Pubblicato da: paroleingiaccablu | 28/07/2012

Uomini contro….ma io sto con gli operai dell’ILVA


C’è una terra avvelenata che, nonostante i veleni, rimane meravigliosamente assolata, calda e ospitale, una terra dove i colori della natura sono speciali e il blu del cielo è un tutt’uno con il mare. Là dove i crocevia di civiltà e culture hanno lasciato il meglio in termini umani e culturali si sta consumando il peggio che un paese moderno possa indegnamente dimostrare.

In molti siamo insieme a loro, agli operai dell’Ilva di Taranto, nel meraviglioso Salento, intossicato da sempre da quelle scorie  che le acciaierie da decenni producono e che nessuno ha mai voluto veramente contrastare.

Taranto e l’Ilva sono, tragicamente, una cosa sola. Oggi se non esistesse l’Ilva, forse,  non esisterebbe Taranto e probabilmente senza tutti quei caduti sul lavoro, morti lentamente a causa di quei tumori che nessuno vuole riconoscere come malattie professionali, non avremmo un prodotto, come quello degli acciai tarantini, tra i migliori al mondo.

L’Ilva ha distrutto Taranto e quei morti sono il sacrificio dei Tarantini a un’ azienda che per il dio denaro ha sempre fatto troppo poco, evidentemente, per evitare che i suoi dipendenti e le loro famiglie non dovessero pagare con un alto tributo di vittime il benessere economico che, stranamente, quell’azienda, nonostante tutto, riesce a dare.

Che l’Ilva inquini e sia dispensatrice di morte non è notizia di oggi, che quegli acciai siano così buoni e così competitivi sul mercato grazie anche a quei morti non è un segreto per nessuno ma che oggi il benessere attuale e la tranquillità lavorativa di oltre 5000 persone e relative famiglie debba essere messa in discussione da un sequestro preventivo dell’azienda da parte della magistratura appare non solo iniquo ma probabilmente inopportuno e forse anche ipocrita nei confronti di quei lavoratori.

Credo che si possa essere tutti d’accordo sul fatto che la salute pubblica sia un bene giuridico primario da tutelare e che l’unica scelta possibile per ripristinare questo principio fosse sequestrare e fermare gli impianti ma siamo sicuri che il bene salute possa essere  derogato, a prescindere,  il diritto alla tranquillità economica di oltre 5000 famiglie ?

Perché abbiamo avvelenato per decenni una terra fantastica e meravigliosa come il Salento e dall’oggi al domani si pretendere di ripristinare, con quello che viene percepito come un colpo di mano,  un diritto alla salute che per decenni non è stato mai garantito ? Non si può scegliere tra salute fisica o benessere economico, si doveva agire prima tutelando l’una e l’altra!

Nel leggere le  ANSA  certi commenti di alcuni lavoratori sono emblematici e devastanti: “ meglio morire di tumore tra 20 anni o di fame tra un mese  ? ” dichiara mestamente un lavoratore che non sa come pagare il mutuo della casa.

Come si può pensare di chiudere una realtà industriale vitale per un territorio come quello salentino senza porsi il problema di quante famiglie moriranno di fame ?

Mai possibile che non sia stato fattibile  imporre a tempo debito a chi aveva il dovere morale, umano e giuridico di provvedere di installare tutti i dispositivi idonei a tutelare la salute pubblica ? Sarà mai concepibile che, ancora una volta, un problema che è soprattutto politico come quello dell’Ilva di Taranto debba essere gestito in maniera apparentemente distruttiva dalla magistratura che, a ben vedere nient’altro poteva fare , se non attuare un tale e grave provvedimento nei confronti di quell’azienda ?

Siamo sicuri che, ancora una volta, la magistratura debba sostituirsi alla politica per sistemare ciò che non può che essere anche e soprattutto un problema politico e non solo giuridico ?

Impossibile nonostante tutto non stare con gli operai dell’Ilva, inimmaginabile ritenere che un giudice non abbia pensato alle conseguenze deflagranti di un sequestro di questa portata. Imporre il rispetto rigoroso di normative anti inquinamento sarebbe stata la giusta strada da intraprendere già parecchio tempo fa perché non è con questa chiusura che si farà del bene reale e percepibile a una popolazione che proprio per quell’azienda così tanto soffre da sempre.

Intanto la stagione delle enormi proteste sta passando, o forse sta iniziando, proprio da Taranto, un luogo magico e meraviglioso da sempre sporcato dall’incuria di quell’uomo moderno ancora incapace di convivere in onesta armonia con la natura.

Se non si farà nulla per riaprire gli alti forni dell’Ilva di Taranto, tutelando sopratutto la salute di tutti,  assisteremo a uomini contro uomini in divisa mischiati in una illogica follia fratricida che, già da tempo, poteva essere evitata con altri e più graduali provvedimenti di risanamento e manutenzione rigorosa degli impianti che la politica, e non la magistratura, a tempo debito, avrebbe dovuto gestire in concerto con i vertici aziendali.

Ma la domanda nasce spontanea: se davvero tutto questo sembra rasentare l’illogico a chi giova generare tutto questo caos ? Che si tratti ancora e per l’ennesima volta di quel corto circuito tra istituzioni Repubblicane o forse qualcuno ci vuole distrarre da altri e più “gravi” fatti ?

Ai dietrologi la voglia di pensarci… io sto con i lavoratori dell’Ilva!!!!

Michele Rinelli – In Giacca Blu –

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