Pubblicato da: paroleingiaccablu | 31/08/2012

Soffocato a 20 anni durante l’immobilizzazione…stavolta non sono Poliziotti !

“Un operatore gli si è seduto sul torace: così è morto a 20 anni” – Questo il titolo on line de  “il Resto del Carlino di Bologna” . ( http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/provincia/2012/08/31/765324-muore-20-anni-casa-dolce-un-operatore-gli-si-e-seduto-torace.shtml )

Stavolta però nessuna divisa delle forze dell’ordine si è macchiata di una così tragica fine, questa volta sono operatori socio sanitari di una cooperativa sociale per persone con disabilità della provincia di Bologna che, durante i rischi del loro prezioso lavoro, si sono trovati a fronteggiare tragicamente le ire di un ospite della loro struttura che non voleva saperne di rispettare le regole.

Una tragico epilogo che nessuno vorrebbe dover affrontare ma che ripropone sulle righe della “nera” le difficoltà che sono insite in quelle professioni dove ci si ritrova, per le più svariate ragioni, fisicamente uomini contro uomini.

E’ stato quindi facile fare l’associazione alla tragica fine di Federico Aldrovandi e a richiamare in me il pensiero a quella giovane vita spezzata nella stessa identica maniera, infatti in base alle risultanze autoptiche, il recente e tragico caso è da ricondursi a un soffocamento posturale dovuto all’eccessivo carico sul torace esercitato da chi in quel momento cercava di tenere fermo il malato per somministrargli la terapia calmante.

Una tragica vicenda che denuncia per l’ennesima volta quanto sia difficile operare nei confronti di coloro che, per le più disparate ragioni, non vogliono in alcun modo essere ridotti all’impotenza e di quanto certe tecniche, se pur enunciate e insegnate a tempo debito durante i corsi formazione professionale, siano a loro volta suscettibili di troppe variabili che sfuggono alla vera volontà degli agenti.

Agenti, quello che sono comunque quegli operatori sanitari che, per loro fortuna, indossano l’uniforme dei sanitari, di chi nell’immaginario collettivo, sono lì per tutelare la vita e non per reprimerla così come al contrario è accaduto a Ferrara dove gli Agenti erano quelli della Polizia di Stato e forse, solo per quello, ingiustificabili e molto più facilmente accusabili di ogni orrore proprio perché poliziotti.

Sono e voglio essere fiducioso per l’epilogo di questa recentissima vicenda di cronaca perché per loro, per gli agenti con il camice bianco e il fonendoscopio nel taschino sarà più semplice convincere opinione pubblica, magistrati, giudici, gente comune che legge superficialmente la cronaca, senza scomodare la politica, che è stata una tragica fatalità.

Mi spiace per gli speculatori, per chi ha creato associazioni, costruito fortune sui drammi delle tragedie, per chi si rammarica che stavolta non siano state le forze dell’ordine ad aver dovuto immobilizzare e uccidere, “mi spiace davvero tanto” e sono sollevato perché stavolta non vi saranno levate di scudi e facili frasi distruttive nei confronti dei soliti noti con la divisa delle forze dell’ordine.

Spero però anche che  chi ha il compito di decidere, valutare, studiare le criticità di certi eventi si metta nelle condizioni di fornire agli operatori “in guerra” tutti gli strumenti idonei a preservare la vita di coloro che entrano in contatto con le “professioni sociali” perché spesso quei professionisti, mal pagati e poco tutelati, finiscono alla mercee di avvocati, giudici, magistrati e periti che se pur anch’essi professionisti eccezionali leggono solo la nuda carta da cui poco si evincono le vere difficoltà sul campo.

Per questo chiedo e spero che ai professionisti del sociale, tra cui medici, infermieri ma anche appartenenti delle forze dell’ordine, venga impartito non solo addestramento serio, costante e continuato ma anche maggiori garanzie fatte di presidi e, se è il caso, anche strumenti giuridici di tutela perché è troppo semplice creare il mostro, lo scandalo, “la malasanità” o la “malapolizia” se chi sta ai vertici non fornisce gli adeguati mezzi per lavorare ai confini della società… quella società che nessuno vuole vedere e vuole sentire, capace solo, quando qualcosa va storto, di creare pubblico scandalo e solo quello.

 

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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