Pubblicato da: paroleingiaccablu | 16/08/2012

Uno slancio di orgoglio da chi non può essere solo “La Scorta”

In questa estate che verrà ricordata come quella degli anticicloni dai nomi mitologici e dai tagli a ogni settore della pubblica amministrazione non potevano mancare le polemiche sulle scorte ai politici.

Non passa mese che qualcuno punzecchi strumentalmente l’immaginario collettivo con un cliché da anni collaudato e che da anni tale rimane senza che la polemica arrivi successivamente a coniugare i difficili bilanci con le esigenze di sicurezza sostenibili di chi quelle scorte ne deve beneficiare per davvero.

Non è difficile vederli questi uomini “in divisa” che magari l’uniforme l’hanno appesa al chiodo da tempo, le immagini nei TG sono zeppe di queste ombre silenziose che si mischiano tra i “portaborse” o che diventano portaborse loro stessi.

In questa promiscuità spesso si insinuano le polemiche di coloro che si scandalizzano di ciò che la scorta diventa ossia un manipolo di uomini che sembrano, agli occhi dei più, asserviti sudditi di un singolo potere costituito.

Credo sia facile, “romanticamente”, ritenere questi individui una specie di mercenari così come negli anni forse poco si è fatto, anche a livello di comunicazione non solo mediatica, per fare uscire da quella zona grigia persone, professionisti tante volte ben addestrati e competenti, da quel concetto dove moltissimi agenti possono e devono essere considerati  solo dei servetti in uniforme.

Certo, a vedere certe scene il messaggio che passa non può che essere quello, anch’io stesso quest’estate di rientro dalle isole Egadi ho visto con i miei occhi l’arrivo di un noto ex ministro della Repubblica accompagnato da un fido scudiero “in divisa”  che, mentre lui era bellamente al telefono, gli spingeva la valigia, scene che se trattate così sommariamente svuotano il valore del lavoro di quei addetti alla sicurezza.

In molti forse ignorano che “La Scorta”, come impersonalmente si suole definire, spesso diventano coloro con i quali l’uomo di potere  condivide la quasi totalità della giornata, un gruppo di “amici” che magari ascolta le ansie, le frustrazioni, le preoccupazioni per i figli,  delle persone quindi su cui riporre una fiducia molto più ampia che non sia solo quella istituzionale.

Persone di famiglia alla fine  che di quelle famiglie, spesso potenti, come raccontato dai familiari dei giudici Falcone e Borsellino, diventano, di quegli stessi gruppi familiari, gli angeli custodi, parte della famiglia  stessa ma che oggi, agli occhi della pubblica opinione, sempre più facile alla polemica, sono solo l’espressione più infima dell’essere “Uomini di Potere” svuotando l’umanità dei potenti e di chi tutela la loro sicurezza.

“La Scorta”, questo è  così diventato il nome di moltissimi agenti, specie nelle ricorrenze, spersonificandoli della propria individualità, del loro essere uomini normali tra uomini potenti e di questa spersonificazione chissà cosa penserebbero oggi “La Scorta” per eccellenza: Vito Schifani,  Emanuela Loi, Rocco Di Cillo, Montinaro Antonio, Catalano Agostino, Cosina Walter Eddie, Claudio Traina, Li Muli Vincenzo….chissà cosa penserebbero di tutto questo marasma, di tutte queste polemiche, loro che hanno sacrificato la vita  per la sicurezza di persone potenti e importanti come i giudici Falcone e Borsellino.

Chissà che non critichino quanto poco si faccia per squarciare quel velo di superficialità che ogni volta viene consumato quando si parla di scorte.

Chissà che non approvino invece questo taglia taglia a chi la scorta non la merita e critichino fortemente chi, tra gli operatori, non si ribella a strumentalizzazioni ingiuste fatte solo di polemiche funzionali al potere di qualcun altro.

Non chiamiamoli quindi solo “La Scorta” men che meno se questi hanno sacrificato  la loro vita per la personalità che avevano in custodia ma chiediamo anche agli “Angeli Custodi” che rimangono, soprattutto a loro, quelli in attività di servizio,  uno slancio di orgoglio, specie sul campo, per evitare che il loro operato, il loro agire, il loro essere “La Scorta” non venga troppo facilmente strumentalizzato e utilizzato ad uso e consumo di qualcun altro.

Perché nella vita, nel lavoro e con la divisa indosso, anche se da tempo chiusa in un armadio,  ci vuole quel pizzico di sano orgoglio per non essere visti semplicemente come asserviti allo squallido  potere ma onesti e orgogliosi servitori all’ombra della Bandiera della Repubblica Italiana su cui, chi come scrive in queste pagine, ha giurato fedeltà.

Michele Rinelli – In Giacca Blu

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Responses

  1. La questione in verità è molto molto più complessa, non ultimo controverso argomento è la suddivisione in livelli di rischio che spesso pur rientrando in una logica plausibile per il bene protetto, ma escono fuori dai canoni di sicurezza degli addetti ai lavori di protezione personale, ove si vedono mancare alcuni elementi come quelloi deterrente. La gente spesso vede quello che vuol vedere e trarre le sue conclusioni, e non possono capire che certi atteggiamenti discutibili possono rientrare anzi sono integrati nel dispositivo stesso, quello che manca in verità è un evoluzione operativa e professionale che a causa della cronica mancanza d’investimenti nel settore, ingenera pregiudizio. in qualità di istruttore di questo delicato servizio e relativamente all’esperienza acquisita in oltre un quarto di secolo nel settore “protezione personale” URLO che questo servizio si può svolgere in totale sicurezza rendendo pressoché impossibili le forme di trappolamenti di cui abbiamo fatta tragica esperienza ad oggi.

  2. nessuno mette in dubbio il lavoro di Scorta, sacrificio, dedizione, pericolo e tanto altro.Ma le scorte dovrebbero essere e servire solo a proteggere, non portare le borse, diari, accompagnare le signore a fare la spesa, cè un limite a tutto. In Italia si fa scorte a tutti, dai consiglieri a capo di stato, da sindacalista a giornalista, da figli, moglie amanti, hostess a amici di politici.La scorta dovrebbe essere messa solo a quelle quattro figure che rappresentano Stato, governo e camere di deputati e onorevoli.Auto blu via tutte rimangono solo 2 per regione e le 4 per rappresentanza di Stato. Le scorte sono importanti, un lavoro, un sacrificio e come tale deve essere usato.Per proteggere ma essere protette e non sacrificate per interessi politici.Troppi persone delle scorte morte inutilmente, ora basta e i sindacti dovrebbero battersi, avere vero potere e non solo di rappresentanza, inutile rappresentare senza tutelare veramente.

  3. Ma come hanno fatto: a ridursi in quel modo. Come messi in posizione. Roba da film.

  4. non mi risulta che i miei colleghi siano morti inutilmente, ma per giusta causa, il loro sacrificio insieme a quello dei giudici che proteggevano per quanto il loro meglio, è valso a a ridare dignità ed orgoglio ad un popolo che ha finalmente trovato il coraggio per ribellarsi alla mafia. Poi ribadisco proteggere è un insieme di fattori molto complesso il pubblico vede solo l’ultimo cerchio, i fenomeni di presunto servilismo sono molto più sporadici di quanto si pensi. E che in effetti, troppi film depistano dalla realtà ingenerando confusione ai non adetti!


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