Pubblicato da: paroleingiaccablu | 18/05/2013

Sentenze e percezioni, attenzione alle piazze, gli operatori non possono avere paura!!

Vi sono situazioni dove gli agenti delle forze dell’ordine si sentono traditi dal sistema, come vessati, come se lo stesso dovesse tutelarli a prescindere magari perdonando azioni e situazioni che dallo stesso non possono non essere censurate.

Alla base di questo equivoco è facile vi sia un aspetto culturale da non sottovalutare; che sia indotto o innato non importa ma  una certa parte di appartenenti alle divise ritiene che gli organi inquirenti debbano mantenere un profilo più leggero nei confronti di chi, tra gli appartenenti alla forza pubblica, commette reati.

Appare chiaro che certe benevolenze non si possano riferire ad azioni criminali sganciate dalla propria attività quotidiana ma a quelle più specificatamente legate invece al lavoro di tutti i giorni, quelle che, magari sulla prima linea, si verificano per un “dolo indotto” dal proprio ruolo.

Credo sia pacifico che chi, non curante della propria e necessaria professionalità, si macchi di reati debba essere condannato, censurato dal sistema che  sembra che ogni giorno che passa deleghi sempre di più all’ultimo dei suoi uomini la responsabilità di azioni decise a livello più alto . “L’ultimo” che percepisce forse erroneamente questa situazione prima o poi comincerà a pensare, a furia di vedere suoi colleghi condannati, che la miglior difesa da certe difficili situazioni sia il “non facere” senza cadere nella palese omissione.

Sono tanti, e alcuni anche recentissimi, i fatti legati ad azioni, specie in contesti di piazza, dove l’azione pianificata ad altissimo livello ricade pesantemente  sull’ultimo dei “soldatini”… con figli e mutuo da mantenere.

Procedimenti penali che non solo mortificano l’operatore di polizia ma distruggono non solo la sua vita economica e professionale ma anche la capacità mentale di ben operare in contesti paralleli e successivi, chi di voi  pagherebbe anche solo indirettamente le responsabilità che si ritiene essere per lo più della catena di comando ??

Se vogliamo moltissimi agenti della forza pubblica, per esempio a seguito dei fatti del G8 di Genova, ha subito questo perverso meccanismo  e altre sono state le successive sentenze che hanno riconosciuto all’ultimo dei “manganellatori”  responsabilità  importanti rispetto all’intera azione decisa ai più alti livelli….o almeno questa è la percezione della base.

Perché, è bene dirlo, in quello spirito di gruppo che i reparti inquadrati devono necessariamente avere in situazioni di duro scontro di piazza è facile che l’ultimo degli agenti, condannato magari a pene detentive, si senta per questo motivo indebitamente colpito, generando negli altri quel sostegno corporativo basato anche su percezioni errate.

Da quelle percezioni errate però bisogna partire per non far collassare il sistema, per fare in modo che quella legittima giustizia e quelle stesse sentenze non distruggano la capacità del sistema di tenere salda la struttura democratica del paese. Perché il singolo, di certe sentenze, ha paura!!!

Cosa accadrebbe se a seguito di quella errata percezione da parte dei componenti dei reparti inquadrati gli agenti cominciassero a non agire più ?

Chi difenderebbe cosa ? Quanto pagherebbe in termini di sicurezza pubblica questo paese se non si intervenisse per far intendere alle divise che certe sentenze non sono semplici ritorsioni del sistema ma equo e giusto intervento della giustizia ?

Del resto non è un segreto che talune sentenze vengano viste dagli operatori come una risposta sommaria di un certo potere magari in imbarazzo anche se esse in realtà sono solo la giusta risposta a un errore commesso non solo dall’ultimo degli agenti.

Come fare però con chi quell’errore l’ha materialmente commesso affinché non si senta un capro espiatorio trascinando tutti gli altri nella medesima sensazione ?

Credo sia necessario intervenire in questi termini, il paese si avvia a una stagione difficile che necessita che le forze migliori, quali sono le forze dell’ordine, specie quelle impiegate nell’ordine pubblico, si sentano equilibratamente appoggiate, difese, sostenute da quella democrazia che difendono sino all’estremo sacrificio il che non significa garantire una certa impunità.

E’ bene che tutti riflettano su questo aspetto per non ritrovarci un giorno a piangere morti e feriti tanto assurdi quanto evitabili perché nessuno in piazza abbia da avere paura più della giustizia che delle molotov.

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. Ma esiste l’euorgendfor , con poteri sovranazionali e illimitati possono contrastare anche i magistrati e non sono soggetti a nessuna sanzione penale , perché non fare intervenire questa polizia europea di cui l’Italia ne f parte secondo il patto di velsen e di cui la sede sta a Vicenza


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