Pubblicato da: paroleingiaccablu | 01/05/2013

Il paese smemorato di quei “Compagni che sbagliano” simboli di una “giusta” violenza


Il primo maggio è indubbiamente una giornata assai importante per la politica nostrana, in questo giorno da sempre si denunciano quelle carenze che un mondo variegato come quello del lavoro difficilmente riesce a sanare tutte.

Chi percepisce un reddito regolare ma anche quelli che invece fanno in nero i manovali dovrebbero proprio oggi essere tutti uniti per rivendicare  che nessuna categoria di lavoratori debba soffrire per le tante e svariate storture che colpiscono indistintamente gli onesti lavoratori italiani.

Una festa quella di oggi, che al contrario, al posto di unire divide e anche molto, ciascun responsabile sindacale agisce infatti  in virtù di un’ idea e di una visibilità politica assolutamente propria come se il mondo del lavoro in generale non fosse un elemento essenziale della vita politico sociale del paese ma una partita a scacchi tra piccoli potentati che ogni giorno conducono una inutile guerra tra poveri.

Nella migliore espressione del “Divide et Impera” ecco quindi scorgere cartelli che non inneggiano all’unità dei lavoratori tutti ma anzi incitano indirettamente, in maniera anche offensiva, a ricercare piuttosto un nemico o a giustificarlo. Così come nel migliore copione di un certo movimentismo di piazza.

Mi sento quindi enormemente offeso, a distanza di pochissimi giorni, a ritenere Luigi Preiti, l’attentatore di Piazza Colonna a Roma, semplicemente una vittima della crisi, un martire del sistema, un esempio da mettere di fronte alla pubblica opinione così da scavare ancora e per l’ennesima volta, quel solco di giustificazione e impunità che verso chiunque eserciti violenza non si può e non si deve avere.

Perché su quella foto, tra quelle vittime della crisi, non inserire anche il Brigadiere  Giuseppe Giangrande ? Per quale motivo lui, che in quella piazza stava proprio lavorando, non è, a maggior ragione, inseribile con la sua immagine  tra le vittime di quella crisi che si dice aver armato Preiti ?

Quando la finiremo di alimentare divisioni ideologiche inesistenti semplicemente perché questo paese è incapace di guardarsi dentro distinguendo tra “ingiustificata violenza gratuita”  e “violenza ideologica” a cui è possibile invece applicare vari gradi di condanna ?

La violenza è violenza, non ci sono gradazioni!! Così come si vuole la gogna per chi in piazza tra le divise abusa del proprio “manganello”, così chi si arma di una pistola per colpire dei ministri non può essere messo così facilmente tra le vittime del lavoro! Chi è disperato cerca un lavoro e basta non sfoga la propria frustrazione mista a violenza verso un padre di famiglia.

La santificazione strisciante, la giustificazione popolare, la logica del “Compagno che sbaglia” ritornano con vigorosa forza tra le pieghe di questo smemorato paese ma lasciate che esprima la mia preoccupazione e la mia indignazione per  immagini come quella qui sopra perché, ancora, è per l’ennesima volta, l’Italia giustifica la violenza verso coloro i quali su quelle piazze cercano di garantire chi di lavoro muore, agenti della forza pubblica compresi, perché, ricordiamolo, il Brigadiere Giuseppe Giangrande è pagato per difendere l’incolumità di tutti e non per immolare gratuitamente la propria vita.

Buon primo maggio a tutti gli agenti della forza pubblica che oggi, con un po’ di paura in più, stanno garantendo l’incolumità anche a quei lavoratori disperati e affamati.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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