Pubblicato da: paroleingiaccablu | 30/06/2013

“Legittima difesa” VS “Atto dovuto” – Quando difendersi diventa reato!


La cronaca si muove veloce ed impietosa, la violenza sempre più dura e incontrollata attanaglia le nostre città senza soluzione di continuità e noi, uomini in divisa  che siamo attori protagonisti dell’evolversi della cronaca e della società, ci chiediamo sino a quanto ancora ci potremo spingere.

Le immagini shock provenienti dalla Germania hanno visto su queste pagine lo snocciolarsi di dure contrapposizioni, durissime critiche a chi nella grande Germania evidentemente non si scandalizza se uno sbirro preserva la sua incolumità e quella dei suoi concittadini con metodi che in Italia definiremmo semplicemente assassini, sbrigativi, violenti e fascisti.

Ma se da un lato la teutonica intransigenza garantisce forse una maggiore certezza del diritto del cittadino a sentirsi sicuro tra le strade della propria città dall’altro, in Italia, questo diritto sembra ogni giorno di più affievolirsi a favore di quel garantismo che ha demolito quello che dovrebbe essere  un diritto naturale di qualsiasi persona ossia quello di poter stare sicuro dentro la propria dimora.

La recente tragica cronaca di morte, figlia di quella naturalezza con cui certe persone entrano furtivamente nelle case degli italiani come se entrassero dentro a un centro commerciale a fare compere, ci arriva da Roma, un imprenditore di 81 anni spara e colpisce a morte il membro di un terzetto di rapinatori rumeni entrati nella sua villa per svaligiarla. ( http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/articoli/1103310/reagisce-a-rapina-e-spara-a-uno-dei-ladri.shtml )

L’esperienza, non certo leggera a livello emotivo per chi la subisce, si conclude con l’abbattimento di un ladro morto a colpi di pistola esplosi dal proprietario di casa. Egli dichiara infatti che i rapinatori erano armati, avevano imbavagliato e legato la moglie a una sedia e che i suoi colpi, sparati a scopo intimidatorio, hanno però mortalmente attinto uno dei malfattori.

Sappiamo bene quanto il nostro diritto sia estremamente duro con chi uccide anche in circostanze di questo tipo perché il bene vita è un bene primario che non può essere sacrificato di fronte ad alcun tipo di patrimonio aggredito anche se vorrei vedere con i miei occhi la reazione umana di  chi ha scritto certe leggi in una analoga situazione.

La ratio con cui si applicano e si sono decise certe norme ricalcano un principio assolutamente condivisibile, non possiamo ridurre le nostre private dimore a piccole fortezze da difendere a colpi di pistola così come non si può tollerare che la vita umana valga meno di una manciata di gioielli.

Il problema però è che a fronte di una aggressione cruenta troppo spesso non seguono condanne esemplari, quale cittadino oggi si sente sicuro nella propria casa perché certo che, se aggredito tra le proprie mura, un giudice un giorno  riuscirà a buttare via la chiave della cella di chi ha proditoriamente colpito la serenità di una famiglia ?

Vedete, il problema è che l’Italiano non è cresciuto nel Far West, l’Italiano non è assetato di sangue, le armerie non sono luoghi di ritrovo di famiglie medio borghesi, il problema è che l’Italiano  non si sente tutelato da questo sistema e ha cominciato a tollerare e ad applaudire chi a seguito di gravi fatti come quelli accaduti recentemente a Roma si difende con le armi  da vili e spesso impunite aggressioni.

Se il sistema giustizia non comincerà a fornire una giusta risposta a persone come la pensionata imbavagliata e rapinata nella capitale  in molti cominceranno a pensare – in realtà già lo pensano –  che l’atto dovuto, le indagini, gli accertamenti sul pensionato che ha difeso l’incolumità della sua famiglia non sono espressioni di un giusto ed equo diritto ma l’accanimento di un sistema che non percepisce le reali esigenze del cittadino e che crede, forse e spero erroneamente, che chi giudica e chi indaga mai potrebbe subire ciò che quell’anziano imprenditore e sua moglie hanno vissuto.

Sono tanti gli atti dovuti verso coloro i quali sono stati vittime di gravi fatti perché ritenuti responsabili di reato a loro volta per non aver proporzionato adeguatamente la difesa alla originaria aggressione ma è bene stare attenti perché il popolo percepisce sempre di più queste persone come eroi al contrario di giudici, poliziotti e magistrati figli di un meccanismo che tutela solo i delinquenti ….e questo signori non può e non deve accadere!

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Io credo che vada capovolto il principio enunciato nell’articolo:
    Le case devono diventare fortezze insepugnbili ed il furto deve essere punito anche con la morte del reo se necessario.
    Diversamente le persone oneste sararnno sempre in baliza dei delinquneti che non pagano mai il dovuto con tutte le amnistie e le garanzie che offre oggi la Giustizia Italiana!

  2. Non sono d’accordo con l’idea che le case debbano essere “fortezze inespugnabili”. Io voglio tornare a lasciare la chiave sulla porta di casa, come si faceva fino a poco fa.

  3. Per me la colpa è anche delle Forze Politiche e delle Forze di Polizia che con i loro Sindacati non fanno pressione e non scioperano (ci sno vari tipo di sciopero tra cui quello bianco che non sono contro la legge) per chieder eil capovolgimento delle leggi. La questione leggittama difesa divede diventare un discorso europeo. Se in Germania è possibile spaare al reo deve essere possibile nche in Italia!


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