Pubblicato da: paroleingiaccablu | 07/06/2013

C’è sempre un perdono anticipato da dover manifestare!

Ci sono vicende che la cronaca ci impone o forse riesce ad imporre al grande pubblico perché portatrici insane di quei conflitti, mai davvero affrontati, mai davvero sopiti o forse, più semplicemente, strumentali a un certo fine, a una certa situazione.

L’arte del contestare, diciamolo pure, avviene in maniera sempre più diretta e sempre più violenta, anche nel linguaggio e non riesce più a essere contrastata da quella autorevolezza che forse, taluni contesti, necessiterebbe.

Si sono aperti degli squarci enormi, come se tutto il sistema Italiano, specie in riferimento a determinate vicende, soffrisse di una incapacità di fondo che, anche se non accertata viene, a prescindere, anticipata.

Siamo tutti scossi e amareggiati per la vicenda di Stefano Cucchi, morto qualche giorno dopo il suo arresto  nella capitale. Un uomo che muore quando è nella custodia dello Stato è un fallimento, una tragedia, un evento che deve far riflettere attentamente e per il quale le responsabilità, quando vi sono, devono essere contestate con la massima precisione.

Sono vicende queste che segnano, deturpano, inquinano il rapporto tra le istituzioni e i cittadini ma se queste devono concludersi con aspre polemiche così da imporre sulla pubblica opinione che l’unica verità possibile è quella che caldeggiano i familiari, significa che i rapporti con le istituzioni non solo sono inquinati ma sono completamente distrutti.

La vicenda Cucchi, che vede solo i medici colposamente responsabili di quella morte, almeno nel giudizio di primo grado, risente quindi di questa rottura perché se un giudice sentenzia in “diritto e coscienza” per quale motivo quella sentenza dovrebbe invece ricalcare il solo sentimento della pubblica opinione ? Non esistono forse i giudici ad evitare che la giustizia del popolo non diventi di fatto giustizialismo ? E’ forse il giustizialismo che si desidera  per determinate persone ?

Nonostante questo la levata di scudi di chi ritiene che una buona giustizia sia solo quella che ricalca i sentimenti della massa e non quella scevra e superpartes di una toga provoca agli alti vertici delle istituzioni il sussulto di ministri e sottosegretari, che si accalcano a rintracciare i familiari, a esprimere vicinanza, a mettere così  la loro faccia in primo piano per disinnescare la bomba del sentimento popolare, come se quella sentenza sia di fatto l’altro volto di quel  fallimento iniziato con la morte della giovane vittima.

Una giustizia la nostra che peraltro gode di ben tre gradi di valutazione, perché esprimersi subito con così viva vicinanza ? Quante persone in analoghe e anonime vicende rimangono nel loro insoddisfatto silenzio ? Non meriterebbero forse anche loro la telefonata di qualche ministro ?

Analoga situazione è purtroppo accaduta a Terni, ancor prima che si potesse sapere come si fosse giunti allo spiacevole  ferimento del sindaco della città, schieratosi giustamente con i suoi concittadini operai, sin da subito, sempre per disinnescare quella miccia e quella indignazione che ormai attanaglia tutta la pubblica opinione, le telefonate di rassicurazione hanno anticipato quella necessaria ponderazione che taluni eventi, forse, dovrebbero portare con se, con  il naturale messaggio che chi ha agito nel difendere l’ordine pubblico ha sbagliato a priori!

La sensazione, purtroppo, è che le istituzioni, tutte, abbiano sempre qualcosa da farsi perdonare, sempre qualche situazione da dover giustificare anticipatamente come se nessuno si volesse prendere la responsabilità che, certe regole, certe questioni, non rispecchiano più il volere dei cittadini.

Al posto di modificare quelle leggi o quei regolamenti che non soddisfano così il sentire comune  si preferisce svuotare, con certe telefonate, l’autorevolezza di chi svolge, con estreme difficoltà, il difficile lavoro di gestione delle storture della società.

Cosa gestiscono del resto i giudici quando scrivono certe tragiche sentenze o i poliziotti quando respingono masse di lavoratori preoccupati e giustamente disperati se non l’incapacità del sistema di prevenire certe drammatiche questioni ?

Onestamente mi auguro che tutte le istituzioni ritrovino la massima efficienza e autorevolezza ma non saranno le telefonate dei più alti vertici ministeriali alle singole “vittime” a disinnescare quella sfiducia e quel malcontento che ogni giorno di più fa dire a tutte le divise e forse anche a certe toghe “…ma chi ce lo fa fare!?!”

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. ottimo articolo , anche se temo che il finale sul chi ce lo fa fare sia ..ottimista


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