Pubblicato da: paroleingiaccablu | 29/06/2012

Ma quanto sono bugiardi questi poliziotti ?

Non è più tempo di scherzare ma, forse, più di riflettere e agire.

In questi giorni la cronaca è impietosa verso le divise, anche a seguito delle recenti sentenze in ordine ai fatti di Ferrara, sembra emergere una realtà che con gli occhi di chi consuma la cronaca come il pane quotidiano, rischia di aumentare il livello di sfiducia delle persone nei confronti delle forze dell’ordine.

E’ delle ultime ore la notizie di due agenti 24enni della Questura di Milano che hanno cercato di coprire, credendosi forti della divisa che indossavano ( http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_giugno_29/poliziotti-arrestati-pestaggio-gorizia-201807791176.shtml ), un pestaggio a seguito di una lite che, se confermato da ulteriori e più approfonditi accertamenti da parte degli inquirenti, getta ulteriore discredito sulla figura del poliziotto già pesantemente messa alla prova dalla morte del povero Federico Aldrovandi.

Una sera in compagnia  tra amici non può concludersi con un pestaggio che, da come descritto, sembra la lucida follia di due gangster così come non è accettabile che, per l’ennesima volta, per l’ennesima sera, anch’io  dovrò scendere in strada con la divisa nuovamente macchiata da chi, per sue ragioni umane, sociali e evidentemente anche culturali, non è stato in grado di recepire o percepire cosa la società e i doveri dell’ufficio ci chiedono e impongono.

Certo, fatti del genere, dichiarazioni rivelatesi successivamente false, sono sempre accadute, non tutte le volte, così come sembra, sono state così nettamente dissonanti da essere da subito percepite come vere e proprie bugie ma più giusto sarebbe interrogarci ogni volta, prima di condannare così come viene facilissimo fare, sul perché accada questo e se vi siano responsabilità da associare solo ai singoli individui o a una qualche “virus culturale” difficile da debellare all’interno delle forze dell’ordine.

La cultura sbirresca del paese è molto varia e variegata, metodi, sistemi, percezioni sociali sono nettamente diverse da Milano a Napoli o  Palermo quindi è difficile poter delineare una dimensione generale del fenomeno. Certo però che finire in cella per aver dichiarato completamente il falso è forse peggio di un azione violenta lucida compiuta per le più disparate ragioni.

La società ci delega di gestire la verità, di dare un senso di giustizia alle storture che questo sistema sociale genera, inaccettabile è anche solo concepire che questo patto venga tradito in maniera così barbara e così plateale. Noi e la nostra divisa  non solo dobbiamo essere la certezza ma anche e sopratutto la verità.

Non si può certo nemmeno farsi scudo di quanto le leggi siano spesso poco inclini a preservare chi fa un lavoro difficile come il nostro, utilizzare le bugie perché il sistema non ci tutela nel nostro operare quotidiano non può diventare, se questo è il problema, la reale giustificazione anche a fatti di ben più mite gravità.

Perché sull’onda emotiva del caso Aldrovandi da anni sostengo che per abbassare il livello di rischio bisogna investire su dotazioni non letali agli agenti, maggiore e costante addestramento, procedure codificate da parte di chi ci addestra che possiamo utilizzare e invocare a nostra difesa ma pur mancando tutto questo e delegando all’ultimo degli agenti la gestione delle situazioni critiche che la società genera non è con le dichiarazioni false che possiamo mettere una pezza alle carenze del sistema che basa tutto sul principio che la responsabilità penale è personale.

Piuttosto fermiamoci, aspettiamo gli eventi, che non si faccia più nulla perchè imperativo è arrivare lì dove possiamo, senza eccedere, nel massimo della legalità possibile.

Perché così come visto a Ferrara, nel caso Aldrovandi e più recentemente nel caso Ferulli, sempre a Milano, le dissonanze dei fatti reali rispetto a quelli enunciati nei verbali, di questi tempi, è sempre più facile rilevarle, gli occhi elettronici, e non solo, sono ovunque e diventa sempre più semplice individuare, dopo lunghissimi processi, chi indegnamente, con una divisa indosso, “gioca barando”.  Non meravigliamoci quindi se, sempre più spesso, qualsiasi cosa si scrive sui verbali viene messo da chiunque in discussione,  cercando il marcio anche dove non vi è, questi episodi e certi esempi della cronaca distruggono il patto di fiducia non solo con i cittadini ma anche e sopratutto con la magistratura.

Non si può quindi giustificare, se confermato,  l’atteggiamento criminale di questi due giovanissimi  agenti di Milano ma ancora una volta si faccia lo sforzo di chiedersi il perché, a prescindere da questa ultima cronaca,  sia così facile rilevare discordanze o falsità nei verbali ? Cosa manca al sistema ? Sono così tanti i bugiardi nelle forze dell’ordine o è forse la la paura di sbagliare nelle situazioni critiche  che attanaglia tutte le divise vista la mancanza di protocolli certi ?  Cosa potranno mai diventare questi  “insicuri lavoratori” agli occhi della pubblica opinione se non  semplicemente dei  mostri ?

Michele Rinelli –  In Giacca Blu

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Responses

  1. Solo una domanda: se non ci fosse stata la telecamera (cioè se non fossero stati così stupidi da farsi riprendere) quale sarebbe stata la “verità”?

    • Quella delle indagini, quella del libero convincimento del giudice, quella forse di qualche testimone e/o passante, è difficile dirlo, considera che 40gg di prognosi e una denuncia per resistenza farebbero storcere il naso anche all’ultimo PM neo assunto, i dubbi vi erano prima, le immagini sono state il giusto conforto, la pistola fumante e comunque stai parlando con uno che sulla volante vuole la telecamera!

      • Ma sì certo, il caso è piuttosto chiaro, anche perchè i due stavano in borghese e avrebbero dovuto comunque dimostrare di essersi qualificati prima di denunciarlo per resistenza. La telecamera sulla volante è un’ottima idea, soprattutto perchè garantirebbe i poliziotti.


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