Pubblicato da: paroleingiaccablu | 14/01/2013

Assolto con disonore – Anonimato non significa coprire ma rispettare sino in fondo il cittadino

E’ sempre più difficile ottenere rispetto dalle persone e certamente la cosa si complica quando la cronaca regala perle di indegna polizia ove esponenti delle forze dell’ordine si macchiano presumibilmente di fatti reato che solo col tempo verranno effettivamente accertati.
Episodi vergognosi che sempre più spesso si rivelano, almeno a livello giudiziario, delle perfette bufale con il solo risultato che onesti servitori dello stato finiscono, a prescindere, nella fogna mediatica.
E’ il caso dell’Ispettore di Polizia Mauro Tavelli appartenente alla Questura di Milano ( http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/2013/01/11/828828-sondrio-assolto-ispettore-mauro-tavelli.shtml ) che ha impiegato 4 anni e 18 mesi di detenzione per dimostrare l’estraneità a fatti gravissimi come concussione sessuale, corruzione e via discorrendo.
Un uomo buttato in pasto con nome e cognome alla pubblica opinione che non potrà mai vedere riabilitata a pieno la sua figura umana e professionale per colpa delle troppo poche tutele che queste società digitale non riconosce agli appartenenti alle forze dell’ordine.
Moltissimi indagati sottoposti a misure coercitive vengono letteralmente calunniati on line ancor prima di essere giudicati dentro un aula di tribunale così da essere messi immediatamente alla gogna mediatica  ancor prima che tutti gli accertamenti vengano portati a termine.
Così succede spesso che quantità di informazioni calunniose permangano sulla rete internet per sempre per il solo fatto che ogni volta che un appartenente alle forze dell’ordine viene indagato per reati gravi non viene garantito un giusto anonimato che, tante volte invece, viene dato a pluripregiudicati molto noti.
Non si tratta di limitare la libertà di stampa si tratta di lasciare uno spiraglio di speranza a coloro i quali vedranno le loro accuse sgretolarsi alla prova dell’aula ma che non si cancelleranno mai se legate a un nome e cognome scritto chiaramente su una pagina web.
L’Ispettore Tavelli, quando domani, vorrà, per ipotesi, riprovare ad avere una nuova chance di vita magari al di fuori della Polizia per quale motivo dovrà mantenere sul web una reputazione infamata da accuse indegne non dimostrate in aula ?
Per quale motivo l’Ispettore Tavelli, e come lui tanti altri, digitando il proprio nome e cognome su Google si ritroverà per sempre a fare i conti con un passato scomodo per il quale ha anche  pagato senza avere colpe ?
Bisogna riconoscere quindi agli appartenenti alle forze dell’ordine quell’anonimato che si garantisce a tutti coloro i quali finiscono nelle difficili maglie della giustizia almeno fino a quando la macchina non avrà sentenziato la reale colpevolezza di quanto pubblicamente contestato.
Un nome e cognome non toglie nulla alla libertà di stampa e non pregiudica in negativo il reale e giusto corso della giustizia ma distrugge preventivamente quegli uomini che, per errori altrui, sono finiti nelle maglie di quella giustizia che sempre più spesso ci regala sentenze rivelatesi poi solo un inutile e clamoroso costo per la collettività.
Perché è giusto che la magistratura indaghi e scomponga pezzo pezzo i dubbi che possono essere sollevati su qualsiasi cittadino ma non si può, nell’era dell’informazione facilmente reperibile ovunque, segnare per sempre anche coloro i quali sono da riconsiderare, sopratutto per la giustizia, onesti cittadini e servitori dello stato.
Auguri all’Ispettore Tavelli e a tutti coloro i quali nessuno restituirà mai più la giusta onorabilità.
Tratto da
per Area Safe – Michele Rinelli –
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