Pubblicato da: paroleingiaccablu | 29/06/2012

Quei poliziotti FUORI!

Vorrei provare a gridare da questa tastiera, chissà che qualcuno non ascolti anche me così come viene ascoltato qualcun altro. Posso provarci ma credo non servirà, al massimo  susciterò la curiosità di qualcuno che a certi argomenti è solo un  po’ più sensibile.

La storia è sempre quella, lo scenario mediatico il medesimo, lo schema è una fotocopia di tanti altri già visti: urliamo il disgusto, chiediamo la testa, ci indigniamo nell’italica maniera ma ci ostiniamo a non cambiare per davvero nulla.

Si urla sempre più forte “Fuori dalla Polizia gli assassini di Federico” e , come se non bastasse, uno dei   poliziotti condannati, al posto di guadagnare voracemente e il più rapidamente possibile  un più sicuro anonimato, rilancia strumentalizzabili e vergognosi  insulti in maniera pubblica sporcando così la memoria di un giovane già diventato una perfetta icona su cui imbastire teoremi e assurde ideologie.

Un po’ come se si parlasse male di Gesù Cristo e delle Pie Donne, guai a parlarne in maniera critica ventilando scenari di tipo diverso da quelli enunciati dalla Chiesa Cattolica.

Una certa verità è passata, i vangeli apocrifi sono stati bruciati così anche un “Think Different” alla Steve Jobs diventa impossibile di questi tempi e su certi argomenti.

Ecco quindi, perché lo dice e lo invoca qualcuno che ha la forza di gridare e di farsi ascoltare, che quei poliziotti devono essere radiati, mandati a casa, abbandonati al loro destino e ai loro problemi.

Mi si perdoni la bestemmia, perché per molti di questo si tratta, ma a quei poliziotti sono fermamente convinto  vada data un’altra occasione.

A loro va data perché sono, per quanto definiti bestie, degli uomini, che di certo hanno sbagliato nel loro operato e per questo, comunque, pur non avendo visto un sol giorno di carcere hanno pagato in termini di salute familiare lavorativa e economica.

A loro va data perché il reato stesso in quanto “colposo” stabilisce che hanno agito con colpa e non con dolo perché nel loro animo, se pur lo volevano picchiare, anche duramente, non volevano ammazzare al pari di chi, ad esempio, si pone alla guida di un veicolo ubriaco e uccide un altro utente della strada, impensabile volesse assassinare con colpa cosciente;  l’elemento psicologico dovrebbe valere per tutti!

A loro va data perché è una sentenza che non stabilisce una gradualità di atteggiamenti, di singole responsabilità, vengono tutti messi sullo stesso piano e tutti vengono ugualmente condannati alla stessa pena, anche la donna del “commando” è orco al pari di tutti gli altri e sfido chiunque a sostenere, anche solo nell’immaginario collettivo, che una donna possa essere considerata, in termini di violenza esercitabile, al pari degli uomini presenti. Una strana circostanza questa che mi fa essere prudente sulla verità ricostruita liberamente dai giudici ma è assai probabile che abbia torto.

A loro va data perché vi sono situazioni ugualmente  gravi che non godono di tale presa di posizione della pubblica opinione e pertanto non sempre vengono trattate con il medesimo rigore anche se , diciamolo chiaramente, sono tante le ingiustizie silenziose di cui nessuno, più o meno colpevolmente, si interessa con così tanto vigore.

A loro va data perché per i reati colposi commessi durante l’espletamento del  servizio non è automatica la radiazione dal corpo della Polizia di Stato, questo almeno dice il regolamento.

A loro va data perché se viene concesso a un pluri ergastolano di ricominciare a vivere, nonostante l’efferatezza dei suoi delitti, di certo non colposi, non può non essere concessa una nuova chance a questi agenti, anche fosse contare i calzini nei magazzini, a persone che hanno delle famiglie diversamente distrutte ma pur sempre a pezzi e che vogliono ricominciare con la sicurezza di un onesto stipendio così prezioso di questi tempi.

Perché quello che non si capisce è che con la forza dell’odio, e non della legge e dei regolamenti, si rischia di far deflagrare tutto, di rendere vano ciò che ancora di buono può essere visto in un lavoro difficile, di frontiera, troppo spesso bistrattato, come quello del poliziotto.

Non si può dare una percezione di giustizia basata sul legittimo odio di una madre verso gli assassini del figlio perché, se così fosse, perché non uccidere tutti i pluri omicida se a gran voce i parenti delle vittime chiedono che gli stessi vengano ammazzati ? Cosa volete credere ? Che quegli uomini in divisa, che nemmeno la sentono più loro, che per la società sono solo degli assassini, non siano di fatto già morti dentro ?

A cosa potrà quindi servire questa radiazione dal corpo della Polizia di Stato se attuata ? A dimostrare forse che le regole della giustizia passano prima di tutto dal clima di odio che circonda i colpevoli protagonisti o che è sufficiente saper gridare forte ?

Io intimamente spero che la Polizia di Stato non destituisca questi colleghi, anche se ne ha tutto il diritto e forse anche le ragioni per farlo,  lo spero però perchè non voglio aumenti quel sentimento di solitudine che tante volte ci pervade nel nostro operare quotidiano al servizio del cittadino.

Michele Rinelli –  In Giacca Blu

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Responses

  1. il problema e’ che siamo vicino al 5 luglio, giorno della sentenza per Gratteri e gli altri dirigenti . Se si e’ trovata una soluzione sottobanco per loro, non si puo’ abbonare pure questa Pero’, per quanto ingiusta, perche’ bisogna leggere le carte di un processo, qua abbiamo una sentenza definitiva


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