta per le divise un vero e proprio spartiacque e che ha provocato enormi riflessioni in chi si ritrova a gestire persone esagitate in stato di fermo.

Riflessioni che non possono non aver fatto anche i tre Carabinieri Liguri che si trovano oggi sul banco degli imputati, riflessioni che non sono però aiutate dal PM titolare delle indagini che all’indomani del deposito della perizia medico legale sul  povero Bohli Kaies, così si chiama la vittima,  ha dichiarato che lo Strato si deve far carico di questa morte e che dobbiamo chiedere scusa alla Tunisia per quanto accaduto. (http://www.sanremonews.it/2013/08/06/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/santo-stefano-al-mare-e-stata-scoperta-la-causa-del-decesso-di-bohli-kayes-il-procuratore-cavallo.html#.UgOtQ6xcWBS )

Durissime le parole del PM Cavallone della Procura di Sanremo, parole appassionate  di chi certamente sta spendendo tutto se stesso per la verità ma che forse trascendono da quelle che dovrebbero essere le ragioni di opportunità, in fondo prima di chiedere scusa a uno Stato estero non sarebbe opportuno capire cosa sia successo davvero ? Chi e perché qualcuno ha sbagliato ? Vogliamo forse tornare ai tempi dei processi sommari aiutati dai tribunali mediatici ?

E’ difficile essere sereni quando una pubblica accusa che, in quanto pubblica dovrebbe essere ad interesse della collettività, si pone così duramente nei confronti di tre indagati. Preoccupa, chi tra le divise lavora in strada, l’atteggiamento mediaticamente sbrigativo(??) di chi ancora deve far passare il fascicolo sotto la lente di un giudice terzo e che deve anche raccogliere le prove  a discarico di persone che  per ora appaiono gli unici colpevoli di questa grave vicenda. Personalmente ho  molti dubbi su quanto sia opportuno uscire sui giornali con frasi così nette nei confronti di tre indagati di cui non si sa ancora in che termini hanno sbagliato.

Chi delle divise lavora in strada, legge certi articoli, vede come si divulgano certe questioni alla pubblica opinione e che spesso vengono additati  subito colpevoli  si pone molte domande e sempre più spesso decide di lavorare dentro quel minimo per cui non cadere nel reato di omissione – il “Chi me lo fa fare ?” del resto è sempre in agguato – .

Non me la voglio prendere con il dott. Cavallone che spero essere una persona capace e competente, di questi tempi e per altri fatti certamente legati alla politica nazionale,  è facile sparare a zero sui giudici, persone come tutti noi; del resto anche loro sono figli di un clima e di un sistema che deve cambiare, che deve riformarsi perché queste parole hanno il peso di una sentenza su una tragedia che il nostro sistema non fa scrivere ai Pubblici Ministeri, qual è il dott. Cavallone, ma alla Magistratura Giudicante in ben tre gradi di giudizio. Non è il pensiero del PM il problema, lui forse deve pensare che sono colpevoli altrimenti non avrebbe senso il suo lavoro,  ma il peso che certe parole hanno se date in pasto ai giornali e alla pubblica opinione.

Per questo sono molto  preoccupato per la salute reale di questa nostra giustizia a cui, nonostante tutto, voglio ancora credere. Che sia fatta giustizia, né mediatica né sommaria!

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. …CERTO, CHIEDIAMO SCUSA ALLA TUNISIA COSI’ CI RIDONO IN FACCIA….LORO LO AVREBBERO TRITATO SENZA PROCESSO

    • Secondo me visto che di uno spacciatore stiamo parlando le scuse le accettano molto volentieri sopratutto se accompagnate da un lauto assegno versato dallo Stato x solidarietà ( tanto alla faccia di tutti all’estero noi siamo quelli che pagano sempre)

  2. collega ti quoto in tutto

  3. abbiamo il governo e i vostri capi che non vi proteggono, vi lasciano in mano al linciaggio di alcuni facinorosi, che non vogliono essere controllati, vogliono fare quello che vogliono e mettere a ferro e fuoco il paese


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