Pubblicato da: paroleingiaccablu | 14/07/2012

Genova 2001, cambiare tutto per non cambiare nulla

Abbiamo assistito a un flash back della cronaca in questi giorni, la mente e le chiacchiere sono balzate indietro di 11 anni,  a quella rovente estate Genovese dove la devastazione e il saccheggio, nonchè la  follia dell’umano esistere, hanno regalato un altro punto di rottura al già difficile rapporto tra cittadini e istituzioni democratiche.

L’estate horribilis del G8 di Genova 2001 è diventata così, anche e soprattutto a seguito della sentenza di terzo grado, una nuova bandiera, un evento da ricordare e tramandare nei secoli, per far sostenere a menti obnubilate da ideologie “antiche” quanto sia giusto devastare, distruggere, colpire e nel caso anche assassinare gli uomini con una divisa indosso.

Sono stati 11 anni di veleni, di cronache spesso di parte, di voci e dichiarazioni dure, dove la Polizia di Stato è stata fatta a pezzi, distrutta, vilipesa anche verso chi con estremo sacrificio e onore cerca di dare alla società il migliore dei contributi possibili. E tutti i detrattori, tutti coloro che a seguito di quei fatti hanno letteralmente odiato chi come me indossa una divisa,  hanno avuto ragione, almeno secondo le sentenze.

Ci troviamo in un momento difficile, lo scenario sociale che si va via via determinando non è dei migliori, lo scontro vero, fatto di contrapposizioni non solo ideologiche ma anche economiche e culturali, fanno intravedere, anche con questa sentenza, quanto sarà più facile instillare nella popolazione civile il germe della contrapposizione a prescindere, dell’odio, dello scontro.

Di queste sentenze, di questo odio, di quei fatti non si saprà mai tutto, non si potrà punire tutto e tutti, vi è stato qualche esecutore materiale da decapitare, qualche funzionario da distruggere, qualche poltrona da liberare, qualche manifestante, così come accaduto, da condannare… ma nulla più.

Non si parlerà mai più, ad esempio,  della scelta folle di Genova come città per un evento di tale portata, una città trappola, ove ogni luogo è come fosse un  imbuto, situazione questa che i maestri dell’Ordine Pubblico (e ne abbiamo davvero di sopraffini in Italia) non avevano previsto (??). Non sapremo mai chi sono stati, facendosi scudo della libertà di manifestare, coloro che scelsero quindi una città con tali e pericolose caratteristiche  come Genova e del perché, anche in corso d’opera, non si decise di cambiare.

Non sapremo mai chi furono i mandanti politici di quello scempio, di chi ordinò politicamente non solo “La Diaz” ma anche di organizzare inutili e pericolosi nuclei di Ordine Pubblico specializzati, sciolti all’indomani della fine del vertice, uno scioglimento forse già previsto e non certamente  per colpa della Diaz.

Elementi questi che rendono ancor più amara l’evolversi della vicenda, 11 anni per avere una sentenza definitiva è, a mio avviso, un abominio a cui è necessario porre rimedio per il futuro, vi sono stati uomini con una spada di damocle a penzoloni sulla testa che per oltre due lustri hanno rinunciato alla serenità lavorativa, economica e familiare , una giustizia troppo lenta che distrugge ancor di più dei fatti che coinvolgono i colpevoli.

Genova e il suo  G8 è stata probabilmente la più grande disfatta della Polizia Italiana dal dopo guerra, forse anche peggio dei fatti di Reggio nell’Emilia del 1960, un evento che a volerlo leggere in chiave storica potrebbe dare un grosso impulso a una prossima riforma del sistema visto quanto  le risorse in capo al Ministero degli Interni siano  sempre di meno. Questo come tantissimi altri casi, su cui addirittura il Capo della Polizia ha chiesto scusa (cosa peraltro mai successa nella storia del corpo),  potrebbe accelerare un processo duro di riforma del sistema sicurezza italiano.

Il G8 quindi appare sempre più come una rivoluzione in termini culturali della Pubblica Sicurezza, il punto di rottura con un vecchio e desueto modo di concepire le piazze che ancora necessita, per ovvie ragioni, di forti riforme di carattere addestrativo anche e sopratutto in sede politica, i politici poi,   quelli che non pagano mai e che sono i veri mandanti morali di fatti come quelli del 2001. Ben venga quindi una sensata riforma del sistema, un nuovo modo di fare polizia, di concepire polizia, di gestire l’Ordine Pubblico e le piazze.

Ma se il G8 deve essere storicamente solo la scusa per liberare e azzerare le carriere di valorosi funzionari o di riformare istericamente il sistema senza modificare nel profondo tutto quello che concerne addestramento, attrezzature, metodologie operative, mentalità investendo anche e sopratutto sulla cultura umana  degli agenti impegnati nelle piazze, se nulla di tutto questo accadrà e se una riforma comunque devastante  ci investirà anche grazie a questi eventi, faremo come soltanto noi italiani sappiamo fare: cambiare tutto per non cambiare nulla….e per questo, alle volte, basta solo cambiare il nome così come accade spesso per strutture spesso elevate agli scandali della cronaca quali sono, ad esempio,  i nostri servizi segreti.

Michele Rinelli  – In Giacca Blu

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